Don’t open! Dead inside

Dove eravamo rimasti?

Da chi ripartiamo dal prossimo episodio? l'infermiera (50%)

Felicità è solo una parola

Ho le mani macchiate di sangue mentre un lungo bip suona nella sala operatoria. Il dottore scuote la testa e guarda l’orologio.

“Ora del decesso: 22.27” Sospira rassegnato. 

Tutti nella sala operatoria ci guardiamo.

Era la seconda persona della giornata che cercavamo di salvare dalla malattia. L’amputazione immediata dell’arto morso non funzionava e dovevamo praticare l’eutanasia. 

“Bisogna avvisare i parenti.” Il medico si lava le mani e mi guarda. 

Un’altra infermiera mi mette una mano sulla spalla e mi dice che glielo dirà lei.

Sono così stanca. 

Dieci minuti dopo cado a sedere sulla sedia dietro il bancone del pronto soccorso. 

“Ehi, ma il tuo turno non è finito un’ora fa?” mi chiede Giovanna. 

“Già.” mormoro. Fisso la porta a vetri, il cielo è scuro, nessuna luce.

Giovanna segue il mio sguardo e annuisce capendomi. Mi passa un blocco notes e ci disegna delle lineette. 

“Giochiamo all’impiccato?” Sorride. Rido e accetto. 

La prima parte della notte passa così. 

Stavo per scrivere una parolona che Giovanna non avrebbe mai indovinato quando la porta del pronto soccorso si spalanca. Tre individui con bandane sulla bocca e incappucciati irrompono. Due reggono il loro compagno ferito. Quello si tiene un fianco sanguinante. Quello di destra punta la pistola contro Giovanna.

“Chiama un cazzo di dottore.” Urla. La donna sbianca e non se lo fa ripetere due volte.

L’uomo fissa gli occhi verdi su di me. Io non so se guardarlo o se occuparmi del ferito.

“Sta perdendo tanto sangue, bisogna fare pressione sulla ferita.” Balbetto. Cautamente giro intorno al bancone. Faccio stendere il ragazzo sulle sedie della sala di attesa. Respira velocemente ed è completamente madido di sudore. Gli abbasso il cappuccio e la bandana. Avrà al massimo 17 anni. La felpa si è appiccicata alla ferita dove si è bagnata di sangue. C’è un solco abbastanza profondo. 

“L’ha preso una pallottola” L’uomo con la pistola mi fissa. 

“Prendimi le forbici, devo liberare la ferita.” Il suo compare corre al bancone e mi passa quello che mi ha chiesto.

“Non serve che mi punti la pistola addosso.” Le mani mi tremano dalla tensione. “Per favore, mi innervosisce.” L’uomo abbassa l’arma e io posso tornare a respirare. 

Lentamente taglio la felpa attorno alla ferita. Il tessuto rimane attaccato. Gli tolgo il resto cautamente mentre il ragazzo a modo suo mi aiuta. 

“Farà male, stringimi la spalla se vuoi che mi fermi. ” Il ragazzo annuisce. 

Faccio una cosa necessaria, con un colpo secco tolgo la stoffa dalla ferita. Le unghie del ragazzo si conficcano nella mia spalla, mentre lui piange. Adesso che riesco a vederla, la ferita non è grave. 

“Scusami.” Dico dispiaciuta. Aspettiamo il dottore pazientemente e intanto prendo il necessario per pulire la ferita. 

La pulisco tutta intorno.

“Come ti chiami?” L’uomo ha appoggiato la pistola e si è tolto il cappuccio.

“Samantha. ” Mormoro concentrata. “Tu?” 

” Cristian.” Fissa gli occhi verdi su di me.

“Ti stringerei la mano, ma…” Gli faccio vedere le mani insanguinate. Lui alza gli occhi al cielo e me ne stringe una. Ha  una stretta decisa e le mani calde.

“Com’è successo?” Chiedo indicando la ferita.

L’uomo dagli occhi verdi tiene fermo il ragazzo.

“Una sparatoria con una banda avversaria. Il novellino non si è reso conto di essere scoperto e gli hanno sparato. Menomale al fianco, qualche centimetro più in là e lo avremmo portato qui con la pallottola.” Si abbassa la bandana.

Ha un bel viso. Non sembra cattivo, ha solo gli occhi di chi ha sofferto.

“Siete cannibali?” Chiedo dubbiosa. 

“Secondo te l’avremmo portato qui se lo fossimo?” Ghigna indicando il ragazzo. 

Avvampo e torno a concentrarmi sulla ferita. Avere vicino un uomo dopo così tanto tempo mi mette a disagio.

