Tutto quello che nessuno sa di me

L’inizio

Se per caso dovessero chiedermi quando ebbe inizio la mia strana avventura al liceo risponderei come se fosse un quiz a premi iniziando proprio dalla data: 14 settembre 2016. La prima impressione? Credevo che di lì a poco avrei ceduto, ripercorso la porta d’ingresso urlando come se tutto quello che vedevo davanti a me fosse davvero troppo grande perché io mi ci imbattessi volontariamente; solo speravo e pregavo me stessa di non avere uno di quegli attacchi di panico che ultimamente sembravano davvero troppo frequenti.

Orario d’ingresso: 8:20. Sentivo una strana ansia anche se di solito non facevo molto caso all’abbinamento dei miei vestiti o ai miei capelli tenuti su con la solita e comoda coda. A stento ci credevo, ma arrivai nel luogo che in poco tempo avrebbe cambiato la mia vita, un luogo nel quale sarei riuscita a essere quella persona che per troppo tempo era rimasta chiusa nella sicurezza che da sola riusciva a darsi.                                                

Attraversai l’atrio e, grazie ad alcune utili indicazioni, mi recai nella sala conferenze dove mi sarebbe stata assegnata una classe e presentati i miei nuovi compagni, quelli con i quali avrei dovuto trascorrere i successivi cinque anni. Ammetto che ebbi un senso di dispersione in quell’edificio enorme composto da due piani e da corridoi tanto lunghi che avevo l’impressione di non riuscire a distinguere la loro fine. Tuttavia, con mia grande sorpresa mi sembrava un luogo accogliente, forse era merito delle pareti che davano un po’ di colore e dell’ordine con cui tutto era estremamente al proprio posto.

 Per tre lunghi, anzi lunghissimi anni mi ero confrontata con persone che, per ragioni mai inconcepite, non riuscivano ad accettarmi per come ero. Riuscivo a sentire che a loro non piacevo: ero sempre troppo sbagliata, troppo diversa, troppo grassa, troppo alta, troppo antipatica, troppo insicura, troppo piagnucolona. L’unica cosa che capii con sicurezza era che mi definivano sempre TROPPO per loro. Mi convinsi, mio malgrado, che tutti gli aggettivi che mi attribuivano fossero veri e guardandomi allo specchio vedevo una me del tutto diversa, una Beatrice disegnata dalla mano inesperta di un bambino che per la prima volta riesce a definire qualche forma: insomma un tripudio di difetti dei quali io stessa ero spaventata. Spesso avevo sentito parlare della grande paura che si prova rimanendo chiusi in una stanza senza finestre, ma non l’avevo mai sperimentata sulla mia pelle o almeno fino a quando non iniziai a sentirmi chiusa in una gabbia da me creata, le cui pareti erano composte di tutte quelle opinioni mai espresse, delle azioni derise, dei pensieri ignorati. Mi accorsi ben presto di essermi sottovalutata, di aver fatto miei i pensieri di tutti quei ragazzi che magari non si sentivano accettati, ma che trovavano soddisfazione nel deridere gli altri. Tutto questo però portò a crearmi un’ immagine piena di pregiudizi e piena di imperfezioni della Beatrice che in realtà non ero; semplicemente non mi conoscevo, avevo incontrato solo l’idea che gli altri avevano di me. Ecco io volevo conoscermi.

Decisi di considerare quello strano 14 settembre il giorno buono per non pensare a quanto avevo passato e voltare pagina. L’aula assegnatami era la numero 105, classe 1^ sezione H con indirizzo scientifico. Feci la scelta di intraprendere gli studi scientifici perché pensavo potessero essere gli unici adatti alle mie aspirazioni. Eccoci di fronte alla porta dell’aula, feci un respiro profondo, mi diedi una pacca di conforto e scelsi un posto poco evidente: ultimo banco sulla sinistra, vicino alla finestra per un eventuale attacco di panico che sembrava proprio volersi manifestare.                                                                               

“Bene Beatrice finora nessun problema!” pensai tra me e me e nel frattempo cercavo di indovinare chi tra quei 26 ragazzi avrebbe preso il posto di fianco al mio. Così si avvicinò una ragazza con dei capelli di un biondo lucente e con degli occhi ghiaccio che incantavano, e mi disse: ”Piacere, Cristina. Sai, ti ho vista sola e ho letto nel tuo sguardo il mio stesso imbarazzo, così ho pensato che dovevi essere per forza tu la mia compagna di banco”. L’unica cosa che in quel momento sembravamo avere in comune era, infatti, l’imbarazzo; per il resto i classici due poli opposti che probabilmente si attraggono. Di una cosa, però, ero sicura quella ragazza tanto bella quanto gentile era in grado di fare grandi cose.

Cosa farà Beatrice?

  • lei e Cristina prenderanno strade opposte e avranno amicizie diverse (32%)
    32
  • la sua prima impressione si rivelerà esatta, Cristina era troppo diversa da lei (11%)
    11
  • darà una possibilità a Cristina e diventeranno amiche (58%)
    58

Voti totali: 19

Vota la tua opzione preferita

Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

9 Commenti

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi