The Box

Chiusi in una scatola

Nel buio in un silenzio surreale, ci fu un fruscio leggero seguito subito dopo da un mugugno.
Su di una parete si accese un timer digitale con i caratteri rossi indicante dieci minuti.

Nove minuti e cinquantanove secondi.

Una luce minuscola prese vita sotto il contatore e, con lentezza, iniziò a delineare i contorni di quel luogo oscuro.
Un secondo fruscio, più deciso.
«D-dove sono?» disse una voce maschile appena sussurrata.
Un altro rumore più distante, un lamento più delicato.
«C’è nessuno? Chi è là?»

Nove minuti e venticinque secondi.

Un’ombra accennata emerse dal pavimento: l’uomo si era alzato in piedi.
«C’è qualcuno?» chiese una voce femminile, confusa.
«Ci sono io» rispose l’uomo muovendosi a passi cauti verso la direzione di quel suono.
«Perché non c’è luce?»
«Non ne ho idea. Mi sono appena svegliato. C’è solo un timer che gira al contrario.»
La donna lo aveva notato: «Nove minuti? Perché c’è un contatore?»
Tentò di alzarsi mentre la luce si faceva un po’ più viva; sembrava che con il passare del tempo diventasse mano a mano più luminosa.
Gli occhi si stavano adattando all’ambiente e le due figure riuscivano appena a vedere i loro profili.
La stanza non doveva essere molto grande, forse quadrata.
«Mi chiamo Nolan» disse l’uomo a pochi passi dalla donna.
«Io sono Sarah.»
«Non ricordo molto, prima di qui, intendo. Ero a casa e stavo leggendo.»
«Nemmeno io. Avevo finito di preparare la cena per i miei figli.» Fece una pausa. «Inizio ad avere l’ansia. Non sopporto i luoghi chiusi. E quel conteggio non aiuta. Voglio uscire di qui, cazzo! Fatemi uscire!»
«Calma, Sarah, calma! Troveremo un modo. Non farti prendere dal panico.»
«Otto minuti, non si ferma, l’hai visto?» la voce le tremava.
La luce s’irraggiò ancora e le ombre lasciarono spazio a dei colori più scuri.
Nolan doveva essere un signore di mezza età. La stanza era vuota, ora che si potevano notare tutti e quattro gli angoli; non era molto ampia, cinque metri per lato, sei al massimo. Una porticina nella parete opposta catturò l’attenzione delle due figure. Sarah percorse il breve tratto buttandosi addosso. Cercò una maniglia, ma non la trovò. Spinse, batté i pugni contro il metallo, ma quella porta non si apriva.
«C’è qualcuno là fuori? Aprite, vi prego. Aiuto!»
Nolan la raggiunse, la prese per le spalle con decisione e la spostò. Le sue mani erano ancora ferme sopra di lei.
«Tranquilla, non agitarti.»
«Come puoi stare così calmo? Sei d’accordo con loro? Sei uno di loro? Lasciami!» urlò divincolandosi e arretrò di un paio di passi.
Le giunse una fitta alla testa e si portò la mano alla fronte per contenere quel dolore.
«Inizia a mancarmi l’aria… mi fa male la testa.»
L’uomo, di contro, stava sudando.
«Voglio uscire pure io da questa dannata stanza.»
Nolan si sforzava di rimanere calmo. Sbottonò un bottone della camicia e arrotolò le maniche fino ai gomiti.

Sette minuti e trentadue secondi.

«Cosa facciamo?» chiese Sarah.
La luce era sempre più viva e a breve avrebbero potuto vedersi meglio. Nolan si abbassò all’altezza della porta; in piedi gli sarebbe arrivata alla vita.
«Sembra la porta del Bianconiglio» azzardò una risata.
«Come?»
«È così piccola che sembra la porta del coniglio di Alice, l’hai mai letto? O hai visto il cartone?»
«Sì che lo conosco. Non capisco cosa ci sia di così divertente.»
«Nulla, era una considerazione.»
Sarah sbuffò e iniziò a camminare attorno la stanza mentre Nolan continuava a tastare la porta alla ricerca di qualcosa. Sarah osservò l’uomo ora che lo poteva scorgere meglio, con la sua barba folta e grigia, la camicia chiara nei pantaloni. Si guardò attorno, tastò vari punti della parete vicina sperando di trovare un pulsante.
«Qui non c’è niente» disse lei.
«Nemmeno qua. Sembra una porta chiusa dall’esterno, o a comando. Non ci sono fessure o maniglie.»

Sei minuti e quindici secondi.

«Forse dobbiamo attendere» disse lui.
«Attendere?»
Entrambi i volti si voltarono a guardarsi negli occhi, per la prima volta. Erano due perfetti sconosciuti. Sarah non era giovane, forse aveva qualche anno in meno di lui e nascondeva bene le imperfezioni del viso sotto un trucco leggero. Aveva gli occhi chiari, e le labbra carnose. Nolan la stava fissando con interesse, colpito da qualcosa del suo viso che lo attirava.
«Non credo che ci siamo mai visti prima d’ora» disse lui.
«Affatto.» Sarah volse lo sguardo altrove, imbarazzata.
Nolan si curvò mettendosi a gattoni. «Sali» le disse.
Sarah lo guardò esterrefatta, con gli occhi spalancati dalla sorpresa. «Ti pare il momento di giocare?»
«Non voglio giocare, voglio uscire da qui proprio come te. Sali sulla mia schiena. Avanti!»
Sbottò le ultime parole come infastidito. Gli dava fastidio la sua diffidenza, seppur comprensibile. Sarah si levò le scarpe con il tacco, le appoggiò con cura a terra e, rimasta in calze, poggiò prima un piede e poi l’altro sopra la schiena dell’uomo aiutandosi con le mani al muro.
«Scusa, non sono leggera.»
«Per cortesia… controlla il timer e la luce. Dimmi se noti qualcosa di anomalo.»

Cinque minuti.

A cinque minuti dall'ignoto, come affronteranno la situazione?

  • I rapporti tra i due si faranno più tesi (25%)
    25
  • L'istintualità di Sarah la aiuterà a fuggire (50%)
    50
  • La calma di Nolan sarà la sua salvezza (25%)
    25

Voti totali: 4

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3 Commenti

  1. Ciao Sindaco,
    questo inicipit mi ricorda un po’ Cube e un po’ Saw. Ho votato per l’istinto di Sarah e vediamo che succede nel secondo episodio.
    A un certo punto la ragazza chiede all’uomo: “sei uno di loro?” loro chi? mi sono chiesta. Si sono appena svegliati, in una stanza buia, e lei ha realizzato di essere stata rapita da loro… come se sapesse qualcosa di cui nè io nè tantomeno il povero Nolan siamo a conoscenza, o no? Sono solo considerazioni, fanne ciò che vuoi. 🙂
    Intanto ti saluto e alla prossima!

    • Ciao keziarica e grazie per essere passata. Cube non l’ho visto, mentre Saw ho guardato solo il primo e ammetto che è molto simile seppur l’intento è che prenda un risvolto diverso.
      Sulla tua considerazione ho avuto gli stessi dubbi e fino all’ultimo ero incerto se lasciare o trovare un’altra frase. Però è anche vero che loro due, lì dentro, devono esserci finiti in qualche modo, messi da qualcuno. Sarah deve scegliere se fidarsi o meno di Nolan. E lo stesso vale per lui.
      È la prima esperienza qui e il fatto di stare dentro tot caratteri e non poter fare post editing è piuttosto difficile. Però le sfide mi piacciono e accetto tutti i commenti come spunto di riflessione 😉

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