Un legame nel cielo

Deneb e Audrey al dipartimento di fisica

Il mio sguardo vagava tra quegli scorci di città che ci scorrevano davanti agli occhi: i grattacieli svettavano in tutte le loro forme e altezze vertiginose, lasciandomi senza parole. Sfrecciammo veloci per quelle strade immense, persi ognuno nei propri pensieri; il tempo passava senza che me ne rendessi conto, immerso in quel mondo da scoprire.

D’un tratto incontrai gli occhi dello strano signore nello specchietto retrovisore: ci stava osservando incuriosito.

“Che silenzio… Siete sconvolti? Ricordo che per me fu uno shock passare dalle distese desertiche a una città piena di vita.”

Cercai di riconnettere il cervello a quella domanda inaspettata, nel frattempo aveva già risposto Audrey:

“Noi veniamo da Falkland… Nessun deserto, ma è comunque molto diverso da qui.”

“Immagino… I luoghi incontaminati hanno sempre un fascino particolare.”

Annuimmo poco convinti, per noi era la normalità vivere su un’isola in cui regnava la natura. 

Alla fine, lontani diversi chilometri dal centro, svoltammo in un’ampia via piena di ragazzi e ci fermammo davanti a un edificio di costruzione meno recente.

“Siamo arrivati, questo è il mio rifugio: il dipartimento di Fisica, nel cuore del campus universitario di Buenos Aires.”

Scendemmo dall’auto colpiti dall’atmosfera che ci circondava: un vero campus universitario, un immenso centro di cultura, frequentato da migliaia di studenti…

Spostai lo sguardo su Audrey: era elettrizzata, un abbozzo di sorriso mostrava il suo entusiasmo, mitigato da un po’ di insicurezza; cercava di nasconderla, ma la vedevo riflessa nella presa stretta delle sue mani sulla portiera, come a cercare un appoggio per quel vortice intricato di emozioni. I suoi occhi incontrarono i miei in uno sguardo di complicità che non passò inosservato al nostro salvatore:

“Pensate di restare lì impalati ancora per molto?”

Teneva aperta una grossa porta di vetro con evidente fatica, non si poteva definire un tipo sportivo… Lo seguimmo all’interno, addentrandoci in un ampio atrio.

“Le aule sono nei primi piani, i laboratori ai livelli superiori.”

Abbassò la voce circospetto, prima di continuare:

“Il mio appartamento e il mio laboratorio invece sono di sotto.”

Aprì una porta in un vano nascosto e si incamminò per una scalinata. Lo seguimmo sempre più curiosi, finché non si fermò a un piccolo pianerottolo, estrasse una chiave e aprì una vecchia porta di ferro, accompagnato da uno stridulo cigolio:

“Benvenuti nella mio rifugio.”

Entrammo in un ristretto ambiente che fungeva da salotto e cucina, le pareti erano completamente ricoperte di libri e strumenti scientifici erano accantonati in ogni angolo. 

“Da questa parte ci sono la mia camera e un bagno, mentre qui c’è una piccola stanza che diventerà in via eccezionale una camera per gli ospiti… Uno di voi dormirà sul divano in salotto, mentre l’altro potrebbe prendersi lo stanzino.”

Ci guardò poco convinto, in effetti non era uno spazio molto confortevole, ma eravamo pronti ad adattarci: le avventure non sono mai una passeggiata…

“Grazie per l’ospitalità, è davvero gentilissimo, signor…”

“Chiamatemi Stear. Un tempo ero nella vostra stessa situazione, sono felice di aiutarvi. Beh, ora vi lascio ambientare, ci sarà tempo per parlare con calma… Se mi cercate sono nel laboratorio, alla fine del corridoio; sto lavorando a un progetto urgente e non posso assentarmi per molto tempo.”

Ci salutò frettolosamente e si addentrò nel corridoio, i capelli scompigliati che ondeggiavano a ogni passo.

Restammo qualche secondo immersi nel silenzio; tentavo di elaborare un piano mentale, ma era difficile: non riuscivo ad accettare che la realtà fosse diversa da ciò che mi era sempre stato insegnato.

“Dovremmo controllare le ultime notizie: se, come dice Stear, il nostro arrivo è già sotto gli occhi di tutti, potremmo sapere se siamo stati identificati… Il tuo cellulare prende qui sotto, Deneb?”

“Temo di no, ma c’è un computer sul tavolo; dovremmo chiedere prima di usarlo?”

“Non credo sia il caso di disturbare Stear …”

Presi il portatile e mi sedetti sul divano accanto a Audrey; stavo fissando il display in fase di caricamento, quando la porta dell’appartamento si aprì di colpo, facendomi sobbalzare.

Un signore dal portamento sicuro ci guardò con aria furtiva da dietro la montatura nera degli occhiali:

“Cosa ci fate qui?”

Impiegai qualche secondo a trovare una risposta plausibile:

“Siamo degli amici di Stear…”

“Lui non ha amici. Come avete scoperto questo posto? Come siete riusciti a entrare?”

“Siamo arrivati con lui…”

“Lasciate stare il suo computer, ci sono dei documenti importanti!”

In quel momento la piccola porta in fondo al corridoio si spalancò, facendo comparire Stear dall’aspetto piuttosto terrificante: le mani erano sporche quanto i pantaloni di chissà quale sostanza, mentre i capelli erano una massa sempre più informe.

“Posso spiegarle tutto, Professor Barium, stia tranquillo. Se vi serve la password del computer, dovete inserire i numeri primi fino a 29… E state attenti a non combinare pasticci

Il nostro scienziato pazzo dirà la verità al professor Barium?

  • Assolutamente no, deve mantenere il segreto! (17%)
    17
  • In parte... Una mezza bugia? (67%)
    67
  • Certo che sì, non è un tipo capace di mentire... (17%)
    17

Voti totali: 6

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5 Commenti

  1. Ciao Naomi
    Non ho letto la prima parte ma, immagino, che l’avventura prosegua da sé.
    Un suggerimento da lettrice, la frase:
    “Spostai lo sguardo su Audrey: era elettrizzata, un abbozzo di sorriso mostrava il suo entusiasmo, mitigato da un po’ di insicurezza; cercava di nasconderla, ma la vedevo riflessa nella presa stretta delle sue mani sulla portiera, come a cercare un appoggio per quel vortice intricato di emozioni.”

    forse potrebbe scorrere meglio così:
    “Spostai lo sguardo su Audrey: era elettrizzata. Un abbozzo di sorriso mostrava il suo entusiasmo, mitigato da un po’ di insicurezza. Non riusciva a nasconderla, perché le sue mani stringevano stretto la portiera, come a cercare un appoggio per quel vortice intricato di emozioni.”
    dice la verità, non è capace di mentire.

  2. Eccomi qui, Naomi! Ho votato per la mezza bugia, è l’opzione che mi diverte di più.
    Sono arrivato qui leggendo la tua risposta al mio ultimo commento alla prima parte della storia. Risposta che mi ero perso del tutto perché gli amministratori del sito non sono mai riusciti ad abilitarmi le notifiche 🙁
    Intanto, grazie per la tua risposta, spendi parole bellissime che mi fanno davvero piacere.
    Poi, parliamo di questo incipit. Mi piace, lo trovo veramente ben fatto e scorrevole. È pulito e ben strutturato, direi che hai fatto un ottimo lavoro.
    Insomma, brava!
    Ciao, ti auguro un’ottima serata e ti faccio i migliori auguri per questa nuova avventura 😉

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