Ho vissuto mille vite

La genialità

Ho vissuto mille vite perché – come ho già scritto in altre occasioni:
perché il sentiero del nostro destino è già stato tracciato sin da quando siamo piccoli; dalla nostra famiglia, dai nostri genitori e dal nostro mondo circostante, ed infine dal nostro DNA.

Ebbene ho iniziato a vivere le mie vite sin dai primi mesi di vita in una culla di un vecchio reparto di ospedale di provincia – ero dato per spacciato per una broncopolmonite.
Morente, il mio cuoricino batteva lentamente, respiravo a fatica, quando improvvisamente le mie piccolissime ciglia iniziarono a schiudersi per far riaprire gli occhi.
Le medicine stavano iniziando a fare il loro effetto.Così narravano le cronache di quel lontano 1967.

La mia versione dei ricordi rotola sino a precipitare su un bambino pelle e ossa,
immerso tra le tabelline e tra giochi nelle stradine del suo quartiere.

Un bambino come mille altri e che a mala pena riusciva a leggere una frasetta in un italiano masticato e dileggiato dal dialetto.
Da un giorno all’altro capisce che nella sua famiglia qualcosa non va per il verso giusto.
Iniziava a soffrire un fardello pesante come un macigno, un peso colorato di rosso come la sua vergogna che non riusciva a nascondere.

Penso che un bambino non possa capire il perché suo papà pur lavorando ogni santo giorno,costruendo case, muri, solai con le proprie mani assieme ai suoi operai –
a fine settimana fosse senza soldi, letteralmente senza una lira -.

Non è nella natura delle cose capire a quell’età.

Inconsapevolmente iniziavo a vivere una nuova vita, quella di un bambino che in alcuni giorni della settimana doveva pensare come un adulto; di un bambino
che ogni fine settimana avvolto dal rossore della sua timidezza, doveva pensare cosa dire ai propri zii – per dover chiedere in prestito dei soldi per il suo papà -.
Il mio papà era un gran lavoratore, con una gran forza nelle braccia.
La sua congenita strana forza fisica era proporzionata alla sua bontà, a sua volta animata da un’ educazione dai sani principi e sani valori.

Sapeva apprezzare le piccole cose della vita, perché aveva vissuto instancabilmente assieme alle sue fatiche e alle sue infinite gocce di sudore grondanti dalla sue fronte,
e poi perché mai nessuno gli aveva regalato niente.

Sebbene famiglia di poverissimi contadini, nelle sue mani si nascondeva la magia di saper costruire le case a regola d’arte: grandi, piccole o modeste ma tutte
con un’unica caratteristica: erano ben fatte. Una dote e una magia come uscita misteriosamente dal cappello di un prestigiatore,
materializzata nelle sembianze di un ragazzetto che a sedici anni era già in un muratore con accanto il suo operaio di fiducia.

Amava il suo lavoro da sempre, una passione accompagnata dalla serietà e dal rigore.
Ma un pregio che lo caratterizzava e lo rendeva unico e che forse contrastava con la sua attività lavorativa, era l’onestà.
La sua onestà si intuiva a distanza, garbata tale da rendere piacevole persino l’aria che si respirava tra la sabbia e il cemento nei suoi cantieri.
Se qualcosa non era stata realizzata correttamente, la tirava giù e la ricostruiva nuovamente.
Come quando un giorno di festa con la sua Fiat Millecento color cappuccino, ci portò in città in un grande negozio di abbigliamento, perché con fratello avevamo bisogno dei cappottini per l’imminente stagione invernale.
Dopo che il negoziante terminò di incartare per bene i cappottini; dal suo cassetto tirò fuori delle banconote che diede in resto a mio padre.
Ma erano troppe, più del dovuto.
Il negoziante aveva girato un resto sproporzionato tra le mani di mio padre.

Poteva metterselo in tasca, ma non lo fece, disse al negoziante col suo sorriso sulle labbra: “Guardi signore lei è molto gentile, ma ha sbagliato a darmi il resto, mi ha dato troppo.”
Ricordo l’occhiataccia di mia madre e un espressione del viso non proprio conciliante.

