Ho vissuto mille vite

La genialità

Ho vissuto mille vite perché – come ho già scritto in altre occasioni:
perché il sentiero del nostro destino è già stato tracciato sin da quando siamo piccoli; dalla nostra famiglia, dai nostri genitori e dal nostro mondo circostante, ed infine dal nostro DNA.

Ebbene ho iniziato a vivere le mie vite sin dai primi mesi di vita in una culla di un vecchio reparto di ospedale di provincia – ero dato per spacciato per una broncopolmonite.
Morente, il mio cuoricino batteva lentamente, respiravo a fatica, quando improvvisamente le mie piccolissime ciglia iniziarono a schiudersi per far riaprire gli occhi.
Le medicine stavano iniziando a fare il loro effetto.Così narravano le cronache di quel lontano 1967.

La mia versione dei ricordi rotola sino a precipitare su un bambino pelle e ossa,
immerso tra le tabelline e tra giochi nelle stradine del suo quartiere.

Un bambino come mille altri e che a mala pena riusciva a leggere una frasetta in un italiano masticato e dileggiato dal dialetto.
Da un giorno all’altro capisce che nella sua famiglia qualcosa non va per il verso giusto.
Iniziava a soffrire un fardello pesante come un macigno, un peso colorato di rosso come la sua vergogna che non riusciva a nascondere.

Penso che un bambino non possa capire il perché suo papà pur lavorando ogni santo giorno,costruendo case, muri, solai con le proprie mani assieme ai suoi operai –
a fine settimana fosse senza soldi, letteralmente senza una lira -.

Non è nella natura delle cose capire a quell’età.

Inconsapevolmente iniziavo a vivere una nuova vita, quella di un bambino che in alcuni giorni della settimana doveva pensare come un adulto; di un bambino
che ogni fine settimana avvolto dal rossore della sua timidezza, doveva pensare cosa dire ai propri zii – per dover chiedere in prestito dei soldi per il suo papà -.
Il mio papà era un gran lavoratore, con una gran forza nelle braccia.
La sua congenita strana forza fisica era proporzionata alla sua bontà, a sua volta animata da un’ educazione dai sani principi e sani valori.

Sapeva apprezzare le piccole cose della vita, perché aveva vissuto instancabilmente assieme alle sue fatiche e alle sue infinite gocce di sudore grondanti dalla sue fronte,
e poi perché mai nessuno gli aveva regalato niente.

Sebbene famiglia di poverissimi contadini, nelle sue mani si nascondeva la magia di saper costruire le case a regola d’arte: grandi, piccole o modeste ma tutte
con un’unica caratteristica: erano ben fatte. Una dote e una magia come uscita misteriosamente dal cappello di un prestigiatore,
materializzata nelle sembianze di un ragazzetto che a sedici anni era già in un muratore con accanto il suo operaio di fiducia.

Amava il suo lavoro da sempre, una passione accompagnata dalla serietà e dal rigore.
Ma un pregio che lo caratterizzava e lo rendeva unico e che forse contrastava con la sua attività lavorativa, era l’onestà.
La sua onestà si intuiva a distanza, garbata tale da rendere piacevole persino l’aria che si respirava tra la sabbia e il cemento nei suoi cantieri.
Se qualcosa non era stata realizzata correttamente, la tirava giù e la ricostruiva nuovamente.
Come quando un giorno di festa con la sua Fiat Millecento color cappuccino, ci portò in città in un grande negozio di abbigliamento, perché con fratello avevamo bisogno dei cappottini per l’imminente stagione invernale.
Dopo che il negoziante terminò di incartare per bene i cappottini; dal suo cassetto tirò fuori delle banconote che diede in resto a mio padre.
Ma erano troppe, più del dovuto.
Il negoziante aveva girato un resto sproporzionato tra le mani di mio padre.

Poteva metterselo in tasca, ma non lo fece, disse al negoziante col suo sorriso sulle labbra: “Guardi signore lei è molto gentile, ma ha sbagliato a darmi il resto, mi ha dato troppo.”
Ricordo l’occhiataccia di mia madre e un espressione del viso non proprio conciliante.

Questo era mio padre. Un uomo che aveva vissuto mille vite.
Cinque anni appena compiuti, ed era scampato miracolosamente al bombardamento americano del 1943; le cosiddette bombe amiche.
Quelle stesse bombe lanciate dai caccia bombardieri USA che sommersero e distrussero la Sicilia in una notte afosa di inizio Luglio.

Se è vero che i figli ereditano qualche gene dal loro padre, posso dire che mio padre mi aveva trasmesso il gene delle sue mille vite vissute.

