LA ROTTA TRACCIATA

Dove eravamo rimasti?

La prossima mossa del naufrago? Le pareti di roccia della voragine si possono scalare, quindi proverà a raggiungere la superficie (50%)

L’INIZIO DI UN VIAGGIO

Ai tempi della Terra c’era chi sosteneva che la vita fosse più facile e genuina quando l’uomo non dipendeva così tanto dalla tecnologia. Mentre contemplava le sue scarse risorse, con le mani sui fianchi e i piedi bagnati, il naufrago pensava che non ci fosse nulla di più bello di tanta sana, durevole, versatile tecnologia.

La capsula di salvataggio giaceva inerte sputacchiando fluido viscoso e rossastro, ma FOCUS si diceva fiducioso di poter ancora salvare il salvabile. Del kit di emergenza in dotazione invece non restava che una borraccia termica priva di tappo: tutto il resto, con buona probabilità, s’era sparpagliato da qualche parte su quella sperduta roccia spaziale durante l’atterraggio.

Nelle ore successive il naufrago ispezionò il perimetro della voragine, scoprendo che le cascate si riversavano in un sistema di grotte sotterranee e confluivano in un fiume che sprofondava nel buio per diversi metri sotto la superficie. Rovesciò sassi, smosse la fanghiglia con le mani e si immerse nella più profonda delle pozze, ma non trovò nessuna traccia di vita, perlomeno per come la poteva riconoscere. Nella storia dell’umanità l’incontro con entità biologiche extraterrestri era ancora un avvenimento riservato alla fantasia dei scrittori, ma d’altra parte lo erano anche gli atterraggi di fortuna su pianeti extrasolari. A pensarci si poteva dire protagonista di un evento storico fatto e finito, anche se dalla sua prospettiva gli risultava difficile vederla in quel modo: dal suo punto di vista era solo caduto in buco.

«FOCUS» disse, mentre seduto su un grosso masso grigio si svuotava gli stivali dall’acqua, «Le cose si fanno per bene oppure non si fanno. Abbiamo fatto naufragio su un pianeta alieno, quindi adesso andiamo ad esplorare il pianeta alieno.»

«Ammiro la tua forma mentis» rispose l’I.A. di bordo con il consueto tono cordiale, «ma da qui non mi posso muovere. Ammesso che tu riesca a uscire da questo crepaccio, ti ritroverai da solo»

«Darò solo un’occhiata in giro.» rispose il naufrago riempiendo la borraccia, che poi sigillò con un lembo della sua tuta, «Il nostro soggiorno potrebbe durare parecchio, devo capire se qui c’è qualcosa di vivo e se me lo posso mangiare. Per la scienza, ovviamente.»

Le pareti di roccia avevano una strana consistenza porosa che offriva appigli ideali per la scalata a mani nude, ma l’umidità le rendeva comunque scivolose. Il naufrago le risalì zigzagando nel tentativo di restare il più possibile lontano dalle cascate, ma le bocche dalle quali si rovesciavano nel bacino rappresentavano appoggi stabili dove riposare i muscoli di tanto in tanto. Per raggiungerle in sicurezza dovette superarle e ridiscendere, perdendo tempo ma guadagnando preziosi minuti di riposo.

Alla fine il naufrago raggiunse il ciglio del burrone e con un ultimo sforzo si issò su e si rovesciò sulla schiena, trovandosi a pancia all’aria sotto un cielo alieno.

Nello spazio, l’oscurità era costellata di stelle e sapeva che sulla Terra c’erano nuvole di ogni forma e dimensione, ma quel cielo era così vuoto da dare le vertigini. Non c’era una sola nuvola e persino il sole di quel sistema era a malapena visibile, occultato da una densa foschia atmosferica.

Il naufrago si alzò in piedi barcollando, ancora provato per lo sforzo, e si guardò intorno. Era come trovarsi in mezzo ad un mare in bonaccia: da orizzonte a orizzonte il terreno era del tutto piatto, un deserto polveroso di colore bianco sporco. Era difficile persino dire dove finisse il deserto bianco e dove cominciasse quel cielo fosco.

