Una vita sbagliata

La molla

1

-Allora ci vediamo tra un’ora al Sax, ti aspetto-

-D’accordo, a dopo-

Katia spense il portatile e lo richiuse con un colpo secco. Lasciandosi andare contro lo schienale del divano, sospirò e scosse la testa.

Cosa diavolo stava facendo?

Si era iscritta a quella chat di incontri per gioco, solo per vedere come funzionasse, ed ora, alla soglia dei cinquant’anni, aveva appena accettato un invito al buio.

Più alta della media, aveva un fisico longilineo che le amiche le invidiavano. Una cascata di capelli biondi le ricadeva in morbide onde sulle spalle ma, quello che colpiva maggiormente, erano gli occhi. Di un verde chiarissimo, osservandoli attentamente si potevano notare pagliuzze dorate al loro interno, una cosa più unica che rara.

Due figli ormai indipendenti, era sposata da quasi trent’anni con Vittorio, un agente di commercio sempre in giro per lavoro. In quello stesso istante, il cellulare iniziò a vibrare facendola sussultare, era lui.

Il senso di colpa arrivò improvviso, tanto che attese qualche istante di troppo prima di rispondere. Quando lo fece tuttavia, la voce piatta e monotona del marito lo scacciò immediatamente.

-Ciao, tutto bene a casa?-

No che non andava tutto bene. Non da quando i figli se n’erano andati, non da quando non aveva più nessuno di cui prendersi cura. Non da quando, nonostante le suppliche, Vittorio avesse rifiutato un impiego stabile in città preferendo scorrazzare per il paese a bordo di aerei e treni.

-Lo stipendio sarebbe di molto inferiore, dovresti cercarti un lavoro e alla tua età non sarebbe certo facile- Le aveva detto una sera.

Già, un lavoro, quello a cui aveva dovuto rinunciare quando si conobbero. Amante della moda, disegnava modelli di abiti ottenendo tra l’altro un discreto successo. Poi era arrivato lui, bello e sicuro di se, e tutto era finito.

-Si,tutto bene, tu dove sei?- Rispose meccanicamente.

-Che significa “dove sono” dovresti saperlo!-

Spaventata da quel tono infastidito cercò di ricordare, ma con scarso successo.

-Questo vuol dire che, quando ti parlo, non mi stai ad ascoltare!- Insistette lui.

Katia chiuse gli occhi e strinse il cellulare sino a che le nocche si sbiancarono.

-Scusami, è che ho un tremendo mal di testa- Mentì.

-La solita scusa, e comunque sono a Palermo, ricordi ora?-

No, non se lo ricordava, ma la notizia la rianimò. Cinquecento chilometri erano un motivo più che valido per andare all’appuntamento.

-Quando rientrerai?- Si limitò a chiedere.

-Non ne ho idea, il cliente è tosto e probabilmente mi prenderà ancora un paio di giorni-

Due giorni, l’intero weekend a disposizione.

-D’accordo, chiamami quando puoi-

-Ehi, tutto bene?- Disse Vittorio in tono più conciliante.

Altra esitazione che avrebbe voluto evitare, per cui si affrettò a rispondere.

-Si, solo un gran mal di testa, mi sa che prenderò una pastiglia e andrò a dormire-

-Ecco, riguardati, non sei più una ragazzina-

Ancora con quel discorso sull’età, all’improvviso sentì di odiarlo con tutte le sue forze.

-Buonanotte- Quindi, senza aspettare risposta, chiuse la comunicazione e si diresse in camera da letto.

Aperto il guardaroba, passò in rassegna i vari abiti che vi si trovavano appesi. Si trattava per la maggior parte di capi particolari, abbastanza costosi e che sulla sua persona facevano un certo effetto. Dopo qualche esitazione, scelse una gonna nera al ginocchio e una camicetta bianca a cui era particolarmente affezionata. Per le scarpe, optò per un tacco dodici che la slanciava maggiormente. I successivi quindici minuti li trascorse in bagno a truccarsi meticolosamente, senza trascurare il minimo particolare. Quando ebbe finito, si guardò allo specchio e si chiese ancora una volta se stesse per fare la cosa giusta.

