Mostro

Dove eravamo rimasti?

I bambini non mi sono mai piaciuti, figurarsi quando si mettono a far gli indovinelli! Cosa dovrei fare? Parlare con lei. Dopotutto non ho idea di dove sia la strada. (100%)

Ali di carta

Non so cosa dire.

La tentazione di mandarla a stendere è tanta, ma tentenno.

Non sono sicura di riuscire a tornare alla mia posizione di inattiva inesistenza… non sono sicura di riuscire ancora una volta a fuggire da questa terra. Il dolore, ormai, è più per me che per quanto mi ha trasformata in questa creatura patetica, che se ne sta a far niente da… quanto? Non saprei dirlo.

Cerco di stringermi nuovamente nel mio bozzolo.

Quasi con allarme è la piccola a parlare, spaventata dall’essere lasciata di nuovo sola.

– Voglio dire… ci sono venuta da sola, ecco. Volevo vedere il castello infestato.

Il… che?

Come dicevo, non sono più così addolorata da riuscire a non interessarmi alla vita.

Alzo nuovamente la testa, incuriosita. Se non mi sono spostata durante il “sonno” e se non l’hanno costruito da allora, in questa zona castelli non ce ne sono mai stati.

Mi guardo intorno. Deve essere pieno giorno, anche se non saprei dire l’ora. Vedo il cielo lattiginoso e chiaro attraverso i rami quasi completamente spogli sopra di me. Il bosco attorno, più selvaggio di come lo ricordavo, è fitto. Rovi crescono dove avrebbe dovuto esserci il sentiero.

Mi volto a cercare il tronco presso cui avevo cercato riparo… quello è ancora lì. O, almeno, c’è un tronco dietro di me.

Torno a guardare la mia piccola compagna di solitudine.

– E lo hai trovato?

Domando con fare discorsivo.

Lei scuote la testa.

– Credo di essermi persa… cioè… certamente mi sono persa.

Si corregge velocemente, lanciandomi un’occhiata allarmata.

Inizio ad avere freddo, il che è stranamente consolante. Mi stringo di più le braccia intorno alle ginocchia, rannicchiandomi per bene a conservare un po’ del calore che non emano. Cerco di ripararmi con le ali ed è un po’ come tirarsi attorno un foglio di carta carbone.

La bambina le guarda.

– Hai paura?

Non che mi interessi davvero: è giuso che sia così… e comunque è lei ad avermi importunata!

– Di non tornare a casa? Un po’.

Ammette lei. Gli tornano i lucciconi agli occhi, ma non ci bado: non era questo che chiedevo.

– Di me.

Specifico quindi, scandendo bene. La bimba sembra sorpresa.

– No…

Mi adombro, stizzita. Raddrizzo la schiena e allargo un po’ di più le ali con un rumore di carta stropicciata, perché mi veda meglio. Devo farle paura… perché così che deve essere.

– Non vedi che sono un mostro?

Possibile che non se ne sia accorta?! Possibile che non mi abbia guardato, prima di mettersi a parlare con me, questa sciocca mocciosetta?!

La bambina sembra tutto fuorché preoccupata. Mi guarda, mi studia per bene, cercando con impegno di darmi ragione ma alla fine scuote la testa.

– Sei un po’ troppo secca e hai un colore strano, ma non sei un mostro.

Replica, senza convincermi.

– Le ali?

Rincaro quindi.

Si stringe nelle spalle.

– Ti mancano le piume, ma… vabbè.

Concede magnanima, poi senza preavviso si sporge in avanti, congiungendo le mani ad un palmo dal mio naso.

– Mi aiuti a trovare la strada? Ti prego!

Mi tiro indietro di scatto. Forse pensava che blandendomi sarei stata più disposta ad aiutarla.

– Non so dove sia.

Le spiego, stringendomi di nuovo nel mio bozzolo.

– Ti prego!

Si limita a ripetere lei, portando le mani giunte ancora più vicine a me.

Cosa dovrei fare? L’incoscienza è ormai troppo lontana. Mi guardo intorno ancora una volta.

So all’incirca dove siamo e, anche se non credo che saprei riportarla a casa, posso almeno accompagnarla fuori dal bosco.

Di certo qui non può restare.

– Va bene

Acconsento insicura.

Lei si alza lesta, strillando un sonoro grazie come se già si vedesse in salvo, io mi accorgo di non sapere bene come fare, ad alzarmi.

Poso a terra una gamba e provo a spingermi sull’altra. Devo aggrapparmi al tronco vicino per aiutarmi a sollevarmi e, quando sono in piedi, sento la stabilità vacillare. Mi tengo ancora appoggiata all’albero, aspettando che l’equilibrio torni.

Pian piano mi sento più sicura.

– Va bene. Andiamo.

Quando mi giro verso di lei, mi accorgo che la bambina mi fissa.

