Lui

Dove eravamo rimasti?

In che modo Emma uscirà dall'ospedale in cui si trova? Scappa (57%)

L’uomo con la giacca blu

. . .

« Emma Rubino, ti propongo una sfida. »

L’espressione maliziosa di Rosa mi fece scappare un risolino divertito; malgrado fosse più grande di cinque anni, la mia migliore amica rimaneva ancora una ragazzina dedita ai divertimenti e al piacere. Spesso invidiavo il suo modo di affrontare la vita con il sorriso sulle labbra, senza preoccuparsi delle conseguenze delle sue azioni o di cosa potevano pensare gli altri; Rosa era l’incarnazione dell’indipendenza e di ciò ne andava davvero fiera.
Con lei non cadevo mai nel girone della monotonia poiché trovava sempre il modo per rendere le nostre giornate insieme interessanti e piacevoli; e quando mi aveva proposto quella sfida non avevo potuto fare a meno di mostrarmi interessata. Quali piani aveva in mente per me? Ne sarei stata all’altezza? In cuor mio volevo solo renderla fiera e incassare quella vittoria, qualunque cosa mi avesse chiesto di fare.

« Vedi quell’uomo con la giacca blu? Lo vedo molto annoiato. Perché non rallegrargli la serata con la tua sensuale presenza? Dimmi, Rubino, sarai in grado di ammaliarlo o disgustarlo? »

Guardai l’uomo di cui la mia amica mi stava parlando, mordendomi l’unghia del pollice come una bambina nervosa: Rosa sapeva bene quanto fossi una maldestra seduttrice; avevo avuto solo un ragazzo in ventidue anni e di certo non potevo considerarmi una ragazza esperta. Il pensiero di sedurre uno sconosciuto non mi andava a genio, ma dovevo ammettere che, nonostante il rischio e il pericolo, provavo un pizzico di curiosità e interesse, tanto da fremere all’idea di dover fare qualcosa di trasgressivo. Paura ed eccitazione, il mix perfetto.

« Ti consiglio d’ingoiare il rospo, mia carissima amica. Hai appena perso. »

E mi diressi con sicurezza verso di Lui.

. . .

« Signor Marchetti, i suoi genitori hanno appena firmato i documenti. Si prepari, può tornare a casa. »

Casa. Un luogo che io non vedo da tempo. Sono seduta accanto a lui sul letto quando l’infermiera gli dà questa lieta notizia, portando il mio unico amico qui in ospedale a sospirare con aria sollevata. Ce l’ha fatta, i suoi hanno finalmente deciso di “scarcerarlo”. Quando l’infermiera esce, chiudendosi la porta alle spalle, rimaniamo per qualche minuto in silenzio, come per prendere atto della cosa: lui fuori e io dentro, non ci saremmo più visti. Sto per congratularmi, ma lui prontamente mi ferma, zittendomi come una bambina.

« Sappiamo entrambi che i tuoi non firmeranno mai, Emma. Io… Il pensiero di lasciarti qui da sola mi rattrista. Non posso convincere i tuoi genitori ma… »

Con molta attenzione fa scivolare il coltellino svizzero di suo padre nella mia mano. Mi guarda. Non sono necessarie parole per capire che l’ha rubato. Rubato per me. Per farmi scappare. Quando l’infermiera entra ci guarda male, costatando che il mio amico non si è ancora preparato. Dal conto mio, nascondo prontamente quell’arma in tasca, fingendomi triste; nel mio cuore, invece, sento delle trombe che cantano una canzone di vittoria. Ora nessuno mi trattiene e niente mi avrebbe fermato.

. . .

Durante l’ora di cena, come da protocollo, un’infermiera ci preleva per portarci al piano terra per mangiare. Seguo con prontezza la mia, fingendomi affamata; in realtà ho lo stomaco chiuso, sono troppo agitata per concedermi un pasto completo. Dopo aver mangiato forzatamente un po’ di zuppa per non destare sospetti, confesso all’infermiera la mia stanchezza, mettendola nella posizione di riportarmi in camera e deviare dunque quel luogo affollato. Vi chiederete perché nessuno si aspetta un mio piano di fuga. Essendo in questo posta da un anno e non avendo mai tentato di scappare, i dipendenti dell’ospedale non nutrono dubbi nei miei confronti. Non ho mai mostrato nessun segno; ormai mentire fa parte di me. Mentre percorriamo quel corridoio buio, estraggo dalla mia tasca il coltellino, puntandolo immediatamente alla gola dell’inserviente; sono terrorizzata, ma è la mia unica chance per la libertà.

« Grida e ti taglio la gola. Hai letto la mia cartella, sai che posso farlo. Passami la scheda. Ora. »

Per un attimo rabbrividisco, sentendo le mie stesse parole. Lui mi ha influenzata sino all’anima, creando quest’orribile mostro, rendendoci simili.

« Addio. »

Come si comporta Emma con l'infermiera prima di scappare dall'ospedale?

  • Le taglia la gola per guadagnare tempo e distrarre da lei. (0%)
    0
  • La spinge con forza contro il muro, facendole perdere i sensi. (83%)
    83
  • Mostra pietà, lasciandola andare. (17%)
    17

Voti totali: 6

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19 Commenti

  1. Le fa perdere i sensi, in fondo non è completamente preda dell’essere che la possiede, ma al contempo ne è molto influenzata.
    Ciao Nausicaa,
    quindi ci presenti passato e presente, causa ed effetto in un unico capitolo, buona tecnica, mi piace.
    Andiamo avanti, cono curiosa di vedere quali avventurosi avvenimenti coinvolgeranno la protagonista.
    Alla prossima!

    • Esattamente, usare la tecnica del flashback non avrebbe reso bene una storia abbastanza complessa, pertanto come anticipato dall’episodio pilota, la storia affronterà il “Con Lui e Dopo di Lui”.
      Buon proseguimento!

  2. Ciao! La premessa incuriosisce e spero che riservi qualche bella sorpresa, hai indicato il genere come “avventura” il che mi fa pensare che il racconto porti a qualcosa di diverso da possessioni demoniache da parte di Lui o altri stratagemmi a cui si può facilmente pensare. Questo Lui mi ricorda un po’ Kilgrave di Jessica Jones, mi sbaglio? 🙂
    Per lo sviluppo opto per una scelta un po’ più verosimile dell’ingannare la terapeuta o fuggire, penso che restare in ospedale almeno per un po’ possa offrire qualche sviluppo interessante!

  3. Ciao Nausicaa 🙂
    Ho letto, votato e per ora seguo curioso.
    Inizio conciso e privo di refusi a parte quanto già segnalato da keziarica. Voglio vedere come si evolve questa avventura. Ho votato per l’inganno perché credo porti un po’ più di lavoro psicologico al racconto

    • Ciao!
      La prima opzione è da leggere come “Reputa più saggio rimanere in ospedale e non uscire”, era voluta, alla fine, per non rendere tutte e tre le opzioni simili tra loro.
      Per l’argomento ne sono consapevole, spero di riuscire ad esprimerlo nel migliore dei modi, ma questo me lo direte voi 😜

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