Mentre cercava di raccapezzarsi il naufrago sentì un botto, poi un fischio dietro di lui e, mentre si girava di soprassalto, con la coda dell’occhio vide un oggetto schizzare in su dal fondo della voragine.

«Ti sono mancato?» squillò FOCUS direttamente dentro la sua testa. «Ho lanciato un ripetitore e ristabilito la comunicazione a corto raggio con il ricevitore che hai impiantato nell’orecchio»

E che naturalmente il naufrago non ricordava di possedere. Per lo spavento per poco non ricascò nel buco.

«Sto scansionando la regione… Affascinante. Oggi è proprio il tuo giorno fortunato!»

«Ed è appena iniziato!» gli fece eco con poca convinzione.

«A quanto pare ci troviamo circa 700 metri sopra il livello del mare, su un altopiano. A ovest ho individuato la traccia di una delle nostre celle solari, potresti trasportarla nella tua borraccia senza correre rischi e ci fornirebbe energia per mesi, ma per raggiungerla dovrai camminare per 3 giorni;

A 18 ore di viaggio a nord-est, invece, rilevo il segnale di una seconda scialuppa di salvataggio, ma è impossibile stabilire in che condizioni sia o se ci siano superstiti.»

FOCUS tacque e il naufrago soppesò l’informazione, ma l’I.A. non aveva concluso.

«52 ore di passeggiata in direzione sud, infine, ti porteranno dritto nella Storia. Io conosco tutti gli idiomi correntemente parlati dalla specie umana, ma laggiù c’è qualcuno che sta chiacchierando e io non capisco una sola parola di quello che dicono.»

Dove conduce la strada del naufrago?

  • Al messaggio di origine ignota captato da FOCUS (67%)
    67
  • Alla capsula di salvataggio, per cercare superstiti o risorse utili (33%)
    33
  • Alla cella solare: per prima cosa deve pensare a sè stesso (0%)
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34 Commenti

  1. Il naufrago scopre a chi appartengono le voci che sente. Lascio a te decidere se viene raggiunto o meno.
    La curiosità si è trasformata in paura: avrà avuto ragione il suo istinto o è stato troppo precipitoso?

    Io ho trovato ottima la descrizione della situazione… peccato che non c’era FOCUS a commentare 😛

    Ciao 🙂

  2. Hai descritto bene l’ambientazione in cui si trova il protagonista.
    Avrei gradito qualche parola in più sullo stato d’animo del protagonista. Tutto sommato, sembra avere un atteggiamento molto disinvolto e fiducioso, in contrasto con l’atmosfera inquietante e enigmatica che lo circonda.
    Le sagome lo raggiungono, vediamo cosa succede 🙂
    ciao

  3. Ciao Dapiz,
    il tuo è uno dei racconti più interessanti ora sulla piattaforma. Mi piace molto lo stile, accompagna il lettore con brio, senza sedersi troppo su descrizioni e elucubrazioni fluttuanti da menti perse nello spazio.
    Una delle cose che più mi piacciono della fantascienza, che non è proprio il mio genere preferito, è vedere l’ignoto con gli occhi di qualcun altro, e ora sono curiosissima di sapere chi sta chiacchierando, come è fatto, è uguale a noi? Oppure no? E, soprattutto, è ancora lì?
    Aspetto il nuovo capitolo per scoprirlo e voto per il messaggio 🙂
    Alla prossima!
    p.s. mi unisco a Jaw: gira per la piattaforma e dai il tuo contributo agli altri autori, riceverai commenti e critiche costruttive utilissimi a proseguire il tuo percorso qui 😉

  4. Sono dannatamente interessato agli idiomi sconosciuti, ma prima la capsula: è più vicina, ci possono essere altri sopravvissuti oppure risorse… anche niente, ma è comunque più vicina di tutte le altre opzioni.
    FOCUS mi piace parecchio per il suo modo di fare: non è petulante ma è sempre sorprendente 🙂

    Rimango dannatamente interessato all’idioma sconosciuto e spero non vada “in canta fola” 😉

    Solo una cosa: non ho ben capito dove si è riposato il nostro protagonista durante la risalita: se dalle bocche usciva l’acqua, non doveva essere spinto via? O ho capito male io?

