Dendé

Software Obsoleto

                                                    DENDÉ

 

Era appena stata rilasciata una nuova versione. Dall’ologramma davanti ai mie occhi non smetteva di lampeggiare quella maledetta spia. Odiavo quel luccichio rosso sulla mia faccia. Mi procurava ansia e un gran bel mal di testa. Era la notifica che mi ricordava che dovevo aggiornarmi. La nuova versione rilasciata era di un mindware, sarebbe una catastrofe andarsene in giro per le più alte cerchie di nowhervile con un maledetto mindware non attualizzato. Già mi sentivo addosso gli sguardi deplorevoli dei mie confratelli. L’ansia, cominciava a impossessarsi delle mie viscere, le sentivo prendere vita propria, iniziarsi a contorcersi, a ribellarsi contro di me. Un’altra finestra dell’ologramma mi avvertiva della tachicardia in atto. L’ansia veniva sempre cosi: tachicardia, ipersudorazione e quell’orribile sensazione di annegare, il respiro diventava sempre più rapido, come se il mio corpo volesse per se tutta l’aria del mondo ma non riuscisse a catturarne nemmeno un filo. Per fortuna il sistema si prende cura dei suoi figli. Sentivo già entrare in circolo una benefica dose di marzepam. Mi crogiolavo nell’immaginare le molecole del farmaco che si misturavano con il sangue. Percepivo che mio Il cuore già terminava la sua folle corsa. Il sistema realizza miracoli. L’ologramma mostrava il tragitto più rapido per arrivare alla postazione di aggiornamento più vicina, andare con un automobile Dort costava solo 16 Merl. Ne prenotai subito una, quella mattina avevo un importante colloquio di lavoro. Presentarmici con la versione vecchia del software, impensabile…

 Non avere l’ultima versione significa essere superati.  Infatti ogni volta che aggiorniamo il nostro mindware, rinnoviamo le nostre conoscenze, i nostri interessi e le nostre passioni. Ogni giorno il sistema crea infinite novità e scoperte, purtroppo per noi umani, esseri biologicamente limitati, è impossibile assimilare tutte queste informazioni. Ma il sistema si prende cura dei suoi figli, basta uno spinotto inserito in una porta corporea e siamo di nuovo aggiornati, inondati da migliaia di nuove fantastiche conoscenze. Il prezzo di tutto ciò? In un mondo così rapido, per restare fermi bisogna correre, è come vivere su un tapis roulant.                                                                                                                                                            Se mi presentassi ad un colloquio con un alto dirigente dell’Ispen con una versione sorpassata del mindware, sarei semplicemente fregato. Un alto dirigente dell’Ispen ha sicuramente una postazione d’aggiornamento in ufficio. Avrà già una versione aggiornata, coronata di abbonamento gold. Mi scarterebbe solo notando il numero della mia versione.

Mentre pensavo tutto ciò, l’automobile Dort arrivò solerte a prelevarmi dal marciapiede. La Dort era una compagnia di auto completamente elettriche, solo loro potevano circolare per le strade della più alta cerchia di Nowherville. Entrai rapidamente in macchina, con l’autista scambiammo velocemente le presentazioni, lui si chiamava Chuky. Un uomo sulla cinquantina, con indosso un elegante divisa. Uno così aveva un software mentale vecchio di millenni, con lui non c’era niente da dire. Le sue opinioni, le sue credenze, i suoi interessi erano tutti obsoleti e superati. Con un cittadino della zona uno non avrebbe aperto bocca, avrebbe solo guidato. Avrebbe avuto paura di dire qualcosa di errato. Lo avrebbe fatto sicuramente.

Con me no, io sono della zona 2, si sente dall’odore. Mi porto questo odore dovunque vada. L’odore dell’ansia. L’ansia di chi deve sempre correre per essere aggiornato. Uno di livello uno non ha questo odore, non conosce quest’ansia, non conosce questo maledetto mal di testa.

Chuky sa da dove vengo, ma non sa chi sono. Non sa quanto ho lavorato duro e quanti sacrifici ho fatto per arrivare fino a questo esatto momento. Per avere un colloquio con l’Ispen. Ottenere questo posto di lavoro significa avere un permesso per abitare in zona Uno; avere uno stipendio per comprare i migliori software; frequentare le persone più aggiornate. Avere finalmente una vita vera, una vita degna d’essere vissuta. 

Chuky apre bocca.

-“Ha visto il nuovo video di Jazzil? L’ho trovato fantastico”

Si, forse venti aggiornamenti fa Jazzil era fantastico, ormai è scaduto, esattamente come te! Vorrei urlargli in faccia tutto il mio disprezzo. Ma non lo faccio, invece mi limito a dire con tono risoluto  “Si concentri sulla guida per favore.”