Dunque le premesse per una nuova avventura sono queste, il titolo parla chiaro, per cui possibili sviluppi per

  • a ruota libera (40%)
    40
  • sul protagonista bambino (20%)
    20
  • approfondire sul padre (40%)
    40
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127 Commenti

  1. Ciao Alex.

    Complimenti per essere arrivato alla conclusione. La storia, nel suo complesso, manca di organicità, ma tu stesso l’hai spiegato in qualche commento: hai improvvisato e qualcosa è venuto fuori. L’ultimo episodio è impressionante, non pensavo che “tagliato” sarebbe arrivato a tanto. Speravo in un lieto fine, ma va bene così perché comunque l’episodio mi sembra scritto bene.

    Grazie e… alla prossima? Ci allieterai con una nuova fatica?

  2. Sì, Alex, mi è piaciuto.
    Mi è piaciuto il capitolo, mi è piaciuto il finale aperto, mi è piaciuta tutta la storia. Quindi bravo, complimenti e congratulazioni per un’altro racconto compiuto. Personalmente, apprezzo molto che tu sia riuscito a dare una conclusione alla storia nei dieci capitoli completando il quadro in così poco spazio. Ti dico cosa ho visto nella tua storia: nostalgia, allegria, amore, tutto riunito insieme nella fotografia di un ragazzo che diventa uomo scappando da quella automobile. Però non voglio neppure farti una sviolinata stucchevole: la storia manca un po’ di organicità, belle immagini ma talvolta slegate tra loro. Ha il fascino di un racconto orale, tutti noi abbiamo uno zio o un nonno avventuroso che ci affascina con le mille storie che ha vissuto. Ecco, il tuo racconto è un po’ questo: affascinante… ma avrebbe tanto da guadagnare da un pizzico di pianificazione in più 😀
    Ciao, complimenti, a presto

  3. Ciao Alex
    Un racconto fatto di ricordi importanti, che ci fanno capire di essere solo parte delle “mille vite vissute”.
    Ho percepito autenticità e questo mi è piaciuto. Bravo.
    Anch’io non ho afferrato bene il riferimento a Germi.
    al prossimo e buona giornata

  4. Ciao Alex,
    un capitolo dolce-amaro. Si passa dall’allegria alla paura e poi al terrore. Non credevo che “tagliato” potesse uccidere il debitore o forse ci speravo, perchè ora i debiti ricadranno sulla famiglia. Un bel racconto, con rimandi nostalgici e descrizioni vivide.
    Non ho capito il riferimento musicale nel capitolo precedente e neanche quello a Pietro Germi. Immagino tu abbia preso ispirazione dal suo lavoro.
    Noto che hai finalmente sostituito i segni minore e maggiore con le caporali, sembra poco ma una buona formattazione giova alla lettura.
    Allora aspetto un nuovo racconto e ti auguro anche una buona giornata, qui splende il sole, spero sia così anche da te.
    Alla prossima!

  5. Ciao Alex,
    Con questo capitolo la situazione si sta facendo sempre più interessante, scelgo che succeda qualcosa dentro la bottega. Il tipo che lo segue in macchina l’ho trovato particolarmente disturbante, quindi sei decisamente riuscito nel tuo intento di farlo arrivare al lettore.
    A presto!

    • Bravo max, sei stato attento. 🙂
      Infatti i Gorillaz con la Sicilia non c’entrano niente, ma col mio avatar si…
      uhmm ti è sfuggito?

      Già , star vicino a Sasà è impossibile se apre bocca hahahah
      Ma in questo caso mi serviva un contrasto forte e allegro per chiudere il capitolo… 🙂
      Ed infatti, su te ha fatto presa. 🙂

      Ad ogni modo, con l’opzione ..dentro la bottega – mi toccherà ripensare ed dover cambiare idea sulla chiusura del racconto.

  6. Ciao Alex,
    i racconti di vita vera, se scritti bene, allargano il cuore, perchè fungono da vettori per un mondo vissuto che non potrà tornare.Avere cura dei propri ricordi è una bella cosa, grazie per averne fatti tornare alcuni alla mente anche a me.
    Molto bello anche questo episodio, ancora non ho intuito perchè “Tagliato” segue il bambino, spero sia davvero solo fastidioso.
    Ho votato “Dentro la bottega” e aspetto il finale.
    Alla prossima!

    • Salve keziarica, grazie per aver letto il mio racconto.
      Mah, personalmente col mio passato ho uno strano approccio.
      Ho già scritto diverse cose/ racconti e riflessioni sul mio passato, inizio a pensare che forse non è/era il passato che avrei voluto.

