IL CIELO E’ MUTO MA NE SENTO LE GRIDA

COLAZIONE ALL’INFERNO

Era finito il latte di soia e non se ne capacitava minimamente. Continuava ad oscillare la sua tazza d’infanzia, su e giù, poi a destra e infine a sinistra, quasi a disegnare uno stupido orologio da taschino.  Lo sguardo restava fisso al centro, proteso verso quel rimasuglio di latte e zucchero che non si dava pace e danzava leggero, aggrappandosi al movimento irrequieto delle sue mani e formando piccole onde spumose di color bianco; queste parevano infrangersi contro immaginari scogli e ritrarsi quasi imbarazzate, per poi ripetere il timido movimento all’infinito, e la ciclicità di questo atto banale sembrava avere catturato la sua attenzione fino ad intrappolarla, fino a distoglierla dal mondo che lo attendeva lì fuori. Era lì da qualche minuto abbondante, frastornato dalle molteplici voci che si inseguivano come in un lungo corridoio e appoggiavano maliziosamente il culo sulle sue emozioni, fino a provocarlo, come accadeva ormai spesso, ed incapace di distinguere tra immaginazione e realtà, allo stesso modo di un Salvador Dalì in procinto di accarezzare la tela, rovesciò ciò che rimaneva della sua colazione sul pelo arruffato del suo cane di passaggio.
La prima volta che un uomo possiede un cane non sa bene come interagirci; ci sono diversi tentativi in cui cerca di stabilire un contatto emotivo permanente, di conquistare la sua fiducia attraverso un sistema basato sulle ricompense. La seconda fase prevede la condivisione dello spazio e del tempo. L’uomo e l’animale muovono passi sulla stessa superficie imparando la convivenza, eliminando il bisogno naturale di demarcare il proprio territorio e trascorrono numerosi momenti prestandosi all’altro: l’uomo nutre il cane, lo abbevera e lo porta a spasso, mentre il cane presta il suo pelo e il suo corpo alla mercè del proprio padrone, come una qualunque donna di strada in cambio di una lauta ricompensa. Franz non era in grado di seguire dei procedimenti precisi, non riusciva a controllare comportamenti e sentimenti, la sua mente era passata da essere un cavallo imbrigliato a liberarsi del proprio fantino e correre tra distese inesplorate e inospitali. Dalla tenera età viveva di gesti sconsiderati e confusi, a tratti violenti, che lo portavano ad acquisire esperienza del mondo attraverso atteggiamenti del tutto sperimentali. Così imbrattava il cane del suo latte e ne associava la reazione alla bontà o meno del suo comportamento. Intrappolava il fuoco dei fornelli sotto un coperchio di vetro per capirne la forza e la pericolosità. Una volta aveva persino sequestrato e legato una donna che lo affascinava ad una fermata dell’autobus, cosi da poter capire i principi che portano una persona innamorata a provare gelosia. Voleva solo imparare a vivere, ma ogni tentativo lo portava più lontano dalla soluzione.
Il cane emise un timido guaito e si scrollò di dosso quanto lo aveva infradiciato, spargendo gocce di latte sui tappeti persiani innanzi all’ingresso. Franz rialzò lo sguardo che giaceva da qualche secondo spiaccicato contro il pavimento e assistette alla scena con un mezzo sorriso stampato in faccia. Non sapeva in fondo perchè l’aveva fatto e non sapeva tanto meno cosa stesse succedendo dentro di sè; le voci erano più insistenti che mai e in quei casi non aveva la forza necessaria a reprimere le loro richieste. Era come se un orda di galeotti stesse invocando alla rivolta da dietro le sbarre, e tutt’a un tratto un secondino avesse aperto la porta, quasi per gioco, per vedere bruciare tutto da vicino. Poteva essere affascinante lasciarsi andare a tutti quei pensieri distruttivi e caotici che portano un uomo a stravolgere le proprie credenze, poi tradurre in atto impulsivamente qualunque assurdo comando del proprio inconscio. E sarebbe stato pericoloso. Oh si che lo sarebbe stato. Si dice che i cani siano in grado di leggere l’evolversi del nostro stato d’animo e agire di conseguenza, prima che sia troppo tardi. Probabilmente questa capacità di prevedere l’impercettibile fece si che Kodak salisse a grandi balzi le scale che portavano al piano superiore e si accucciasse impaurito sotto il letto matrimoniale della camera degli ospiti; come nel bel mezzo di un violento temporale. Un piano più in basso Franz giaceva ora seduto sul pavimento, con le gambe aggrovigliate, in contemplazione del vuoto e assorto in un pensiero più lancinante degli altri. Era sempre più difficile scegliere se credere o meno a ciò che vedesse di fronte a sè, era forse più probabile riuscire a maneggiare un sogno ed indirizzarlo nel bel mezzo di un profondo sonno. Questa volta si trovava di fronte quello che all’apparenza poteva sembrare un innocente prete, un parroco qualunque, inginocchiato ai piedi di una bambina. La timida ragazzina diede un tenero bacio sulla fronte dell’uomo di chiesa e frugando tra le fessure del divano di Franz, con estrema gentilezza si portò alle mani una pistola semi automatica. L’appoggio nell’esatto punto della fronte che aveva baciato e premette il grilletto.

