Un bicchiere di farfalle

Dove eravamo rimasti?

La prossima storia tratterà L'uomo che scava dentro Assia (100%)

Perso e Perseo

Perseo odiava il suo nome più di ogni altra cosa.
Periva sotto il peso di quella figura eroica e coraggiosa,  gli colava addosso come un manto di asfalto caldo.
Non aveva niente di eroico ne di coraggioso il giovane Perseo.
Era un mucchio di ossa avviluppato dentro una pellicola diafana, maculata di lentiggini di varie dimensioni; i capelli ricci e rossi, l’acne che si portava dietro dai 14 anni e il peso dell’insofferenza sulle spalle.
Perso, così lo chiamavo a scuola, e cosi lo chiamano tutt’ora gli amici di una vita con cui il venerdì sera si trova al bar dopo il lavoro.
La cosa non lo aveva mai infastidito; anzi, in qualche strano modo lo preferiva al peso del suo nome.
Perseo era goffo al di fuori delle mura di casa sua, ma se lo si osservava intento nel dipingere enormi tele bianche, o mentre leggeva uno di quei suoi libri giallo ocra, usurati dal tempo e dalle passioni altrui, si poteva notare senza difficoltà tutta la magnificenza di quell’essere lunare.
Ma fuori, nel mondo, Perseo era solo Perso.
Aveva arredato casa sua come fosse il labirinto che aveva sempre sentito di avere dentro, e nel quale avrebbe voluto far perdere un amore, un giorno.
Era suddivisa in tanti micro spazi delimitati da pesanti tende in velluto rosso; lo spazio per leggere, con una breve ma altissima libreria in mogano accanto alla quale vi era appoggiata la scala per prendere i volumi più in alto, di fronte una scricchiolante sedia a dondolo di legno, su cui Perseo, da bambino, vedeva il padre ogni sera con lo sguardo incartapecorito. Seguiva poi lo spazio dove dipingeva, accanto alla grande vetrata vista muro che delimitava tutto il lato del loft da lui minuziosamente organizzato.
Dal lato opposto un enorme specchio, dove si connetteva con il sé privato distaccandolo dalla sua identità sociale, a volte per ore.
Accanto all’enorme specchio si trovava il formicaio domestico: stretto fra due vetri un mucchio di terra e stradine percorse da piccoli esseri, metafora calzante del mondo, davanti al quale Perseo si sentiva Dio.
Si sentiva Dio anche quando alzava il massimo il volume delle canzoni che più gli smuovevano la melma che si sentiva dentro.
Quel giorno torbido di Novembre si dimenava ascoltando ”Curami” dei CCCP
– Curami ! Curami! Prendimi in cura da te!
Urlava, rosso fra i capelli e sul corpo che si dimenava al centro del grande stanzone open space, l’unico spazio totalmente vuoto che Perseo chiamava Cosmo a rendere.
-Solo la terapia solo la terapia solo la terapia.

Io guardavo spesso Perseo vivere gli angoli ben organizzati della sua quotidianità attraverso quel residuo architettonico del palazzo; una piccolissima finestra la cui ignota funzione mi martoriava di curiosità.
Era leggermente in alto, dato che il mio appartamento era rialzato di un metro e mezzo rispetto all’open space di Perseo; ergo se pur avesse potuto essere un passaggio a due vie di osservazione, in realtà era solo un film senza fine che potevo guardare per ore.

Se una panoramica dall’alto avesse messo a confronto i due appartamenti sarebbe, senza soluzione, spiccata la loro complementarità, mentre Perseo aveva lasciato il Cosmo a rendere, io avevo concentrato tutto al centro dello stanzone, il materasso a terra, con qualche pianta secca ai lati, una dozzina di libri pieni di scritte, di tracce di rossetto e di cibo, canne spente in vasi vuoti, calzini spaiati mai più riaccoppiati e tutta la discografia dei Radiohead; l’unica cosa tenuta in religioso ordine in mezzo a quel concentrato di confusione.
I vestiti erano appesi al muro tappezzato di pomelli colorati, dall’altro lato si trovava una sedia piazzata di fronte alla finestrella.
Che poi io neanche l’avevo notata quando mi trasferii; era nascosta sotto un grande poster dei Verdena dei precedenti inquilini, e io li lo avevo lasciato data la mia proclamata passione per i fratelli Ferrari.
Ricordo ancora il giorno, il che è raro; tendo a dimenticare le date il più delle volte, ma quella la ricordo, il 12 Ottobre attratta da una canzone dei Beach House, vidi attraverso lo spioncino quell’angelo caduto fermo davanti alla porta.
Aveva i piedi nudi, rimasi a fissarli e mi ricordo che mi diffusero dentro un senso di stabilità, aveva le gambe tese e le braccia stese lungo il corpo, era alto e pallido, rimanemmo li un bel po’ a fissare entrambe l’ordine delle cose, ed io subito sentii che niente sarebbe stato più come prima.

ia a scrivere la tua storie…

Come si incontrano Perseo ed Assia

  • S'incontrano in un modo platonico, ma non ancora fisicamente. (67%)
    67
  • Mesi dopo al Godiva Bar (33%)
    33
  • Sul pianerottolo il 12 Ottobre (0%)
    0

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