Don’t open! Dead inside

Questa non è una favola

Emma accanto a me si rigira nel letto, mugolando dolcemente.

Non è paradossale come il sonno ci possa donare la pace di cui abbiamo bisogno, nonostante il mondo cada a pezzi? Attiro la ragazza contro di me e le stampo un bacio sulla fronte. Inspiro il suo profumo, borotalco come il sapone che ci fornisce l’esercito e la sua pelle. Spero sempre che non sia l’ultimo giorno. L’ultimo giorno per vivere, l’ultimo giorno per poterla amare. 

Emma si sveglia e mi guarda ancora assonnata. Da appena sveglia è sempre così innocente che a guardarla non diresti mai che è la donna più ricercata di Italia. Forse saranno gli occhioni azzurri a ingannare l’apparenza.

“Buongiorno.” mormora per poi ricadere con la testa contro il mio collo. Ci lascia un bacio, facendomi correre un brivido lungo la schiena.

Emma lo nota e mi guarda. Sorride dolcemente, le fossette le spuntano ai lati della bocca morbida e rosa. Faccio per baciarla, quando il suo cellulare suona.

Mi sporgo a guardare e leggo Nicolò. 

“Tieni.” le porgo il cellulare, incupendomi.

Mi vesto mentre lei parla a bassa voce. E’ preoccupata.

“… quattro infetti… ospedale… scappare” Sento qualche parola. 

I nostri sguardi si incrociano. Lei chiude la chiamata terribilmente seria.

“Andiamo, ti spiego strada facendo.”

I primi raggi del mattino accarezzano le cime delle case della vecchia Padova, la zona di sicurezza quarantacinque, inondandole di luce dorata. E’ l’anniversario del quattordicesimo anno dall’inizio del contagio. Da quando l’umanità è rimasta decimata, la natura cresce rigogliosa e indisturbata. Passiamo vicino alla Rinascente divorata dall’edera. Emma allora comincia a parlare.

“Ci sono stati dei casi di contagio all’ospedale. Per ora sono quattro gli infetti soppressi, ma non si sa ancora per quanto questa zona rimarrà sicura.” E’ diretta. “Dobbiamo scappare. Oggi. Ma se passiamo per la quarantena difficilmente ci faranno uscire. Hanno l’ordine di far bruciare la città nel caso il contagio prendesse anche questa zona, spareranno a vista chi cercherà di scappare.” 

Dalla sua espressione capisco che una soluzione c’è, ma che non le piace per niente.

“Nicolò…” Mi guarda cauta. “ha trovato un buco nella recinzione sud. C’è un’altra zona di sicurezza a mezza giornata di cammino verso sud, la zona trenta. Andremmo lì.” 

“Aspetta…” La blocco.

Le strade sono già pattugliate dai soldati. Uomini possenti con la testa rasata, il fucile imbracciato come a tenersi pronti per un attacco, la pistola nella fondina e la divisa mimetica. Camminano spavaldi.

“Non ti sembrano un po’ troppi?”

“Sono qui da tutta la notte.” Ci guardano, anzi, la guardano. Emma è sempre stata soggetto di molte attenzioni da parte degli uomini, ma questo non le ha mai fatto abbassare la testa. Adesso, invece, si muove a disagio verso di me. 

Quelle armi innervosivano anche me. Ci guardano sospettosi, alcuni con la sigaretta stretta tra le labbra, guadagnata probabilmente da qualche trafficante per una razione di cibo in più. 

“Ignorali. ” Emma mi tira il braccio.

Uno dei soldati si sistema il fucile, guardandomi con sfida.

“Lascia perdere.” Ringhia la ragazza. 

Ce ne andiamo, muovendoci verso la vecchia stazione dei treni.

“Non fare stronzate.” Mi riprende duramente. 

Arriviamo alla recinzione sud, dove campa un grosso buco.

“Sembra che sia stata tagliata, non mangiata.” Emma fissa un punto alle mie spalle. 

Il soldato che mi stava guardando prima è dietro di noi, punta il fucile puntato sulla ragazza.

“I civili non possono restare vicino alla recinzione.” esordisce autoritario. Gli occhi neri si fissano su di me con disprezzo.

“Per quello?” Indico la recinzione. “Questa zona sta solo aspettando di diventare un altro cimitero”

“La zona è sigillata. Il contagio verrà contenuto e soppresso.” Neanche lui è convinto di quello che dice. Ha l’aria stanca, di chi non dorme da molte ore. 

