Storie di vita

arrivo in porto

LA STORIA

LA NAVE attraccò al porto all’alba e faceva già caldo. La manovra fu abbastanza veloce, i marinai si muovevano veloci sul ponte tra il sartiame e le vele. Avevano già posizionato la passerella alta mentre si apprestavano a quella più bassa per gli animali caricati nella stiva.

Il porto della città era ancora sonnolento, poche le navi in arrivo e ancora meno quelle in partenza. Dietro il porto si allargava la città bassa di Evergir. Circondata dalla alte mura di pietra bianca, cresceva sulla cresta rocciosa di quell’istmo all’insenatura del Mar Rosso. Alle sue spalle si stendevano le colline fino a crescere e diventare l alte montagne della Dorsale.

“Siamo arrivati, dunque”, lo scosse dai suoi pensieri la voce del Capitano della nave. Yve Montrak scese dal castello di poppa per raggiungerlo in mezzo al ponte dove lui era in attesa di poter sbarcare. Aveva calzato gli stivali, dopo il lungo periodo trascorso a piedi nudi, una camicia di stoffa senza bottoni, infilata in un paio di calzoni ampi chiusi in vita da un cinturone doppio. Se non fosse stato per la pancia e il viso segnato dagli elementi marini, poteva anche passare per uno spadaccino, vestito così. “Già. E’ stato un bel viaggio, ma davvero non vedevo l’ora di essere di nuovo sulla terre ferma!”, gli rispose lui. il Capitano gli sorrise di storto. Il suo passeggero aveva avuto bisogno di un paio di giorni per abituarsi al viaggio in nave, però ora si era perfettamente adattato, anzi era entrato in sintonia con i marinai e aveva preso parte ai lavori quotidiani. “Rientri a casa?”. “In un certo senso”. si strinsero le mani, quella callosa e spessa del Capitano e quella meno callosa e più nervosa dello spadaccino. “Allora buona fortuna, uomo!”. “Buona fortuna a te Capitano!”. Si assestò meglio in spalla la grande spada, che portava di traverso dietro la schiena, e la sacca con le sue poche cose. Salutò alcuni tra i marinai con cui aveva legato di più e scese la passerella traballante con una buona sicurezza. Una volta sul molo assaporò l’aria salmastra del porto e non troppo fragrante, ma anche la vista di una città e della terra ferma alle sue spalle. La stiva della nave si aprì sulla larga discesa alla terraferma. Il primo cavallo un po’ recalcitrante ad affrontare la passerella, venne condotto dai garzoni poi apparve Sunrik. Abdel sorrise divertito mentre i tre garzoni cercavano invano di tenerlo fermo. Sunrik aveva sentito l’odore della terra ferma e niente e nessuno sarebbe riuscito a frenarlo. “Lasciatelo non si getterà certo in acqua” disse loro attendendo a lato della discesa. I garzoni titubanti si guardarono l’un l’altro e poi lo lasciarono arretrando fino ai lati della passerella. Sunrik sbuffò con sguardo cattivo prima sui tre poi sul suo cavaliere che lo aveva trascinato fino all’altro capo del mondo su una nave. Lo raggiunse sul molo con passo solenne, scese sul molo e si concesse un ampio giro nitrendo ora soddisfatto. Si avvicinò al suo cavaliere, ma rimase comunque fuori portata del suo braccio. Tutti li attorno si fermarono a guardare la scena divertiti. “Va bene ho capito” gli mormorò a bassissima voce per farsi sentire solo da lui, “Non ci saranno altre navi, Sunrik. Ora possiamo avviarci?”. L’animale nitrì scuotendo la lunga testa. Si mise al suo fianco e senza bisogno di tenerlo per le redini i due si incamminarono verso l’uscita dai moli. Più in alto rispetto alle banchine di attracco, scorse la tremolante linea d’orizzonte sul vasto mare. Alcune nubi lontane nascondevano il primo dei due Soli gemelli. Presto anche il secondo sarebbe emerso e la temperatura sarebbe salita ancora notevolmente. Sunrik nitrì al suo fianco segnale che qualcuno si stava avvicinando. Adbel seguì la sua testa e vide l’ufficiale di dogana avvicinarsi. L’uomo indossava l’uniforme chiara, con stivali scuri accompagnato dal cinturone in cui era infilato il fodero di una spada e un randello sull’altro lato. La giubba era abbottonata per metà dai doppi bottoni, sotto non indossava altri indumenti, segno evidente che nonostante i suoi sforzi di apparire in ordine non sopportava bene il caldo di quel mese. “Signore” lo chiamò l’ufficiale facendo il saluto militare, “Se mi seguite sbrighiamo le formalità di sbarco”. “Volentieri” gli rispose Adbel. L’uomo lanciò una cauta occhiata alla spada che spuntava da dietro la sua schiena, poi si incamminò verso la dogana. Fece il gesto di legare Sunrik, ma il sauro si tirò indietro tutt’altro che contento, “Non ti allontanare!” gli ordinò Adbel. Davanti all’abbeveratoio l’animale si fiondò con il muso nell’acqua fresca. Adbel seguì l’ufficiale dentro. L’uomo sbuffò sbottonandosi un paio di bottoni dell’uniforme, “Avete fatto un buon viaggio?”. “Si, molto tranquillo anche troppo. Sono mancati anche i venti”. “Già, pure qui!” si confidò lui mettendo sul tavolo davanti a lui un foglio già intestato. “Significa semplicemente che non state introducendo roba di contrabbando, ne un carico di armi..” […]

burocrazia pure qui..

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5 Commenti

  1. Adoro i mondi così costruiti, diversi dal nostro ma non abbastanza da toglierti ogni appiglio. L’incipit a mio parere è semplicemente perfetto!
    Ho votato per leggere quanto hai già scritto liberamente, perchè credo che nessuna seconda stesura ti soddisferà mai come la prima.

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