Un quartiere a luci verdi

GIORNO ZERO

Greta si alza presto per andare al lavoro, come ogni mattina. Con gli occhi ancora rabbuiati dal sonno, inizia le solite trattative familiari per il possesso del bagno. Si fa la doccia, si veste rapidamente, prepara il solito caffè e mangia, nel modo sbrigativo di sempre, il solito pane con burro e marmellata. Poi, risalta occhi, viso e labbra con un rapido trucco e fa le medesime raccomandazioni ai figli, prima di uscire.

«Mà, stasera arrivo più tardi, vado in palestra.» grida il suo maggiore, mentre indossa la felpa e sparisce dalla porta con la borsa a tracolla. Il volto è seminascosto, la testa è più incappucciata di quella di un frate francescano.

«Nel pomeriggio sono da Sabri a studiare. Ciao!» si congeda la figlia quindicenne, zaino sulle spalle e auricolari nelle orecchie ovattate.

Il marito la bacia e saluta: «Ciao, ci vediamo a cena.»

Greta s’irrigidisce e non ricambia il saluto. Anche lui esce.

Il marito va di fretta. Non si accorge che lei rimane ferma davanti alla finestra, è sprofondata in una intensa riflessione.

È il giorno del suo compleanno. Quarantaquattro anni, compiuti in un giorno nato uguale a tanti altri che lo hanno preceduto. Diverso da quelli che lo seguiranno. Ne è sicura.

La delusione che le brucia dentro, per i mancati auguri, si confonde con lo stupore. Per la prima volta nella sua vita, Greta si sente invisibile.

Rabbrividisce, dentro il suo maglione caldo. Adesso passa, si rassicura.

Ma l’incredulità continua a raggelarla.

La porta calamita di nuovo il suo sguardo. Esita ancora.

Scuote leggermente la testa, come a dire non può essere vero, si morde le labbra. Abbraccia con lo sguardo i mobili, i quadri alle pareti e le cornici con le foto di ricorrenze importanti, allineate sul tavolino. Sul divano, un telecomando, una felpa e una busta vuota di patatine fritte giacciono abbandonati tra i cuscini, dalla sera prima.

D’un tratto, si vede come un complemento d’arredo, un tutt’uno con lo spazio circostante. Incrocia le braccia sulle spalle tondeggianti, poi fa scivolare le mani lungo il corpo cercando, a tastoni, conferma della sua esistenza fisica.

Non si è mai sentita così. Non sa esattamente cosa vuole, sa solo di volere scappare, lontana dalla routine, lontana dai gesti e situazioni scontate. Vuole abbandonare la pelle vecchia per la nuova, come un serpente che si rinnova, in modo sicuro e naturale, senza sensi di colpa. Uscire da se stessa, essere un’altra.

Pensa: Che importa, dopotutto? E per autoconvincersi: Non sono forse una donna matura? Non sono una bambina, ma la sensazione di disagio e malinconia persiste. Prova a riformulare meglio la domanda dentro di sé: «Che importanza ha una data, proprio la sua data, tra tante?»

E si risponde: Mai ci sarà un’altra persona uguale a te, ecco cos’è! Perché ogni atto di nascere è unico e irripetibile. Questo è il concetto racchiuso nelle sei lettere della parola Auguri, crede. Una verità che dovrebbe essere universalmente consapevole e condivisa, quasi un dogma.

Invece, sa che non è così. Si nasce per caso. Si nasce per amore. Si nasce perché la natura non chiede, fa. E… si nasce o non si nasce, secondo un ignoto disegno.

Si sente amareggiata e impotente, per la sua incapacità di controllare lo stato d’animo in cui è piombata. Avverte un’impalpabile insicurezza a cui non è abituata.

Sa benissimo che la sua vita non è che un dettaglio cosmico, ma anche che sono i minuscoli frammenti puntiformi messi insieme, a comporre, dare forma e senso alle immagini.

Guarda l’orologio, l’impietoso araldo del mondo reale. Sono passati sette minuti esatti da quando i suoi sono usciti. È in ritardo, si deve sbrigare se vuole evitare il fastidio delle scuse di convenienza.

Finalmente esce di casa. Cammina di buon passo, cento metri e sarà di nuovo dentro la stazione della metropolitana.

Si avvia di corsa ai cancelli d’entrata. Timbra il biglietto e sposta in avanti il braccio girevole del tornello. Di colpo, sente una spinta alle spalle, qualcuno le si è incollato addosso. Tutto accade in una frazione di secondo. È intrappolata, insieme a un corpo estraneo. Non può tornare indietro, non può né girarsi né fermarsi. Si sente preda indifesa. Dentro la tasca del giaccone, il cellulare vibra più volte. Dà uno spintone alla sbarra metallica e finalmente si libera dall’odiosa stretta. Il ragazzo si stacca da lei e la sorpassa veloce. Lo vede scomparire giù per le scale, tra poco si mescolerà con la gente del treno in arrivo.  Non lo vedrà mai in faccia.