Questo era mio padre. Un uomo che aveva vissuto mille vite.
Cinque anni appena compiuti, ed era scampato miracolosamente al bombardamento americano del 1943; le cosiddette bombe amiche.
Quelle stesse bombe lanciate dai caccia bombardieri USA che sommersero e distrussero la Sicilia in una notte afosa di inizio Luglio.

Se è vero che i figli ereditano qualche gene dal loro padre, posso dire che mio padre mi aveva trasmesso il gene delle sue mille vite vissute.

Dunque le premesse per una nuova avventura sono queste, il titolo parla chiaro, per cui possibili sviluppi per

  • a ruota libera (40%)
    40
  • sul protagonista bambino (20%)
    20
  • approfondire sul padre (40%)
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42 Commenti

  1. Wow.

    Ho recuperato adesso il capitolo eh…wow.

    Il finale mi ha ucciso, un semplice gioco di bambini che si trasforma in tragedia.
    Toccante e maledettamente reale.
    Ho scelto riflessioni, voglio scoprire come questa tragedia abbia poi toccato i personaggi.

  2. Io tornerei al padre e alla famiglia. La riflessione ci sarà comunque, anche in ambito famigliare, dopo l’evento tragico. Restare solo sul protagonista mi sembra riduttivo, anche se in effetti credo che tu ci stia portando a scegliere solo un punto di vista su uno sviluppo già delineato della storia.
    Non è una critica, quest’ultima (sto facendo la stessa cosa anch’io nel mio racconto).
    La scena dell’uccellaccio nero ha qualcosa di epico ed è un topos della letteratura fin dall’antichità, qui reinterpretato attraverso gli occhi dei ragazzi.
    Bravo

    • Ciao Napo, sei troppo buono con me, grazie davvero.
      Sulle opzioni, penso di sentirmi “ingabbiato” dal titolo del racconto, in un certo senso devo attenermi alla vita del protagonista.
      Però mi hai messo molta curiosità e verrò a leggerti con piacere.
      Sui presagi si infatti ho cercato di legare il tema dei giochi dei ragazzini sulle guerre e dei guerrieri e quindi perchè non approfittarne.
      Anche se, per come tu ben sai, noi meridionali nasciamo e cresciamo coi presagi sin da piccoli, coi tanti sogni premonitori raccontati dai nostri nonni. 🙂
      Ciao ancora grazie

    • Ciao maria, si penso anche anche io che nel mentre “le domande sono cambiate”.
      La tua riflessione inducono e rilanciano le mie di riflessioni, che vorrei mettere su carta, anche se penso che questo non sia il momento giusto.
      Penso anche che il tuo commento dal risvolto psicologico mi sarà utile più avanti, e quando arriverà quel momento spero di non esser troppo superficiale nella mia “salita” su per la collinetta.
      Grazie maria 🙂

  3. Ciao Alex,
    sono bambini da “gioco”, dico che saliranno!
    Un capitolo di presentazione dei personaggi, forse un po’ stereotipado il pacioccone…
    Ho avuto anche io genitori anziani e ti assicuro che, almeno nel mio caso, non ero così libera di andare e venire, erano più vecchi degli altri genitori, mica erano scemi 😉 Forse ha aiutato il fatto che avessi due fratelli più grandi però.
    Nela frase: “I suoi grandi occhi perennemente sgranati accompagnavano la sua balbuzia, seppure non molto accentuata, la sua parlata a tratti balbettante era evidente a tutti.” avrei evitato di rimarcare il fatto della balbuzie, che era, di fatto, già intuibile con le prime parole.
    Alla prossima!

    • Ciao Allegra, mi hai strappato un sorriso col tuo ” pacioccone” ma sopratutto panzone, penso riferito a Giacomino, e ti dirò che non ho infierito, però mi hai dato un idea.
      A volte la vita ci riserva sorprese a non finire, ammetto che anche io sono un genitore anziano,spero di esserlo più a lungo possibile. Adesso i quartieri, le stradine non sono come quelli di 40 anni fa, per cui la libertà per i bambini ha dei risvolti differenti a quella dei loro genitori. Su questo aspetto penso che sti bambini sono molto penalizzati.
      Sulla frase che mi hai sottolineato, la mia intenzione era quella di tirare la volata alla chewing-gum del banana, andrò a sistemarla. Grazie 🙂
      A presto