      Su “tagliato” e questi suoi strani atteggiamenti dovremmo scoprirlo nel prossimo capitolo.
      Speriamo bene.
      Ciao e grazie ancora

  7. Voglio indicare un luogo, dietro la bottega e lasciare a te il piacere di finire come vuoi. Fai muovere i personaggi a tuo piacimento.
    Come ho detto all’inizio in questa storia i personaggi mi affascinano. Hanno il piacere della quotidianità, della realta, di “quello della porta accanto” o del “tipo del paese”. Il tuo racconto fa sentire bene, fa bene.
    Grazie per questo racconto e a te l’ultima parola!

    p.s.:Anche dalle mie parti i nomignoli si tramandano di padre in figlio.

    • Grazie infinite Mrs Riso.
      Sono davvero molto lusingato, per la stima e per l’affetto nei miei confronti.
      Sicuramente i tuoi complimenti risultano un pò “eccessivi.” (però questo me lo stampo e lo conservo :))
      Non ho più scritto un rigo negli ultimi due anni, e devo dire che mi sono pentito per aver abbandonato la scrittura per altri lidi meno impegnativi.
      Cmq, spero di fare ancora meglio.
      Grazie

  8. Ciao Alex.

    Mi sembra che al nono episodio sia arrivato il momento di avvicinarsi all’uomo delle apparizioni.

    Grazie per aver scritto qualcosa di autobiografico e bravo ad averne tirato fuori comunque qualcosa di organico nonostante le scelte di THe iNCIPIT rischino ogni volta di portare la narrazione fuori dai binari.

    Alla prossima.

    • Salve Mrs.Riso mi hai scippato un sorriso 🙂
      La tua frase mi ha fatto ricordare Fabrizio De Andrè che diceva: Dai diamanti non nasce niente, mentre dal letame nascono i fiori.. 🙂
      Ovviamente il paragone è assolutamente improponibile.
      Grande Fabrizio….
      Che dire, grazie Mrs. Riso… come sempre.

  9. Ciao Luisa, gentilissima grazie.
    Si, mi sono accorto di aver fatto un pasticcio nella parte iniziale.
    Probabilmente mi avrà distratto Sasà,
    Adesso ho cercato di apporre delle correzioni, grazie anche al tuo intervento. 🙂
    Per cui l’inizio riscritto verrebbe così :
    “Se mi ero appassionato alle canzoni inglesi, fu per merito della scatoletta in resina dal color avorio, che mio nonno puntualmente accendeva ogni santo giorno della settimana.
    Seppur ignorando i nomi dei cantanti e dei gruppi musicali, ero come estasiato dalle melodie e dal suono prodigioso emesso dalle corde delle chitarre.”

    Sulle opzioni, cercando di evirare “a ruota libera” o messo “altro”.
    No, non sono un optional.
    Ho cercato di sviluppare le idee e il racconto, capitolo dopo capitolo (senza una trama definita a priori).
    Essendo un racconto a sfondo autobiografico i protagonisti sono quelli che sono, cioè familiari, padre o amici. E non avendo in mente una trama ben precisa per come ho già scritto (inizio/fine racconto) per le opzioni mi sono affidato al contenuto del capitolo specifico, ovvero in base alla trama emersa all’interno del singolo capitolo.
    es. nei capitoli precedenti ( 6° mi pare) ho saltato la parte “dell’uomo delle apparizioni” – perchè aveva vinto l’opzione: famiglia.
    Ciao e grazie

  10. Buongiorno Alex
    questa volta, per me la seconda parte (partendo da …mi consigliarono di fare visita a un paio di barbieri…) del capitolo scorre meglio della prima.
    La descrizione di Sasà è credibile e efficace.
    avanti con l’uomo delle aparizioni (visto che le opzioni sono un “optional” 🙂 )
    ciao
    PS Sebbene (sconoscevo) sconoscessi/ignorassi) i nomi… / suonare la chitarra, era (fosse) una
    cosa/ un(’) auto(-)didatta…

  11. Ciao Alex,
    io sulla punteggiatura non mi permetto di dire nulla perchè con le virgole non sono ancora riuscita a legare; non mi amano, le virgole 😉
    A parte questo, il capitolo è interesssante anche se avrei evitato la frase d’apertura che ribadisce l’amore del nonno per la radio, fatto di cui eravamo a conoscenza.
    Imparare il rock con la chitarra classica, magari non è molto indicato, ma se non c’era di meglio. Vediamo se Sasà riesce a insegnare lo strumento, altrimenti può sempre puntare a imparare da solo, ci sono chitarristi che hanno fatto la storia della musica senza aver mai preso una lezione e senza nemmeno conoscere una virgola di teoria musicale.
    Alla prossima!

