STORIA DI UN DELITTO

Dove eravamo rimasti?

NEL PROSSIMO CONOSCEREMO I PROPRIETARI DEI NOMI SULLA LISTA, DA CHI COMINCIAMO? ODILIA E NEREO (44%)

COLLEGAMENTI

Via Molfino, la lunga via che saliva verso gli orti di Pian di Forno, dal fondo dei carruggi appariva irraggiungibile. I portoni di legno massiccio, intersecato da spessi vetri oltre cui era impossibile scorgere altro che il proprio riflesso; Il giro dei balconi intorno al fianco dell’edificio, protetti com’erano da balaustre armoniose, ponevano un limite invisibile ma solido tra la povera gente dei quarti presi a pigione e i ricchi poco più in su.

A Mulas non piacevano i benestanti, non gli piaceva come lo guardavano, con aria di malcelata superiorità, odiava il modo con cui gli rivolgevano la parola, con quel “lei” che sputavano fuori ingoiando un “tu”, a loro avviso più idoneo per uno arrivato con le valige di cartone a far fortuna a casa loro.  Eppure quel pomeriggio, in via Molfino, dovette andarci a forza, perché mica potevano scordarseli i nomi scritti sul foglio che il morto teneva in mano, e Odilia Villa, ricca vedova di un noto chirurgo dell’ospedale Antero Micone, era uno di quelli.

Il citofono lo avevano installato da poco, era lucido, d’ottone chiaro che pareva d’oro, e il nome Villa era il decimo della fila di destra a partire dal basso.

Alla parola “carabinieri” il portone ronzò e si schiuse.

Aprì la porta una donna di mezza età, con grembiule verdolino e cuffietta in tinta.

«La signora è in salotto» disse, poi aggiunse: «pulitevi le scarpe, ho appena lucidato.»

Lucido era lucido, il pavimento, e nero, di graniglia con inserti madreperla che disegnavano gigli sontuosi agli angoli delle stanze.

La signora Villa sedeva su una sedia a dondolo, teneva in grembo un libretto rilegato in damascato rosa, quando entrarono li salutò e chiese: «desiderano?»

«Sono il brigadiere Mulas, signora. Siamo qui per farle qualche domanda su un certo Sommariva.»

 «Chi, Elio? Oh, Madonna, che disgrazia!»

«Posso chiederle in quali rapporti era con il povero signore?»

«Ci incontravamo per le sedute… sì, insomma, le sedute spiritiche. Mio marito è morto un anno fa, Elio mi aiutava a tenere i contatti. O mê mêgo.» disse e si mise a singhiozzare.

«Sedute spiritiche?» chiese Del Gaudio e subito la sua mente corse alla Moreschi e a Tani e al loro modo di risolvere i casi.

«Sì, lo so, pare sciocco, ma è… era un modo per sentirlo vicino.»

«E c’erano altre persone con voi, durante queste sedute?» chiese Mulas pronto a incassare lo sguardo duro della donna.

«Certo, cosa crede? Sono una donna rispettabile, io. Certo che c’erano, ma i nomi…»

«I nomi li conosciamo già,» fece Mulas «secondo lei, questo ci interessa sapere, una o più di queste persone o magari altre, potevano avere interesse a uccidere… »

«Per carità!» lo interruppe la donna «No, lo escludo. Elio era un uomo buono, uno a cui potevi chiedere cento favori e te ne faceva mille.»

«Favori di che tipo?» intervenne Del Gaudio.

«Be’, aveva un bel po’ di palanche» fece, sfregando pollice e indice, «e se avevi bisogno te le prestava pure.»

«Ah, prestava soldi. E a lei ne ha mai prestati?» ancora Del Gaudio.

«Sta scherzando? Io non ho bisogno che mi si presti nulla, l’unica cosa che mi manca è Angelo, mio marito, e lui non me lo restituisce nessuno.»

«A chi le prestava allora queste palanche?» chiese Mulas. La donna inspirò arricciando le labbra, chiaramente infastidita dall’incursione dialettale del foresto, poi rispose: «a Nereo, il besagnino

***

Un peperone giallo, unico tra la moltitudine di suoi simili rossi e verdi, occhieggiava l’esterno del negozio dalla pila di casse sistemate sul carrello da fruttivendolo.

Nereo Bevilacqua pesava un chilo di patate facendo scivolare il piccolo peso lungo l’asta della bilancia.

«Eccoci, sciâ Natalina, un chìllo, mi vengono ottanta lire» disse Nereo a un’anziana cliente.

Pochi minuti più tardi lo stesso parlava con Mulas e gli altri due nel retrobottega.

«Sì, mi ha prestato centomila lire. Gliele avrei ridate la prossima settimana.»

Mulas soffiò fuori un fischio: «centomila? Non sono bruscolini, proprio.»

«Be’, non l’ho ammazzato io, se è questo che pensate.»

«Noi non pensiamo niente, si sta indagando su un omicidio e il suo nome è saltato fuori durante le indagini. Dica, tanto per sapere, lei, la sera di martedì dov’era?»

«A casa mia, probabilmente dormivo, visto che la mattina mi alzo alle tre per andare all’ingrosso a caricare.»

«Ha moglie?»

«Dio me ne scampi, no.»

«Dovrà tenersi a disposizione.»

Mulas fece per congedarsi, ma Nereo lo fermò, stringendogli una mano sul braccio.

«Fate due chiacchiere con il becchino, De Rosa, anche lui aveva un debito con il morto.»

Il brigadiere guardò la mano dell’altro sul suo braccio e quello subito la ritrasse, «mi scusi» mormorò.

«Duilio De Rosa, e partecipava alle sedute?»

«Sì, e non solo. Brigadiere, non mi faccia parlare, quello non è un bel soggetto.» esitò qualche istante, poi continuò: «ho sentito dire che traffica con le cose dei morti, delle bare… »

«Sottrae oggetti dalle bare?» chiese Del Gaudio.

«Chieda alla Cesarano.»

«Vilma Cesarano?»

Nereo sgranò gli occhi «con chi avete parlato?»

«Col morto, direttamente» rispose Mulas.

È GIUNTO IL MOMENTO DI FAR ENTRARE IN SCENA TANI E LA MORESCHI, COME?

  • IN SOGNO (9%)
    9
  • DI PERSONA, SI FA PER DIRE. (73%)
    73
  • PER TELEFONO (18%)
    18
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177 Commenti

  1. Buonasera keziarica, dunque il fantasma c’è davvero.chissà La droga nelle sedute spiridiche è un particolare inedito eppure, a pensarci bene assolutamente credibile, forse avrei preferito una maggiore “ambiguità” sulla reale presenza del fantasma, un vedo e non vedo, interpretabile un po’ come si vuole. In ogni caso, bellissima la visione d’insieme dei partecipanti alla seduta. Immagino la luce giallognola di una lampada e le ombre sui volti, quasi un Rembrandt.

  2. Caspita Kezy, questo capitolo mi ha riportato indietro con gli anni quando tra amici, per lo più adolescenti, si evocavano gli spiriti utilizzando un bicchiere e un grande foglio, sul quale erano scritte le lettere dell’alfabeto; mi vengono ancora i brividi, perciò terminiamo al più presto la loro seduta.
    Questo depone a favore della tua capacità di farci vivere le scene che descrivi, brava!
    A presto e buon weekend

  3. Ovviamente la seduta continua, non ci vorrai lasciare così sospesi nel bel mezzo..
    Sono andato a ritroso nei capitoli precedenti, e adesso il quadro mi è molto più chiaro.
    Mi era sfuggito il foglietto con la lista dei nomi… (l’avevo scordato).
    Addirittura la droga nelle sedute spiritiche.. uhmm
    Insomma, mi pare che ancora ci sia molto da scoprire.
    Ciao

    • Ciao Alex,
      Al di là del foglio con la lista, buona parte del quinto capitolo parla di Odilia, a questo mi riferivo. Grazie per essere tornato indietro a leggere, avrai certo incontrato anche Miriam 😉
      Le sedute erano la scusa per riunire personaggi di dubbia morale, perone sole e vittime delle circostanze, la droga é una delle tante cose storte delle “serate” a casa di Sommariva.
      Ci si vede alla prossima, con la fine della seduta, presumo.
      🙂

  4. Ciao Kesiarica
    Il capitolo scorre bene. Un bel gruppetto, intrigante 🙂
    Io, come al solito, mi perdo ogni volta che leggo un giallo. Non riesco praticamente mai a capire chi ha fatto che cosa, e perché.
    Mi affido a te e voto che la seduta continua per poco.

    • Ciao Louise,
      se ti affidi a me sei a cavallo 😉 scherzo, cercherò di fare del mio meglio per concludere la storia nel migliore dei modi, ce la metterò tutta per far capire chi ha fatto cosa e tutto il resto.
      Grazie molte per il pasaggio, il voto e il commento.
      Alla prossima!