Fascio la ferita al ragazzo che si è calmato un po’ e dorme.

“Perché il dottore ci mette tanto?” Chiede Cristian. 

“Aspetta.” Mi alzo e guardo attraverso l’oblò di vetro della porta che porta agli ambulatori. Raggelo. 

Ci sono dei corpi a terra. Dovevamo fare l’eutanasia ad un altro paziente. Mi guardo attorno e prendo la scopa e la incastro tra i maniglioni.

“Dobbiamo andarcene.” Dico allarmata.

Qualcosa sbatte violentemente contro la porta. Urlo e cado a terra.

Cristian spara all’infetto, rompendo l’oblò. La pallottola lo centra tra gli occhi.

“Andiamo.” L’uomo mi tira in piedi e mi porta con lui.

Scegliete

  • Occhi innocenti (0%)
    0
  • Fuga, ricordi e dolore (25%)
    25
  • Nella tana del trafficante (75%)
    75

Voti totali: 4

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9 Commenti

  1. Ciao Asja,
    un capitolo un po’… precipitoso 🙂
    La ferita viene curata in un attimo, e con l’uso di una sola pinza? Perchè non hanno trasportato il ferito in una delle sale emergenza? Dato che si trovano in un ospedale.
    Credo che questa frase ti sia sfuggita, forse non hai riletto: “Prendimi le forbici, devo liberare la ferita.” Il suo compare corre al bancone e mi passa quello che mi ha chiesto.” forse intendevi “che gli ho chiesto” ?
    Per il resto trovo che la storia fili liscia, ho votato per la tana del trafficante, a naso. Ci si rivede, alla prossima!

    • Ciao Allegra, mi dispiace che il ritmo del capitolo somigli al modo con cui l’ho scritto, cioè precipitosamente. Onestamente non conosco molto bene come è fatto un ospedale, nonostante da piccola fossi una bambina scalmanata non sono quasi mai finita in pronto soccorso se non per una frattura e sono anche un po’ contenta di questa ignoranza sugli ospedali ahahah. Comunque quell’errore mi è sfuggito, grazie mille. Spero che continuerai a seguire la mia storia, stammi bene!

  2. Ciao Asja,
    da amante di TWD (anche se dopo Rick, non è più la stessa cosa… ) non posso che apprezzare il tuo racconto. Hai reso bene la scena, l’unica perplessità è sul perchè Emma, avendo una pistola, non l’abbia usata contro l’infetto, anzichè spingergli addosso il cassonetto? Forse i tuoi “infetti” sono più veloci di quelli nella serie tv e non avrebbe fatto in tempo? Scusa, ma il paragone con “i vaganti” è inevitabile, almeno per me 😉
    Ho optato per l’infermiera e vediamo come va.
    Alla prossima!

    • Ciao! È sempre un piacere leggere i tuoi commenti. Ho scoperto che non si possono modificare gli episodi, ma terrò a mente le tue correzioni per il futuro.
      Comunque, forse avrei dovuto scriverlo, ma Emma era bloccata dalla paura, quindi non è riuscita ad usare la pistola.
      Contenta che ti sia piaciuto l’episodio.
      Asja
      P.s. Devo ancora finire twd😂

  3. Ciao Asja,
    Complimenti, per essere così giovane hai già una buona penna! L’idea di ambientare una storia sugli zombie (perché di zombie si tratta, o no?) in una città italiana, dà alla storia un tocco di originalità
    Non ho ben capito se la zona in cui i due si muovono é una zona protetta o no. Se lo fosse, perché la Rinascente é preda dell’edera?
    Ho notato un po’ di refusi: “punta il fucile puntato”; “Emma é sempre stata (oggetto) soggetto di molte attenzioni…”; “…alla recinzione sud, dove campa (?) un grosso buco.” ; “…spareranno a vista (a) chi cerca di scappare” .
    Mi fermo qui, scusa, non voglio essere pedante, solo non riesco a dormire e mi sono appassionata al tuo incipit 🙂.
    Ho votato per la cattura dell’infetto.
    Alla prossima!

    • Ciao cara!
      Grazie mille per le correzioni, adesso vedo come modificare. Ieri sera non ho ricontrollato ed ero talmente emozionata che ho pubblicato prima di poter pensare di aver scritto una schifezza 😂
      E non ti preoccupare accetto volentieri critiche e correzioni costruttive!
      Non immagini quanto mi abbia fatto piacere il tuo commento, spero tanto che continuerai a seguire il mio incipit.
      A presto!

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