ODE AL FANTASMA DI EILEEN KENDALL

Dove eravamo rimasti?

DURANTE IL VIAGGIO DAVID TORNERÀ COL PENSIERO INDIETRO NEL TEMPO, COME? CON UN RICORDO (57%)

WE ARE YOUNG

Il viaggio in macchina si rivelò più noioso del previsto, un temporale a metà tragitto fu l’unico diversivo del tardo pomeriggio, se non si contava la strizzata d’occhio di un’anziana signora a bordo di una vecchia Pontiac rosso fiammante.

Erano circa le sette e un quarto quando la radio agganciò una nuova stazione: “sulla via lattea dei ricordi, giù verso gli anni più belli della vostra vita” recitava il jingle tintinnante. Un attimo dopo, dagli altoparlanti sulla portiera, scivolò fuori la voce di Pat Benatar accompagnata dalle note metalliche e un po’ spigolose della sua Love is a batterfield. Bastò una sola strofa per precipitare la mente di David nel pomeriggio vivido dell’ultima estate a White Grove.

«Rallenta Dave!» la voce di Eileen, resa intermittente dalle asperità della discesa, scivolò lungo il pendio insieme al grattare della carta sui raggi.

«Muoviti lumaca!» le urlò David di rimando, proprio nell’istante in cui la bicicletta della ragazzina inciampava sul ramo sporgente di una quercia e la disarcionava come un puledro dispettoso.

«Ti sei fatta male?» le domandò il ragazzo avvicinandosi con aria preoccupata.

Eileen rimase zitta un paio di secondi, il viso basso sull’erba, le spalle scosse dai singhiozzi, poi alzò il volto sporco di terra e l’amico si accorse che i singulti erano generati dalle risate che le riempivano gli occhi di lacrime e le bagnavano le guance arrossate.

«Sei perfida.»

«Sei un cretino, David Correghan, non smetterò mai di prenderti per i fondelli finché non ammetterai che sono più furba di te…»

«Ma più lenta!» la rimbeccò lui.

«Col cacchio che lo sono, pappamolla.»

Poi guardò la bici, la catena era sgusciata fuori dal pignone e giaceva molle sul prato. Una nube scura attraversò lo sguardo della ragazzina.

«Te la riparo io, ma resta il fatto che sei incorreggibile, lo sai vero?»

Eileen si sedette su una sporgenza.

«Lo so, per questo ti voglio bene, Dave, perché sei l’unico a non farmene una colpa.»

E intanto alla radio portatile Pat cantava: heartache to heartache, we stand…

David tornò al presente, il gusto dolce amaro di quelle parole gli addolcì i lineamenti, quello era uno dei suoi momenti preferiti, quello che aveva conservato più a lungo, attraverso anni di pioggia, sole, cambiamenti di rotta, rotture e riprese. Quel pomeriggio sulla collina, tra gli alti fili d’erba ingialliti dal sole e dal sale che giungeva dal mare, era la pietra più preziosa nel suo scrigno dei ricordi.

Aveva dimenticato il cielo terso del Maine e rimase stupito quando, imboccata la vecchia interstatale, il cielo a picco sul mare si fece viola e gli restituì la strizzata d’occhio di una luna cresciuta solo a metà.

White Groove non era cambiata di una virgola, almeno a giudicare dalle ombre che gli edifici proiettavano sulla strada. Gli stessi lampioni, le stesse facciate dipinte con gli stessi colori e le stesse vetrine, ormai buie, che riflettevano il passaggio dell’auto. Il viso riflesso era cambiato però, Dave Correghan era partito quindicenne e tornava con un quasi mezzo secolo si troppo e un po’ di biancheria in una sacca.

Il motel di Jessie Abbott era ancora in piedi, l’insegna di legno penzolava nel vento che avrebbe potuto soffiare dritto dal 1985. La luce nel cubicolo adibito a reception era accesa, oltre le tende tirate poteva scorgersi una figura immobile.

La campanella emise un ronzio stanco, l’uomo dietro il banco alzò gli occhi dal giornale e guardò da sopra gli occhiali.

«Sì?» domandò e strinse gli occhi per mettere a fuoco.

«Jessie?»

L’uomo mosse la testa e si alzò.

«Chi sei?» fece guardando l’ospite di sottecchi.

«Non dirmi che hai dimenticato il miglior spaccavetridi White Grove.»