Greta prova disgusto.  L’effetto è quello di una vertigine. Lo stomaco le si rivolta sotto sopra, per la rabbia impotente. Ancora una volta l’ha fatta franca! pensa.

Con l’indice scorre il display del cellulare, legge l’ultimo messaggio in arrivo: «Tanti auguri mamma!» Sospira. Non risponde, è già passata a un altro corso di pensieri. Tutto le sembra astratto e freddo. Non ha voglia di interagire. Poi, mette se stessa in modalità aereo.

Nel prossimo episodio Greta incontra una ragazza. Un particolare del suo abbigliamento la colpisce. Quale?

  • - Sciarpa scozzese (47%)
    47
  • - Scarponcini slacciati (53%)
    53
  • - Maglia lunga (0%)
    0
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43 Commenti

  1. Ciao Maria.
    Mi sono immedesimata in questa atmosfera surreale e angosciosa. Hai descritto benissimo l’ambiente che circonda Greta e ti assicuro che è venuta l’ansia anche a me.
    Mi piace, continua!
    Ho scelto il suggerimento.
    Ciao
    Ilaria

  2. Rieccomi, maria. Ho votato che sta sul posto.
    Il nero colore cangiante e la gabbia causa effetto non mi sono chiarissimi 😀
    Questa Silvia mi pare una sorta di Bianconiglio al contrario, in un certo senso l’ha distratta con i suoi stivali psichedelici e poi l’ha inseguita in una realtà che mi pare avere qualcosa di inusuale.
    Mi sa che la virata fantasy è cominciata 😉
    Ciao, ti auguro una buona giornata

    • Ciao Erri
      Con cangiante intendevo dire che il modo di percepire il nero è influenzato dalla luce e da come è stato costruito, perché il nero non è un colore puro. Per dirla semplice: lo raffreddi se lo mescoli al verde o al blu e lo scaldi se dentro ci aggiungi ad esempio l’arancione o il rosso.
      Per la gabbia, in certe situazioni, quando si deve decidere, ci si sente come in trappola perché non è chiaro cosa considerare causa e cosa invece effetto.
      Mi fai pensare che non sono riuscita a esprimere bene i concetti in entrambi i casi.
      Grazie e al prossimo 

  3. Tra le opzioni io noterei prima di tutto gli scarponcini slacciati, per quanto io stessa ami portarli così, ma non è un pensiero condiviso dai più.
    Ciao, cara, come stai? Scelgo di seguirti, o almeno farò del mio meglio. La storia mi piace, più che altro mi piace il tuo modo di scrivere, scorrevole e vivido. Dimenticarsi il compleanno della donna di casa, che scellerati! Vediamo dove finirà, poi. (stando alla trama finirà da qualche insolita parte) – 😉

  4. Adoro l’idea che la protagonista di un racconto fantastico sia una donna in crisi di mezza età, sono molto curioso di scoprire questo luogo impensabile di cui parli… però condivido la perplessità degli altri lettori riguardo la domanda finale, ciascun dettaglio può trasmettere cose diverse (io vado per la sciarpa, è l’accessorio più fantasy XD) ma non è una scelta quella che si percepisce

  5. Ciao Maria,
    bentornata!
    Bene, una storia nuova nuova, ora vediamo che succede alla cara Greta che si ritrova ad affrontare, mio malgrado qualcosina ne so, la condizione di passaggio dall’essere considerata una giovane donna a una donna matura. L’impronta dell’incipit denota una donna comune, con una vita comune, legata alle piccole cose di sempre, immagino che arriverà qualcosa a stravolgerne la routine, qualcosa di speciale, vista la categoria in cui hai scelto di collocare il racconto.
    Aspetto il secondo e voto per gli scarponcini slacciati. Immagio che tu abbia già tutto in testa, ma mi piacerebbe essere coinvolta maggiornente nell’evoluzione della storia, degli scarponcini o una sciarpa non possono determinare la direzione che prenderà il racconto, a meno che non siano particolare determinanti per il bivio da inforcare. 🙂
    Alla prossima!

    • Ciao Kesiarica,
      mi fa piacere trovarti qui, sei una lettrice sempre attenta ai dettagli (il genere giallo ti ha preso, hem?)
      Per il tipo di racconto che ho in mente, ero indecisa tra Avventura e Fantasy, e, se devo dire la verità, nessuno dei due mi convince al cento per cento. Ho optato per il secondo. Vedremo se ho fatto una scelta passabile…
      Dici che gli scarponcini devono essere un “indizio” riguardo alla direzione del racconto?
      Come ho scritto prima a Gianluca vedrò di migliorare nella scelta delle future opzioni.
      grazie ancora

  6. Ho votato per Scarponcini slacciati. Mi piace molto la rapidità del ritmo della storia, rende bene l’idea di come il tempo esterno sia diverso da quello interno. Il simbolismo del tornello, purché forse involontario, è suggestivo. Ti seguo e a presto. Cerca di coinvolgerci di più nella storia però : questi dettagli, al primo sguardo, non dicono molto.

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