  • Poi si gira iniziando a correre verso una direzione che a me sembra totalmente a caso. (43%)
    43
  • Poi mi tende la mano, come fanno i bambini piccoli verso le persone di cui si fidano. (43%)
    43
  • - Perché sei tutta nuda? - Chiede di punto in bianco. (14%)
    14

Voti totali: 7

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26 Commenti

  1. Buongiorno Fulella
    Non so dove ci vuoi portare ma c’è un inizio intrigante, quasi indefinito.
    Curioso il “tirarsi attorno un foglio di carta carbone” anzichè la leggera e più usata carta velina…
    Nella frase “Devo aggrapparmi al tronco vicino per aiutarmi a sollevarmi e, quando sono in piedi, sento la stabilità vacillare.” forse poteva scorrere meglio così: “Mi sollevo con l’aiuto del tronco vicino, mi ci aggrappo…”
    La bimba si mette a correre.

  2. Salve fulella, premetto che non amo il genere fantasy. Pertanto cercherò di essere schietto. Leggendo il tuo racconto lo trovato molto avvolgente, piacevole da leggere, almeno fin qui. Senza sforzarsi di ricordarsi persone e personaggi strani, gnomi e gnometti vari 🙂
    Interessanti e forse inconsueti le domande poste nel secondo capitolo, penso sia una caratteristica del personaggio.
    Complimenti
    Ok voto per corsa della bambina, e seguo.

    ps.- Non è necessario che ricambi la visita.

    pss. nemmeno io sono uno scrittore, e non mi sento di giustificare un bel niente.

    • Per educazione ricambio sempre una visita… e, in ogni caso, avevo già cominciato a leggere il tuo racconto XD
      La presentazione è rimasta dal racconto precedente, dove secondo me le scuse erano invece necessarie. A metà percorso mi ero accorta di aver toccato un argomento molto delicato senza la giusta documentazione ^_^

  3. Le tende la mano.
    Lo scambio tra le due è molto bello, soprattutto il “non ti faccio paura?” e le reazioni della bimba.
    Per l’impaginazione, se metti le didascalie legate ai dialoghi (“si limita a rispondere”, “acconsento”…) dovresti metterle subito dopo il dialogo, chiudendo la lineetta e con la virgola, non a capo. Si va a capo tra il dialogo e l’azione solo se non c’è connessione tra i due. (Mi hanno tanto fatto la lezione che ora la ripeto).
    Sempre intrigante questo “mostro” che non soffre più abbastanza da disinteressarsi a ciò che le sta intorno. E poi c’è il castello…

  4. Ciao Fulella,
    a parte la frase: “Possibile che non se ne sia accorta?! Possibile che non mi abbia guardato, prima di mettersi a parlare con me, questa sciocca mocciosetta?!” a cui avrei tolto i punti esclamativi e la parola “mocciosetta”, trovo questo capitolo molto ben scritto. Interessante l’evolversi del discorso, non è andato troppo avanti, non è successo molto nel mentre, eppure hai saputo intrattenermi fino alla fine, perciò brava.
    Ho votato per presa per mano, e speriamo che la piccola ritrovi la strada di casa.
    Alla prossima!

  5. Ciao Fulella,
    sono tornata a renderti il favore.
    Bello l’incipit, intimo. Mi fa pensare ai pensieri di una statua, immobile da cento e più anni. Mi piace lo stile intimistico che hai scelto, un po’ meno la frase: …”una bimbetta che sembra uscita da una cartolina, con le guancette paffute, le treccioline bionde e tanto di guancette sporche di terra e lacrime.” bimbetta, guancette, treccioline e ancora guancette… troppi vezzeggaitivi tutti insieme 🙂
    Vediamo come procede la storia io, intanto, voto per il dialogo, visto che la immagino immobile…
    Alla prossima!

  6. Parlare con lei.
    Non sono una gran lettrice di fantasy, ma questo tuo incipit è molto intrigante. Cosa ci fanno in questo crepaccio? e perché “ci si sono messe da sé”?
    Ti faccio solo una piccola osservazione, ma perché l’hanno fatto notare a me un sacco di volte e ormai mi è venuto il riflesso naturale di farci caso. In questo passaggio: ” la schiena curva, piegata su se stessa al punto che la colonna vertebrale preme sulla pelle nera come inchiostro. Le ali coriacee, dello stesso colore, avvolgono il tutto in un bozzolo stretto.”, è poco naturale che la creatura descriva il proprio colore: è evidente che lo fa solo per farlo sapere al lettore, il che lo rende un po’ forzato. Invece di inserire il colore in questo paragrafo, avresti potuto metterlo nel passaggio successivo: “Come diavolo le è venuto di chiedere a me? In questa posizione e con il mio colore nero, sono praticamente una pietra su questa terra.”: in questo modo comunicheresti comunque l’informazione ma in modo più naturale, poiché qui citare il colore ha un senso nella narrazione. Spero di non averti troppo scocciato, non era mia intenzione.
    Ciao e a presto con il tuo “mostro”

    • Avevo letto “scioccato” e ci ero rimasta un po’… perchè non mi sentivo poi così toccata dall’appunto ahah!
      Ovviamente ha senso: in prima persona il personaggio non dovrebbe descriversi affatto. E’ un difetto che mi è rimasto dai giochi di narrazione, dove comunque una descrizione la si infila sempre.

  7. Ciao Fulella, interessante il tuo incipit, mi ha agganciato come si suol dire.
    Il genere Fantasy mi piace e quindi seguirò la tua storia, sono tante le domande che mi sono posto per cui attenderò le risposte man mano che il racconto prenderà forma.
    Voto per un dialogo utile ad entrambe.
    A presto e buon viaggio!