L’anziano si tolse gli occhiali dal naso e restò in silenzio per un po’.

«Correghan, sei tu?»

«Dritto dritto dal passato, vecchio mio!»

«Non posso crederci, fatti un po’ guardare, sei un uomo bell’e fatto.»

«Così pare.»

«Cosa ti porta nella tua vecchia cittadina, non una partita di baseball, mi auguro.»

«Eileen Kendall» rispose David.

Il vecchio Abbott tacque un istante, il sorriso congelato sul volto si tramutò in una maschera grottesca: «non è cosa buona rimestare nel passato, Dave. Lascia perdere.»

«Fra poco saranno quarant’anni, nessuno ha pagato per quel crimine. Ho bisogno di capire.»

«Sai di che hai bisogno? Di uno scotch, che mi dici? Ne bevo uno anch’io.»

«Mi accontento di una stanza, sono stanco morto.»

«Be, d’accordo, non sarò certo io a trattenerti. Domani ne parliamo meglio, ok?»

«Aaron Kendall è ancora vivo?»

«Be’ respira ancora, non la chiamerei vita, però.»

Il vecchio si voltò e raggiunse la teca delle chiavi con andatura traballante. Ogni chiave era attaccata a una palla da biliardo in miniatura, Jessie prese la numero 8 e la passò all’altro.

«Dormi bene, allora»

«Grazie» rispose David e uscì dal locale. Camminò sotto il portico logoro che accompagnava la facciata, una fila di porte rosse sfilò alla sua destra, l’uomo si fermò alla quarta.

Il vecchio aspettò che sparisse dalla visuale e tirò su la cornetta del telefono.

IL GIORNO SEGUENTE, DAVID, INCONTRERÀ CAMILLE, MA ANCHE?

  • IL DOTTOR STEWARD (14%)
    14
  • AARON KENDALL ( IL PADRE DI EILEEN) (14%)
    14
  • IL REVERENDO GORDON (71%)
    71
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34 Commenti

  1. Prima di parlare con le persone, preferisco avere un quadro un po’ più chiaro, quindi voto la biblioteca ed i microfilm.

    Giusto ieri ho giocato ad un gioco dove dovevi scoprire il colpevole andando a caccia di indizi: questa indagine me lo sta ricordando 🙂

    Ciao 🙂

  2. Rieccomi, keziarica! Ho votato per le carte dello sceriffo.
    Ma… le cose sono due: o io sono più “intaccato” di quanto credessi e non mi rendo conto dello scorrere del tempo, oppure tu stai galoppando! 😀 Già al terzo capitolo!
    La storia è avvincente e si legge benissimo, ci sono le pennellate d’ambiente, di costume, i flashback, mi sembra tutto orchestrato molto bene. L’unica cosa che noto sono, qua e là, alcune ripetizioni inusuali… mi sono fatto l’idea che dipenda dal fatto che stai scrivendo “di getto” o quasi, ma se anche fosse questo, ti assicuro che è l’unico, labile indizio che me lo fa sospettare.
    Brava, davvero!
    Ciao, ti auguro un intero 2019 accompagnata dalla stessa grinta che hai mostrato in questi primi dieci giorni 😀

    • Ciao Erri,
      sì sto a ndando a passo di carica! Mi tengo in esercizio, seguendo le indicazioni di chi consiglia agli scrittori esordienti (e vista l’età io sono proprio in erba) di scrivere ogni giorno… il trotto produce inciampi, in questo caso le ripetizioni di cui parli. Ho riletto, ma, evidentemente, non li ho scovati 🙂
      Grazie per i complimenti, mi fa piacere che ti stia piacendo e spero di non fare pasticci.
      Alla prossima, Erri, un 2019 bello, ma che più bello non si può anche a te!