  12. Be’, l’uomo delle apparizioni.
    Ciao, Alex. Proprio un bel personaggio, ‘sto barbiere, dipinto molto bene nonostante una punteggiatura un po’ sconcertante 😀
    Scusami, so che te l’hanno ripetuto già un sacco di volte e so che sull’argomento sei un po’ refrattario, ma con qualche accortezza in più, o qualche virgola in meno, il capitolo a mio parere sarebbe perfetto!
    Bravo comunque!
    Ciao, a presto

      • Scusami, non volevo essere offensivo. Ho usato una parola inopportuna, intendevo dire che leggendo alcune frasi sono rimasto un po’ spaesato dalla punteggiatura che mi impediva l’immediata comprensione. Il fatto è che ciò che ho letto mi è piaciuto, ma non mi sembrava giusto non farti sapere che la forma in alcuni punti non mi ha convinto. L’ho fatto in un modo poco educato e me ne scuso.
        Ciao, a presto

        • Figurati, non devi scusarti…. anzi, devo ringraziarti.
          Anche perché quando sposti la tua attenzione sulle mie virgole e non suoi contenuti allora vuol dire che sto scrivendo un gran bel racconto.
          L’avevi già fatto due anni fa, col mio Subversive, in quell’occasione usasti l’aggettivo: irritante… e poi venne fuori il racconto probabilmente più bello che ho scritto sino adesso.
          E quindi grazie :

  13. A ruota libera.
    Ciao Alex,
    un nonno importante, di stazza e sostanza… forse anche un po’ ingombrante. Il tuo protagonista ha vissuto mille vite, attraverso le vite degli altri? Quelli che lo circondano e lo hanno circondato fin dalla nascita.
    Ci stai raccontando le vicessitudini di una famiglia, e lo stai facendo bene, non ho ben capito dove vuoi portarci, non mi resta che seguire la storia per saperlo.
    Alla prossima!
    p.s. sostituisci i segni con le caporali. 😉

    • Ciao Allegra, sicuramente un nonno scorbutico e severo
      L’idea iniziale era quella di tracciare un determinato periodo della vita del protagonista, tra l’infanzia e la preadolescenza…
      Poi una cosa tira un’altra, e mi ritrovo a questo punto del racconto, adesso spero di chiuderlo bene.
      Capisco che è difficile, adesso ad es.. sto scrivendo l’ottavo capitolo e mi sto accorgendo che mi sta stretto… Però in compenso mi sto divertendo. 🙂
      ciao grazie

      ps.- cosa intendi di preciso con sostituisci i segni??

  14. Questa storia mi è piaciuta parecchio per i diversi punti di vista, è una storia parecchio complessa e anche la struttura lo denota, così come lo si vede dalla famiglia del protagonista e a mio parere anche dai suoi pensieri e probabilmente carattere. Insomma, il tutto per dirti che hai fatto un ottimo lavoro e che ti seguo.

    • Ciao feniceantica grazie per esser passata e per il tuo spassionato commento.
      Penso che per il genere di storia, probabilmente 10 capitoli sono pochi, appunto per il tipo di struttura complessa…
      Es. partenza dall’infanzia del protagonista si potrebbe arrivare sino alla maturità e alla vecchiaia del protagonista e dei protagonisti…
      Però penso di fermarmi al decimo capitolo.
      Grazie ancora

  15. A questo punto dico a ruota libera, mi pare ti riesca piuttosto bene. Ciao, Alex. Mi sembra di vederlo, il nonno in religiosa attesa accanto alla radio. Ma sai che avevo un nonno molto simile a quello che descrivi? Durante il telegiornale nessuno doveva fiatare! O quando riposava di pomeriggio, o quando… Be’ più o meno sempre 🙂
    Belle immagini… la punteggiatura, stavolta, un po’ meno 🙂
    Ciao, a presto

  16. Ciao Alex
    Bel capitolo, il nonno è ben caraterizzato. Avrei gradito un esempio del suo comportamento, un “show don’t tell” a rinforzare i tratti del suo carattere. Ma va bene anche così.
    A proposito di refusi e io me ne intendo, nel senso che sono “praticante”, ho notato:
    dal suo viso (e) alla sua voce…
    seppure le “comari” (narravano) narrassero
    al prossimo

    • Grande Louise grazie (mammamia ho paura anche di sbagliare il tuo nome:))
      Apporrò le dovute correzione sulla bozza originale, qui adesso è impossibile.

