Il ragazzo con la cravatta stretta

Dove eravamo rimasti?

Quale busta verrà inviata all’ufficio del personale? Dimissioni (68%)

Hippie

Erano settimane ormai che avevo lasciato il lavoro. Rimanere lì, dondolante, a osservare il cielo blu attraverso le fronde degli alberi, mi rilassava. Aveva un sapore primordiale. Su quell’amaca sgualcita, mi sentivo il signore delle mosche e meditavo sul senso degli eventi degli ultimi tempi: la fine brusca del mio rapporto lavorativo e la decisione di vivere per qualche tempo in un semi esilio, in una stretta vallata dell’arco alpino. Non ci avevo riflettuto a lungo, la proposta era stata tanto allettante quanto folle. Avrei trascorso i mesi seguenti in una struttura sportiva attrezzata come il miglior campeggio, dando una mano all’organizzazione. La gestione era efficiente e orde di turisti si avvicendavano per imbarcarsi nelle più disparate attività: rafting, canyoning, canoa, hydrospeed, birdwatching. Ogni mattina mi sarei occupato dell’apertura delle varie strutture, mentre la sera avrei dovuto sciacquare, pulire e ritirare tutte le attrezzature utilizzate durante la giornata. In cambio, vitto e alloggio gratuiti. Accettai senza riflettere. Quando giunsi sul posto, mi resi conto che la mia “sistemazione” per quei mesi era una canadese tra gli alberi a bordo fiume. I primi tempi furono infernali, ma dopo quindici giorni venni rapito da una comunione inaspettata con la natura. Dopo anni di lavoro forsennato e ridondante, i ritmi di quel luogo mi fecero dimenticare anni di frustrazioni e di ansie da prestazione. Dormivo le uniche ore di buio della notte e la mattina ero sveglio alle prime luci dell’alba, pronto a darmi da fare. Durante le mattinate davo una mano nel piccolo bar interno, preparando il caffè ai turisti. Nei pomeriggi mi rilassavo sull’amaca e scrivevo. Scrivevo continuamente in quel periodo. Mentre mi rilassavo, mentre stavo in tenda, mentre osservavo annoiato i turisti prendere il sole o giocare a carte nelle aree pic-nic. Avevo una storia da raccontare, un libro intrigante che mi permettesse di liberare la fantasia, ma ogni pensiero mancava di corpo e di sentimento. Ero single da anni ormai, l’amore, quello travolgente e catalizzatore di attenzioni, era un ricordo sbiadito. Quell’esilio forzato nella natura non mi avrebbe certamente aiutato a trovare l’anima gemella. Non mi radevo da un mese ormai e mi aggiravo per il grande prato come un invisibile. Capii che era giunto il momento di darmi una riassettata, quando una famiglia francese, intenta a grigliare delle bistecche, m’invitò al loro tavolo. Pensai che volessero fare quattro chiacchiere, così accettai di buon grado. Il loro fine invece era diverso. M’invitarono a mangiare con loro e il padre cercò di darmi dei soldi. Mi avevano scambiato per un barbone. Non mi offesi e mangiai la bistecca ma rifiutai i soldi, quelli non mi servivano. Anni di risparmi e una buona liquidazione, mi permettevano un certo respiro. Tranquillizzai quella famigliola felice e generosa, non ero un clochard, ero solo un uomo trascinato in una crisi d’identità alla ricerca del suo posto nel mondo. Quella sera mi rasai e mi recai in un piccolo negozio a comprare qualche maglietta nuova. Natalia, una delle istruttrici di rafting, aveva la macchina e mi accompagnò. Col passare del tempo avevamo iniziato a conoscerci. Era una ragazza simpatica e la sua storia mi affascinò. Lavorava quattro mesi all’anno per quella struttura tra le alpi piemontesi e sei mesi all’anno tra le rapide di un terrificante fiume cileno. Era una donna forte e mascolina, non proprio il mio genere, ma facevamo delle belle chiacchierate e tanto mi bastava. Era l’unico vero contatto con l’umanità, se escludiamo le sporadiche conversazioni “usa e getta” con qualche cliente simpatico. Natalia mi aveva fatto una proposta allettante che stavo ponderando da tempo. “Vieni con me in Cile, potrai lavorare nella struttura con me, due braccia in più fanno sempre comodo”, aveva esclamato sorridente. Le avevo detto che ci avrei pensato. Sapevo che nelle sue parole non c’era malizia, era sempre stata amichevole ma distaccata, ammiccante ma trattenuta. Forse mi riteneva un buon lavoratore, o semplicemente ero l’unico amico che aveva trovato lungo il suo cammino. Mentre guidava, la guardavo corrucciato ponderando una risposta alla domanda di qualche giorno prima: andare in Cile o restare in Italia? Avrei potuto anche rimandare la decisione ma quel momento di silenzio poteva essere perfetto per affrontare l’argomento.