  5. Rieccomi, keziarica. Ho votato perché la seduta continui.
    Bello! L’incontro tra “spettri” mi è piaciuto particolarmente, l’ho proprio visto. Ma poi, dialoghi credibili, lo spot su un particolare che dà spessore a tutta la scena. Sul serio, non ho altro da dire.
    C’è solo una cosa, che però riguarda la punteggiatura (e non sono le virgole 😀 😀 ): ho notato che introduci il discorso con la minuscola se segue una frase. L’avevo già notato e pensavo a un refuso, ma vedo che si ripete, quindi mi sa che è proprio una scelta. Personalmente non mi piace 🙁 , ma è un mio punto di vista… a parte che esistono migliaia di punteggiature, una o più per ogni casa editrice e ancora io mi chiedo se abbia senso quella che provo a usare.
    Ciao, ti auguro un’ottima settimana

  6. Voto per continuare la seduta, anche se per poco, è appena cominciata!
    Forse è solo una cosa mia, per cui non farci troppo caso, ma la descrizione fisica dei due nuovi personaggi, inserita così, giusto per descriverli, trovo che tolga un po’ ritmo e atmosfera, nel pieno dei preparativi per la seduta. Ma magari sapere come sono fatti è importante per il prosieguo e quello che dico non ha senso 🙂
    Ciao

    • Ciao B.
      lo so, hai ragione, è appena cominciata… ma ho bisogno di spazio per preparare il finale, non vorrei ci si aspettasse un capitolo intero a evocare gli spiriti :-)… anche se mi piacerebbe.
      Avevo bisogno di introdurre anche i due, ma non sapevo bene come, dovevo parlare delle loro “abitudini” poco sane, giusto per mostrare la parte oscura del gruppetto e mettere altra carne al fuoco, che detto così sembra poco rispettoso nei confronti del povero Elio.
      Grazie, sono felice che ti sia piaciuto.
      Alla prossima!

  7. Ciao Kezia
    capitolo frizzante… hai capito la Gloria!
    Spero che nel prossimo episodio ci sia la “presenza” di Tani.
    E’ un personaggio che mi intriga molto e mi piacerebbe che gli fosse dato più spazio. Chissà se mi accontenterai 😉
    Ho scelto nella casa dei passati.
    Buon pomeriggio!
    Ilaria

  8. Al cimitero.
    Ciao, keziarica. Il capitolo mi è piaciuto, l’ho trovato ben costruito e scorrevole.
    L’unica osservazione che potrei fare, che non ha nulla di “tecnico” ma è piuttosto legata al mio atteggiamento verso il paranormale, è che tutti mi sembrano accettare molto facilmente le doti paranormali di Gloria. Ecco, se fossi stato io il maresciallo, probabilmente non sarebbe bastato un pezzo di coscia a convincermi… oddio, scritto così è anche un po’ osceno 😀 😀 😀
    Ciao, a presto

    • Ciao Jaw,
      sono felice che ti sia piaciuto. Per la facilità con cui il maresciallo e gli altri hanno accolto le doti della Moreschi, posso dirti che mi sono lasciata influenzare da un personaggio creato da De Giovanni, nella serie del commissario Ricciardi; Un certo dott. Garzo, non so se hai presente. Basta una bella donna e acconsente a tutto. 😉
      Infatti la porzione di coscia non avebbe fatto arrossire manco un chierichetto… 🙂
      Grazie infinite per l’incoraggiamento.
      Alla prossima!

  9. Salve keziarica, devo esser sincero, ho letto un paio di volte il capitolo, mi è parso almeno la prima parte un pò macchinosa.
    Mentre leggevo mi chiedevo ma chi è Gloria e chi è Miriam ?

    Ho votato per la casa di Odilia, ( idem chi è Odilia?)
    Un saluto
    Ps.- Se è per come penso, cioè questi sono personaggi del precedente racconto, nel primo capitolo dovevi inserire un breve riassunto del racconto precedente, per come feci io a suo tempo con la seconda parte di Legione straniera.

    • Ciao Alex,
      mi sono scusata molte volte per come ho introdotto il commissario Tani nel racconto e, magari, dovrei farlo anche per la Moreschi, tuttavia ritengo che la non comprensione di chi siano Odilia e Miriam, derivi da una lettura poco attenta dei capitoli precedenti. Non posso inserire un riferimento a chi è chi ogni volta che faccio riferimento a un personaggio citato in questo racconto e non nel vecchio.
      Per quanto riguarda il sommario introduttivo, come rimando al primo, per una maggiore comprensione, non credo sarebbe stata l’opzione migliore. Ho sbagliato sicuramente nell’introduzione del personaggio, ma il problema è stato non introdurlo nella maniera giusta. Avrei potuto fare di meglio, sicuramente, inserendolo prima, facendo più riferimenti a lui e alla Moreschi, questo sì. Il fatto che tu abbia usato questo espediente per un tuo vecchio racconto, non significa che sia la cosa da fare e sai perchè te lo dico? Perchè anziché dare un consiglio con un “avresti potuto” lo hai dato per scontato come unica soluzione: “dovevi inserire… come feci io… ”
      Perdona la franchezza, sono molto ricettiva e ben disposta alle critiche, purchè risultino cosruttive e frutto di lettura attenta.
      Tutto detto col sorriso, ovviamente.
      Alla prossima!

    • Ciao Alexander,
      sì, ho idea che ci vedremo lì 🙂
      Grazie mille, sei troppo gentile con me. A Silvio avrei voluto dare più spessore, non ci sono ancora riuscita; comincio sempre con una trama in testa e poi, preda della ribellione ai caratteri tiranni, finisco per sforare e raccontare altro.
      Forse dovrei cambiare genere…
      Grazie ancora, alla prossima e buona domenica anche a te… io lavoro, ma sarà un’ottima giornata comunque 🙂

  10. Buonasera keziarica, una svolta “gotica” che ci sta bene e ben si adatta alle atmosfere da te create. La disinvolta medium coscialunga e’ un ulteriore cammeo, un po’ troppo “accomodanti” i poliziotti nei confronti dei fantasmi. O della medium. Comunque, molto bravo come sempre. Voto la casa dei Passati e attendo.

    • Ciao Cactus,
      il maresciallo Calandra è un amante delle belle donne e si fa abbindolare volentieri, gli altri sanno del dono della Moreschi (che riesce a comunicare con i morti e, soprattutto, con Tani a cui era legata all’epoca della morte), a parte Mulas a cui lo devono spiegare. Qui sta l’inghippo, e l’errore a cui molti fanno riferimento: tutto si rifà a un racconto precedente e, purtroppo, non sono riuscita a mettere in campo i personaggi in maniera chiara e me ne dispiace.
      Grazie per il bravo, che sarebbe brava 😉 e alla prossima!

    • Ciao Louise,
      forse la frase risulta un po’ contorta, hai ragione. Intendevo dire che alla Moreschi, bella donna dai capelli rossi, è bastato mostrare una porzione esigua della coscia per ammorbidire il maresciallo. Una porzione talmente esigua da risultare innocua anche a un chierichetto.
      Grazie per la segnalazione, se non l’hai capita è perchè l’ho scritta male io, e questo mi rimanda alla poca leggibilità di cui parla Napo, anche se lui non fa riferimento solo a quello.
      Grazie e alla prossima!

    • Ciao Napo,
      anche a me è capitato di non ricevere le notifiche per alcuni episodi, chissà che succede… la mia storia non è promozionata, quindi non saprei 🙂
      Mi spiace di non essere riuscita a rendere una buona leggibilità, probabilemente non è bastato fare qualche riferimento a Tani e a chi è. Magari è che il giallo non è proprio il mio genere, ho idea di cavarmela meglio con l’horror… 😉
      Alla prossima e, ovviamente, grazie per il feedback.

      • Ti sbagli, fai bene a esercitarti nel genere giallo perché – come ho detto più volte – secondo me è il più ostico su questa piattaforma per chi scrive ma anche per chi legge. In un giallo a puntate già è difficile che i lettori tengano a mente l’intreccio se gli episodi sono distanziati, figuriamoci se si riprendono – come hai fatto tu stavolta – personaggi e situazioni di un racconto precedente.