-“Si signore”

Il volto di Chuky si richiude nella sua abituale tristezza. La tristezza di coloro che non riescono a correre abbastanza per questo mondo e terminano per cadere sempre più in basso.

Per questo devo correre ad aggiornarmi, per non diventare Chuky. 

Come continua la giornata?

  • Aggiorna il software, ma non passa il colloquio e torna nella sua casa in zona due. (8%)
    8
  • Non riesce ad aggiornare il Mindware,per colpa di un problema tecnico, cercando di reclamare, si trova perso nella burocrazia. (58%)
    58
  • Aggiorna il programma e passa il colloquio e inizia una brillante carriera nel settore marketig della Ispen. (33%)
    33

Voti totali: 12

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17 Commenti

  1. Mi ispira il problema tecnico.
    Il tuo incipit mi è piaciuto: ti hanno già fatto notare refusi e infodump, mi limiterò a confermare che la prima parte è un po’ più pesante e laboriosa: il pezzo nell’auto e lo scambio/riflessioni con e su Chucky mi è piaciuto forse di più. in ogni caso, ho voglia di leggere il seguito 🙂
    Ciao

  2. Ciao dezleitores,
    ho votato per “non riesce ad aggiornare”, sono curiosa di vedere in maniera più approfondita cosa succede a uno che sta ancora nella zona 2 e ha l’odore dell’ansia (una parte che mi è piaciuta!). Mi permetto di entrare nel merito della questione ripetizioni: io un po’ l’ho percepito, ma in maniera molto vaga e poco strutturata; aspetto il seguito!
    Buona scrittura e se ti va passa a trovarmi!

  3. Non riesce ad aggiornare il Mindware,per colpa di un problema tecnico, cercando di reclamare, si trova perso nella burocrazia.

    Ciao! Non so se il proseguio mi piaccia o meno (dipende molto da come si svolgerà la storia) ma proviamo a seguire. Ho trovato molto interessante come il protagonista si rivolge a noi, spiegando le cose e mostrando il suo stato. Come detto da JAW forse ci sono troppe informazioni tutti insieme, tuttavia ho trovato molto bello il modo di esprimere quanto avviene nel mondo attraverso i pensieri del protagonista (non sono un fan del “show don’t tell” sempre e comunque).
    A proposito, attualmente il protagonista mi sta un po’ sugli zebedei, ma c’è ancora tempo per “inquadrarlo” 😉

    Vediamo come prosegue.

    Ciao 🙂

  4. Non riesce ad aggiornare.
    Benvenuto, Carmine. Possiamo chiamarci “colleghi”, visto che su questa piattaforma JAW, a parte un estemporaneo Giallo, ha scritto solo racconti di Fantascienza. L’idea dell’incipit è interessante: avere il software… pardon, il mindware più aggiornato per mantenere una posizione sociale (e finanziaria, immagino) dignitosa… chissà se è questo che ci riserva il futuro?
    Ci sono molti refusi, la maggior parte evitabili. Hai scritto direttamente sulla pagina post di TheIncipit? Perché se passi prima per un programma di scrittura la maggior parte degli errori ti vengono evidenziati.
    Attenzione ai tanti avverbi, in poche righe usi completamente, rapidamente, velocemente. Pesa un po’ ed è evitabile, soprattutto gli ultimi due che tra l’altro sono *sostanzialmente* ( 😀 ) sinonimi.
    Un suggerimento di formattazione: puoi usare anche solo i doppi apici per delimitare le battute, il meno all’inizio è superfluo, mi pare bruttino e soprattutto ti fa spendere preziosi caratteri 😀
    Ho letto lo scambio con Louise, ho intuito che le ripetizioni fossero volute, ma come Louise non ho associato questo a una sorta di “coazione a ripetere” del protagonista. Riallacciandomi all’ultimo consiglio di Louise, devo dire che a mio parere c’è troppo di raccontato, o se preferisci hai raccontato troppo: ci hai raccontato molti dettagli sul mindware, e va bene, ma ci hai anche raccontato della compagnia di automobili elettriche, della situazione obsoleta dell’autista, della presa di aggiornamento nell’ufficio del capoccia e tanto altro.
    L’ho scritto ad altri, lo ripeto a te come lo ripeto a me stesso: è bellissimo che tu immagini un intero mondo complesso nel quale fai vivere e agire i tuoi personaggi, è il fascino della fantascienza, non trovi? Però non devi raccontarci tutto ciò che hai pensato. La tua immaginazione, la costruzione degli ambienti futuristici, deve essere la più completa possibile, ma è estremamente più efficace se rimane “non detta”: deve essere per te un vincolo stringente, ossia i tuoi personaggi e l’ambiente deve evolvere coerentemente con ciò che hai pensato, ma deve apparire per il minimo indispensabile, senza che la evochi o la spieghi. Prendi la Dort: ci interessa davvero sapere che sia elettrica? Forse sì, ma in questo caso puoi farcelo scoprire scrivendo qualcosa tipo “il ronzio elettrico della Dort” eccetera.
    C’è poi tempo per farci sapere esattamente cosa permette l’aggiornamento mindware senza descriverlo nel dettaglio adesso, in una sorta di dialogo col lettore che risulta poco naturale.
    Ad esempio, prima o poi incontrerà la presa, in quel momento pregusterà le nuove “feature” dell’aggiornamento, o gli verranno elencate dal software, quella può essere un’ottima occasione per approfondire.
    Insomma, le informazioni sono quasi sempre più efficaci quando fluiscono naturalmente dall’azione del protagonista, piuttosto che da un dialogo diretto con il lettore. Ti sembra difficile? Lo è!
    Be’, ho più ho meno detto tutto ciò che mi premeva dirti, mi scuso per il commento chilometrico, mi presento spesso così, ma poi mi passa 😀
    Ciao, a preto