    Ciao 🙂

    • Grazie! Le bocche sono delle sporgenze nelle pareti del pozzo, il naufrago non si è riposato dentro l’imboccatura (dove sarebbe appunto stato travolto dall’acqua) ma sopra o attorno ad esse, dove i rilievi della roccia offrivano appoggi. Se hai mai fatto o visto qualcuno fare arrampicata sportiva noterai che basta un appoggio molto piccolo per riposare, ma mi segno di descriverle meglio. Devo ancora abituarmi a stare dentro ai 5000 caratteri senza dimenticarmi dei pezzi 🙂

      Ah, non so cosa significhi “in canta fola” e Google non mi ha aiutato 😛

      • Rispondo ora perché non mi arrivano gli avvisi di risposta ai commenti.
        “in canta fola” è un detto dalle parti di mia madre: le fole (=fiabe) venivano narrate (cantate). Dire che una cosa va “in canta fola” significa che una volta detta, viene dimenticata come “fiabe narrate al vento” 😉

        Ciao 🙂

  5. Alla capsula di salvataggio, io farei così. Forse ci sono risorse, forse ci sono altri della sua specie. E poi è l’obiettivo più vicino 😉
    Molto bene, dico davvero. Il capitolo mi è piaciuto parecchio e non ho nulla da osservare a parte un refuso che grida vendetta al cospetto degli Dei Scrittori: “dei scrittori”, appunto 😀
    Scherzo, so quanto sia facile farsi scappare un refuso e soprattutto quanto sia frustrante non poterlo correggere. Ti valga come “promemoria di attenzione” per la prossima volta.
    Mi permetto un suggerimento: la tua storia è valida, ma a giudicare dai voti i tuoi lettori sono meno di quanti ne potresti ambire. E allora fatti notare, leggi le altre storie e commentale, così che il resto della piattaforma si accorga che esisti. Te lo scrivo solo perché non sono in “conflitto di interessi”, visto che l’ultima storia l’ho conclusa parecchio tempo fa (e l’ultima di fantascienza, la mia vera passione, quasi non la ricordo :-D). A giudicare da come scrivi, sei certamente in grado di dare consigli validi. Quindi buttati nella mischia, contribuisci al dibattito, fatti conoscere 😉
    Se ti guardi intorno scoprirai validi autori, sono certo che troverai belle storie, ottimi interlocutori e spunti interessanti.
    Ciao, a presto

    • Grazie ancora e mannaggia a me per i refusi XD Pian piano sto recuperando le storie in corso e col tempo spero di contribuire più attivamente alla community, anche perchè io mi sono iscritto tra le altre ragioni per trovare la motivazione per ricominciare a scrivere e già mi sta aiutando molto 🙂