  11. Andremo a perquisire la casa della vittima.
    Ciao keziarica. Sono passato per renderti la cortesia. Che dire, l’atmosfera in questa storia c’è eccome. Dai balconi con la roba stesa, alle vecchie case diroccate, alle signore anziane che praticano sedute spiritiche. Sembra di passare una domenica pomeriggio alla casa della nonna, un luogo sospeso nel tempo e “magico”. Però ho notato una cosa: il racconto fa molti riferimenti alla tua storia precedente. Per carità, magari andrò a leggere anche quello, perché mi piace il modo in cui scrivi, ma alla prima lettura non ho capito granché dell’ingresso di Tani. Poi ho letto la tua nota, ed ho capito, però come molti ti stanno suggerendo, forse occorreva fare un po’ più di attenzione a questo aspetto. Per il resto complimenti, è davvero ben scritta. Atmosfera e buona scrittura solo due elementi fondamentali per un buon racconto.
    Alla prossima 🙂

    • Ciao Yaniv,
      intanto grazie per aver letto e per il be commento. Mi scuso anche con te per l’errore commesso, purtroppo mi accade spesso di dare per scontate cose che scontate non sono. Perdonami, non sei obbligato a leggere l’altro raconto per capire, avrei dovuto fare in modo che non ce ne fosse bisogno, mi servirà di lezione.
      Sono contenta che, comunque, le atmosfere ti piacciano e spero di ritrovarti anche nei prossimi episodi. Intanto ho pubblicato il nuovo e spero di chiarirti un po’ le idee.
      Alla prossima!

  12. Ciao. Il paragrafo dedicato a Tani mi ha lasciato un mare di dubbi: quando succede? Prima che salgano le bambine? E come faceva Tani a sapere che c’era stato un delitto? O allora dopo e lui visualizza un corpo e un pallone che non ci sono più?
    C’è del marcio tra becchino e consorte, ma sarà legato all’omicidio? Molto riuscita la chiusa di capitolo con la comparsa di Gloria.
    Andiamo a ispezionare la casa del morto.

    • Ciao B.
      questo inizio di capitolo è stato un disastro! 🙁 , avrei potuto fare meglio, spiegare meglio, ma ho commesso l’errore, non nuovo, di dare per scontato che gli altri “vedessero” non solo quel che vedevo io, ma anche le mie intenzioni.
      Cercherò di rimediare nel settimo, per il momento posso solo dire che Tani, come sai, è un fantasma, lui la scena la vede per come si presenta subito dopo l’omicidio, come se lo chiamassero sul posto a indagare, è successo anche con Sabina Salis, l’altra vittima… Il fatto che Sommariva lo guardi dall’angolo deriva dal fatto che sono morti entrambi. Ma se devo dare spiegazioni è perchè non sono stata chiara, non ho fatto un buon lavoro e quindi posso solo scusarmi.
      Spero di fare meglio in seguito.
      Alla prossima!
      p.s. grazie 🙂

    • Ciao Louise,
      le tue perplessità sono anche quelle di altri, questo significa che ho commesso un errore laddove cercavo di introdurre in maniera efficace, a mio erroneo parere, ll commisssario Tani. A proposito della sua apparizione nel racconto e di quella della Moreschi (Gloria) ho fatto una premessa nella presentazione della trama e, il 16/11, essendomi resa conto di aver introdotto i due senza farne prima menzione, ho pubblicao una nota che spiegava a grandi linee chi sono. Non che la si dovesse leggere per forza, ci mancherebbe, l’errore è mio e per questo vi chiedo scusa.
      la nota è questa, cosi non la devi andare a cercare:
      “Scusate, mi sono resa conto di aver dato la possibilità di scegliere le opzioni facendo riferimento a personaggi che non hanno alcun riferimento con questo racconto. La Moreschi e il commissario Tani sono i protagonisti, insieme a Del Gaudio, di un racconto precedente. Gloria Moreschi è una medium in grado di percepire, vedere e parlare con Tani, suo compagno e commissario di polizia, ucciso qualche anno prima durante un’indagine. Tani era anche il superiore di Del Gaudio, prima che questi divenisse commissario a sua volta.
      Non è mia intenzione spingervi a leggere il vecchio racconto, ho solo commesso un’ingenuità, dando per scontato che i due risultassero noti a tutti i lettori.”
      Per quel che riguarda la faccia sfigurata dal pianto e gli occhi umidi, be’ è uno spettro visto da un altro spettro, non ha gli occhi chiusi e il fuoco (che non ha ucciso Sommariva, ma lo ha sfigurato) non può cancellare il pianto di un uomo, ma è tutto legato alle perplessità di cui si parlava all’inizio, perciò non posso darti torto 🙂
      Alla prossima!

  13. Non conoscendo Vilma opto per: Visitare la casa della vittima.
    Per quanto mi riguarda sei una “fotografa” formidabile, riesci facilmente a fotografare il mondo del tuo racconto.
    Bene, mi sembra un capitolo transitorio, con l’entrata in scena del commissario Tani.
    per cui aspettiamo sviluppi.
    Un saluto

    • Ciao Alex,
      grazie, sei davvero troppo gentile, anche se i tuoi complimenti mi fanno tantissimo piacere 🙂
      Sto cercando di trovare la giusta formula per mostrare senza raccontare troppo, e lo sto facendo grazie ai consigli che mi vengono dati da più di un anno a questa parte, ovvero da quando ho cominciato a scrivere su questa piattaforma, da voi lettori, perciò grazie di cuore.
      Ho idea che la casa della vittima sarà la prossima tappa.
      Alla prossima, allora!

  14. C’è un aspetto che devi tenere presente ed è la leggibilità. Ti devi porre nell’ottica del lettore, devi sempre chiederti se nella scrittura ci sono gli elementi sufficienti per la comprensione del testo. Stavolta ai più – anche a quelli che si ricordano del personaggio di Tani – la parte iniziale è risultata oscura. Capisco che tu ci tenga a restituire più che altro delle sensazioni, ma devi dare ai lettori gli elementi per avere le loro sensazioni dalla lettura del testo, senza dare per scontato che sappiano ciò che tu sai e che debbano necessariamente vedere ciò che tu vedi. Anche se in questo racconto stai tenendo a bada l’eccesso di dettagli, non confondere i dettagli con gli elementi utili alla leggibilità.
    Vilma.

    • Ciao Napo,
      che ti posso dire? Hai ragione 🙂
      Pensavo di introdurre Tani un po’ alla volta, come nel primo racconto, senza svelare troppo subito, in modo da fare arrivare al lettore un’immagine misteriosa, ma ho peccato di ingenuità perchè, effettivamente, chi non ha letto il primo racconto non ha idea di chi sia Tani.
      Spero di rimediare con il settimo episodio, svelando qualche particolare in più.
      Grazie infinite, le tue osservazioni sono sempre precise e schiette.
      Alla prossima!

  15. Ciao Keziarica,
    avevo perso un capitolo, ma ho rimediato 🙂
    La rappresentazione delle scene è sempre efficace e anche i dialoghi mi risultano naturali. Brava!
    Vorrei capire qualcosa di più delle vicende passate di Tani; se trovo un po’ di tempo (di cui non dispongo molto ultimamente 🙄) recupero i precedenti racconti.
    Ora voto per Vilma. Potrebbe avere un ruolo decisivo, visto che anche Nereo suggeriva di parlarle.
    Buona giornata, alla prossima!

    • Ciao Encio,
      cercherò di parlarvi di Tani e la Moreschi nel prossimo episodio, in qualche modo fornirò qualche notizia su chi sono. Ti ringrazio molto per i complimenti che risultano sempre graditi.
      Spero di riuscire a chiarirti un po’ le idee, non pretendo certo che tu vada a leggerti il vecchio racconto 😉 Spero, invece, di farti un quadro con il nuovo episodio.
      Grazie per tutto, alla prossima!

  16. Ciao Kezy, il capitolo mi è piaciuto e l’entrata in scena del commissario Tani fa venire i brividi.
    Dovrò, comunque, documentarmi sulla coppia Tani-Gloria, perché credo di ritrovarli in seguito.
    Interessante lo pseudo interrogatorio a carico del De rosa, ne voglio ancora!
    Le opzioni sono tutte e tre intriganti ma scelgo la Vilma, ascoltiamola!
    Volevo dirti che anch’io sono un appassionato del commissario Ricciardi e la casa editrice Bonelli ne ha estratto dei romanzi a fumetti d’autore, a mio parere, ben riusciti.
    A presto

    • Ciao Alexander,
      non ho mai avuto il piacere di leggere i fumetti di cui mi scrivi, ma il commissasrio Ricciardi mi piace parecchio anche se, quando ho cominciato il vecchio racconto con Tani, non lo conoscevo ancora e devo dire grazie a Napo che me ne ha parlato.
      Nel prosssimo capitolo cercherò di fare un po’ di luce su Gloria e Silvio, perdonate l’ingenuità 🙂
      grazie, sei sempre gentilissimo.
      Alla prossima!

