ODE AL FANTASMA DI EILEEN KENDALL

Dove eravamo rimasti?

IL GIORNO SEGUENTE, DAVID, INCONTRERÀ CAMILLE, MA ANCHE? IL REVERENDO GORDON (71%)

EVERY BREATH YOU TAKE

David si svegliò con un sapore ferroso in bocca, fuori il cielo si era fatto grigio e, in lontananza, appena attutito dalla finestra chiusa, poteva udirsi il rumoreggiare della risacca.

Dopo aver fatto una doccia e declinato l’invito per la colazione di Jessie Abbott, salì in macchina e imboccò la strada principale, il telefono squillò poco dopo.

«Ciao David.»

«Ciao Milly, sto andando alla tavola calda, mi raggiungi lì?»

«Meglio se vieni a casa mia. Non voglio che ci vedano confabulare, sai come funziona: il paese è piccolo, ma le lingue sono lunghe e le bocche enormi.»

«E cosa penseranno vedendomi entrare a casa tua?»

«Vieni da me e basta, l’indirizzo è lo stesso.»

Camille Sprudge non era una abituata ai “no”. Il padre era stato sceriffo per quasi cinquant’anni, lei aveva tentato di seguirne le orme, ma il vecchio non glielo aveva permesso e allora si era accontentata di diventare la preside del liceo locale. Non sarebbe stato come fare il poliziotto, ma poteva vigilare sui ragazzi, e doveva aver pensato che fosse comunque meglio di niente.

Sotto il portico, David, notò la figura imponente della donna, con i capelli raccolti e il viso arrossato dal freddo.

L’uomo scese dall’auto e la raggiunse in fretta. In casa la temperatura era gradevole, le luci soffuse donavano alla sala un aspetto accogliente e il profumo del caffè e del pane tostato gli fecero gorgogliare lo stomaco.

«Siedi, ti preparo una tazza di caffè.»

L’uomo ubbidì, pochi minuti dopo Milly tornò  con caffè e pane tostato, spalmato di burro d’arachidi.

Quando la colazione fu consumata la donna sparì al piano di sopra e tornò reggendo uno scatolone beige con coperchio marrone.

«Questo è quello che ho trovato sul caso della giovane Kendall. Mio padre ha conservato tutto. Prenditi il tempo che ti serve, David, ma riportami ogni cosa. C’è una parte della vita di mio padre là dentro.»

David annuì, poi le domandò: «perché continui a chiamarla piccola o giovane Kendall? Aveva solo due anni meno di noi.»

«Be’, ho passato una vita a contatto coi giovani, ma ho perso di vista la mia di gioventù. Ora tutti mi paiono ragazzini, anche quelli che non lo sono più da tempo. Cosa pensi che le sia successo? Insomma, chi può averle fatto una cosa simile?»

«Non lo so, davvero. Mi tormento da quel giorno. Non avrei dovuto lasciarla sola…»

«Eri un ragazzino, Dave. Non te ne devi fare una colpa» gli disse posandogli una mano sulla spalla.

«Forse, ma se solo fossi rimasto.»

«Non ho mai capito perché si sia intestardita a rimanere lassù, in un cimitero abbandonato, di notte. Era di certo una ragazzina coraggiosa.»

«Voleva vedere il fantasma di sua madre, era convinta che sarebbe tornata nell’anniversario della sua morte e le avrebbe rivelato che cosa l’avesse spinta a suicidarsi.»

«È vero, non lo avevo collegato, sono morte lo stesso giorno, giusto?»

«Sì, a distanza di un anno.»

«Perché era così sicura che le sarebbe apparsa?»

«Perché aveva già visto un fantasma una volta, un paio di giorni dopo la morte di sua madre. Si è svegliata e lo ha visto passare davanti alla sua camera. Quella volta si nascose sotto le coperte, ma l’anno dopo voleva dimostrare di essere cresciuta. Voleva che la madre sapesse che poteva mostrarsi, perché la sua bambina non aveva più paura.»

«Una storia davvero triste» concluse Camille.

«Già.»

I due si salutarono poco dopo. David risalì in auto e partì alla volta del paese, con lo scatolone sul sedile del passeggero. La sua visita alla preside Sprudge non passò inosservata.

La città era immersa in una bruma salmastra, le luci dei negozi si affacciavano sulla strada come spettri. David camminava sul marciapiede quando per poco non cozzò contro un uomo proveniente dalla direzione opposta.

«Mi scusi» disse, alzando istintivamente una mano.