      Sul nonno non mi sono dilungato ulteriormente, direi anche volutamente… perché su di lui ho nel cassetto una sceneggiatura per un lungometraggio, per cui ho pensato di citarlo marginalmente in questo racconto. Volevo caratterizzarlo con una frase che lui ci ripeteva spesso, specie a noi bambini… ma poi preso dalla fretta di pubblicare il capitolo, me ne sono dimenticato.

  17. Andando contro le regole di questo sito, voto “sempre a ruota libera”.
    Ci sono un po’ più refusi del solito, ma non fa niente. Bella la descrizione del nonno e ho apprezzato molto che tu non abbia voluto precisare se era colpevole del furto o no, lasciando la libertà d’interpretazione al lettore. Mi piace così.

    • Ciao Napo, un grazie sincero per il tuo intervento.
      Ti chiedo gentilmente di mettere in evidenza i refusi, così che possa capire meglio e possibilmente evitare di ripeterli…
      Sull’opzione “a ruota libera” per come ho specificato in precedenza: non ho una traccia delineata o un’idea ben precisa del racconto inizio/fine.
      Peraltro alcuni episodi sono anche autobiografici, per cui dipende molto dai miei ricordi di quel periodo storico e dalla mia fantasia.
      Grazie

  18. Ciao Alex!
    Sono finalmente arrivata a leggere la tua storia, ho recuperato tutti i capitoli in poco!
    Che dire, avevi ragione, abbiamo uno stile molto simile, entrambi usiamo prevalentemente l’imperfetto, e ci prolunghiamo quanto basta nelle descrizioni!
    Non avrei mai detto che un racconto di avventura mi potesse appassionare tanto!
    Complimenti, seguo!

    • Ciao Feather , grazie e benvenuta.
      Ma davvero non dovei sentirti obbligata a ricambiare la visita.
      Per come ti dicevo… il tuo genere (scrittura, modo di raccontare) mi piace molto,
      mi piace ri-scoprire il mondo dei giovani, che come hai visto contrasta col mio di mondo.
      Ad ogni modo sei stata gentilissima.

  19. Buongiorno Alex
    il capitolo mi è piaciuto. Non ci sono forzature narrative, si respira autenticità.
    Ho un dubbio e una richiesta: i ragazzini facevano gli apprendisti in bottega a nove anni oppure erano ormai adolescenti? l’ultima frase dell’episodio sul DNA, vorrei capire meglio.
    A ruota libera
    🙂

    • Ciao Louise grazie per esser qui.
      Nel meridione ( ma forse anche in tutta Italia) nei primi anni 70′ il lavoro minorile era una
      normalità.
      Tantissimi bambini finivano la scuola elementare e venivano avviati al lavoro.
      Per consuetudine e per necessità si iniziava a lavorare a 9 – 10- 11 anni, per imparare un mestiere, ma manche per allontanarli dai pericoli delle strade.
      I genitori erano molto più tranquilli sapendoli dentro una bottega.
      I più fortunati iniziavano come apprendisti, (dopo l’orario scolastico, quindi nel pomeriggio) nelle botteghe, come barbieri, falegnami, calzolai, officine ecc..

      Sulla frase finale del dna, ho voluto ricollegarmi (volutamente) al prologo iniziale del primo capitolo.
      E’ un tema complesso, e per come ho scritto: centrale del mio racconto.
      Sto cercando di affrontarlo seguendo le mie esperienze di vita vissuta, seguendo una mia teoria. 🙂

  20. VIste le opzioni, a ruota libera.
    La tragedia come punto di passaggio verso l’età adulta. E la passione per il salto che permane nel protagonista come “nostalgia” dei tempi spensierati.
    Molto suggestivo e molto vero.
    Scusa se te lo scrivo, perché potrebbe essere un complimento a doppio taglio, ma trovo che avendo migliorato in modo evidentissimo la punteggiatura rispetto ai tuoi racconti precedenti, il “contenuto” di ciò che scrivi risulti, almeno a me, esaltato e quindi molto più godibile.
    Bravo!

    Ciao, a presto

    • Ciao Max grazie per essere passato, e grazie per il tuo commento.
      Per come ho già scritto in precedenza, questo racconto ha delle tracce autobiografiche molto significative, almeno per me.
      Per cui, la passione per il salto potrebbe essere ricondotta alla nostalgia per l’età della spensieratezza. Per quell’età oramai perduta per sempre. 🙁
      Ma a quanto pare è un tema che ripercorro sempre nei miei racconti, è qualcosa che non riesco a scrollarmi.
      Devo anche ammettere che a me piace rifugiarmi nel mio passato.
      Sulla punteggiatura, questa volta sono stato fortunato, nel senso che se non commesso errori grossolani è perché sono stato fortunato, non perché ho studiato…
      Grazie Max

      ps.- Avevo anticipato che per 2 anni non ho scritto niente di niente, inevitabilmente mi sono arrugginito, chiedo venia anche per i prox capitoli.