  17. Visiteremo la casa della vittima.
    Ciao, keziarica.
    L’entrata in scena di Tani è molto suggestiva, mi è piaciuto come l’hai raccontata, anche se rischia di essere poco chiara a chi non ha letto altro di tuo. Be’, forse è quello che vuoi, c’è sempre tempo per mostrare le cose 🙂
    Ho l’impressione che in questo capitolo ci sia qualcosa di molto importante tra le righe… io provo a registrarlo, hai visto mai che sia un indizio? 😉
    Un dettaglio, in questa frase
    … disse De Rosa alla moglie che subito si segnò.
    ci stai di fatto dicendo che la signora che fa rovesciare il secchio è la moglie del becchino.
    A mio parere potrebbe ingenerare un po’ di confusione, perché prima scrivi di una generica e non meglio identificata donna esile, poi, in un certo senso, dai per scontato che sia la moglie di De Rosa. Ma se lo devi annunciare in questo modo, perché non farlo prima, tipo “… stava una donna esile, la moglie di De Rosa…”?
    Hai dimenticato spesso la maiuscola a inizio dialogo, come mai?
    Per il resto, sa giustizia mi cruxiada se non è un bel capitolo 😀
    Ciao, a presto

    • Ciao Jaw,
      mamma mia, quando vedo i commenti lunghi temo sempre che siano zeppi di segnalazioni di errori, ma, questa volta, me la sono cavata con una tiratina d’orecchie, piccola piccola 😉
      Lo sai che l’ho riguardato almeno tre volte prima di pubblicare? Mi sono accorta anche di non aver centrato gli asterischi… che pasticciona… 🙂
      Ho di nuovo dato spazio all’immaginazione, immaginando, appunto, la scena e riportandola pari pari sulla pagina, senza pensare a cosa avrebbero “visto” i lettori leggendola, ho dato per scontato che si capisse che la donna era Melina, ma così non è.
      Sei sempre attento e puntualissimo nei commenti, grazie infinite e te lo scriverei in sardo, se ne fossi capace;-)
      Alla prossima!

  18. Ciao Keziarica.

    Per quanto riguarda le palanche: http://www.treccani.it/vocabolario/palanca2

    Si capisce che amo la Treccani online?

    Mamma mia, mi si è rivoltato Mulas… con questi primi interrogatori ha tirato fuori un caratterino bello tosto che non mi aspettavo. Poi però è sardo e, come dicono i miei amici sardi: abbiamo la testa dura.

    Sono curioso di incontrare il morto di persona (si fa per dire). L’unico interrogatorio a uno spirito, che mi venga in mente in questo momento, l’ho visto in un film giapponese di cui purtroppo non ricordo il titolo e san gugol non mi è venuto purtroppo in aiuto. Inutile dire che lo spirito, al primo interrogatorio, non fu completamente sincero e dovettero interrogarlo (si fa per dire) una seconda volta.

    Grazie e alla prossima.

    • Ciao Achillu,
      grazie per il link alla Treccani, che consulto spesso anch’io!
      Non è il morto a giungere di persona, si fa per dire… anche se, il commissario Tani, morto lo è di sicuro. Non si interroga la vittima, non è da Sommariva che otterranno risposte, ma dall’intuito di più menti all’opera, tra cui Tani stesso. Sperando che io non combini pasticci intralciandoli… 😉
      Non credo di aver visto il film di cui mi parli, ma mi piacerebbe vederlo, se trovi il titolo fammelo sapere 🙂
      Grazie ancora per esserci e alla prossima!

  19. Ciao Kezia, scusa se arrivo solamente ora.
    Purtroppo, non mi è arrivata nessuna notifica riguardo al tuo nuovo racconto ma ho recuperato tutti e 5 i capitoli.
    Sono scritti molto bene e rendi l’idea dell’ambientazione a me nota. E’ bello immaginare un racconto che si svolge a Genova, la nostra città.
    E’ interessante anche immaginare Del Gaudio, Tani e la Moreschi che gironzolano per le vie di Zena.
    Ora, oltre allo spettro della vecchina di Vico dei Librai, avrò paura di incontrare Tani hahaha!… beh … non sarebbe male 😉
    Ciao Kezia a presto
    Ilaria

    p.s: Ti posso chiedere una delucidazione? Mi sono accorta di due cose: Quando Mulas e Del Gaudio vanno dal “besagnino” come fa quest’ultimo a sapere che Elio è deceduto? Idem con la Signora Villa.
    Probabilmente mi sono persa qualcosa strada facendo.
    grazie per il chiarimento.

    • Ciao Ilaria,
      hai fatto una giusta osservazione. Sommariva è morto da tre giorni e sicuramente il Secolo XIX una prima pagina al morto gliel’ha dedicata…
      Ho dato per scontato che si potesse dedurre, ma evidentemente non è così. Prossima volta affido al venditore di giornali che stava in via Sestri, il compito di annunciarlo all’intera delegazione 🙂 E poi Sestri non è così grande 😉
      Grazie ancora e alla prossima!

  20. Io lo farei telefonare alla medium, per il “di persona” ci penserà lei.
    Bel capitolo e ottima la chiusa ad effetto “col morto, direttamente”: un attore nato questo Mulas 🙂
    È solo un dettaglio ma nella frase “A Mulas non piacevano i benestanti”, secondo me sarebbe stato più adatto i “genovesi bene” o una cosa così, piuttosto de “i benestanti”, poiché è chiaro nel passaggio successivo che non è solo questione di poveri e ricchi, ma di famiglie autoctone della buona società e poveri “forestieri” venuti a cercar fortuna.
    Quindi, come sempre, per trovare il colpevole “cherchez l’argent”?

    • Ciao B.
      Sai che ci ho pensato mentre scrivevo, a come potevo rendere l’idea e a cosa potevo scrivere anziché benestanti? Ecco a cosa servono gli editor 😉 Grazie per il suggerimento, in effetti non è solo la questione di essere o meno benestanti.
      Sono felice che Mulas stia crescendo, pensa che, da principio, doveva essere una comparsa…
      Grazie ancora tantissimo e alla prossima!

    • Erri,
      che bel commento mi fai, so che se trovi un particolare che non ti piace o non ti torna me lo fai presente, il fatto che tu non abbia trovato nulla da segnalare mi dà grande soddisfazione 🙂
      Spero di riuscire a gestire i due mondi, e parlo anche dell’altro 😉
      Grazie ancora e alla prossima!

  21. Buona domenica keziarica, mi piace assaissimo il modo circolare, avvolgente, denso di particolari tutti volti alla creazione di quella precisa atmosfera che rende il giallo classico quello che e’ con i suoi misteri fiabeschi e in fondo “confortevoli” , i personaggi pittoreschi, il dialetto, gli scorci di un tessuto urbano poco realistico, oggi. Se non bastasse c’e’ anche la vecchia lira e la domestica in grembiulino. A me piace cosi, voglio sognare.

    • ciao Cactus,
      e io sono assaissimo contenta che ti piaccia. Per ricostruire l’ambientazione di quegli anni ho pescato dalla memoria. La domestica in grembiulino, per esempio, l’ho presa da una vecchia foto di mia madre, il grembiulino lo indossava lei.
      I personaggi diventeranno anche più pittoreschi… se possibile. 🙂
      Grazie moltissimo per essere tornato e per i complimenti, li apprezzo molto.
      Alla prossima!

  22. Di persona, si fa per dire
    Mi piace questo Mulas, anche se in questo pezzo lo trovo a due vie, un po’ più bonaccione nella prima parte, con la signora, le battute talvolta suonano come una conversazione non come un interrogatorio e più rigido nella seconda.
    Non so se è voluto, ma io preferisco il secondo.
    Alla prossima

    • Ciao MrsRiso,
      hai notato un divario tra l’atteggiamento che Mulas ha tenuto con la donna e poi con l’uomo? Be’ non mi è parso troppo morbido neanche con lei, che comunque è una donna, vedova e, per giunta, in lacrime. Con il fruttivendolo ci è andato forse più pesante, ma neanche tanto, per via del fatto che si era fatto prestare del denaro, quindi l’indizio a suo carico era un po’ più pesante della semplice informazione che ci si aspettava dalla signora Villa. Non è voluto, comunque, non consciamente almeno 🙂
      Grazie infinite e alla prossima!

  23. Ciao Kesiarica
    due cose ho trovato curiose: l’invidia/rissentimento di classe del brigadiere Mulas, che odiava i benestanti ecc… e la ricca vedova del chirurgo che, tra pavimenti con inserti di madreperla e libretto in damascato rosa, fa il gesto prosaico “sfregando pollice e indice” 🙂
    Curiosità a parte, il capitolo scorre bene.
    Di persona, si fa per dire.

