The Big Dream

Dove eravamo rimasti?

La scientifica mi chiamò poco dopo. Avevano qualcosa per me. L'autopsia dei corpi delle due donne. (50%)

Codeina

Ho sempre odiato gli obitori.

La loro luce sterile, le pareti bianche come sepolcri mi davano sempre una maledetta sensazione di fatalità, di inumana compassione per i morti.

Il coroner mi aspettava vicino ai tavoli operatori, i corpi delle donne erano ancora esposti al pubblico sguardo.

Mi aspettai che da un momento all’altro il senso di nasuea mi colpisse lo stomaco, il senso di disgusto e colpa per quello che era successo nei bagni della stazione.

Nulla.

Stavo diventando bravo nel mio lavoro.

Il dottore si mise a fare i suoi discorsi, probabilmente un qualsiasi studente di medicina si sarebbe masturbato ascoltando la perfezione del suo linguaggio, i termini tecnici che venivano serviti al momento giusto.

Continuai a guardare i corpi, invidiando la loro indifferenza a tutto questo.

Da quel marasma di parole colsi poche cose: l’eroina presente nei corpi era di tipologia militare e gli investigatori avevano trovato una giacca maschile nell’appartamento.

La osservai.

Era un  bel capo, probabilmente fatto su misura. Le spalle erano larghe ed ampie, sinonimo che chi la indossava era di corporatura robusta, non particolarmente alto. I bottoni in madreperla erano tirati sul ventre, a qualcuno piaceva mangiare a quanto pare.

Distrattamente presi nota della cosa.

All’interno dell’abito erano stati rinvenuti, nell’ordine: un pettine, una ricevuta di un cinema nei pressi della zona sud e dei fiammiferi provenienti dall’Aroon Hotel.

Sorrisi.

Chi diamine è il deficiente che si va ad infilare in un hotel di infima qualità in un quartiere di neri?

Se prima questo caso aveva svegliato il mio interesse, adesso aveva la mia attenzione.

Uscii dall’obitorio con uno strano sorriso sul volto, le mani nelle tasche e una sigaretta stretta fra le labbra.

Un bianco in quartiere di neri? Poco probabile.

Un nero con una giacca del genere? Dio, va bene essere pazzi ma non così tanto.

Presi un taxi, e continuai a fumare pensoso.

Ero alla quinta sigaretta quando finalmente ci fermammo davanti all’Arron hotel.

Pagai, scesi, mi diressi al bar di fronte.

E attesi.

Il lavoro del piedi piatti è spesso così.

Qualcuno fa qualcosa, tu aspetti.

Forzare gli eventi è la principale causa di morte in polizia.

Adam lo aveva imparato a sue spese ad esempio.

Mai spingere il piede sull’acceleratore, a meno che tu non sia sotto i colpi di un mortaio tedesco da 105 mm.

In quel caso puoi correre.

Presi un caffè, con molto zucchero. Mi serviva per pensare, e per tenere a bada quel sottile senso di disagio che accomuna tutti i bianchi con un distintivo quando passeggiano in un quartiere nero.

E’ come una sottile sensazione, appena accennata, che qualcuno ti stia squadrando, domandandosi se morirai nelle prime cinque coltellate o se gli renderai la vita difficile.

Iniziai ad osservare le finestre dell’hotel.

Aveva una vernice verdina, più scura alla base, numerose crepe alle pareti. Erano anni che nessuno lo sistemava, tanto che i muri in più punti si erano spogliati del colore e apparivano col rosso scuro dei mattoni.

Al lato destro, delle scale anti incendio del 1910 gridavano a tutti di farsi un bel giro di antitetanica se solo si fossero avvicinati.

Considerando che avrei dovuto aspettare ancora un bel po’, mi diressi in una farmacia lì vicino.

Avevo una ricetta per dello sciroppo, una cosa che il medico mi aveva consigliato per evitare la morfina.

Secondo lui aiutava. Anche per me, o almeno, aiutava il suo portafoglio.

Ne presi un paio di boccette, e prima di uscire ne avevo già aperta una, assaggiandola.

Sapeva di zuppa mista a polvere da sparo e cenere.

Tornai al bar.

Ordinai un altro caffè, e mentre il cameriere posava la tazzina di fronte a me, uno stridore di freni e un urlo mi colpirono.

Di fronte a me si era fermato un camion di piccole dimensioni, a terra, stritolato fra ruote e motore, il corpo di un uomo.

Il bastardo urlava come un maiale sgozzato.

Attorno a me decine di burattini si mossero sincronizzati verso l’uomo.

Per un momento ebbi pure io l’impulso di alzarmi e correre verso di lui, dopotutto quel tipo sotto le ruote era abbastanza grosso da poter stare dentro alla giacca.

Ma quando mi accorsi che era un nero rinunciai al benché minimo sforzo.

Alla fine del caffè, erano arrivati sia la polizia che l’ambulanza.

A metà del Whisky lo avevano estratto da sotto la macchina.

Quando giunse la bistecca con le patatine stavano rimuovendo il camion e scattando le foto dell’incidente.