    • Salve Louise, grazie per essere passata.
      Si, sicuramente, purtroppo nelle tragedie chi è stato coinvolto subisce più o meno delle implicazioni psicologiche anche se le apparenze potrebbero nasconderlo.
      E cmq, un argomento non semplice, però mi piacerebbe dedicare qualche pagina, chissà..
      Ciao grazie

  21. Wow.

    Ho recuperato adesso il capitolo eh…wow.

    Il finale mi ha ucciso, un semplice gioco di bambini che si trasforma in tragedia.
    Toccante e maledettamente reale.
    Ho scelto riflessioni, voglio scoprire come questa tragedia abbia poi toccato i personaggi.

  22. Io tornerei al padre e alla famiglia. La riflessione ci sarà comunque, anche in ambito famigliare, dopo l’evento tragico. Restare solo sul protagonista mi sembra riduttivo, anche se in effetti credo che tu ci stia portando a scegliere solo un punto di vista su uno sviluppo già delineato della storia.
    Non è una critica, quest’ultima (sto facendo la stessa cosa anch’io nel mio racconto).
    La scena dell’uccellaccio nero ha qualcosa di epico ed è un topos della letteratura fin dall’antichità, qui reinterpretato attraverso gli occhi dei ragazzi.
    Bravo

    • Ciao Napo, sei troppo buono con me, grazie davvero.
      Sulle opzioni, penso di sentirmi “ingabbiato” dal titolo del racconto, in un certo senso devo attenermi alla vita del protagonista.
      Però mi hai messo molta curiosità e verrò a leggerti con piacere.
      Sui presagi si infatti ho cercato di legare il tema dei giochi dei ragazzini sulle guerre e dei guerrieri e quindi perchè non approfittarne.
      Anche se, per come tu ben sai, noi meridionali nasciamo e cresciamo coi presagi sin da piccoli, coi tanti sogni premonitori raccontati dai nostri nonni. 🙂
      Ciao ancora grazie

    • Ciao maria, si penso anche anche io che nel mentre “le domande sono cambiate”.
      La tua riflessione inducono e rilanciano le mie di riflessioni, che vorrei mettere su carta, anche se penso che questo non sia il momento giusto.
      Penso anche che il tuo commento dal risvolto psicologico mi sarà utile più avanti, e quando arriverà quel momento spero di non esser troppo superficiale nella mia “salita” su per la collinetta.
      Grazie maria 🙂

  23. Ciao Alex,
    sono bambini da “gioco”, dico che saliranno!
    Un capitolo di presentazione dei personaggi, forse un po’ stereotipado il pacioccone…
    Ho avuto anche io genitori anziani e ti assicuro che, almeno nel mio caso, non ero così libera di andare e venire, erano più vecchi degli altri genitori, mica erano scemi 😉 Forse ha aiutato il fatto che avessi due fratelli più grandi però.
    Nela frase: “I suoi grandi occhi perennemente sgranati accompagnavano la sua balbuzia, seppure non molto accentuata, la sua parlata a tratti balbettante era evidente a tutti.” avrei evitato di rimarcare il fatto della balbuzie, che era, di fatto, già intuibile con le prime parole.
    Alla prossima!

    • Ciao Allegra, mi hai strappato un sorriso col tuo ” pacioccone” ma sopratutto panzone, penso riferito a Giacomino, e ti dirò che non ho infierito, però mi hai dato un idea.
      A volte la vita ci riserva sorprese a non finire, ammetto che anche io sono un genitore anziano,spero di esserlo più a lungo possibile. Adesso i quartieri, le stradine non sono come quelli di 40 anni fa, per cui la libertà per i bambini ha dei risvolti differenti a quella dei loro genitori. Su questo aspetto penso che sti bambini sono molto penalizzati.
      Sulla frase che mi hai sottolineato, la mia intenzione era quella di tirare la volata alla chewing-gum del banana, andrò a sistemarla. Grazie 🙂
      A presto