    • Ciao Louise,
      capisco le perplessità che hai avuto leggendo il capitolo, ma ho cercato di evocare situazioni reali che, in tempi non troppo lontani, erano all’ordine del giorno. La migrazione dei meridionali verso il nord italia, non è andata a genio a molti. Il rifiuto nei loro confronti era manifesto e si è fatto sentire per decenni; la battuta “siete venuti con i cartoni!” era il meno peggio. Mulas, che è sardo, non sarebbe certo stato risparmiato e, vivendo a Genova da emigrante, di battute, sguardi torvi e rifiuti ne avrebbe saputo qualcosa. Per questo quando dice: “palanche” la signora Villa reagisce storgendo il naso.
      Per il discorso dello sfregarsi le dita per mimare il frusciare del denaro: ho voluto richiamare l’attenzione sul significato della parola palanche, che molti conoscono già, ma mai dare nulla per scontato. Il pavimento di graniglia, con inserti madreperla, era molto usato negli appartamenti genovesi e non è sinonimo di ricchezza, agiatezza forse, e oggi neanche più quella.
      Tutto questo per spiegare non per ribattere 🙂
      Grazie infinite per essere passata e per aver letto con attenzione e curiosità.
      Alla prossima!

      • Ho apprezzato la tua risposta e, senza alcuna polemica, mi spiego meglio: il rissentimento/invidia di classe della piccola borghesia, in generale, a cui mi riferivo, è un atteggiamento mentale – farcito di stereotipi – presente “in tutte le lingue”, che non è esclusivo della questione migrazione sud vs nord. La signora Villa invece, mi ha fatto pensare a un certo tipo di “nuovi ricchi”, perciò ho trovato curioso il suo gesto.
        ciao e buona giornata.
        Alla prossima.

    • Ciao Alexander,
      lo prendo come un complimento, il fatto che da me ci si può aspettare di tutto 😉
      Sei sempre molto gentile con me e ti ringrazio per il supporto.
      Sono anche felice di constatare che l’idea che qualcosa possa esserci, tra le righe, ti sia parsa chiara.
      Grazie davvero e alla prossima!

  24. Di persona! Conosciamoi questi due personaggi del tuo vecchio racconto!
    Capitolo ben riuscito anche questo, ben scritto e reso con parole sempre all’altezza di questo racconto.
    Devo ammettere che però le due bambine del primo capitolo mi sono mancate!

    • Ciao Feather,
      non so se rivedremo Elsa e Mariuccia, loro sono nate per dare il via alla storia. Dipende da Mulas e da Del Gaudio, vedremo come si muoveranno in seguito.
      Il capitolo l’ho scritto due volte e sono felice che la versione che ho scelto ti sia piaciuta.
      Grazie per i complimenti e alla prossima!

  25. Penso : per telefono
    Salve keziarica, ho recuperato il precedente capitolo e mi stavo chiedendo, è davvero strano come uno che è morto bruciato possa tenere stretto in una mano un foglietto di carta.
    La reazione di chi si sta bruciando è quella di cercar di spegnere le fiamme usando le mani.
    Oppure, l’assassino o i suoi assassini l’hanno ucciso e poi dato alle fiamme, e cmq, sempre difficile da spiegare il perchè del pugno chiuso in rigor mortis.
    Un saluto

    • Ciao Alex,
      il malcapitato è morto per le esalazioni della candeggina mischiata all’alcol denaturato ed è stato ferito al collo, cosa che può aver provocato un intontimento, ancor prima che il fuoco arrivasse alla pelle. Comunque, se la cosa suscita un dubbio, forse avrei dovuto struttararla meglio. Mi pareva troppo cinematografico far ritrovare il foglietto nella bocca della vittima o ancor peggio nel tratto digerente.
      Ti ringrazio per esserti sorbito due capitoli in uno, spero di ritrovarti al sesto e ti saluto.
      Alla prossima!

  26. Mi stuzzica “Di persona, si fa per dire”.
    Un bell’inizio dell’episodio con una descrizione molto ben congegnata, poi un improvviso rigurgito di dettagli inutili come “il nome Villa era il decimo della fila di destra a partire dal basso” (ma non riesco a convincerti che ciò che è inutile nella scrittura è dannoso), ma per fortuna poi il testo si distende e scorre fluido.

    • Ciao Napo,
      non è che non riesci a convincermi è che non riesco io a frenarmi, e la cosa più grave è che ci provo in tutti i modi, sapessi quanti tagli ho fatto prima di pubblicare… 🙁
      Menomale che sono riuscita a salvarmi con il resto della storia.
      Prometto che al prossimo capitolo taglierò ancora, anche in considerazione dei caratteri a disposizione.
      Grazie e continua così, mi fa solo che bene.
      Alla prossima!
      p.s. sto leggendo “il giorno dei morti” di De Giovanni, ancora ti ringrazio per avermelo fatto conoscere.
      Anche lui descrive molto, ma è tutta un’altra cosa, ovviamente!

  27. Scusate, mi sono resa conto di aver dato la possibilità di scegliere le opzioni facendo riferimento a personaggi che non hanno alcun riferimento con questo racconto. La Moreschi e il commissario Tani sono i protagonisti, insieme a Del Gaudio, di un racconto precedente. Gloria Moreschi è una medium in grado di percepire, vedere e parlare con Tani, suo compagno e commissario di polizia, ucciso qualche anno prima durante un’indagine. Tani era anche il superiore di Del Gaudio, prima che questi divenisse commissario a sua volta.
    Non è mia intenzione spingervi a leggere il vecchio racconto, ho solo commesso un’ingenuità, dando per scontato che i due risultassero noti a tutti i lettori.
    🙂

  28. Ciao Kezy, tu sai che amo i dialoghi e questo capitolo mi ha molto soddisfatto, ovviamente anche per la sostanza tra le caporali!
    Cerco di mettermi nei tuoi panni come doppia autrice, riesci ad indagare sia nella mente umana che nella sua anima, soprattutto nel suo punto più profondo. Conosci bene tutti e due i campi e qui le regole del giallo le stai esaltando.
    Ho un amico che si chiama Gilberto, darò il suo viso al protagonista del prossimo capitolo!
    A presto!

    • Ciao Alexander,
      scusa il ritardo, ti rispondo a capitolo nuovo già pubblicato…
      Sono davvero molto contenta che i miei racconti ti stiano piacendo, sul fatto che io riesca a indagare la mente e l’anima delle persone, ho qualche dubbio 🙂 diciamo che ci provo, attingendo alla mia esperienza personale e a quello che ho letto in tanti anni di passione per il genere.
      Spero che ti piaccia anche il nuovo episodio. Temo che il volto del tuo amico dovrà aspettare ancora un po’ per trovare collocazione nel racconto, ma prima o poi arriverà il momento di fare la sua cooscenza.
      Grazie ancora tantissime e alla prossima!

    • Ciao Jaw,
      grazie, mi fai un gran complimento, vista anche la tua ottima riuscita nello stesso genere.
      Ho cercato di concentrare la parte più scientifica, per così dire, nel capitolo dedicato all’esame del corpo, avrei voluto aggiungere altro, ma sarebbe stato per puro piacere personale e volevo evitare di annoiare il lettore.
      Ci rivediamo col tuo finale e con il mio quinto, se ti va 🙂
      Alla prossima!

  29. Buonasera keziarica, mi sembra che il coro sia unanime: un giallo intrigante e ben orchestrato. Personalmente ho gustato anche il particolare della lista con le coppie misteriose, che fa tanto giallo classico… e i siparietti in lingua sarda che danno sapore. Basta, sei bravo.

  30. Ciao keziarica
    Sono nuova da queste parti!
    Ho recuperato i 4 capitoli, e la tua storia devo ammettere che mi ha preso! Nei primi capitoli ho ammirato il coraggio della bambina che si è spinta nell’oscurità, curiosa come non mai. Io personalmente alla mia età me la faccio sotto ad attraversare un qualsiasi posto buio e abbandonato con la scorta di 3 persone ben salde attorno a me! Se mi fossi trovata addosso un cadavere poi, sarei ancora in terapia intensiva dall ‘infarto!
    A volte non capisco immediatamente i dialoghi, ma solo perché sono del nord, e abbiamo modi totalmente diversi di parlare.
    Seguo, a presto

    • Ciao Feather e bentrovata!
      Be’, anch’io sono del nord, ma cerco di caratterizzare i personaggi con sfumature che richiamino altre zone d’Italia, proprio per dare un po’ di spessore.
      Per il discorso del coraggio di Elsa, tieni conto che stiamo parlando di un’altra epoca, un’epoca in cui si cresceva per strada, per strada si giocava e con la strada e i suoi pericoli si aveva un rapporto diverso. Io sono cresciuta negli anni ’70/80 e ti assicuro che con i compagni ci infilavamo ovunque 🙂
      Certo il morto non l’ho mai trovato, per fortuna, o sarei anch’io al p.s. con qualche scompenso cardiaco e non solo 😉
      Grazie ancora per il passaggio, per la pazienza di leggere quattro capitoli insieme e per le belle parole.
      Alla prossima!