Al sorbetto la pioggia scendeva lieve, spazzando via quello che rimaneva del sangue e del gesso della sagoma.

Al sesto caffè i giornali stavano stampando la notizia di un nero morto investito nel quartiere sud.

Con qualche probabilità si era beccato al tredicesima pagina, magari con una foto un po’ sgranata, ma quanto bastava per far vedere il camion e la sagoma in gesso del cadavere.

Ero alla quindicesima sigaretta della giornata quando un uomo piuttosto grosso e bianco rientrò nell’hotel.

Spensi la sigaretta e mi alzai.

Avevo aspettato abbastanza.

Ora era il momento di accelerare.

Ora era solo questione di decidere cosa fare. Avevo con me la pistola e abbastanza caricatori per mettere a tacere l'intero hotel

  • Una chiamata al distretto e avrei ottenuto un bel po' di rinforzi. Dopotutto, perché presentarsi soli alla festa? (13%)
    13
  • Le scale antincendio potevo offrirmi un vantaggio tattico non indifferente. (75%)
    75
  • Mi diressi verso la porta principale. Una entrata ad effetto è sempre uno spasso. (13%)
    13
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53 Commenti

  1. ahahahah grande gli hai segato 500 dollari. hahah
    Azz però li hai massacrati di botte.
    Più leggo il tuo horror e più mi piace, grande stile e fin qui una bella trama degna di un grande thriller poliziesco..
    Rinnovo i complimenti… bravissimo Oca loca

    Portarono i due in centrale, mi pare più sensata.

  2. Ciao Oca_Loca,
    un po’ troppo gonfiato lo stato di salute della “tossica” e della sua stanza. Insomma, va bene la dipendenza da eroina, ma addirittura il pus dai buchi nelle braccia e siringhe sparse per l’intera stanza… Troppo Payne!
    Immacolato, invece, il paragrafo dedicato al fucile Thompson (sono andata a guardarmelo on line-ne vendono copie precise sul web).
    Ho votato per l’arresto dei due e per la momentanea attesa di istruzioni, fuori dall’hotel.
    Alla prossima!

    • Grazie mille cara! Sì lo sai ormai che Payne è la mia fonte di ispirazione principale :p

      Comunque per le armi si prendo spunto da quelle reali, un patito come me non può non ispirarsi alla realtà 🙂

      A stasera che partiamo col prossimo capitolo!

  3. Haahah grande!!
    Mi è piaciuta tantissimo la descrizione dell’hotel.
    Ad un certo momento il tuo protagonista mi ha ricordato L’ Ispettore Coliandro. hahahah
    Fantastica poi la rappresentazione dello ciccione. Mi hai davvero scippato una risata.
    Davvero complimenti
    Ho votato per farlo confessare.

    • Grazie mille Ally, domani prossimo capitolo!

      Grazie mille per i complimenti comunque e anzi, ne approfitto per fare anche te le congratulazioni per aver ottenuto la copertina! Come ti ho già detto, io adoro la delicatezza del tuo racconto mi raccomando anche te continua così 🙂

  4. Ciao Oca 😀
    ho fatto il grande errore di leggere i tuoi primi 3 capitoli ieri sera prima di dormire 🙂 Ho avuto la sensazione di essere trasportata in un film in bianco e nero in cui il protagonista raccontava la tua storia mentre le immagini, descritte con una minuzia spiazzante, scivolavano beatamente sullo schermo. Nella mia fantasia il protagonista aveva un borsalino leggermente inclinato sulla testa, una sigaretta perennemente in bocca e una smorfia sul viso beffarda e cinica 😀 voto per le scale antincendio, a presto

  5. Davvero un bel capitolo, mi è piaciuto moltissimo.
    Ricco di dettagli e di particolari che colorano in modo perfetto le scene che descrivi.
    Certo che lo sbirro che odia i megri, alza e incuriosisce ancor di più la tensione nel racconto.
    Che dire, bravo.
    Voto le scale esterne.
    Ciao alla prossima

  6. Avvincente! nonostante il ritmo sia meno incalzante del capitolo precedente. Questa è abilita assoluta.
    Due cose mi colpiscono….
    …che tu scriva “Forzare gli eventi è la principale causa di morte…”, vero, lo è.
    …la descrizione di un epilogo piuttosto macabro, splittata tra le portate di un pranzo…i 6 caffè e le 15 sigarette…intrigante.

    ho votato per la prosecuzione lungo la scala antincendio…non fosse altro che perché ad ogni piano ha l’obbligo di uscita, quindi il pericolo di incontri poco felici per l’indomito protagonista!

    • Ah troppi complimenti :3

      Sono felice che ti piaccia, per lo scorrere del tempo mi sono ispirato al film “Gli Uccelli” di Hitchcock, in cui lo scorrere del tempo era dato da una sigaretta che bruciava. Solo che nel nostro caso è passata pressoché una intera giornata:)

      Grazie per la scelta, vediamo cosa mi portare a creare coi vostri voti 😉

  7. Ottimo capitolo, specialmente nella prima metà. Nella seconda è la sequenza delle ordinazioni al bar che mi ha spiazzato anche per la commistione tra tazzina di caffè e sorbetto (poco americani), whisky e patatine, una spruzzata di razzismo, una bistecca, uno morto sotto un camion e tante sigarette e altrettanti caffè.
    A questo punto mi aspetterei un’entrata ad effetto.

