Un quartiere a luci verdi

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo episodio Greta incontra una ragazza. Un particolare del suo abbigliamento la colpisce. Quale? - Scarponcini slacciati (53%)

INCONTRO

Sono dieci minuti che Greta è seduta nella seconda carrozza della metro.

Davanti a lei c’è un posto libero accanto a un’adolescente che avrà, sì o no, quattordici,quindici anni al massimo.

I capelli castani leggermente mossi le cadono sciolti sulle spalle. Il suo sguardo non è frontale ma obliquo, insicuro. Quando parla, la testa è leggermente inclinata verso il lato sinistro. Indossa un giacchino corto in pelle sopra una maglia lunga, che copre un paio di leggings nero fino a metà coscia. Porta una sciarpa morbida annodata al collo e, ai piedi, degli scarponcini neri slacciati.

A ogni passeggero che tenta di occupare il posto, la ragazzina sposta lo zaino sul sedile vacante e dice perentoria: «Occupato!» La gente, colta di sorpresa, non insiste e preferisce rimanere in piedi.

C’è chi, guardando la scena, abbozza un sorriso d’imbarazzo e chi scuote la testa, in segno di disapprovazione. Qualcun altro borbotta tra i denti, scocciato: «’sta stronza!»

Greta la osserva, intuisce da quel comportamento bizzarro la sua vulnerabilità. Pensa a sua figlia e a come sia difficile fare la madre. Ha due figli ribelli ma sani, un dono che non dimentica mai. Allora vede, o le pare di vedere gli scarponcini della ragazza cambiare colore, dal nero al verde. E poi ancora, dal verde al nero. Li fissa, basita. Il nero è un colore cangiante ma…Dubita dei suoi occhi. Nessuno poi sembra farci caso.

Ancora due fermate e sarà arrivata al lavoro. Il treno si ferma. Scende.

È di nuovo in strada. Attraversa automaticamente le strisce pedonali. Si aspetta di trovare, sul marciapiede opposto, il bar dove ogni tanto va a bere il caffè e invece c’è un’edicola, che non ha mai visto prima. Solo in quel momento si rende conto di avere preso la direzione sbagliata.

È dentro la solita gabbia causa effetto ma, questa volta, crede di possedere la chiave giusta. Scorge il parco vicino e vi si addentra. Non si fa domande.

Ode una voce che chiama: «Signora, mi aspetti!»

Greta si volta. Si ferma. È la ragazza del treno. È una mera combinazione? Pensa. Non crede al caso, ma alle coincidenze sì.

La ragazza la raggiunge e dice: «Ti piace il parco? A me piace moltissimo.» Intanto, con una mano inizia a giocare con i capelli, con l’altra afferra la mano di Greta.

«Sì, anche a me.» replica. Sente apprensione, ma non ha il coraggio di staccare le sue dita dalla presa fiduciosa della ragazza. E chiede: «Come ti chiami? Io sono Greta.»

«Silvia.» risponde l’altra. E aggiunge, puntando l’indice sull’enorme nuvola nera di ali che si disegna nel cielo: «Guarda! Loro sanno dove andare.»

«Sanno dove andare…» ripete Greta, mentre osserva il cielo gremito di uccelli. Formano un esteso pulviscolo scuro che ora si compatta ora si allunga in un nastro zigzagante, come in una danza sincronizzata di una coreografia divina.

Non distoglie lo sguardo dallo stormo che volteggia a lungo a spirale, in attesa di posarsi sugli alberi. Commenta: «Hai notato che non si scontrano mai l’uno con l’altro?».

Silvia annuisce: «Sì, sono bravissimi a volare tutti insieme. Partiranno lontanissimo, si devono aiutare. E poi – sorride –sono intelligentissimi!»

Greta contraccambia il sorriso. Sorpresa, scopre che le piace la cascata di superlativi con cui Silvia esprime il suo pensiero.  E chiede: «Perché intelligentissimi?»

«Sai, mentre volano,ognuno sceglie con cura il proprio albero. Ognuno è sicuro di avere un posto tutto suo, sul ramo dove passerà la notte, prima di partire.»

«Sì… deve essere come dici tu.»

Camminano insieme ancora per un po’ sulla stradina di ghiaia. Lo scricchiolio prodotto dalle loro scarpe contrasta l’improvviso silenzio.

Silvia si stacca da lei, volge di nuovo gli occhi verso l’alto e dice: «Sta arrivando il temporale!» e saluta: «Ciao! Devo andare.»

Greta non la trattiene: «Ciao Silvia!»

Osserva a sua volta il cielo, dove le prime nuvole scure si scontrano rabbiosamente. Dalla terra si sprigiona un’aria calda e ostile, che opprime la mente e pesa sui corpi.

Affretta il passo verso l’uscita, rasentando la panchina vicina alla statua. È vuota ormai. L’hanno appena abbandonata due innamorati. Collo infossato dentro il risvolto del cappotto, si stringono l’uno all’altra e sorridono. Si sono lasciati dietro una scia di promesse e sospiri.