  3. Immagino che sia impaziente di esaminare le carte.

    “Camille Sprudge non era una abituata ai “no”. Il padre era stato sceriffo per quasi cinquant’anni, lei aveva tentato di seguirne le orme, ma il vecchio non glielo aveva permesso e allora si era accontentata di diventare la preside del liceo locale. Non sarebbe stato come fare il poliziotto, ma poteva vigilare sui ragazzi, e doveva aver pensato che fosse comunque meglio di niente.” Ti riporto questo paragrafo perché leggendo mi aveva “fatto strano” e ci ho riflettuto su. Credo che il busillis sia che c’è un cambio di POV all’interno del paragrafo: all’inizio la voce narrante ci da il punto di vista di Camille: non è abituata ai no, avrebbe voluto essere poliziotta ma non ha potuto, si è accontentata… Ma nell’ultima frase dici “doveva aver pensato” che è una supposizione esterna del suo pensiero. Secondo me, per essere più coerente con il resto del paragrafo, la frase avrebbe dovuto essere “aveva pensato che fosse meglio di niente”. Secondo me e le mie elucubrazioni, eh? Non ho articoli di legge da portare in sostegno. 🙂

    Ma com’è morta la madre di Eileen non lo sappiamo, vero? Secondo me la spiegazione del mistero comincia lì. Ciao

    • Ciao B.
      Lo sai che l’avevo scritta proprio così e poi l’ho corretta, proprio per evitare di entrare nel pensiero di Camille… da poco ho letto qualcosa sull’importanza di mantenere coerenza con il punto di vista scelto, Evidentemente non ho capito benissimo… 😊 mi pareva si dare una descrizione esterna ai pensieri della donna che, tuttavia, io come narratore conosco ma non dovrei far trasparire… insomma, magari una ripassatina alla costruzione di un punto di vista coerente la do😉
      Grazie mille per l’appunto, sempre gradite le osservazioni costruttive.
      Alla prossima!!

  4. Le carte dello sceriffo: gliel’ha date, tanto vale iniziare da quelle. Il luogo del delitto è ormai “freddo”: se c’è rimasto qualcosa, secondo me non lo trovi con una semplice visita. Anche i microfilm possono essere interessanti, ma lo scatolone lo ha già in “mano” 🙂

    Un breve spaccato della cittadina è il modo migliore per far venir curiosità sul resto 🙂

    Ciao 🙂

  5. Ciao Kezy, eccoci ritornati sul luogo del delitto, a caccia di indizi, da te posso aspettarmi l’inimmaginabile, e questo mi tiene incollato ai tuoi racconti.
    Un reverendo conosce molti segreti, bisogna vedere se è disposto a condividerli con qualcuno, vedremo.
    Quanta nostalgia il pezzo di Pat, grazie!
    Alla prossima

  6. Ciao K
    Ridaie con la parità… sempre colpa mia…
    Scelgo il padre di Elieen.
    La storia mi piace sempre di più e sai cosa mi ha ricordato questo capitolo? Le atmosfere delle storie di Stephen King. Il Maine, i vecchi alberghi, i corridoi.
    Bello.
    Ciao
    Ilaria

  7. il reverendo: in questi paesotti sperduti il prete sa sempre un sacco di cose di tutti.
    Nel tempo che ho impiegato a ricordarmi di non aver votato e commentato il primo capitolo, hai già scritto il secondo! 🙂
    Il ritorno di Dave, il motel, i concittadini di una vita passata mi fanno pensare un po’ al ritorno dei bambini cresciuti a Derry, in It. Spero per lui che ci siano meno orrori ad aspettare Dave, anche perché non l’hai classificato horror.
    Ciao

    • Ciao B.
      in realtà io IT non l’ho mai letto, è uno dei pochi libri di Stephen King che ho saltato a piè pari, ho visto il film, una sola volta e non mi è piaciuto 🙂
      Però ammetto che molte altre storie del maestro mi sono piaciute parecchio e questo può aver influenzato questa mia storia, anche se lui è inarrivabile, per me.
      Qui l’orrore, nel senso fantastico del termine, non c’è… questo non significa che non ci saranno brividi, almeno spero 😉
      Grazie per il passaggio e alla prossima!

      • Abominio! Per me It è il più bel romanzo di King (di quelli che conosco), un gran romanzo in assoluto, anche perché definirlo horror è riduttivo, non fa paura come altri libri suoi, parla di crescere, di traumi, di “fantasmi” personali, di come vincerli… forse il libro che meglio racconta l’infanzia che abbia mai letto. I film, tutti quelli ispirati al romanzo, non rendono e non valgono la pena. Credo si sia capito che si parla di uno dei miei libri culto! 🙂

  8. Reverendo Gordon, anche se non saprei dire il perché.

    La curiosità rimane alta, l’atmosfera si rilassa e lascia presagire che sta per succedere altro. Con la parola “motel” avevo capito che c’erano stanze, non mini appartamenti messi fuori 😉

    Alla via così 🙂

    Ciao 🙂

    • Ciao Red,
      be’, sì, deve sucedere altro di sicuro, siamo solo al secondo… 😉 Sono felice che la tensione rimanga alta.
      Riguardo al motel, in America, ma anche qui da noi, non è raro trovare motel (motor-hotel) con stanze all’aperto che di solito si aprono su uno spiazzo anzi, credo sia una peculiarità di questa categoria di alberghi.
      Grazie ancora per il passaggio e alla prossima!