    • Ammetto che il protagonista ha gusti abbastanza del cavolo, ma come detto, a volte bisogna aspettare prima di agire.

      Come a volte bisogna attendere prima che le medicine facciano effetto 😉

      Lo stacco che hai sottolineato è comunque voluto, dopotutto una molla ha bisogno di un po’di tensione prima di spingere.

  8. Ciao oca. Mannaggia, è difficile seguirti. Stavo leggendo il secondo capitolo quando hai caricato il terzo. Hai un bello stile di scrittura. Personalmente non amo molto lo splatter ma sei riuscito a descrivere bene tutte le situazioni presentate. Si vede che hai giocato ai giochi di ruolo: l’ambientazione è molto coinvolgente e questo senso di personificazione si trasmette nel racconto.
    Ho votato per la giacca. Ti seguo, però se vuoi un consiglio rallenta un po’: in due giorni hai scritto tre capitoli. Dai il tempo ai lettori di poter seguire e influenzare la storia.
    Alla prossima 🙂

    • Sincronia che manco nel nuoto proprio xD
      Si so che dovrei rallentare un po’, ma siccome sono al primo racconto mi prendo un po’di libertà, so che dovrei aspettare i lettori e dare il tempo a tutti di leggere, ma siccome sono nel mood giusto voglio lanciarmi 🙂

      Grazie per comunque sia per i complimenti che per i consigli giuro che il prossimo racconto faccio il bravo!

      Forse :p

  9. Ciao spinto dalla curiosità ricambio la visita.
    Devo ammettere che il genere horror non quello che amo, anzi, però leggendoti mi ha fatto capire che non è semplice riproporlo o scriverlo.
    Penso che hai ” foto-grammato” benissimo le scene del racconto.
    La descrizione della donna trovata morta in bagno mi ha davvero impressionato.
    Un crescendo di curiosità per questo tizio reduce di guerra malato e vizioso c’è tutta.
    Per cui voto per la giacca rinvenuta e ti seguo.

    • Quack, ciao Alex e grazie per essere venuto a trovarmi 🙂

      Si, il genere horror non è propriamente semplice, benché sia consoderato di serie B o comunque un genere molto abbordabile (se non erro molti scrittori qui del sito, anche i più bravi, siano partiti affrontando l’horror), non sia proprio semplicissimo.
      Ti ringrazio veramente per i complimenti, sono felice di notare che certe descrizione, molto crude e poco eleganti,colgano nel segno 🙂

      Tra un paio d’ore promesso avrai il terzo capitolo ^^

  10. Ciao Oca-Loca,
    molto ben scritto. Non ho potuto votare il primo episodio, perchè ti ho scoperto solo ora, leggendo un tuo commento ad altro autore.
    Mi piace molto l’ambientazione, fa molto Max Payne ma in L.A. Confidential… Belli i noir degli anni di Hollywood Babilonia, con un pizzico di horror che non guasta a questo dosaggio.
    Aspetto il nuovo capitolo e voto per l’autopsia.
    Alla prossima!

  11. Ei………..porca miseria! Ci vuole attenzione e un gran pelo sullo stomaco per riuscire a seguirti! scrivi di emozioni forti, intrecciandole come fili colorati! e tutto si regge perfetto come su una tela.
    hai uno stile fuori da ogni schema…complimenti.
    …ti intervisterei sull’idea di vivisezione di un’anima…scherzo naturalmente.
    …per pura e macabra curiosità femminile ho votato per il prosieguo con “l’autopsia sui corpi delle ragazze”.
    ti seguo…sbrigati a scrivere!!!

  12. Posso?
    Scrivi bene e ciò già non è un dato scontato tra i tanti autori presenti su questo sito. Ti auguro di emergere dalla massa che popola theincipit.
    Credo che lo stile sia volutamente molto teatrale o – se preferisci – cinematografico. Hai reso bene un senso di rallentamento della percezione del protagonista nel caos della scena del crimine. Efficace anche il finale dell’episodio anche se avrei visto bene una presentazione flash della voce narrante, tipo “Mi sorprendo a pensare, nome cognome, devi prendere le medicine”. Ma forse ci hai voluto lasciare nell’incertezza che il protagonista sia uomo o donna.
    Ti seguo

    • Ciao e grazie mille per essere passato!

      Lo stile cinematografico è voluto,volevo trasmettere una sensazione di noir della vecchia Hollywood dei film in bianco e nero per intenderci, sono contento che ti sia piaciuto!

      Per quanto riguarda il protagonista la mancanza di indicazioni è voluta, vorrei presentare il protagonista capitolo per capitolo, aggiungendo mattone su mattone.

      Grazie ancora per essere passato, QUACK!

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