La sua radio gracchia qualcosa che non capisco. Il soldato si irrigidisce.

“Via. ” Ringhia facendomi un gesto con la testa.

“Non così in fretta, soldato.” Un ragazzo gli punta la pistola alla testa.

“Nicolò, non fare niente di avventato.” Emma si avvicina al soldato che ha abbassato il fucile. Glielo sfila di dosso e gli prende la pistola dalla fondina.

“C’è un infetto libero, non è vero?” Il ragazzo preme la canna della pistola contro la tempia del soldato. Quello annuisce affranto.

Il cuore mi pulsa nelle orecchie a ritmo del ringhio alle nostre spalle. Un infetto.

Come potrebbe andare a finire?

  • Catturare l'infetto. (33%)
    33
  • Affrontare l'infetto (33%)
    33
  • Scappare (33%)
    33
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9 Commenti

  1. Ciao Asja,
    un capitolo un po’… precipitoso 🙂
    La ferita viene curata in un attimo, e con l’uso di una sola pinza? Perchè non hanno trasportato il ferito in una delle sale emergenza? Dato che si trovano in un ospedale.
    Credo che questa frase ti sia sfuggita, forse non hai riletto: “Prendimi le forbici, devo liberare la ferita.” Il suo compare corre al bancone e mi passa quello che mi ha chiesto.” forse intendevi “che gli ho chiesto” ?
    Per il resto trovo che la storia fili liscia, ho votato per la tana del trafficante, a naso. Ci si rivede, alla prossima!

    • Ciao Allegra, mi dispiace che il ritmo del capitolo somigli al modo con cui l’ho scritto, cioè precipitosamente. Onestamente non conosco molto bene come è fatto un ospedale, nonostante da piccola fossi una bambina scalmanata non sono quasi mai finita in pronto soccorso se non per una frattura e sono anche un po’ contenta di questa ignoranza sugli ospedali ahahah. Comunque quell’errore mi è sfuggito, grazie mille. Spero che continuerai a seguire la mia storia, stammi bene!

  2. Ciao Asja,
    da amante di TWD (anche se dopo Rick, non è più la stessa cosa… ) non posso che apprezzare il tuo racconto. Hai reso bene la scena, l’unica perplessità è sul perchè Emma, avendo una pistola, non l’abbia usata contro l’infetto, anzichè spingergli addosso il cassonetto? Forse i tuoi “infetti” sono più veloci di quelli nella serie tv e non avrebbe fatto in tempo? Scusa, ma il paragone con “i vaganti” è inevitabile, almeno per me 😉
    Ho optato per l’infermiera e vediamo come va.
    Alla prossima!

    • Ciao! È sempre un piacere leggere i tuoi commenti. Ho scoperto che non si possono modificare gli episodi, ma terrò a mente le tue correzioni per il futuro.
      Comunque, forse avrei dovuto scriverlo, ma Emma era bloccata dalla paura, quindi non è riuscita ad usare la pistola.
      Contenta che ti sia piaciuto l’episodio.
      Asja
      P.s. Devo ancora finire twd😂

  3. Ciao Asja,
    Complimenti, per essere così giovane hai già una buona penna! L’idea di ambientare una storia sugli zombie (perché di zombie si tratta, o no?) in una città italiana, dà alla storia un tocco di originalità
    Non ho ben capito se la zona in cui i due si muovono é una zona protetta o no. Se lo fosse, perché la Rinascente é preda dell’edera?
    Ho notato un po’ di refusi: “punta il fucile puntato”; “Emma é sempre stata (oggetto) soggetto di molte attenzioni…”; “…alla recinzione sud, dove campa (?) un grosso buco.” ; “…spareranno a vista (a) chi cerca di scappare” .
    Mi fermo qui, scusa, non voglio essere pedante, solo non riesco a dormire e mi sono appassionata al tuo incipit 🙂.
    Ho votato per la cattura dell’infetto.
    Alla prossima!

    • Ciao cara!
      Grazie mille per le correzioni, adesso vedo come modificare. Ieri sera non ho ricontrollato ed ero talmente emozionata che ho pubblicato prima di poter pensare di aver scritto una schifezza 😂
      E non ti preoccupare accetto volentieri critiche e correzioni costruttive!
      Non immagini quanto mi abbia fatto piacere il tuo commento, spero tanto che continuerai a seguire il mio incipit.
      A presto!

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