L’uomo anziano accennò un sorriso e disse: «non si vede nulla con questa nebbia, eh? Lei non è di qui.»

«Lo ero» rispose David.

«Ah sì?»

«Sono David Correghan.»

L’uomo si tolse gli occhiali tondi e fece una smorfia divertita.

«Non ci credo, il giovane Correghan!»

David sorrise, ma più per l’associazione di idee che la frase dell’uomo aveva prodotto, che per cortesia.

«Pare che la gioventù da queste parti sia un concetto relativo.»

«In che senso?»

«Lasci stare… »

«Cosa ti porta qui?»

«Mi piacerebbe rivedere i vecchi amici.»

«L’amicizia è un bene prezioso, ho una vaga idea di te bambino, ricordo che stavi sempre con una biondina scatenata.»

«Eileen Kendall. Lei se la ricorda?»

«Sì, certo, era la povera Eileen. Ero l’aiuto di Padre Vertucelli allora ed ero nuovo per gli standard della città, ma ricordo bene quella brutta storia.»

«Ricorda anche la madre di Eileen, Kathlyn?»

L’uomo rivolse lo sguardo altrove nell’atto di pensare, David notò un guizzo all’altezza della mandibola.

«No, non mi pare» disse infine.

David gli rivolse un sorriso cortese.

«Credi che sarai dei nostri domenica?» chiese il reverendo.

«Perché no?» rispose l’altro e pensò che non c’è nulla di meglio per riportare a galla vecchi segreti che fare un’immersione tra i fedeli di una piccola chiesa.

NEL PROSSIMO CAPITOLO COMINCIANO LE RICERCHE, SI PARTE DA...

  • IL LUOGO DEL RITROVAMENTO DI EILEEN (0%)
    0
  • LE CARTE DELLO SCERIFFO (75%)
    75
  • I MICROFILM IN BIBLIOTECA (25%)
    25
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38 Commenti

  1. Prima di parlare con le persone, preferisco avere un quadro un po’ più chiaro, quindi voto la biblioteca ed i microfilm.

    Giusto ieri ho giocato ad un gioco dove dovevi scoprire il colpevole andando a caccia di indizi: questa indagine me lo sta ricordando 🙂

    Ciao 🙂

    • Ciao Napo,
      grazie per essere tornato. Hai visto? Mi sono fatta prendere dall’entusiasmo e, seguendo il consiglio di vari corsi di scrittura, mi sono messa all’opera per mantenere la mente attiva e allenata alla scrittura. Questo comporta più materiale disponibile e in minor tempo.
      Cercherò di non impastroicchiare tutto con le mie debolezze, ma non prometto nulla.
      Per sapere dei microfilm dovrai attendere il prossimo episodio, se non si cambia rotta nel frattempo;-)
      Grazie ancora e alla prossima!

  2. Rieccomi, keziarica! Ho votato per le carte dello sceriffo.
    Ma… le cose sono due: o io sono più “intaccato” di quanto credessi e non mi rendo conto dello scorrere del tempo, oppure tu stai galoppando! 😀 Già al terzo capitolo!
    La storia è avvincente e si legge benissimo, ci sono le pennellate d’ambiente, di costume, i flashback, mi sembra tutto orchestrato molto bene. L’unica cosa che noto sono, qua e là, alcune ripetizioni inusuali… mi sono fatto l’idea che dipenda dal fatto che stai scrivendo “di getto” o quasi, ma se anche fosse questo, ti assicuro che è l’unico, labile indizio che me lo fa sospettare.
    Brava, davvero!
    Ciao, ti auguro un intero 2019 accompagnata dalla stessa grinta che hai mostrato in questi primi dieci giorni 😀

    • Ciao Erri,
      sì sto a ndando a passo di carica! Mi tengo in esercizio, seguendo le indicazioni di chi consiglia agli scrittori esordienti (e vista l’età io sono proprio in erba) di scrivere ogni giorno… il trotto produce inciampi, in questo caso le ripetizioni di cui parli. Ho riletto, ma, evidentemente, non li ho scovati 🙂
      Grazie per i complimenti, mi fa piacere che ti stia piacendo e spero di non fare pasticci.
      Alla prossima, Erri, un 2019 bello, ma che più bello non si può anche a te!

