Tasti bianchi, tasti neri

Dove eravamo rimasti?

Cosa farò? Rispondo a Yohanna (75%)

L’attrazione corre sul filo

Non avevo molto da tentennare davanti a quella domanda così ingenua e così carica di erotismo. “Relax, ma non le sembra un po’ tardi per mandare messaggi ad un docente?” In realtà il “lei” è pura farsa in quanto so che mantenermi distaccato funziona più del “tu”.
“Ed a lei non le sembra un po’ tardi per rispondere?” apparì sulla schermata dello smatphone un attimo dopo. “Che monella!” scrissi per riportare la conversazione sul binario giusto. 
“Già” lessi prima che l’anteprima di una foto apparisse. Nel selfie  Yohanna sorrideva, le coperte del letto le stavano subito sopra il seno, si capiva benissimo che era nuda.
“È questa?” Scrissi in maniera non troppo convinta. “Sto solo cercando di sedurla prof” replicò.
“Lei è matta!”, “No ho soltanto ***** ** ****** ******* **** *** ***** :P” fu lo scambio successivo.
“Ecco appunto, buonanotte!” Terminai, non che gli asterischi fossero un mistero ma era decisamente il momento di chiudere, conoscendomi la cosa poteva prendere una brutta piega.
Spensi la luce e per un attimo i pensieri andarono a quando ero poco più che un ragazzo e scaricavo musica da Napster che per chi non lo sapesse era un programmino che serviva per scaricare illegalmente musica da altri utenti. Avevo iniziato lì vent’anni fa a conoscere persone via chat, la rudimentale chat di Napster, grafica orribile e molte volte tempi di attesa biblici per una risposta. Era come avere il mondo tra le mani e ci si conosceva un sacco di bella gente con gusti musicali interessanti, pezzi rari, musica progressiva mai sentita prima, artisti con i loro inediti, un sogno per un musicista.
Metteteci poi che all’epoca vivevo anche da solo, le mie conoscenze in chat iniziarono ad affollare i miei week end ed il saperci fare con le parole mi trasformò da pianista bruttarello in focoso seduttore di donne più grandi di me.
La prima la ricordo benissimo, un’altra pianista con qualche hanno più di me ed un fidanzato di lungo corso appena abbandonato, aveva un forte accento emiliano, era morbida e profumata, facemmo quello che dovevamo fare poi riprese il treno e non la vidi mai più.
Le dedicai anche una canzone “non chiudo gli occhi se penso a Giorgia/ chissà dov’è chissà cos’è che sta facendo adesso/ chissà se mai la rivedrò”, era una vera e propria schifezza e poi, visto il risultato, mi portò anche sfortuna.
Lei mi regalò un libro, io lo infilai sotto il frigorifero per fare spessore e li restò.
Sono passate le 3.00 e non ho minimamente sonno, passo sulla conversazione Whats App con Daniela, ultimo messaggio 2.59. Prima che possa scriverle qualcosa arriva un a altro “che fai?”, “ti penso” rispondo “non ti credo” replica.

Ecco innescato il solito gioco, va bene, vediamo dove porta. Apro la cartella delle foto per cercarne una dove si veda una potente erezione, la trovo, mi assicuro che non si capisca che è “di repertorio” gliela invio. Pronta la risposta arriva, c’è il su generoso seno ma senza il viso, Daniela il viso non ce lo mette mai, non ce lo mise nemmeno la sera che me lo mandò per la prima volta ed io dovetti simulare un messaggio di lavoro, ma erano le 3.40 del mattino!
La mia fidanzata di allora non mangiò la foglia e tempo due settimane mi lasciò “così puoi andare da quella puttana!” fu l’ultima cosa che sentì da lei.
Ed in effetti “da quella puttana” ci andai davvero, per la prima volta, proprio la sera del giorno in cui Anna fece la valigia, ovvero quattro stracci che teneva nel mio armadio, i miei, a casa sua, non sono mai andato a riprenderli.
Ma torniamo alla mia notte: deciso a sfogare il mio istinto, soprattutto per dormire senza pensieri, iniziai a passare dalla foto di Yohanna a quella di Daniela in maniera sempre più convulsiva fino a quando quest’ultima mandò un filmato del suo onanismo invitandomi a riprendere l’attimo del mio orgasmo.
Detto e fatto, seguito dalla buonanotte con gli emoticons dei bacini, la buonanotte e quant’altro due perversi amanti ai tempi di internet si scambiano nelle loro effusioni telefoniche.
Mi addormentai e feci un sogno orribile.
Sognai Arianna.
Cantava Arianna e mi morì tra le braccia a ventitrè anni, in un letto di ospedale, un tumore di quelli brutti brutti. Le aprirono la gola come ad un cadavere fino allo sterno e la ricucirono in modo orribile. Quello scempio non servì a niente, dopo due settimane le sue labbra dolci viaggiavano già per il paradiso e io nel mese successivo dimagrì sette kg.

Ma non c’era la cicatrice nel sogno, c’era lei con gli occhi enormi e la sua voce da mezzo soprano seduta in una casa che aveva libri ovunque. Era seduta su di una poltrona rossa con un vestito lungo nero e oro.
Mi svegliai di soprassalto e mi avvicinai alla finestra di casa e come altre volte mi proiettai fuori con il pensiero, la pioggerellina faceva ancora più malinconia.
Josquin Desprez, “Sonno soave”: “Ma poiché in questa / afflitta e trista vita piacer non posso alla beltà infinita/ è ben che con la morte lieto ben cerchi più felice sorte”

E canticchiando chiusi di nuovo gli occhi.

Riprovererò Yohanna?

  • No, in fondo mi piace sapere che faccio parte del suo erotismo (0%)
    0
  • Sì, ma lasciandole ad intendere che non mi è dispiaciuto per nulla (60%)
    60
  • Sì, in maniera ferma, sebbene sia molto bella non si tenta di sedurre il proprio docente! (40%)
    40

Voti totali: 5

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