Mostro

Dove eravamo rimasti?

Quando mi giro verso di lei, mi accorgo che la bambina mi fissa. Poi mi tende la mano, come fanno i bambini piccoli verso le persone di cui si fidano. (43%)

Villa d’Olivo

Lei mi guarda. Mi fissa mentre ancora sto appoggiata con una mano al tronco e ricambio dubbiosa il suo sguardo.

Credo che dovrei fare qualcosa, tipo chiederle come si chiama, in modo da smetterla di chiamarla, bambina o mocciosa… ma mi sembra un impegno troppo importante da prendere.

Poi, interrompendo i miei incongruenti pensieri, vedo che alza una mano e me la porge, aspettando che la prenda.

– Ah… – mormoro perplessa, guardando la sua offerta con sospetto. Anche prenderla per mano mi sembra, decisamente, un gesto troppo intimo. Ma lei se ne sta lì, con ‘sta manina alzata e l’espressione un po’ impaziente di chi non capisce cosa stia aspettando.

Obbiettivamente… come darle torto.

Così alzo piano la mia. Sfioro le dita sporche e queste si stringono con sicurezza intorno alle mie.

Stranamente, non è spiacevole.

– Sei fredda! – esclama lei, allegramente.

– Sei calda… – mormoro io contemporaneamente. La simultaneità è tale che ci scambiamo un sorriso istintivo.

Mi raddrizzo, lasciando finalmente che l’altra mano scivoli via dalla corteccia rassicurante, e torno seria.

Mi guardo intorno. Cercando di raccapezzarmi attingo agli ultimi ricordi di “allora”.

Mi ero inoltrata nel parco, correndo alla disperata. Ma il piccolo boschetto ben curato di allora, è stato lasciato andare fino a diventare questo bosco selvaggio.

Credo che potrei essere arrivata da quella direzione, proprio di fronte a me, per cui propendo per quella.

– Ok, andiamo – ripeto, forse per la seconda o terza volta, e finalmente ci incamminiamo.

La punta delle ali, chiuse dietro alla schiena, striscia a terra.

Non fa male, ma è strano.

Mi chiedo se si rovineranno… non ho mai camminato con le ali. E neppure volato, se è per questo.

Per un po’ procediamo senza dir nulla. Ho l’impressione che stiamo facendo troppa strada, per cui è probabile che abbia sbagliato direzione, ma poi iniziano le domande ad interrompere i miei dubbi.

– Non hai freddo? – Chiede la piccola. Era un po’ che lanciava occhiate, scoprendo che sotto le ali la pelle era completamente esposta.

– Un po’ – ammetto, rendendomi conto che è vero. Inizio a sentire anche le foglie e le punte fastidiose dei rametti secchi e delle pietruzze che calpesto.

Fanno anche un po’ male.

– E perché non ti vesti? – L’ovvia domanda che ne consegue e, per me, l’altrettanto ovvia risposta: – Ero vestita quando sono arrivata. Un vestito elegante… da cerimonia. – Aggiungo, quasi a giustificarmi.

Lei tace, ma si vede che non è soddisfatta e, difatti, torna alla carica: – Lungo e con la schiena scoperta? Perché sennò le ali non ci stanno…

Sorrido fra me. Sta cercando di immaginare il vestito che indossavo e per accontentarla sto per descriverglielo… ma poi la consapevolezza dell’occasione per cui l’avevo scelto mi ripiomba addosso.

– Non c’erano le ali – taglio corto, più brusca di quanto avrei voluto.

Lei torna zitta e ci resta per più tempo di quanto il mio ottimismo inesistente avesse previsto.

La tengo per mano e camminiamo, ognuna immersa nel suo silenzio. Il suo, immagino, carico di domande e curiosità, il mio più tranquillo e solitario.

Non sono preparata al movimento brusco con cui divincola la mano, né, tanto meno, allo strillo che l’accompagna.

– Eccolo! Ecco il castello!!!