  31. Ciao Keziarica,
    questo capitolo mi è piaciuto moltissimo: le descrizioni dei personaggi, i dialoghi, gli scorci della città, il foglio che il cadavere teneva mano che parla “di un pendio glabro e una casa dei Passati…” ricollegandosi alle primissime battute del tuo racconto. Ti stai destreggiando bene 🙂
    Se devo trovare qualcosa che mi piace meno, direi le tre opzioni conclusive. Sono nomi come altri che non mi dicono un granché. Penso che voterò un po’ a caso.
    Buona giornata, alla prossima!

    • Ciao Encio,
      felicissima che il capitolo ti sia piaciuto e ti ringrazio tanto per i complimenti.
      Per quanto riguarda le opzioni: avevo bisogno di una svolta che desse una mossa alle indagini. Di solito sono molto onesta e le mie opzioni, come quelle di molti altri, influenzano notevolemte il corso della storia, ma questa volta non potevo fare altrimenti ed era comunque tempo di fare la conoscenza di altri personaggi.
      Grazie per il voto che non poteva che essere a caso 😉
      Alla prossima!

    • Ciao Louise,
      il tuo commento mi fa sorridere e mi fa piacere allo stesso tempo. Temo i gialli come la lana teme l’asciugatura al sole 🙂 i gialli sono ostici, difficili da confezionare, da rendere credibili, da seminare di indizi da far poi sbocciare al momento giusto, però mi piacciono!
      Spero di non rovinare tutto con i miei ghirigori e di regalarvi un bel racconto, solo quello 🙂
      Alla prossima e grazie .-)

  32. In medio stat virtus: Melina e Duilio.
    Spero per te che gli investigatori – e i lettori, ma soprattutto l’autrice – abbiano la fortuna d’imboccare subito la pista giusta per evitare le corse negli ultimi capitoli.
    Stai andando bene, Zia. Apprezzo lo sforzo di contenere una gestione più Allegra dei dettagli.

    • Ciao Napo,
      ce la sto mettendo tutta e la gestione Allegra la lascio in albergo… 😉
      Spero anch’io che gli investigatori imbocchino subito la strada giusta per le indagini, in mente ho tutto, sviluppare la trama è tutta un’altra storia.
      Prometto che farò del mio meglio per non scapicollarmi al nono e spero di non deluderti.
      Alla prossima!

    • ah ah, Seven insegna 😉
      Ciao Red,
      ho pensato anch’io a far trovare il foglietto all’interno del morto, ma mi pareva di virare troppo all’horror e questo è un giallo… ci sarà tempo in un prossimo racconto, che prima o poi scriverò!
      Grazieper essere passato e per il voto.
      Alla prossima!

  33. Il risultato dell’autopsia.
    Mia cara Kezia, sono arrivata da te e devo proprio continuare a fare la ruffiana; adoro il modo in cui scrivi.

    Anche questa storia, come le tue precedenti, è scritta in modo impeccabile, ricca di dettagli che mi permettono di vedere perfettamente le scene di fronte a me e che mi spingono ad aver voglia di continuare a leggere, indisturbata. Credo di poter affermare che, al momento, sei la mia autrice preferita qui, su TI:)
    Continuo a seguire, al passo coi tempi si spera e ovviamente ho votato per l’autopsia!

    • Ciao Flow,
      mi fai arrossire, davvero! Un complimento bellissimo che, però, presuppone un prosieguo impeccabile e questo mi mette un po’ di strizza addosso, perchè le alte aspettative spesso finiscono in delusioni…
      Cercherò di fare del mio meglio per non deluderti, ancora grazie infinite, so che TI è frequentata da autori molto più bravi di me, ma mi prendo il complimento e lo ripongo nel cassetto delle cose belle, grazie ancora 🙂
      Alla prossima!

  34. Già che siamo lì, perquisirei l’appartamento: magari ci arriviamo proprio con quella scala.
    ” e pensò che forse era giusto così, che non poteva aspettarsi di ereditare solo il buono di un uomo buono.” Molto bello questo passaggio, tenero e molto vero.
    Ma da quanto il cadavere stava lì, lo sappiamo e me lo sono scordato io, o è ancora un mistero?

    • Ciao B,
      Da quanto sta lì il cadavere non te lo sei perso tu, non l’ho ancora detto io :-). Contavo di farlo con l’autopsia.
      Ora mi trovo con le opzioni in parità e devo decidere come giocarmi il prossimo episodio, spero di riuscire a scrivere entro oggi, magari ci sarà la perquisizione dell’appartamento e anche l’autopsia, vedremo…
      Intanto, grazie ancora e alla prossima!

    • Ciao Alex,
      grazie, sei davvero gentile. I dettagli mi piacciono molto, anche troppo, infatti sto cercando di limitarli un pochino per evitare di appesantire la storia, sono felice che il compromesso che ho trovato ti faccia apprezzare il mio stile.
      Vedremo come mi destreggerò con il prossimo 😉
      Grazie ancora e alla prossima!

  35. Buondi’ keziarica, tii sto leggendo con vivo piacere. Personaggi ben disegnati, intreccio avvincente e anche capacita’ di rendere i luoghi descritti “personaggi” . Una cosa che apprezzo. molto. Un solo interrogativo: perche’ il carabinirre usa ancora la macchina da scrivere? Forse il racconto e’ ambientato in un tempo diverso… con questo dubbio amletico ti saluto. A predto

    • Ciao Red,
      i due non sono proprio “rivali” Del Gaudio si trova a Genova per problemi di salute e già che si trova a portata di mano, il cognato tenta di distrarlo dalla malattia portandolo con sè sui luoghi d’indagine.
      Vediamo comunque cosa combinano.
      Ti aspetto al quarto e ti ringrazio per il passaggio.
      Alla prossima!

  36. Ciao Kezy, il capitolo ha proposto due dei tre elementi che amo del racconto giallo: i personaggi, la trama e il terzo, cioè il luogo, lo vorrei trovare nella prossima scena, quindi farei una perquisizione nell’appartamento del morto!
    Seguo con trepidazione i due cognati, a presto e buona notte!

    • Ciao Alexander,
      effetivamente il luogo è importante, il posto in cui una persona vive può raccontare molto e prima o poi bisognerà entrarci per capire cosa è successo e perchè.
      Cercherò di farli lavorare bene i due cognati, con un piccolo aiutino magari 😉
      Graxie alla prossima!

  37. Perquisizione, mi sembra interessante.
    Allora, il capitolo mi è piaciuto, per contenuti e per forma, ho anche apprezzato come a poco a poco ci stai facendo scoprire che c’è qualcosa che non va in Del Gaudio. C’è però una cosa che non mi è piaciuta, ma è un po’ una mia fissa: la scena iniziale, il gabinetto eccetera; in poche righe cambi il punto di vista da Del Gaudio a Mulas e di nuovo a Del Gaudio. Ecco, io preferisco quando rimane fisso o comunque non cambia troppo repentinamente.
    Ciao, a presto

    • Ciao Jaw,
      l’ho riletto e ho capito cosa intendi, solo non saprei come evitare il cambio di punto di vista in questo caso. Me lo hanno fatto notare altre volte, ma non ci faccio proprio caso. Fammi un esempio di come avrei potuto scrivere la scena, se ti va ovviamente.
      Sono contenta che il resto ti sia cmq piaciuto.
      Ciao e alla prossima!

      • Be’, onestamente neanche io 😀 Nel senso che se vuoi comunicarci le sensazioni di Mulas non puoi fare altrimenti. Si tratta di decidere se ne puoi fare a meno, se lo devi scrivere subito oppure puoi aspettare e farglielo magari ricordare dopo, quando magari il pdv sarà stabile su Mulas. Altrimenti cambi un po’ la struttura e non rinunci all’immagine:
        La porta del bagno, col suo vetro smerigliato, lo metteva a disagio: si domandò se suo cognato riuscisse a scorgere la sua sagoma, mentre assumeva la goffa posa della minzione…
        Poi, lo sai, sono opinioni e dettagli 🙂

        Ciao, a presto

    • Ciao Encio,
      mi piacerebbe farti conoscere meglio i due uomini, ma non so se i caratteri me lo cencederanno. Sarebbe bello poterli caratterizzare meglio, ma poi mi perdo e mando a ramengo la trama. Allora, vedrò di fare del mio meglio per raccontarti ancora qualcosa di loro, senza perdere di vista la ricerca dell’assassino, perchè un assassino c’è.
      Grazie e alla prossima!

    • Ciao Napo,
      più o meno… la scaletta l’ho fatta e disfatta più volte prima di cominciare la storia, e anche dopo, a dirla tutta. Ora credo di aver trovato la strada e spero di non fare disastri.
      Questo capitolo serviva a introdure la vittima, far sapere chi è e che cosa fa. In fondo, prima o poi, gli si doveva pur dare un nome. Forse, come al solito, mi sono fatta prendere la mano e ho sfruttato i caratteri con leggerezza, vedrò di rimediare.
      Grazie e alla prossima!