  3. Immagino che sia impaziente di esaminare le carte.

    “Camille Sprudge non era una abituata ai “no”. Il padre era stato sceriffo per quasi cinquant’anni, lei aveva tentato di seguirne le orme, ma il vecchio non glielo aveva permesso e allora si era accontentata di diventare la preside del liceo locale. Non sarebbe stato come fare il poliziotto, ma poteva vigilare sui ragazzi, e doveva aver pensato che fosse comunque meglio di niente.” Ti riporto questo paragrafo perché leggendo mi aveva “fatto strano” e ci ho riflettuto su. Credo che il busillis sia che c’è un cambio di POV all’interno del paragrafo: all’inizio la voce narrante ci da il punto di vista di Camille: non è abituata ai no, avrebbe voluto essere poliziotta ma non ha potuto, si è accontentata… Ma nell’ultima frase dici “doveva aver pensato” che è una supposizione esterna del suo pensiero. Secondo me, per essere più coerente con il resto del paragrafo, la frase avrebbe dovuto essere “aveva pensato che fosse meglio di niente”. Secondo me e le mie elucubrazioni, eh? Non ho articoli di legge da portare in sostegno. 🙂

    Ma com’è morta la madre di Eileen non lo sappiamo, vero? Secondo me la spiegazione del mistero comincia lì. Ciao

    • Ciao B.
      Lo sai che l’avevo scritta proprio così e poi l’ho corretta, proprio per evitare di entrare nel pensiero di Camille… da poco ho letto qualcosa sull’importanza di mantenere coerenza con il punto di vista scelto, Evidentemente non ho capito benissimo… 😊 mi pareva si dare una descrizione esterna ai pensieri della donna che, tuttavia, io come narratore conosco ma non dovrei far trasparire… insomma, magari una ripassatina alla costruzione di un punto di vista coerente la do😉
      Grazie mille per l’appunto, sempre gradite le osservazioni costruttive.
      Alla prossima!!

  4. Le carte dello sceriffo: gliel’ha date, tanto vale iniziare da quelle. Il luogo del delitto è ormai “freddo”: se c’è rimasto qualcosa, secondo me non lo trovi con una semplice visita. Anche i microfilm possono essere interessanti, ma lo scatolone lo ha già in “mano” 🙂

    Un breve spaccato della cittadina è il modo migliore per far venir curiosità sul resto 🙂

    Ciao 🙂

  5. Ciao Kezy, eccoci ritornati sul luogo del delitto, a caccia di indizi, da te posso aspettarmi l’inimmaginabile, e questo mi tiene incollato ai tuoi racconti.
    Un reverendo conosce molti segreti, bisogna vedere se è disposto a condividerli con qualcuno, vedremo.
    Quanta nostalgia il pezzo di Pat, grazie!
    Alla prossima

  6. Ciao K
    Ridaie con la parità… sempre colpa mia…
    Scelgo il padre di Elieen.
    La storia mi piace sempre di più e sai cosa mi ha ricordato questo capitolo? Le atmosfere delle storie di Stephen King. Il Maine, i vecchi alberghi, i corridoi.
    Bello.
    Ciao
    Ilaria

  7. il reverendo: in questi paesotti sperduti il prete sa sempre un sacco di cose di tutti.
    Nel tempo che ho impiegato a ricordarmi di non aver votato e commentato il primo capitolo, hai già scritto il secondo! 🙂
    Il ritorno di Dave, il motel, i concittadini di una vita passata mi fanno pensare un po’ al ritorno dei bambini cresciuti a Derry, in It. Spero per lui che ci siano meno orrori ad aspettare Dave, anche perché non l’hai classificato horror.
    Ciao

    • Ciao B.
      in realtà io IT non l’ho mai letto, è uno dei pochi libri di Stephen King che ho saltato a piè pari, ho visto il film, una sola volta e non mi è piaciuto 🙂
      Però ammetto che molte altre storie del maestro mi sono piaciute parecchio e questo può aver influenzato questa mia storia, anche se lui è inarrivabile, per me.
      Qui l’orrore, nel senso fantastico del termine, non c’è… questo non significa che non ci saranno brividi, almeno spero 😉
      Grazie per il passaggio e alla prossima!