– Cosa? Aspetta! – istintivo è stato cercare di riacchiapparla, seppure non ne avrei motivo. Così come è istintivo cercare di raggiungerla… ma lei si muove così veloce ed agile e io sono lenta ed instabile, con i piedi che fanno male per aver camminato scalza nel bosco. Faccio fatica ad appoggiarli.

– Aspetta! – la chiamo di nuovo. Non vedo nessun castello, fra l’altro. C’è solo un muretto di pietra dietro cui altri rami spogli fanno capolino.

Nel muro si apre un arco piuttosto ampio ed è lì che la bambina si è infilata a tutta velocità.

Io mi fermo. Guardo l’arco, il muro di recinzione… e lo riconosco. So cosa c’è dietro.

– Non è un castello: è Villa d’Olivo.

Ma non c’è nessuno a cui fare le mie rimostranze.

...

  • Mi riscuoto. -Aspettami! - La chiamo di nuovo, zoppicando verso l’arco di pietra. (13%)
    13
  • Non ho intenzione di entrare. C’è troppo dolore lì dentro. (38%)
    38
  • Ricordo quel giorno… come potrei dimenticarlo? Era il giorno del matrimonio del mio migliore amico. (50%)
    50

Voti totali: 8

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41 Commenti

  1. Ciao Fulella,
    la passeggiata nel bosco ha rivelato qualcosina in più… c’era un bel vestito, tanto tempo prima, i piedi nudi non sono abituati a camminare e subito neanche percepiscono le asperità del percorso, poi però cominciano a dolere. Le ali non c’erano e, come raccontato in principio, la pelle è simile a carta carbone. Chi è davvero questa creatura? Sono davvero curiosa e trovo il tuo modo di raccontare molto coinvolgente, sono curiosa di sapere di più su Villa d’Olivo, tuttavia voto per l’esitazione e il rifiuto a entrare, per ora… 🙂
    Aspetto il nuovo e ti auguro una buona serata.
    Alla prossima!

    • Per soft intendi “necessita del supporto di un caffè”? XD
      Probabilmente pochi avvenimenti (che non necessitano di 10 capitoli!), che il mio stile troppo introspettivo non aiuta.
      p.s. Temo che il tuo voto non sia rimasto registrato.

      • Ciao, ieri il sito ha avuto problemi con l’ hosting – immagino di connessione al server- per cui, ho dovuto cliccare più volte per far partire il commento.
        Ma nel tuo caso, il voto a me risulta inviato regolarmente.
        Per soft intendo, leggero. Si esatto con pochi spunti, probabilmente dovuti anche ad alcune domande riflessive della protagonista della storia.
        Ma non voleva essere una critica.
        Certo non sei la Startari con l’eccesso opposto, nel senso di troppa azione. (che a me non piace)
        Ad ogni modo, massimo rispetto per il tuo stile.
        Ciao

  2. Buongiorno Fulella
    Non so dove ci vuoi portare ma c’è un inizio intrigante, quasi indefinito.
    Curioso il “tirarsi attorno un foglio di carta carbone” anzichè la leggera e più usata carta velina…
    Nella frase “Devo aggrapparmi al tronco vicino per aiutarmi a sollevarmi e, quando sono in piedi, sento la stabilità vacillare.” forse poteva scorrere meglio così: “Mi sollevo con l’aiuto del tronco vicino, mi ci aggrappo…”
    La bimba si mette a correre.

  3. Salve fulella, premetto che non amo il genere fantasy. Pertanto cercherò di essere schietto. Leggendo il tuo racconto lo trovato molto avvolgente, piacevole da leggere, almeno fin qui. Senza sforzarsi di ricordarsi persone e personaggi strani, gnomi e gnometti vari 🙂
    Interessanti e forse inconsueti le domande poste nel secondo capitolo, penso sia una caratteristica del personaggio.
    Complimenti
    Ok voto per corsa della bambina, e seguo.

    ps.- Non è necessario che ricambi la visita.

    pss. nemmeno io sono uno scrittore, e non mi sento di giustificare un bel niente.

