Maledetti dalle ombre

Parte 1

Mi ricordo quel giorno: stavo uscendo quando il cielo grigio scuro mi rese titubante, così continuai a scrutarlo fino a prendere la decisione di tornare indietro e recuperare un ombrello. Ero vestito bene, temevo le insidie dal cielo mediante gocce d’acqua, ma un’acquazzone l’avrei davvero preferito a tutto quello che da lì a breve sarebbe accaduto!

Adesso tu vorrai sapere ogni dettaglio, sei arrivata fino a qui desiderosa di pormi domande per ricevere tutte le risposte di cui hai bisogno. L’ansia ti divora ed io sono un appiglio debole e scomodo, praticamente una corda vecchia prossima a spezzarsi.

Come vedi le mie gambe non mi permettono di andare lontano: tremano come una foglia nell’ebbrezza di una mattina di Autunno, spinta via dal vento, ma consapevole che esso ha anticipato solo il suo tempo che l’avrebbe vista volente o nolente un pezzo rossiccio planante verso il suolo. Loro sono così, come il vento e noi le inutili foglie. Loro anticipano il giorno della morte, lo fanno riempiendo il cuore di terrore fino a farlo letteralmente scoppiare. Loro, sì continuo a chiamarli “loro” perché nessuno conosce come si chiamano: il loro viso d’ombra lo ricordo ancora ed a volte riesco ancora a vederli oltre la luce della candela. Bastardi, soffiano su di essa e mi lasciano al buio. Mi fanno i dispetti poiché sono l’unico per loro immortale e solo l’inarrestabile scorrere del tempo sarà mio nemico.

Non sei la prima a giungere qui al mio capezzale, negli anni altri si sono avvicendati senza sopravvivere come avrebbero voluto. Sei maledetta, lo sarai fino all’ultima chiusura degli occhi. Bagnarli di lacrime, come adesso fai, li renderà solo umidi. Non pregare per la tua anima, Dio qui non c’è e dubito abbia intenzione di prendersi davvero cura di noi. Molti hanno il coraggio di dirmi che le mie illazioni sono deliranti, ma non auguro mai di vivere ciò che vissi io. Le suore di questo istituto badano a me come fossi un reietto, nessuna tra loro mi rivolge la parola come se facessero peccato. Attendono la mia morte, lo so, glielo leggo nei loro occhi poco commiserevoli.

Un tempo ho amato, credo di farlo ancora perché non ho mai dimenticato il suo viso nonostante io non abbia mai avuto a disposizione una fotografia. La sua voce l’ho però rimossa, ma le sue urla mi sono rimaste dentro a martellare la mente. La sua anima chissà dov’è, ma il suo corpo non esiste più.

Hai fatto un lungo viaggio per arrivare fino a qui, sul treno della speranza sei scesa ed io ti ho strappato il biglietto. Non esiste soluzione, io sono un’eccezione, inutile dimenarsi: morirai. Nemmeno qui sei al sicuro, loro ti osservano anche se non noti tale dettaglio.

Hai a disposizione otto domande, poi vorrò stare da solo.

Cosa chiederai al cupo signore? Nei commenti specifica il perché.

  • Il tempo scorre, sei piena d'ansia, ma vuoi un filo logico a tutto, gli chiedi di raccontare dal principio. (57%)
    57
  • Mostri la tua disperazione, arrivi dritto al punto chiedendo come lui abbia fatto a sopravvivere. (0%)
    0
  • Secondo te mente che non c'è soluzione, così decidi di puntare il tutto su un fattore emotivo, chiedendo della donna che lui ha citato. (43%)
    43

Voti totali: 7

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6 Commenti

  1. Ciao Ferdinando,
    secondo me il narratore mente, vorrei sapere della donna citata e pongo questa domanda: l’uomo vive in uno stato alterato da alcool o sostanze stupefacenti, il mondo di cui narra è generato da questo stato?
    Io rivedrei la frase: “glielo leggo nei loro occhi poco commiserevoli.” O lo leggo o negli occhi, “glielo” implica che lo leggi nei loro occhi, non occorre ripeterlo.
    Vediamo cosa ci racconti nel prossimo episodio.
    Alla prossima!

  2. CIao! Ho votato per il racconto da principio, perchè vorrei sapere come è iniziata questa storia, chi sono loro, e cos’ha nella testa questo uomo. Diciamo che chiedo troppo, e per questo dovrò essere paziente. Una mente complessa si struttura a causa di eventi fatali, e voglio conoscerli. Ottima descrizione, mi hai incuriosita. Alla prossima!

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