Quella sera al “The Music Always”…

Dove eravamo rimasti?

Dopo aver cambiato gli elettrodomestici di casa, e rinnovato l’abbigliamento, Andrea come investì la sua nuova ricchezza? Acquistando una vecchia villa d’epoca arroccata sopra la Città, che avrebbe permesso a loro di allontanarsi dal suo frastuono (67%)

“Una notte di paura...“

Se è vero, come dicono, che nella nostra esistenza terrena viviamo momenti chiari ed altri più scuri, quelli di Andrea e la sua Famiglia sinora erano stati decisamente i più bui, comunque e sempre, oscillando dalla penombra dei casi migliori alle tenebre di quelli più tristi.

Grazie a quel nuovo lavoro, qualcosa forse stava cambiando in meglio per loro, da quando, insperatamente, erano diventati i nuovi proprietari di quella villa d’epoca arroccata sopra la Città, che a breve avrebbe permesso agli stessi di allontanarsi dalla sua ingombrante presenza.

A poche ore dall’imbrunire, con l’aiuto della consorte Eva, detta anche Smile per il suo perenne sorriso, lo stesso aveva accatastato lo stretto necessario in quella grande stanza del primo piano, rimandando al giorno dopo, con l’arrivo del mobilio, a sistemare il resto dei loro averi, ancora stipati negli scatoloni rimasti nell’ingresso.

“L’acquisto di questa casa, Cari miei, nel tempo sarà il nostro riscatto”

sostenne convinto Andrea, conosciuto come Tumòrro nàit (tomorrow night) per quel suo lavoro orientato verso il musicale.

“eh già, un po’ d’affare ‘sta villa del ‘zzo, con tutti ‘sti ambienti uno dentro l’altro, chiusi tra loro come in una matrioska da porte interne, con su scritto: chiudere bene a chiave la notte, che terminano contro le stanze da letto del primo piano”.

questa fu la risposta di Ettore, loro ospite in quei giorni, che, passato dalla solita pacatezza al più acido prendingiro, in quel genere di occasioni veniva chiamato dai presenti come come Bimbo Stress.

In attesa di migliorie a quello strano assetto interno, i nostri ligi a quei cartelli serrarono tutte le porte interne, pronti a dormire in fondo a quella lunga serie di stanze chiuse, adattandosi all’occorrenza anche, femmine incluse, a fare i propri bisogni notturni, qualunque fossero, giù dalle finestre verso il sottostante giardino, con l’incredulità della bella Greta, anch’essa ospite insieme ad Ettore, detta anche la Bronzsa Cuerta(brace coperta), poiché in perenne ricerca del moroso perfetto…

Un attimo prima di prender sonno ci fu la buonanotte di Andrea, che, rassicurante, chiosò:

” ’notte, domani finalmente arrivano mobili ed utenze…, le torce elettriche sono ormai scariche, per stanotte usate il grosso cero trovato sopra quella vecchia cassa che è sotto…”.

Contro ogni regola della fisica, erano ormai le tre quando quel cero, anziché continuar a far luce, si spense di colpo.

Rimasti al buio i presenti, si divisero tra quelli che continuarono a dormire, e chi, ancora sveglio, si rigirava nel letto, facendo strane ipotesi su quel posto così isolato e disabitato da anni, come Greta, che nel mentre guardava fuori silente.

BOOM! Un tuono li svegliò. Si guardarono per un attimo intorno, cercando di capire se era realtà o frutto della loro immaginazione, mentre Ettore guardò l’ora del cellulare, purtroppo senza campo, ma erano solo le quattro, e grazie alla sua luce si apprestarono preoccupati verso la porta interna, mentre continuavano i boati.

In un primo momento, pensarono che qualcuno fosse entrato in casa a loro insaputa, poi rimasero in silenzio sino a che dal sottostante salone partirono fortissimi stridii e riverberi che evocavano atmosfere inquiete e rumori da vecchio film horror, portando dentro la stanza tanta inquietudine, paura e malvagità.

Se non era solo suggestione, quale presenza maligna c’era al piano di sotto?

  • La musica a volte può rievocare anche figure maligne (100%)
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  • La sera prima per gioco avevano fatto una seduta spiritica… (0%)
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  • Niente di spaventevole, tutto quello che stavano vivendo era pura fantasia (0%)
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21 Commenti

  1. Ciao Jearry,
    questo capitolo doveva risolvere qualche questione, tipo: perchè sono finiti a fare i propri bisogni dalle finestre di una vecchia casa decrepita? Non doveva venirne fuori un locale o qualcosa del genere? Nn trovo collocazione a questo epidosio, il conte Vlad che si vaporizza ci sta, ma non hai raccontato motlo di lui nel capitolo precedente, quindi ha solo confuso la scena, almeno l’ha confusa a me.
    In questa frase: “scusate, ma è tutta colpa mia, ‘sta roba viene dallo stereo di sotto, ieri sera ho sentito “Bela Lugosi’s Dead”, primo singolo dei Bauhaus del 1979, si vede che quel CD ora inspiegabilmente ha ripreso a suonare…” dai al lettore una spiegazione riguardo al singolo appena suonato, sarebbe meglio evitare. Se il lettore vuole sapere di più sul signolo, lo cercherà e si informerà.
    Per quanto riguarda la frase che ti segnalato la volta scorsa, ora ho capito. Avresti risolto con un paio virgole che chiudessero l’inciso, ma io con le virgole sono pessima quindi dal mio pulpito dovrei solo tacere 😉
    Ci si vede al settimo, vediamo di capire se le sorti dei nostri amici verranno risollevate dalla nuova casa e dalla musica.
    Alla prossima!