    • Per educazione ricambio sempre una visita… e, in ogni caso, avevo già cominciato a leggere il tuo racconto XD
      La presentazione è rimasta dal racconto precedente, dove secondo me le scuse erano invece necessarie. A metà percorso mi ero accorta di aver toccato un argomento molto delicato senza la giusta documentazione ^_^

  4. Le tende la mano.
    Lo scambio tra le due è molto bello, soprattutto il “non ti faccio paura?” e le reazioni della bimba.
    Per l’impaginazione, se metti le didascalie legate ai dialoghi (“si limita a rispondere”, “acconsento”…) dovresti metterle subito dopo il dialogo, chiudendo la lineetta e con la virgola, non a capo. Si va a capo tra il dialogo e l’azione solo se non c’è connessione tra i due. (Mi hanno tanto fatto la lezione che ora la ripeto).
    Sempre intrigante questo “mostro” che non soffre più abbastanza da disinteressarsi a ciò che le sta intorno. E poi c’è il castello…

  5. Ciao Fulella,
    a parte la frase: “Possibile che non se ne sia accorta?! Possibile che non mi abbia guardato, prima di mettersi a parlare con me, questa sciocca mocciosetta?!” a cui avrei tolto i punti esclamativi e la parola “mocciosetta”, trovo questo capitolo molto ben scritto. Interessante l’evolversi del discorso, non è andato troppo avanti, non è successo molto nel mentre, eppure hai saputo intrattenermi fino alla fine, perciò brava.
    Ho votato per presa per mano, e speriamo che la piccola ritrovi la strada di casa.
    Alla prossima!

  6. Ciao Fulella,
    sono tornata a renderti il favore.
    Bello l’incipit, intimo. Mi fa pensare ai pensieri di una statua, immobile da cento e più anni. Mi piace lo stile intimistico che hai scelto, un po’ meno la frase: …”una bimbetta che sembra uscita da una cartolina, con le guancette paffute, le treccioline bionde e tanto di guancette sporche di terra e lacrime.” bimbetta, guancette, treccioline e ancora guancette… troppi vezzeggaitivi tutti insieme 🙂
    Vediamo come procede la storia io, intanto, voto per il dialogo, visto che la immagino immobile…
    Alla prossima!

  7. Parlare con lei.
    Non sono una gran lettrice di fantasy, ma questo tuo incipit è molto intrigante. Cosa ci fanno in questo crepaccio? e perché “ci si sono messe da sé”?
    Ti faccio solo una piccola osservazione, ma perché l’hanno fatto notare a me un sacco di volte e ormai mi è venuto il riflesso naturale di farci caso. In questo passaggio: ” la schiena curva, piegata su se stessa al punto che la colonna vertebrale preme sulla pelle nera come inchiostro. Le ali coriacee, dello stesso colore, avvolgono il tutto in un bozzolo stretto.”, è poco naturale che la creatura descriva il proprio colore: è evidente che lo fa solo per farlo sapere al lettore, il che lo rende un po’ forzato. Invece di inserire il colore in questo paragrafo, avresti potuto metterlo nel passaggio successivo: “Come diavolo le è venuto di chiedere a me? In questa posizione e con il mio colore nero, sono praticamente una pietra su questa terra.”: in questo modo comunicheresti comunque l’informazione ma in modo più naturale, poiché qui citare il colore ha un senso nella narrazione. Spero di non averti troppo scocciato, non era mia intenzione.
    Ciao e a presto con il tuo “mostro”

    • Avevo letto “scioccato” e ci ero rimasta un po’… perchè non mi sentivo poi così toccata dall’appunto ahah!
      Ovviamente ha senso: in prima persona il personaggio non dovrebbe descriversi affatto. E’ un difetto che mi è rimasto dai giochi di narrazione, dove comunque una descrizione la si infila sempre.

  8. Ciao Fulella, interessante il tuo incipit, mi ha agganciato come si suol dire.
    Il genere Fantasy mi piace e quindi seguirò la tua storia, sono tante le domande che mi sono posto per cui attenderò le risposte man mano che il racconto prenderà forma.
    Voto per un dialogo utile ad entrambe.
    A presto e buon viaggio!

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