  24. Bentornato Alex. Nonostante i tuoi inevitabili refusi, gli a capo incontrollati e la punteggiatura non curata, questo racconto per me è il più bello tra quelli che hai scritto. Ha il sapore di uno sfogo e ha la forza di un lavoro duro in una terra aspra. Mi piace moltissimo fin qui, perciò ti chiedo di non sparire e di continuare sull’onda di queste emozioni.
    Non sono qui per attirarti a leggere il mio racconto, anzi te ne dispenso volentieri (anche perché ricordo che abbiamo un caratteraccio entrambi…). Concentrati invece nelle scrittura del tuo racconto.
    Disavventura

    • Ciao Napo grazie.
      Sono molto onorato della tua presenza.
      Si è vero abbiamo entrambi un “caratteraccio” seppur con i miei limiti, ho sempre apprezzato i tuoi racconti.
      In merito a questi due capitoli, si qualche refuso era evitabile, ma tanté altrimenti non sarei Alex D.
      Ammetto che purtroppo in questi due anni mi sono arrugginito ulteriormente, mia colpa, perché ho lasciato perdere la scrittura per altri lidi.
      Tu riesci sempre a centrare l’obbiettivo di partenza del racconto… che dire mi hai spiazzato.
      Si con ogni probabilità l’imput è quello dello sfogo di una vita passata, forse non tanto diversa da mille altre vite.
      Sono curioso anche io di cosa verrà fuori capitolo dopo capitolo.
      Grazie mille Napo.

  25. Sviluppiamo l’aspetto sabbioso!
    La fine della tua storia lasciava intendere qualche evento e forse qualche disavventura, ma a me l’aspetto sabbioso non so perchè mi ha intrigato o se prefirisci, impantanato così l’ho scelto! 🙂
    Per il resto la storia prosegue bene, quasi non ci sono errori, parla ancora un po’ del passato, è preludio a qualcosa, sento come se questi due capitoli servissero a contestualizzare, il meglio deve venire…e quindi,
    Bravo, avanti!

    • Ehh sei una giallista in gamba, avrai intuito qualcosa sull’aspetto sabbioso. 🙂
      Lo prenderò come un suggerimento.
      Si i capitoli porteranno inevitabilmente a qualcosa, ma per come dicevo a Deborah – al momento non so a cosa.
      Mi limito a disegnare un trattino, capitolo dopo capitolo, e poi si vedrà quel che sarà.
      Grazie Mrs.Riso

  26. Ciao Alex,
    mi sono fermata a leggere il tuo racconto, trovando un tuo commento a un altro autore. Di solito faccio così, leggo il titolo, se mi attira leggo qualche riga e se mi piace vado avanti. Il tuo incipit mi è piaciuto molto, così sono rimasta.
    Ti seguo e aspetto il nuovo episodio.
    Alla prossima!
    p.s. ho scelto il preludio a una disavventura 🙂

  27. Ho votato per il preludio di una disavventura. Salve! Sono passata sul tuo incipit e credo di aver fatto bene, l’ho trovato abbastanza interessante, vorrei capire tante cose, come ad esempio il carattere del bambino in età più adulta o anche come la sua famiglia sia andata esattamente a rotoli, e anche il rapporto tra padre e figlio, insomma, tante cose ahah. Ebbene, ti seguo, alla prossima! Continua così.

    • Ciao Deborah ti ringrazio tantissimo per il tuo interessamento, spero di non deluderti.
      L’idea iniziale di questo Incipit è o era quella di sviscerare alcune situazioni di vita vissuta che avevo in mente, col pretesto della famiglia ecc…
      Per cui l’idea di scoprire la personalità del protagonista andando a ritroso c’è, il dubbio è, ci riuscirò? boh!
      Onestamente non lo so, come non so se arriverò a chiudere i dieci capitoli seguendo questo ritmo e questo disegno.
      Grazie infinite.

    • Salve Alessandra1 (uno)
      Grazie per i complimenti, condivido il tuo consiglio, spero di poter arricchire (successivamente) il racconto.

      Su Stand by me. mi sono documentato (con google per fortuna che c’è)
      Essere accostato a S. King che dire, mi lusinga.
      E cmq, racconto è molto autobiografico senza nessuna offesa per King, schezoo 🙂

  28. Ho scelto il preludio di una sventura.

    Mi piace molto il disegno da te creato nel racconto, nel primo capitolo la descrizione del padre mi ha in parte commosso andando a costruire un personaggio reale e vivo, d’altri tempi.

    Nel secondo capitolo invece mi hai fatto rievocare ricordi della mia infanzia in campagna, dove le cose erano non troppo dissimili a quelle da te raccontare.

    Solo una domanda.

    Nel primo capitolo parli di bombe atomiche abbinandole al 1943, è una cosa voluta per creare un frattura temporale?