Quale sarà la reazione di Franz di fronte a ciò che accade nell'arco della sua allucinazione?

  • Franz sottrae la pistola dalle mani della bambina e comincia a ridere (33%)
    33
  • Franz chiama la polizia denunciando un omicidio all'interno del suo appartamento (19%)
    19
  • Franz esce di casa lasciando la porta spalancata, incapace di controllare le assordanti voci e perseguitato dalla ragazzina. (48%)
    48
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14 Commenti

  1. Ciao Alessandro
    Due episodi in cui si mischiano, non badando al confine, realtà reale e realtà immaginata.
    Dunque, vediamo se ho capito: cane, donna e neonato esistono nella realtà “reale”; bambina e parroco esistono nella mente di Franz.
    Per ora, meglio che vada in farmacia.

    • Ciao! Tanto per cominciare ti ringrazio per le belle parole e per aver sprecato anche solo due minuti del tuo tempo a leggere il racconto. Sono d’accordo sul fatto che i paragrafi siano fondamentali, sono nuovo del sito e non ci ho minimamente fatto caso, dalla prossima lì utilizzerò sicuramente. Perdona gli errori, il lavoro di revisione è stato pressochè inesistente, avevo fretta di provare l’emozione di pubblicare. Sei una delle poche che ha scelto tale opzione e onestamente l’apprezzo molto, perché è la meno scontata di tutte. Spero di riuscire a continuare ad appassionarti!
      Grazie ancora dell’attenzione

  2. Ho votato per la terza opzione. Ciao Alessandro, complimenti per questo incipit! La descrizione mi è piaciuta tantissimo, mi ha reso l’intera lettura piacevole e scorrevole. Ho provato anche un leggero senso di inquietudine al solo pensare cosa possa esserci nella testa di questo uomo. Ti seguo con interesse, alla prossima.

    • Ciao anche a te! È un emozione riuscire a trasmettere Delle sensazioni attraverso la scrittura ed è la cosa che mi porta ad affrontare ogni volta il foglio bianco. Sono felice che tu abbia colto quella che per me al momento è la forza del racconto, essendo ancora quasi totalmente assente la narrazione. Perdona gli errori eventuali, sono alle prime esperienze di pubblicazione. Spero di riuscire a trattenerti nel mondo di questo racconto, ogni persona che legge ciò che scrivo ha per me una grande importanza. Continua a scrivere critiche e consigli che sono sicuro mi saranno d’aiuto nell’affrontare con il giusto spirito i prossimi episodi.
      A presto!

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