    • Ciao jaw!!!
      Hai ragione é molto difficile trasporre in parole tutto il mondo che nasce nella tua testa, il primo impulso sarebbe proprio quello di raccontare e dire il più possibile. Comunque faccio tesoro dei tuoi consigli e la prossima volta cercherò di dire meno e di mostrare di più 😉

  5. Ciao D.
    Ho notato il tuo INCIPIT su storie esordienti e mi sono incuriosita.
    Ho letto il capitolo e, non so perché, mi hai ricordato un po’ il mondo assurdo di Neuromante. Decido dunque di seguire la tua storia.
    Ho scelto la brillante carriera.
    Magari riesci anche tu a trasportare la mia immaginazione in un mondo cyberpunk.
    Staremo a vedere. Buon weekend 😀
    Ilaria

  6. Ciao Dez,
    ti spiace se abbrevio? 🙂
    In genere i racconti di fantascienza, che vengono pubblicati su questa piattaforma, mi piacciono molto, quindi sono venuta a curiosare. Non mi hai lasciata insoddisfatta, tuttavia ho notato, a parte le ripetizioni che ti sono già state segnalate, un paio di refusi: manca una “i” nella frase: “Dall’ologramma davanti ai mie occhi” e “iniziarsi a contorcersi” immagino volessi scrivere “iniziare a contorcersi”.
    Non hai rivelato il prezzo di un buon aggiornamento… ce lo racconterai in seguito?
    Ho trovato molta fantasia, a parte il nome della città, in questo incipit, ti seguo e vediamo che succede.
    Voto per il mancato aggiornamento del mindware, che mi fa venire in mente una sorta di virus spia che indaga le menti dei cittadini, e si perde nella burocrazia…
    Alla prossima!
    p.s. scusa l’ignoranza, ma Software e Mindware sono la stessa cosa?

    • Ciao Keziarica, purtroppo mi sono accorto anche io che ci sono vari errori di battitura, la prossima volta sarò più attento. Nel prossimo capitolo sarà svelato il costo dell’aggiornamento 😉. Comunque mindware richiama ad un software della mente, più che spiare, nella mia idea serve a controllare le persone…

  7. Ciao “Diecilettori”
    Al solito leggo i nuovo incipit anche se appartengono a un genere, in questo caso la fantascienza, che non prediligo.
    E’ presto ancora per capire cos’hai in mente, per ora avanti con “passa il colloquio ecc”.

    PS
    Ho notato alcune ripetizioni che rendono il testo meno scorrevole (aggiornare, aggiornamenti, sistema…)

    • Ciao Louise

      Grazie per il commento,le ripetizioni sono volute per cercare di far passare al lettore due messaggi la sensazione che il flusso di pensiero del protagonista non sia completamente indipendente e l’ ossessività e ripetitività del suo pensiero che si riverbera nel suo linguaggio. Purtroppo mi rendo conto che questo appesantisca il testo. Volevo chiederti un feedback esterno, secondo te, riescono a passare questi due messaggi?

      • Sinceramente no. Opinione personalissima, s’intende.
        Quando c’è un pensiero ossessivo/compulsivo (dunque non indipendente) esso si manifesta nel comportamento, che va mostrato non solo descritto ossia “show don’t tell”. Altrimenti, le ripetizioni vengono evidenziate come refuso.

        • Ti ringrazio per il commento, questo è il primo raccontino che pubblico e sono in cerca soprattutto di consigli. Nel prossimo episodio cercherò di lasciare questa situazione più chiare attraverso le azioni e meno attraverso la ripetizione semantica.

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