Ecco, riguardati, non sei più una ragazzina

Furono proprio le ultime parole di Vittorio a scacciarle ogni dubbio. Sarebbe andata a quel appuntamento e al diavolo lui e il suo egoismo maschilista. Tornata in salotto, afferrò la borsetta e quindi, dopo un’ultima occhiata alla casa deserta, si richiuse la porta alle spalle.

Una decina di minuti più tardi il taxi si arrestò davanti al Sax, un locale caratteristico e molto conosciuto in città. Suddiviso in vari separé, garantiva una privacy che pochi altri potevano permettersi, e che l’avevano convinta a presentarsi all’appuntamento. Vi era stata una volta sola, in compagnia di alcune amiche, Vittorio non si sarebbe mai sognato di portarla in un posto simile, per cui il rischio di incrociare qualcuno che la conoscesse era molto basso.

Pagato il tassista, attraversò velocemente la strada ed entrò. Subito, un elegante cameriere le si fece incontro e le sorrise amabilmente.

-Buonasera, signora, è sola?-

Katia ebbe un attimo di smarrimento. In effetti del suo misterioso cavaliere conosceva solamente il nome, Igor. Al contrario di lei, non aveva messo la fotografia sul sito.

-No, è con me- Disse una voce alle loro spalle.

Katia spalancò la bocca, fece per dire qualcosa ma le parole le morirono in gola.

-Molto bene, si accomodi pure- Disse il cameriere.

Dunque dunque, come proseguiamo?

  • Incredula, Katia si trova di fronte a Vittorio, suo marito. (17%)
    17
  • Igor avrà al massimo una trentina d'anni, un fisico da modello e un sorriso da far sciogliere una donna. (33%)
    33
  • Igor ha più o meno l'età del marito, ma è decisamente più affascinante. (50%)
    50

Voti totali: 6

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5 Commenti

  1. Questo sembra un perfetto inizio per un romanzo rosa da fine estate e quindi lo seguo con piacere.
    Tralasciando il fatto che il nome Igor mi riporta inevitabilmente all’assistente brutto del dottor Frankeistein (si puo’ fareeee), trovo che sia un incipit interessante e spero che Igor sia invece un gran figo:)
    Benvenuta su TI, a presto!

  2. Più o meno come il marito, direi.
    Ciao, LaPatty e benvenuta su theincipit, il luogo dove chi ti legge si prodiga in consigli e osservazioni non richieste 😀
    Scherzi a parte, a me (e ad altri) piace dare un commento critico a ciò che leggo, nella speranza di fornire spunti utili a entrambi e agli altri che leggono.
    Il tuo incipit è scorrevole, c’è qualche refusetto ma quelli sono quasi inevitabili.
    Io però vorrei soffermarmi sulla descrizione fisica della protagonista: è accurata, si capisce che ritieni molto importante che noi ce la immaginiamo il più vicino possibile a come la immagini tu. Tuttavia è spesso più efficace evitare il racconto diretto della voce narrante, perché questo fa un po’ da barriera alla necessità che ha il lettore di “immergersi” nella storia: le informazioni che ti interessa trasmetterci sono più coinvolgenti se vengono fuori da ciò che vedono, sentono, annusano i protagonisti. E qui sta il tuo problema, dato che nessuno è capace di vedersi, a meno dell’escamotage inflazionato di porsi davanti allo specchio.
    Però, attenzione: non è mica detto che debba darci tutte le informazioni subito. Ad esempio, Igor potrebbe fare un apprezzamento sul colore dei suoi occhi, facendocelo scoprire 🙂
    In sintesi: non avere fretta di farci sapere tutto e subito, lascia che il lettore costruisca il puzzle un pezzo alla volta 😉
    Ciao, a presto

  3. Ciao LaPatty.

    Inauguro io i commenti al tuo racconto. Mi prendi bene perché ho cinquant’anni e immagino Katia più o meno come una delle mie ex conpagne di scuola, che ho rivisto di recente.

    L’unica parte che non mi è piaciuta è dove spieghi tutto il background della protagonista. Non è sbagliato, per carità, però lo potevi evitare. Anche perché, più avanti, hai avuto modo di mettere queste informazioni tra le righe, in modo molto più avvincente.

    La scrittura mi sembra curata. Hai scelto una terza persona con passato remoto, fa molto romanzo.

    Adesso sono curioso di sapere come procede la storia.

    Grazie e alla prossima.

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