  38. Io tornerei nella casa.

    Ciao Keziarica.
    I miei attenti predecessori (nei commenti) hanno già evidenziato che si potevano tagliare alcuni particolari senza togliere nulla alla narrazione. L’ho notato anch’io. Sì, è un errore che faccio anch’io nelle mie cose 😀 Ma, come dice Befana, magari riuscissi a vederle con la stessa chiarezza con cui le vedo negli altri.

    Grazie e alla prossima.

    • Ciao Achillu,
      ci sono validissimi consigli tra i commenti dei lettori, per mia fortuna! Non sempre è facile abbandonare la propria visione; quello che scrivo, poi mi pesa tagliarlo. Mi affeziono a una descrizione, a una parola e faccio fatica a rinunciarvi. Però so, che è a fin di bene. L’inghippo sta nell’accorgersene! Per questo ci siete voi e io ve ne sono grata.
      Dunque, grazie a te e alla prossima!

  39. “lo diede”: hai già anticipato “alla figlia”, “glie” è di troppo.
    “una tuta blu, sbiadita in più punti, addosso”: l’addosso finale non sta bene (secondo me): si può tranquillamente eliminarlo, o allora “vestito di una tuta blu sbiadita…”
    “di una malattia infima”: credo sia un refuso per “infida”, perché temo che la malattia sia tutto fuorché infima.
    Ti ho segnalato le pecche che ho visto (vedessi le mie con tanta facilità, sarebbe bello!), il capitolo è molto riuscito: i dialoghi e le atmosfere sono vivi e in tre dimensioni, ci sono anche gli odori. E la giustificazione della partecipazione di Del Gaudio all’inchiesta non fa una grinza: meglio distrarsi che pensare alla malattia 24h/24.
    Io andrei all’obitorio. Cioè, non io, il tuo racconto ^^

    • Ciao B,
      “Glielo diede” l’ho scritto con l’intenzione di dare più forza alla frase, l’ho proprio stusiata così, mentre la frase della tuta blu, effettivamente non è bella da leggere, ora che me lo fai notare. Per la malattia, ho scritto infima con intenzione, perchè mi è capitato di sentirlo dire tante volte. Infima, come spregevole o bastarda, come dare identità a qualcosa che altrimenti resterebbe solo un nome, che si ha paura di pronunciare. Qui si usa, non credevo fosse un errore. Grazie per avermelo segnalato.
      Sono sicura che nei tuoi scritti di pecche ce ne sono davvero poche, non è per fare complimenti, è perchè sono certa che la tua conoscenza delle regole di grammatica e ortografia è nettamente superiore alla mia. Questo non mi giustifica, dovrei applicarmi un po’ di più 😉
      Quindi ti ringrazio tanto per il commento positivo e per le segnalazioni.
      Alla prossima!

  40. Nella casa dei passati.
    Miriam Mulas, dunque? 😀
    Questo racconto lo sento vicino, anche se l’ajò tando finale è un po’ più in su delle zone che bazzico il 😀
    Belli ed efficaci i dettagli che usi per incidere le scene: gli odori di cavolo e sapone, la scala “riempita” da sette persone in fila.
    Qui: “Dopo, infastidito…”. Perché dopo? Non potevi ometterlo del tutto? Peccato per lo spazio tiranno che ti fa riassumere il racconto delle bimbe, ma il dialogo e l’atteggiamento del ragazzino lo trovo reso molto bene

    Ciao, a presto

    • Ciao Jaw,
      quel “dopo” è orfano di una frase cancellata, non me ne sono neanche accorta. 🙂
      Il sardo che conosco, e non lo so parlare nè scrivere, è il sardo che parlavano i miei genitori che, nonostante venissero da zone diverse, lo parlavano allo stesso modo. Ricordo parole e modi di dire e ogni tanto li scimmiotto pure, ma un sardo mi picchierebbe se mi sentisse 🙂
      Grazie per i complimenti, spero di continuare a fare un buo lavoro… ho fatto una sorta di scaletta, ma chissà se riuscirò a rispettarla e a non fare disastri.
      Buon fine settimana, Jaw.
      Alla prossima!

    • Ciao Mrs Riso,
      felicissima che ti sia risultato chiaro lo scambio di battute finale. Purtroppo, la decisione di introdurre il nome di battesimo di Mulas, non è risultata comprensibile ad altri.
      Spero di mantenere un buon ritmo e di regalare a te e agli altri lettori un buon racconto.
      Grazie e alla prossima!

    • Ciao Alex,
      alcune delle cose da te citate hanno una loro precisa funzione nel racconto e nella costruzione dei fatti. Il giallo è un genere difficile a cui prestare la massima attenzione, perchè con la limitazione imposta dai caratteri, si rischia di lasciarsi trascinare dalle descrizioni, dai personaggi, per arrivare poi al finale con una storia da terminare e pochissimo spazio per farlo. Ho prestato molta attenzone a quanto mi è stato suggerito in precedenza e sto cercando di mettere in atto i consigli ricevuti; spero di farne un buon uso.
      Mi sa che ci vedremo in caserma.
      Alla prossima!

  41. Ciao
    L’atmosfera è resa bene. L’odore di cavolo e sapone di Marsiglia è un “profumo” esplosivo 🙂
    Un po’ troppi schiaffi gratuiti, a mio parere.Sarà che ho sempre odiato la formula educativa “punire senza spiegare bene il perché”… poi…Se si facesse saltare la scena a ogni adulto che fa quello che non deve, più di mezzo mondo andrebbe a letto a digiuno 🙂
    a parte lo sfogo tutto personale, è un bel capitolo.
    caserma

    • Ciao Louise,
      nemmeno a me piacciono gli schiaffi, sarà perchè ne ho presi parecchi.
      Il racconto, che si ricollega a un altro sempre scritto qui, è ambientato in un periodo diverso dal nostro, in un passato in cui qualche ceffone non solo era ritenuto innocuo, ma anche necessario. Dopo la guerra, il fascismo e la fame, in un momento di ripresa che però ancora stenta a farsi sentire nelle periferie, uno schiaffo non comporta grande scalpore. Avrei dovuto introdurre meglio il periodo storico, ho fatto affidamento sulla breve trama, senza pensare che non tutti hanno letto l’altro racconto. Perdonami. 🙂
      Alla prossima!

  42. Un buon spaccato della società in cui si muove la questione. Come nel più classico dei polizieschi, andiamo all’obitorio.

    Come ti hanno detto più sotto, nel finale è stato un tantinello difficile raccapezzare chi stava parlando 😉

    Ciao 🙂

  43. Eccomi!
    Quello che mi piace di un giallo, a parte l’evoluzione del caso, è la caratterizzazione dei personaggi.
    Tu, questo, lo sai fare molto bene, aggiungendo poi una buona descrizione degli ambienti. Il risultato?
    Un racconto dal quale non riusciresti a staccarti anche se lo volessi, una sorta di ipnosi, brava!
    Personalmente farei una visitina sulla scena del crimine, qualcosa ci racconterà!
    Buona notte e a presto!

    • Ciao Alexander,
      tu sei troppo gentile con me, mi lusinghi! Grazie davvero, che posso dirti? Mi piace ricevere i complimenti ovviamente, ma se trovi qualcosa che non va segnalalo pure senza timore, a me serve moltissimo per migliorarmi.
      Intanto ti auguro una buona giornata e alla prossima!

  44. All’obitorio. E’ un piacere leggere il tuo incipit, in quanto scrivi bene e non ho particolari osservazioni da fare, soprattutto perchè non sono brava di mio nel dare consigli. Sono abbastanza curiosa riguardo al cadavere, sarebbe bello una storia dentro la storia, anche se in 10 capitoli ovviamente non si può fare poi tanto, se non lasciar sognare. In questo caso, a me ha lasciato inquietudine, e antipatia per la donna che continuava a prendere a schiaffi la figlia. Ebbene, ti seguo!

  45. Non è d’immediata comprensione la scena finale tra Mulas e Del Gaudio perché non mi pare che tu in precedenza abbia detto prima che Mulas si chiama Savino, quindi bisogna ricostruire l’identità dei due personaggi dalla loro relazione con Miriam. Per il resto non ho osservazioni. La vacanza forzata è quindi una convalescenza. Bene, allora escludo l’obitorio che avrebbe un effetto deprimente su Del Gaudio. Dico che la cosa più logica, per continuare, è che Mulas porti Del Gaudio in caserma, in visita di cortesia (per ora).

    • Ciao Napo,
      hai ragione credevo di aver introdotto bene i due, ma avrei dovuto aggiungere il cognome. Correggo il file word.
      Sono contenta che, a parte la confusione nel finale, tu non abbia nulla da segnalare, per me significa molto. Per me, vuol dire aver fatto un buon lavoro.
      Grazie allora e alla prossima!