  6. Aah, un po’ di buona fantascienza. Non è così frequente, in questi lidi.
    Benvenuto, Dapiz.
    Molto interessante il tuo incipit, scorrevole, ben scritto (a parte, perdonami, gli “<>” oggettivamente bruttini come già ti hanno fatto osservare 😉 ).
    Insomma, questi due capitoli mi sono piaciuti. Un colpo di genio l’idea dell’IA di usare il fluido protettivo per riparare la capsula… be’, si sa, le IA sono dei dannati geni 😀 😀
    L’escamotage dell’amnesia funziona, ma vorrei farti notare che il naufrago, pur non ricordando il proprio nome, si rivolge all’IA chiamandola Focus 🙂
    Ho altre due osservazioni che, come questa, classificherei nel genere “revisione di bozza”:
    – Nel primo capitolo l’unica luce è la spia rossa. Nel secondo anche questa si spegne, ma il naufrago rimuove un pannello alla sua destra. Io farei sapere al lettore che “qualcuno ha acceso la luce”, perché nel primo hai ben reso l’atmosfera buia e claustrofobica e noi la stiamo ancora “vivendo”, quindi a mio parere è giusto che ci dici che la situazione è cambiata (oppure che specifichi che il naufrago apre il pannello al buio 😉 ).
    – Sempre nel primo, il naufrago conosce addirittura che giorno è sulla Terra, e già questo, visto che stiamo parlando di viaggi interstellari, è quantomeno singolare, con tutti gli effetti relativistici che il tuo protagonista ha dovuto subire… senza contare che per definire un giorno sulla Terra devi anche indicare il meridiano… sì, lo so, sono noioso in modo quasi nauseante, ma è per farti riflettere su tutte le implicazioni che può avere, in un racconto di questo tipo, un’affermazione banalissima come questa. Oltre questo, il naufrago dice di provenire dalla Terra, mentre nel secondo capitolo dice di essere nato sulla nave bottiglia… non c’è stretta contraddizione, ma mi spinge a pormi domande 🙂
    Un’altra osservazione, questa molto più tecnica: scrivi che la capsula non è isolata acusticamente, di modo che si possa sentire, con i sensori fuori uso, il rumore dell’acqua esterno. Ma è una questione di proprietà dei materiali: se qualcosa conduce bene il rumore, conduce bene anche il calore e l’idea che una capsula spaziale non sia isolata termicamente non è verosimile. Puoi ritenere quest’osservazione inutile, un’inezia, qualcosa che forse può interessare uno sparuto manipolo di [email protected] come me. Avresti perfettamente ragione. Ma anche in questo caso, quello che mi preme comunicare è quanto sia impegnativo scrivere una fantascienza coerente; scrivi di luoghi e mondi inesplorati, devi farti un sacco di domande che i pennivendoli di altri generi più semplici neppure si sognano 😀
    Scherzo, naturalmente, tranne nel pretendere che la fantascienza sia considerata un genere “nobile”, affascinante e difficile come tutti gli altri. O forse anche di più 😀 😀
    Va be’, chiudo qui il papiro.
    Bravo e complimenti

    Ciao, a presto

    • Ciao e grazie mille per il commentoesaustivo! Ti rispondo punto per punto così ho l’occasione di chiarire un po’ di cosine 😀

      – quello che il naufrago ricordava prima del riassunto di FOCUS è la sua origine terrestre, ricordi resi più vividi dal fatto che, come ho già accennato, la Pike non è un’astronave fatta solo di corridoi e hangar grigi ma ospita alcuni ambienti artificialmente ricostruiti che hanno contribuito all’idea di provenire direttamente dalla Terra
      – si ricorda del nome della IA perchè la sua è un’amnesia dovuta all’incidente, un trauma che gli ha lasciato un’idea generale di chi sia e cosa faccia ma lo ha privato dei dettagli sul naufragio… ma non è tutto qui. Il non ricordare il suo nome, in base alle scelte che effettuerete, potrebbe diventare parte della trama portante o restare un dettaglio sullo sfondo. IO so perchè non lo ricorda e quale era il suo ruolo sulla nave, ma che lo scopra anche lui o anche voi dipende da dove lo porterà la sua rotta
      – che invece ricordi che sulla Terra è lunedì… è solo la classica battuta sul lunedì che è sopravvissuta secoli nel futuro e nello spazio, niente di più, in realtà non ha idea di che giorno sia 😀
      – per quanto riguarda luce rossa e pannello, lì è una questione di caratteri. Nella bozza specificavo che cercava il pannello tastando al buio e lo trovava al tatto, ma è stato piuttosto difficile stipare questo capitolo in 5000 battute e alla fine ho dovuto sacrificare mooolti dettagli. In questo caso ho semplicemente dato per scontato che il naufrago fosse ancora al buio e, siccome la capsula non è molto grande, lo abbia trovato senza troppe difficoltà
      – sull’isolamento della capsula: eh hai ragione, specialmente sulle tante domande che bisogna porsi quando si scrive di mondi fantastici, che è una cosa che mi diverte molto (ed è da questo che nasce questa storia). Pensa che Larry Nieven scrisse il secondo capitolo di Ringworld anche per rispondere a tutte le osservazioni tecniche che i lettori gli avevano fatto notare 😀 Io però sono molto più terra terra: scrivo fantasy e fantascienza anche perchè non saprei documentarmi accuratamente su tante cose del mondo reale, ragion per cui se ho bisogno di scrivere qualcosa di più tecnico cerco di pensare a soluzioni creative che abbiano un senso nella storia (come il fluido di mantenimento che può riparare i circuiti) ma che non mi richiedano di imparare technobabble o di prendere un dottorato in fisica dei materiali XD