      • Abominio! Per me It è il più bel romanzo di King (di quelli che conosco), un gran romanzo in assoluto, anche perché definirlo horror è riduttivo, non fa paura come altri libri suoi, parla di crescere, di traumi, di “fantasmi” personali, di come vincerli… forse il libro che meglio racconta l’infanzia che abbia mai letto. I film, tutti quelli ispirati al romanzo, non rendono e non valgono la pena. Credo si sia capito che si parla di uno dei miei libri culto! 🙂

  8. Reverendo Gordon, anche se non saprei dire il perché.

    La curiosità rimane alta, l’atmosfera si rilassa e lascia presagire che sta per succedere altro. Con la parola “motel” avevo capito che c’erano stanze, non mini appartamenti messi fuori 😉

    Alla via così 🙂

    Ciao 🙂

    • Ciao Red,
      be’, sì, deve sucedere altro di sicuro, siamo solo al secondo… 😉 Sono felice che la tensione rimanga alta.
      Riguardo al motel, in America, ma anche qui da noi, non è raro trovare motel (motor-hotel) con stanze all’aperto che di solito si aprono su uno spiazzo anzi, credo sia una peculiarità di questa categoria di alberghi.
      Grazie ancora per il passaggio e alla prossima!

  9. ciao K
    ricominciamo alla grande eh!?
    Sei una macchina da guerra, posso dirtelo? Vabbè te l’ho detto. Ovviamente è un complimento 🙂
    Io scelgo un incontro inaspettato perché il ricordo e la telefonata ci sono già stati.
    Posso chiederti una delucidazione? In questo passaggio:

    «Ciao David, quanto tempo è passato» gracchiò Camille all’altro capo della cornetta.
    «Un secolo, Milly, hai ragione» rispose lui e dopo i convenevoli aggiunse: «tu te la ricordi Eileen?»

    Ma la ragazza al telefono è Milly o Camille?

    Grazie per il chiarimento.

    a presto

    Ilaria

    • Ciao Ilaria,
      sono felice che alla fine ti sia stato chiaro che Milly e Camille sono la stessa persona 😉
      Ho in testa un mondo di idee su nuovi racconti e questo, da una parte è un bene, dall’altra può divenire disturbante. Voglio dedicare a questa storia molto impegno, attingere a tutti i consigli che mi sono stati dati, agli errori commessi nella precedente e tirare fuori qualcosa di interessante… ce la farò? E chi lo sa… intanto ti ringrazio molto per il bel commento e ti aspetto al secondo.
      Alla prossima!

  10. Con un ricordo.
    Rieccoti, keziarika! Cominci il 2019 a passo di carica, complimenti! Io, se provo a scrivere, mi vengon fuori periodi colmi di uva passa e canditi 😀 😀
    Bell’incipit, pulito e intrigante.
    La chiusa mi ha intrigato particolarmente, e mi ha evocato Interstellar, che tra i film recenti di fantascienza che ho visto è forse quello che mi piaciuto di più.
    Ciao, buona Epifania e… coraggio! Siamo tutti sulla stessa barca, da domani una tirata unica fino a Pasqua 😀 😀

    A presto!

    • Ciao Jaw,
      lo sai che Interstellar l’ho visto due giorni fa… fantastico, tra l’altro proprio in questo periodo sto ascoltando le interviste. a Luciano Pederzoli, non so se lo conosci, sulle canalizzazioni in OBE e cose del genere e Interstellar in qualche modo rientra nella sfera riguardante questi esperimenti, le dimensioni, gli universi paralleli, la fisica quantistica… io sono un po’ ignorante in materia, ma trovo questi studi molto interessanti, così come trovo interessante la storia di Gustavo Rol, ma questa è un’altra storia…
      In tutta sincerità avrei voluto scrivere un racconto di fantascienza, ma credo che lo passerò ad Allegra, altrimenti si annoia tutta sola, all’albergo…
      Alla prossima!
      p.s. grazie 🙂

  11. Ciao Kezy, hai aperto l’anno nuovo con un incipit fantastico, complimenti!
    Fidandomi delle tue capacità narrative seguirò con interesse il viaggio a ritroso di David e non sarà certamente una passeggiata di salute.
    Sempre azzeccata la colonna sonora.
    Una curiosità, ma la tua White Grove è il sobborgo che appartiene ad une delle contee inglesi?
    Incontro inaspettato…
    A presto

    • Ciao Alexander,
      sono contenta di ritrovarti tra i lettori e ancor più contenta che l’incipit ti sia piaciuto.
      Il nome della cittadina dovrebbe essere di fantasia, ho cercato in rete e non ho trovato città che portassero lo stesso nome, ma ho fatto così anche per Bainsville (L’ORRIBILE QUADRO DI SAMUEL GOCK) e poi mi sono accorta che esiste, eccome… 🙂
      Grazie ancora, la colonna sonora di questo racconto arriverà dritta dritta dagli anni ottanta e spero di nonn deluderti con le scelte.
      Alla prossima!!

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