  46. Ciao K,
    Bentornata!! Mi ci e’ voluto un po’ a capire che “storia di un delitto” non era “storia di un’indagine”, ma eccomi qui, prima dell’arrivo del secondo capitolo! Ho un sacco di racconti in stand by da recuperare, ma i tuoi gialli/horroristici sono tra i miei preferiti e quindi diciamo che scavalcano qualche posizione della mia top 20:) Bell ‘inizio e ovviamente non potevo che votare il cimitero! Alla prossima!

    • Ciao Flow,
      bentornata. Ad Allegra non dico nulla, che è permalosa 😉
      Questo non è proprio un horror, ma ci mettiamo dentro qualcosina, dai.
      Ha vinto” la vacanza forzata”, spero ti piaccia ugualmente e grazie infinite per il complimento, scavalcare postazioni nella tua top 20 è un onore! 🙂

      Alla prossima!

  47. Ho scelto il funerale, visto che dobbiamo coinvolgere anche Tani.
    L’incipit mi attira per forza: le spedizioni nelle “case stregate” sono state una parte fondamentale della mia adolescenza, come le leggende che le accompagnavano. Per fortuna noi ci trovavamo solo pipistrelli, scritte sui muri e cocci di bottiglia, nessun cadavere. ^^

    • Ciao B,
      ben ritrovata anche a te, felice di riaverti tra i lettori.
      Anche io, da buona bambina d’altri tempi, mi infilavo dappertutto in esplorazione, e raccontare di questa piccola spedizione mi è risultato molto facile. Fortunatamente, neanche a me è mai capitato di trovare cadaveri o simili nei luoghi dell’infanzia, le povere bambine sono state, dunque, più sfortunate di noi.
      Tani arriverà con Del Gaudio e soprattutto con Gloria, non so se lo vedremo già nel prossimo, ci devo pensare.
      Grazie ancora per la visita, aspetto il tuo finale.
      Alla prossima!

  48. Ciao Keziarica.

    Manca una virgola in un inciso: E (virgola) come le membra di quei cadaveri, i muri si disfano

    C’è una “o” in sopravanzo: erano state divelte e o ora penzolavano

    Povere bimbe, che trauma! Avevo già letto la tua “quarta” per questo racconto, per un attimo ho temuto che quel “nescio” di Evio avesse in realtà già trovato il cadavere e avesse mandato la sorella e l’amica per far loro uno scherzo.

    Grazie e alla prossima.

    PS: ho votato la vacanza forzata

    • Ciao Achillu,
      grazie per essere tornato a leggermi.
      La virgola dell’inciso, così come la “o” di troppo, sono errori di riscrittura, questa volta tiro un sospiro di sollievo, perchè so che, almeno questa volta, non è un errore d’ignoranza 😉
      Evio, per fortuna, non sapeva nulla del cadavere, ma un po’ nescio lo è comunque.
      Grazie mille a te e alla prossima!

  49. Alla fine ho votato in vacanza, il funerale mi attirava ma avevo un conflitto di interessi ma avevo un conflitto di interessi che prima o poi sarà palese 🙂
    Ciao, keziarica, ben tornata e ben trovata!
    L’incipit mi è piaciuto molto, ho riconosciuto le tue “atmosfere”, marchio di fabbrica: iumori, i profumi, li ho sentiti 🙂
    La lettura della bella introduzione mi ha fatto sentire piuttosto scemo: la frase iniziale non la capivo proprio, l’ho letta e riletta, pensavo a un refuso. “È lungo il pendio glabro che…” lo interpretavo come un pendio glabro e lungo 😀
    Boh, è la seconda volta in pochi giorni che mi trovo a fare i conti con un comportamento strano del mio cervello, dovrò preoccuparmi?
    Ciao, a presto

    • Ciao Jaw,
      ben tornato a te!
      Mi hai fatto sorridere con il tuo commento. Non so se ho fatto qualche altro pacciugo con le virgole, nel trafiletto iniziale o se andava bene e non lo capivi tu… 🙂 Forse se fosse stato il pendio a essere lungo avrei dovuto metterci una virgola? Boh! Ah ah, e dire che sulla punteggiatura sto facendo un gran lavoro, ma qui è ormai risaputo che non ho granché in simpatia i segni interpuntivi!
      Grazie per i complimenti, sai che li apprezzo molto.
      Ci si vede al tuo prossimo o al mio, vediamo chi fa prima 😉
      Alla prossima!

  50. Ciao Allegra,
    il capitolo fila liscio e mi ha catturato, anche grazie alla buona dose di mistero che lo avvolge. Mi piace molto che cerchi sempre di farci immergere nella scena non solo con le immagini, ma anche con gli odori: è un dettaglio che apprezzo molto.
    Ho pure imparato due termini nuovi oggi … abbelinato e nescio sono due parole che, devo essere sincero, non conoscevo affatto.
    Il funerale della collega mi ispira 🙂
    Buona serata, alla prossima!

    • Ciao Encio,
      su consiglio di Napo, ho voluto ambientare il giallo nella mia città, Genova. Non userò il dialetto genovese, perchè i miei genitori erano sardi e io il genovese l’ho solo sentito parlare ad altri, ma volevo comunque ambientare le scene nel posto in cui vivo, ma in un tempo di verso dal mio.
      La storia si riallaccia a un altro mio racconto, con gli stessi protagonisti, e spero vivamente di poterti tenere compagnia fino alla fine, con lo stesso risultato ottenuto con il primo episodio.
      Alla prossima!

    • Ciao Mrs Riso,
      ho cercato di cominciare questo racconto a più riprese, ne ho scritti tre di incipit e alla fine ho scelto questo, il gioco, l’avventura, la spensieratezza dei bambini a confronto con la scoperta, improvvisa e traumatica in questo caso, che l’Uomo Nero esiste sul serio.
      Grazie per essere passata e alla prossima!

  51. Eccoti, come avevi promesso.
    Sempre un po’ di horror non manca nei tuoi racconti, ormai me lo aspetto e cerco di rintracciarlo comunque. Grazie per il tocco di zeneize che hai inserito, come da mio suggerimento. Grazie, ma i dialettismi o le parole dialettali ti consiglierei di metterli in corsivo. Sono contento che Genova rimanga alla ribalta, io concludo un racconto e tu lo inizi.
    “Loro stessi” non mi piace molto, per la terza persona – sia singolare, sia plurale – meglio usare il sé. Per il resto tutto fila.
    Io Del Gaudio me lo immagino in vacanza forzata, così il prossimo capitolo parte con un bel mugugno.
    Bentornata Zia.

    • Ciao Napo,
      grazie per il consiglio, non ci avevo pensato al corsivo per i dialettismi, porrò rimedio con i prossimi.
      Ho scelto “loro stessi” anziché “se stessi” perchè mi pareva più vicino a un’epoca diversa dalla nostra e l’idea era quella di collegare tutto a… ah, stavo quasi per fare rivelazioni… scusa, non posso continuare 😉
      Ho pensato a una trasferta di Del Gaudio, che viene da un luogo di fantasia, proprio per ambientare il giallo a Genova. In realtà il Rio Maltempo si chiamerebbe Cantarena e non esiste una casa dei Passati, anche se una vecchia casa, nel posto che ho scelto per ambientare il delitto, c’è.
      Alla prossima, felice che l’inizio ti sia piaciuto, horror a parte 🙂

  52. Salve keziarica…. perfetto il titolo del giallo: STORIA DI UN DELITTO
    Secondo me, i titoli dei racconti sono importantissimi, perchè aiutano l’autore a sviluppare ancora meglio la trama… Per cui, titolo importante e interessante= trama interessante.
    Però questo è un mio parere, vale per quello che vale.

    Bella la zoomata sulla collinetta, un’immagine davvero d’altri tempi.
    Molto leggibile e ben calibrato il tuo stile, mi piace molto.
    Che dire inizio scoppiettante, con una protagonista ed un cadavere.
    Complimenti cercherò di seguirti

    opto per la telefonata

    • Ciao Alex,
      STORIA DI UN DELITTO arriva come collegamento a un racconto precedente che si intitolava STORIA DI UN’INDAGINE, con gli stessi protogonisti. Ci saranno dei rimandi all’altro racconto, e magari qualcosa ti suonerà strano; cercherò, caratteri permettendo, di rendere leggibile il racconto.
      I titoli sono la mia passione, insieme ai personaggi, spero che non rimanga tutto lì, nella scelta di un bel titolo.
      Grazie per essere passato e per la franchezza, non do mai per scontato che chi visita un mio racconto mi tenga compagnia fino alla fine, se così sarà ne sarò felice.
      Alla prossima!

  53. Ciao cara, ottimo incipit che pone domande e lascia col fiato sospeso e la curiosità di proseguire. Ma da te non mi aspettavo di meno. In quanto all’opzione ho votato per un funerale, non so perché ma lo sento tematico… 😉

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