      Comunque una volta completata la storia ho intenzione di pubblicarla per intero sul mio sito personale e farò tutti gli aggiustamenti del caso, quindi osservazioni come questa mi fanno solo piacere. Di cappellate però continuerete a trovarne ancora tante, mi sa 😛

  7. Gli farei scalare le pareti, sperando non siano troppo friabili. Una nave esploratrice intitolata al capitano Pike è sicuramente perfetta per esplorare pianeti e popoli sconosciuti. Anche se il teletrasporto di solito è più elegante dello spingere un portellone coi piedi. Ma con il veicolo in avaria si fa quel che si può 🙂

  8. Ciao Dapiz,
    be’ ora che siamo arrivati perchè andare via asubito? Io dico di esplorare, l’acqua c’è e si respira pure…
    Nel tuo secondo capitolo trovo spunti che mi fanno pensare ad altre avventure, l’Apollo 13, Mission to Mars, Passengeres… probabilmente, oltre che amante del genere su carta guardi anche parecchi film sull’argomento, ma è una mia ipotesi 🙂
    Comunque mi piace molto come sta andando, vorrei “vedere” altro del pianea, perciò aspetto il terzo.
    Alla prossima!

    • Hai ragione, guardo molta fantascienza, anche se per questo racconto nello specifico non mi sono ispirato a nulla di particolare… Forse un po’ a The Martian per via dell’atteggiamento del naufrago 🙂
      La mia idea è di restare sempre nei pressi del pianeta o comunque in questo sistema, vorrei che la storia raccontasse proprio della sopravvivenza in questo ambiente alieno, che ho già ideato in maniera abbastanza estesa. Però come e quanto lo esploreremo e partendo da dove dipende da voi 😀

  9. Ciao Dapiz,
    non credo di averti mai letto, almeno non con questo nick, ma sono felicissima di farlo ora.
    Ottimo incipit, divertente e curioso al tempo stesso. Vorrei tanto sapere cosa attende il naufrago sul nuovo (?) pianeta, se di pianeta si tratta… 🙂
    I consigli te li ha già dati Befana, ascoltala ne dà sempre di ottimi e utilissimi, io mi limito a farti i compimenti e a salutarti perciò alla prossima!

    • Grazie mille dei complimenti ;_; Difficilmente mi avrai letto, se non in un passato molto remoto e molto imbarazzante, questo sito l’ho scoperto da pochi giorni e mi sono iscritto proprio perchè non scrivevo da tanto e mi sembrava un buon modo di ricominciare 🙂

  10. Ciao, mi hai fatto molto ridere con le molte inquietudini e poche certezze, ma fondamentali (tipo, siamo lunedì ^^)
    Diciamo che tenta una riparazione, è così confuso che non so se oserà uscire subito in esplorazione.
    Mi permetto due consigli: usa le virgolette o il trattino per i dialoghi, invece di maggiore e minore; riduci un po’ il numero di aggettivi possessivi. Entrambe le cose ti daranno risparmiare caratteri, che qui sono spesso merce preziosa 🙂

    • Grazie dei consigli, mi sono iscritto qui anche per cercare di migliorare il mio stile quindi sono sicuramente ben accetti! In questa storia continuerò a usare <> per i dialoghi perchè non mi piace cambiare in corso d’opera, ma per la prossima ci provo 🙂

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