  2. Ciao Allegra_Dubois,

    a parte i bisogni fatti dalla finestra dei nostri, costretti dal fatto di essere chiusi per la paura dei vecchi proprietari in una serie di stanze una dentro l’altra, che ho ripreso da una mia esperienza di ragazzo quando andavo di tanto in tanto in una casa isolatissima di mia zia,

    questa è una storia multitask, se riesco oggi aggiungo il prossimo capitolo, dove ritornerà come filo conduttore la musica,

    quando dico “I nostri ligi a quei cartelli”, mi riferisco al fatto che i nostri sono rispettosi dei cartelli che ricordano la notte di chiudere (una dentro l’altra) tutte le porte…

    niente di che per tutto il resto, non sei stata affatto scortese.

    ciaoooo ed uno smack (bacio) alla prossima…

    Jearry

  3. Ciao Jearry,
    devo dirti la verità, non ho capito il senso di questo capitolo. Insomma, siamo passati dal locale dove si suona musica dal vivo a una sorta di castello infestato, dove le persone espletano i propri bisogni corporali dalla finestra…
    Ci sono frasi che non capisco, per esmpio: “In attesa di migliorie a quello strano assetto interno, i nostri ligi a quei cartelli serrarono tutte le porte interne, pronti a dormire in fondo a quella lunga serie di stanze chiuse… ” I nostri ligi a quei cartelli, non capisco il senso della frase.
    Mi hanno spesso fatto notare che metto in campo troppi personaggi, ed è vero, ma trovo che in questo capitolo siano stati spinti dentro a forza. Perdonami, spero di non risultarti scortese. Il problema potrebbe nascere dal non accorgersi che ciò che si sta raccontando non è visibile agli altri come lo è nella propria testa. L’ho fatto anche io, per questo mi permetto di fartelo notare. Immaginavo qualcosa, nella mia testa era chiaro come il sole ma il lettore, e me lo faceva notare, non capiva dove volessi andare a parare.
    Tutto questo è un mio giudizio, naturalmente lascia il tempo che trova, fanne quel che ritieni più giusto.
    Aspetto il nuovo capitolo, chissà che non mi faccia ricredere.
    Alla prossima!

  4. Ciao Jearry, ho votato la villa. Non so cosa tu abbia in mente e questo mi piace molto, niente elfi né streghette da queste parti. Eppure il fantastico dovrà pure uscire fuori e ho pensato che la villa e le sue suggestioni potrebbero esserti utili. Di sicuro, non sarà banale.

  5. Ciao Jearry, come potevo non votare Benson? dai cori degli alpini al rock psichedelico. E con Benson di mezzo, il fantastico ci sta. Come gli altri ti dico: un po’ troppo breve. ma il fantastico non prevedibile mi piace molto e anche le contaminazioni tra generi. Ti seguo con molte aspettative. p.s. il grassetto è una scelta tipografica ben precisa o mi sbaglio?

  6. Fa suonare lo stereo… una mezza bestemmia, insomma 😀
    Ciao Jearry.
    L’incipit è carino e c’è qualcosa di particolare nel tuo stile, qualcosa che mi ricorda i monologhi radiofonici di Jack Folla. Peccato che sia così breve 🙁 A questo proposito ti consiglierei di sfruttare tutti i cinquemila caratteri, altrimenti potresti ritrovarti con poco spazio per sviluppare la storia come vorresti.
    Ciao, a presto

  7. Ciao Jearry,
    sono anche io un amante della musica e non potevo non commentare. L’incipit è un po’ corto, tuttavia ha già detto molto del locale. Certo che trovare tanta qualità in una quantità enorme è quasi impossibile. Gruppi che suonino dal vivo, a tutte le ore, con talento, non ce ne possono mica essere un’infinità… o sì?
    Il mio racconto precedente parlava di musica, di blues per l’esattezza, il tuo che genere tratterà?
    Aspetto il nuovo episodio, con qualche carattere in più magari. Alla prossima!

    • ciao Allegra_Dubois, il mio incipit è un po’ corto purtroppo, a causa del poco tempo a disposizione…, per quanto riguarda la mia Musica preferita, ho visto nascere il progressive, tanto che sono cresciuto a pane King Crimson, anche se dopo tanti anni, vista la mia irrequietezza musicale, questo oggi è molto più ampio, e va tra Randy Newman, Rickie Lee Jones, Little Feat, Lynyrd Skynyrd, e tanti altri… Ciao.

  8. Si converte allo stereo e trasformarma il locale in un anonino baretto come tanti.
    Sono curiosa di capire che ruolo abbia il fantastico in questa storia, perché al momento non mi è chiaro.

    Occhio alla punteggiatura, che non è ottimale, e alla sintassi. Ci sono diversi cambi di soggetto che rendono difficile seguire la narrazione.

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