Pater Samonios

L’Eremita

Le istruzioni erano precise:
Qualunque cosa accada, superato l’altare votivo, non staccate MAI gli occhi dalla strada.
Quando raggiungerete la torretta entrate, lasciate il messaggio e NON disturbatelo in nessun modo, non interagite con lui a meno che non sia il primo a interpellarvi.
Di quelli che non hanno obbedito, chi non è riuscito a tornare è chiuso in manicomio con danni cerebrali permanenti.

I due curati proseguivano lungo il sentiero abbandonato e, nonostante stessero parlando, non osavano staccare gli occhi dalla scala di pietra attenti, oltre che al divieto, a non mettere i piedi su qualche sasso sconnesso
«Ma chi è esattamente?» chiese Padre Marcus.
«Segreto vaticano» replicò l’altro esorcista «So solo che lo chiamano nei casi peggiori, quando nemmeno Amorth sa che pesci pigliare»
Aggrottò le sopracciglia, resistendo alla tentazione di voltarsi «In che senso?»
«A volte i posseduti non sono fisicamente gestibili, in altri casi il demonio si manifesta in maniere impossibili da controllare con un semplice esorcismo… Tu sei bello fresco e certe cose ancora non sei pronto a vederle. Ma quando spuntano, la chiesa manda lui. Nessuno sa esattamente cosa faccia, ma risolve sempre il problema»
Quello deglutì «Quindi è un esorcista atipico?»
Si impedì all’ultimo momento di scuotere il capo «No, non credo. È riconosciuto regolarmente, ma le informazioni sono classificate E Dio solo sa di cosa sia capace»
«Tu lo hai mai visto, Padre Steinel?»
Sospirò «Ne ho solo sentito parlare, ma da quel che si vocifera mi preoccupa più del diavolo»
Fece per replicare, ma qualcosa tra i rami attirò la sua attenzione: Marcus strizzò gli occhi a fessura «Ecco, ci siamo» indicò. la torretta si intravedeva tra gli aghifogli.
I due mossero un altro passo, ma un rumore tra gli alberi gelò loro il sangue. Un respiro profondo come quello di un crepaccio proveniva da dietro un abete a pochi metri da loro.
Padre Marcus fece per voltarsi, ma Steinel gli strizzò una spalla al volo «Non provarci»
«Ma dai non è possibile che sia così… Così»
«Ti dico che lo è. Ho visto chi è tornato»
Colto da un moto di stizza, l’interlocutore si liberò della mano del collega e proseguì a passo spedito. Rassegnato, il mentore seguì l’allievo, lasciandosi il respiro alle spalle.

Finalmente i due giunsero all’ingresso della torretta, un frammento dimenticato del medioevo che, a oggi, era la dimora del misterioso chierico. Era spuntato dopo la caduta del Terzo Reich e pareva che avesse affrontato cose orribili, sopravvivendo solo a costo di sacrificare la propria umanità. Cosa avesse ottenuto in cambio non era dato saperlo, anche se chi l’aveva visto era pronto a giurare che in quell’essere non fosse rimasto più niente di umano. Eppure il Papa in persona lo aveva accettato e approvato… Le vie del Signore, si sa, sono infinite.

«Ok, ricordi le direttive, giusto?»
Marcus annuì «Ma certo» si era fatto sprezzante il ragazzo.
Era preoccupato «Ti prego. È una prova anche per te, comportati come sai»
L’interlocutore sorrise, ostentando sicumera, e spinse la vecchia porticina che ormai era poco più di qualche asse di legno con un cardine e una maniglia.
La luce filtrò in un ambiente polveroso e scuro. La torre, diroccata, presentava una sala piuttosto larga all’ingresso. Mentre da un lato le scale in pietra, ancora utili, risalivano lungo la struttura, dall’altro si trovava un crocifisso ricavato da due tronchi legati da una corda. Di fronte a esso c’era un inginocchiatoio e, chinata su questo, una figura ammantata bisbigliava delle preghiere.
I due si gelarono e Padre Steniel, approfittando del ruolo che aveva il suo studente, gli sussurrò «Devi farlo tu, lo sai»
Persa la sua sicurezza, Marcus strinse la lettera tra le mani sudaticce nonostante il freddo e, lentamente, forzò i piedi verso l’inginocchiatoio.

Più si avvicinava, meglio percepiva il salmoidare dell’eremita. Ne era sicuro, quello non era né latino, né greco, né aramaico. Forse sanscrito? Conosceva qualche preghiera in quella lingua, ma sembrava un idioma ancora diverso. E che aveva alla cintura? Quella cosa appesa era una mascella con tanto di denti? Era ormai a pochi passi dall’uomo, deciso a lasciare l’incartamento sul ripiano dell’inginocchiatoio e girare i tacchi, quando percepì un movimento. Dal cappuccio scendevano dei capelli neri e, dietro a questi, un lume dorato rotondo col centro nero lo fissava “Il… suo… occhio?!” rimase paralizzato.

Il gelo improvviso avvolse ogni suono. In qualche modo, i due preti potevano percepire un’affilata galaverna formarsi ovunque, persino su di loro. Marcus strinse i denti. Qualcosa di oscuro stava carezzando la sua anima, proiettando anche il più piccolo dei suoi peccati di fronte ai suoi occhi.

Come reagirà Marcus?

  • Poggerà la lettera sull'inginocchiatoio e girerà i tacchi (50%)
    50
  • Fuggirà terrorizzato (0%)
    0
  • Affronterà l'eremita (50%)
    50

Voti totali: 2

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2 Commenti

  1. Ciao Michele,
    interessante incipit, dai connotati più horror che noir, ma arriverà il delitto, immagino.
    Il capitolo d’esordio è ben scritto, ho trovato lo stile asciutto e coinvolgente, avrei evitato la frase: “e vie del Signore, si sa, sono infinite.” interrompe il patos e non aggiunge nulla alla storia, almeno secondo me 🙂
    Mi è piaciuta, invece, molto la frase: “Rassegnato, il mentore seguì l’allievo, lasciandosi il respiro alle spalle.” classico esempio del mostrare senza dire.
    Bravo, attendo il secondo.
    Alla prossima!

    • Premetto che io ho un problema enorme: ho problemi a fare lavori di genere, tendo sempre ai blend. Weird thriller è sicuramente una definizione più adatta per questo racconto (e per il libro e i racconti a cui è collegato). Ci saranno componenti horror, ma il cuore di tutto è l’indagine sulla setta delle maschere.

      Per il resto son contento che ti sia piaciuto e grazie di avermi fatto notare l’inchiostro sprecato… Quando scrivo cose brevi ho il difetto di non lasciar fermentare il tutto almeno un paio di giorni XD

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