  9. ciao K
    ricominciamo alla grande eh!?
    Sei una macchina da guerra, posso dirtelo? Vabbè te l’ho detto. Ovviamente è un complimento 🙂
    Io scelgo un incontro inaspettato perché il ricordo e la telefonata ci sono già stati.
    Posso chiederti una delucidazione? In questo passaggio:

    «Ciao David, quanto tempo è passato» gracchiò Camille all’altro capo della cornetta.
    «Un secolo, Milly, hai ragione» rispose lui e dopo i convenevoli aggiunse: «tu te la ricordi Eileen?»

    Ma la ragazza al telefono è Milly o Camille?

    Grazie per il chiarimento.

    a presto

    Ilaria

    • Ciao Ilaria,
      sono felice che alla fine ti sia stato chiaro che Milly e Camille sono la stessa persona 😉
      Ho in testa un mondo di idee su nuovi racconti e questo, da una parte è un bene, dall’altra può divenire disturbante. Voglio dedicare a questa storia molto impegno, attingere a tutti i consigli che mi sono stati dati, agli errori commessi nella precedente e tirare fuori qualcosa di interessante… ce la farò? E chi lo sa… intanto ti ringrazio molto per il bel commento e ti aspetto al secondo.
      Alla prossima!

  10. Con un ricordo.
    Rieccoti, keziarika! Cominci il 2019 a passo di carica, complimenti! Io, se provo a scrivere, mi vengon fuori periodi colmi di uva passa e canditi 😀 😀
    Bell’incipit, pulito e intrigante.
    La chiusa mi ha intrigato particolarmente, e mi ha evocato Interstellar, che tra i film recenti di fantascienza che ho visto è forse quello che mi piaciuto di più.
    Ciao, buona Epifania e… coraggio! Siamo tutti sulla stessa barca, da domani una tirata unica fino a Pasqua 😀 😀

    A presto!

    • Ciao Jaw,
      lo sai che Interstellar l’ho visto due giorni fa… fantastico, tra l’altro proprio in questo periodo sto ascoltando le interviste. a Luciano Pederzoli, non so se lo conosci, sulle canalizzazioni in OBE e cose del genere e Interstellar in qualche modo rientra nella sfera riguardante questi esperimenti, le dimensioni, gli universi paralleli, la fisica quantistica… io sono un po’ ignorante in materia, ma trovo questi studi molto interessanti, così come trovo interessante la storia di Gustavo Rol, ma questa è un’altra storia…
      In tutta sincerità avrei voluto scrivere un racconto di fantascienza, ma credo che lo passerò ad Allegra, altrimenti si annoia tutta sola, all’albergo…
      Alla prossima!
      p.s. grazie 🙂

  11. Ciao Kezy, hai aperto l’anno nuovo con un incipit fantastico, complimenti!
    Fidandomi delle tue capacità narrative seguirò con interesse il viaggio a ritroso di David e non sarà certamente una passeggiata di salute.
    Sempre azzeccata la colonna sonora.
    Una curiosità, ma la tua White Grove è il sobborgo che appartiene ad une delle contee inglesi?
    Incontro inaspettato…
    A presto

    • Ciao Alexander,
      sono contenta di ritrovarti tra i lettori e ancor più contenta che l’incipit ti sia piaciuto.
      Il nome della cittadina dovrebbe essere di fantasia, ho cercato in rete e non ho trovato città che portassero lo stesso nome, ma ho fatto così anche per Bainsville (L’ORRIBILE QUADRO DI SAMUEL GOCK) e poi mi sono accorta che esiste, eccome… 🙂
      Grazie ancora, la colonna sonora di questo racconto arriverà dritta dritta dagli anni ottanta e spero di nonn deluderti con le scelte.
      Alla prossima!!