Cosa dirà ora il protagonista?

  • Nulla. Perché rovinare un tranquillo viaggio con un argomento simile! (5%)
    5
  • ”Mi sembra una soluzione drastica, Natalia. Preferisco restare in Italia per il momento” (60%)
    60
  • “Ok, Natalia verrò con te in Cile” (35%)
    35
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36 Commenti

  1. Non sono d’ accordo nel pensare che le buone azioni devono per forza avere un costo…comunque mancano ancora quattro puntate e sarebbe troppo mieloso incontrare Angelica che sbatte i residui del caffé alla Cimbali, suspanciaci ancora un po’ con Mariuccia.

  2. Buongiorno Alberto e Buon Anno
    “Marco Gump” cerca Angelica per restituire il libro, d’altronde, l’ha detto lui di essersi stancato delle sue indecisioni; anche se… quasi per rimandare l’azione di cambiamento, ammette anche uno stimulo di tipo mistico – che può non arrivare mai – 🙂

  3. Quanta suspense…. Bravo! Ovviamente la curiosità è tanta ma raccontato così, poco alla volta, crea ancora più aspettativa, speriamo riesca a ritrovare Angelica o chissà cos’altro ti inventerai… Attendo il quinto, ti lascio immaginare cosa posso aver votato!

  4. Ciao Alberto,
    mi sono persa un capitolo, poco male: l’ho letto ora 🙂
    Mi è piaciuta la virata del secondo, un po’ meno la planata del terzo. Trovo che si sia saputo troppo di “capelli dorati” in poche righe, avrei preferito scoprirlo un po’ per volta e mi pare anche strano che una ragazza appena incontrata riveli tanto di sè a uno sconosciuto.
    Detto questo, ho votato per il biglietto della mamma.
    Alla prossima e Buon Natale!

  5. Ciao
    Sicuramente gli spazi che hai introdotto in questo episodio gli danno più respiro.
    Pare che il protagonista abbia avuto il “colpo di fulmine”. Ci hai dato tante informazioni, tutte insieme, sulla ragazza… secondo me, sarebbe stato più interessante scoprirle un po’ per volta, attraverso pensieri e azioni, altrimenti può sembrare un “elenco”, tipo lista della spesa 🙂
    Non ho capito bene questa frase “Mi guardarono titubanti, mentre capelli dorati, controllò la veridicità della mia affermazione.”, “capelli dorati” è la ragazza?
    al prossimo

  6. Buongiorno Alberto
    Il titolo del tuo racconto mi aveva incuriosito, così avevo letto il tuo ibreve ncipit senza commentare.
    Il secondo capitolo è interessante e scorre molto bene; frasi corte dentro un testo denso (andare a capo lo potrebbe alleggerire)
    Vediamo dove ci vuoi portare… ho votato Cile.

  7. Ciao Cappy, incipit che lascia aperte parecchie porte e spiragli sullo sviluppo… Credo che in quella lettera ci siano le dimissioni, così che il protagonista possa partire da zero, a “scrivere” una nuova vita, dove tutto è votato alla passione e alla libertà.

    Spero di essermi spiegato 🙂

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