Raggiunge il grande viale alberato che circonda il parco. È quasi deserto, avvolto da un’atmosfera grigia e tetra. Quattro zampe soffici e silenziose corrono a cercare rifugio. Due piccoli specchi rotondi, acquattati sotto una macchina, riflettono la luce, in attesa.

I pochi passanti rimasti in strada si salutano di corsa. Tutti sembrano in ritardo, per l’appuntamento che sanno di non avere mai preso.

Greta si guarda intorno. È sola. Come solo è rimasto il santo della statua nel parco. Non può togliersi dalla mente la sua immagine. Aveva continuato a pregare, occhi abbassati sul libro di pietra, indifferente alla rabbia degli dei. Ma è pronta a giurare che le sue labbra si erano schiuse in un sorriso impercettibile, mentre lei andava via.

E adesso? Greta cosa farà?

  • - Resta sul posto e cerca un riparo (36%)
    36
  • - Prosegue ed entra in un locale (64%)
    64
  • - Torna indietro sui suoi passi (0%)
    0
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43 Commenti

  1. Ciao Maria.
    Mi sono immedesimata in questa atmosfera surreale e angosciosa. Hai descritto benissimo l’ambiente che circonda Greta e ti assicuro che è venuta l’ansia anche a me.
    Mi piace, continua!
    Ho scelto il suggerimento.
    Ciao
    Ilaria

  2. Rieccomi, maria. Ho votato che sta sul posto.
    Il nero colore cangiante e la gabbia causa effetto non mi sono chiarissimi 😀
    Questa Silvia mi pare una sorta di Bianconiglio al contrario, in un certo senso l’ha distratta con i suoi stivali psichedelici e poi l’ha inseguita in una realtà che mi pare avere qualcosa di inusuale.
    Mi sa che la virata fantasy è cominciata 😉
    Ciao, ti auguro una buona giornata

    • Ciao Erri
      Con cangiante intendevo dire che il modo di percepire il nero è influenzato dalla luce e da come è stato costruito, perché il nero non è un colore puro. Per dirla semplice: lo raffreddi se lo mescoli al verde o al blu e lo scaldi se dentro ci aggiungi ad esempio l’arancione o il rosso.
      Per la gabbia, in certe situazioni, quando si deve decidere, ci si sente come in trappola perché non è chiaro cosa considerare causa e cosa invece effetto.
      Mi fai pensare che non sono riuscita a esprimere bene i concetti in entrambi i casi.
      Grazie e al prossimo 

  3. Tra le opzioni io noterei prima di tutto gli scarponcini slacciati, per quanto io stessa ami portarli così, ma non è un pensiero condiviso dai più.
    Ciao, cara, come stai? Scelgo di seguirti, o almeno farò del mio meglio. La storia mi piace, più che altro mi piace il tuo modo di scrivere, scorrevole e vivido. Dimenticarsi il compleanno della donna di casa, che scellerati! Vediamo dove finirà, poi. (stando alla trama finirà da qualche insolita parte) – 😉

  4. Adoro l’idea che la protagonista di un racconto fantastico sia una donna in crisi di mezza età, sono molto curioso di scoprire questo luogo impensabile di cui parli… però condivido la perplessità degli altri lettori riguardo la domanda finale, ciascun dettaglio può trasmettere cose diverse (io vado per la sciarpa, è l’accessorio più fantasy XD) ma non è una scelta quella che si percepisce

  5. Ciao Maria,
    bentornata!
    Bene, una storia nuova nuova, ora vediamo che succede alla cara Greta che si ritrova ad affrontare, mio malgrado qualcosina ne so, la condizione di passaggio dall’essere considerata una giovane donna a una donna matura. L’impronta dell’incipit denota una donna comune, con una vita comune, legata alle piccole cose di sempre, immagino che arriverà qualcosa a stravolgerne la routine, qualcosa di speciale, vista la categoria in cui hai scelto di collocare il racconto.
    Aspetto il secondo e voto per gli scarponcini slacciati. Immagio che tu abbia già tutto in testa, ma mi piacerebbe essere coinvolta maggiornente nell’evoluzione della storia, degli scarponcini o una sciarpa non possono determinare la direzione che prenderà il racconto, a meno che non siano particolare determinanti per il bivio da inforcare. 🙂
    Alla prossima!

    • Ciao Kesiarica,
      mi fa piacere trovarti qui, sei una lettrice sempre attenta ai dettagli (il genere giallo ti ha preso, hem?)
      Per il tipo di racconto che ho in mente, ero indecisa tra Avventura e Fantasy, e, se devo dire la verità, nessuno dei due mi convince al cento per cento. Ho optato per il secondo. Vedremo se ho fatto una scelta passabile…
      Dici che gli scarponcini devono essere un “indizio” riguardo alla direzione del racconto?
      Come ho scritto prima a Gianluca vedrò di migliorare nella scelta delle future opzioni.
      grazie ancora

  6. Ho votato per Scarponcini slacciati. Mi piace molto la rapidità del ritmo della storia, rende bene l’idea di come il tempo esterno sia diverso da quello interno. Il simbolismo del tornello, purché forse involontario, è suggestivo. Ti seguo e a presto. Cerca di coinvolgerci di più nella storia però : questi dettagli, al primo sguardo, non dicono molto.

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