    In ogni caso seguo!

    • Ciao grazie per essere passato.
      Nel primo capitolo un pò volutamente ho cercato di “sensibilizzare” il racconto con alcuni aspetti autobiografici. La descrizione del padre (che io chiamo papà) è una conseguenza a quello che stava accadendo in famiglia in quel periodo.
      Sulle bombe “amiche” (non atomiche) a parte l’aspetto temporale, da aspirante sceneggiatore amo molto questi salti.
      E cmq, volevo sottolineare come a volte la vita e il destino può offrire svolte inaspettate come quella di una bomba non esplosa a pochi metri dalla propria abitazione.
      Se adesso sono qui a scrivere è anche perche il detonatore di quella bomba fece cilecca.

      • Oddio, beneeeee ho letto atomiche al posto di amiche, ti giuro, l’ho letto tre volte xD

        Scusami, sono proprio cieco xD

        In ogni caso wow, la storia personale dietro la storia è veramente…stupenda. Continua così continua, sono sempre più affamato Delle racconto!

        • Figurati le sviste capitano spesso. 🙂
          Certo che sulle bombe amiche degli americani non so sino a che punto si rivelarono utili, di certo so che (nel 1943 qualche notte prima dello sbarco) uccisero 9.000 civili di cui tantissimi bambini.

          Grazie sono davvero compiaciuto per il tuo apprezzamento al mio racconto, spero di far bene sino alla fine.

  29. Direi il preludio di una disavventura, in effetti il capitolo pare interrompersi in questa direzione.
    Ciao, Alex. Come sai, do spesso consigli non richiesti. Spero che sappia anche che il mio intento è proporre spunti di riflessione.
    Del capitolo, prenderei a esempio questa frase:
    “Percorrevamo la salita con dei tratti anche ripidi e di forte pendenza.”
    “ripidi” e “di forte pendenza” sono concetti ridondanti.
    “Percorrevamo una salita a tratti ripida” esprime più o meno lo stesso concetto. Trovo spesso, a mio parere, sottolineature e ridondanze che, a mio parere, ripeto, appesantiscono la lettura:
    … qualsiasi cosa o movimento che avveniva (o cosa, o, meglio, movimento)
    … all’imbrunire del sole… (l’imbrunire *è* del sole)
    … lontano da casa e dalle nostre stradine…
    … Improvvisamente, inaspettatamente…
    Ecco, a mio parere, sfoltendo un po’ queste ripetizioni, la lettura sarebbe molto più scorrevole.

    Ciao, a presto

    • Ciao Max, grazie , sempre utili e preziosi i tuoi consigli.
      Si, si infatti alcune di queste ripetizioni le avevo segnate per eliminarle ( il sole, cose in movimento) e altre invece non avendo perso il vizietto dello sceneggiatore, volutamente ho cercato di focalizzare alcuni punti, per cui li ho lasciati pur sapendo di incappare in ripetizioni.-
      Qui adesso è difficile far apportare delle correzioni in corso d’opera.
      Ad ogni modo grazie .

    • Ops abbiamo inviato contemporaneamente, tu rispondevi e votavi per il primo cap mentre pubblicavo il secondo cap.
      Mah secondo il protagonista di questo racconto pare sia così, probabilmente nel corso dei dieci capitoli capiremo meglio il perché, il problema è arrivarci al decimo. 🙂
      Ad ogni modo grazie per esser passata.

      ps.- Spero di poter rientrare con un nuovo cap sul padre

  30. Ben tornato,
    deve essere questo il mese dei ritorni alla scrittura.
    Ho letto l’incipit che ha il profumo delle cose vissute, mi piace. Sugli errori sorvolo visto che anche tu sai che ci sono, se puoi rileggi e correggi, ma io sono l’ultima a doverlo dire, visto i miei di errori!
    Non me la sono sentita di ingabbiare subito il futuro…a ruota libera!

  31. Un saluto affettuoso a tutti.
    Inizio con una piccola premessa, chiedo perdono per i miei eventuali errori, refusi, punteggiatura errata.
    Come spesso mi capita essendo molto istintivo butto giù tutto in fretta e anche nella rilettura della bozza non mi aiuta molto in tal senso.
    Detto questo non scrivo da un paio d’anni, ho fatto altro.
    Mi sono spostato su un’altro mondo, quello del poker.
    Un mondo dove la virtualità non ha spazio.
    Ad ogni modo, da giorni avevo in mente questa storia, penso che portarla avanti per 10 capitoli sarà difficilissimo, per cui spero nel vostro apporto.
    Ciao a tutti e grazie

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