  4. Bentornato Alex. Nonostante i tuoi inevitabili refusi, gli a capo incontrollati e la punteggiatura non curata, questo racconto per me è il più bello tra quelli che hai scritto. Ha il sapore di uno sfogo e ha la forza di un lavoro duro in una terra aspra. Mi piace moltissimo fin qui, perciò ti chiedo di non sparire e di continuare sull’onda di queste emozioni.
    Non sono qui per attirarti a leggere il mio racconto, anzi te ne dispenso volentieri (anche perché ricordo che abbiamo un caratteraccio entrambi…). Concentrati invece nelle scrittura del tuo racconto.
    Disavventura

    • Ciao Napo grazie.
      Sono molto onorato della tua presenza.
      Si è vero abbiamo entrambi un “caratteraccio” seppur con i miei limiti, ho sempre apprezzato i tuoi racconti.
      In merito a questi due capitoli, si qualche refuso era evitabile, ma tanté altrimenti non sarei Alex D.
      Ammetto che purtroppo in questi due anni mi sono arrugginito ulteriormente, mia colpa, perché ho lasciato perdere la scrittura per altri lidi.
      Tu riesci sempre a centrare l’obbiettivo di partenza del racconto… che dire mi hai spiazzato.
      Si con ogni probabilità l’imput è quello dello sfogo di una vita passata, forse non tanto diversa da mille altre vite.
      Sono curioso anche io di cosa verrà fuori capitolo dopo capitolo.
      Grazie mille Napo.

  5. Sviluppiamo l’aspetto sabbioso!
    La fine della tua storia lasciava intendere qualche evento e forse qualche disavventura, ma a me l’aspetto sabbioso non so perchè mi ha intrigato o se prefirisci, impantanato così l’ho scelto! 🙂
    Per il resto la storia prosegue bene, quasi non ci sono errori, parla ancora un po’ del passato, è preludio a qualcosa, sento come se questi due capitoli servissero a contestualizzare, il meglio deve venire…e quindi,
    Bravo, avanti!

    • Ehh sei una giallista in gamba, avrai intuito qualcosa sull’aspetto sabbioso. 🙂
      Lo prenderò come un suggerimento.
      Si i capitoli porteranno inevitabilmente a qualcosa, ma per come dicevo a Deborah – al momento non so a cosa.
      Mi limito a disegnare un trattino, capitolo dopo capitolo, e poi si vedrà quel che sarà.
      Grazie Mrs.Riso

  6. Ho votato per il preludio di una disavventura. Salve! Sono passata sul tuo incipit e credo di aver fatto bene, l’ho trovato abbastanza interessante, vorrei capire tante cose, come ad esempio il carattere del bambino in età più adulta o anche come la sua famiglia sia andata esattamente a rotoli, e anche il rapporto tra padre e figlio, insomma, tante cose ahah. Ebbene, ti seguo, alla prossima! Continua così.

    • Ciao Deborah ti ringrazio tantissimo per il tuo interessamento, spero di non deluderti.
      L’idea iniziale di questo Incipit è o era quella di sviscerare alcune situazioni di vita vissuta che avevo in mente, col pretesto della famiglia ecc…
      Per cui l’idea di scoprire la personalità del protagonista andando a ritroso c’è, il dubbio è, ci riuscirò? boh!
      Onestamente non lo so, come non so se arriverò a chiudere i dieci capitoli seguendo questo ritmo e questo disegno.
      Grazie infinite.

    • Salve Alessandra1 (uno)
      Grazie per i complimenti, condivido il tuo consiglio, spero di poter arricchire (successivamente) il racconto.

      Su Stand by me. mi sono documentato (con google per fortuna che c’è)
      Essere accostato a S. King che dire, mi lusinga.
      E cmq, racconto è molto autobiografico senza nessuna offesa per King, schezoo 🙂

  7. Ho scelto il preludio di una sventura.

    Mi piace molto il disegno da te creato nel racconto, nel primo capitolo la descrizione del padre mi ha in parte commosso andando a costruire un personaggio reale e vivo, d’altri tempi.

    Nel secondo capitolo invece mi hai fatto rievocare ricordi della mia infanzia in campagna, dove le cose erano non troppo dissimili a quelle da te raccontare.

    Solo una domanda.

    Nel primo capitolo parli di bombe atomiche abbinandole al 1943, è una cosa voluta per creare un frattura temporale?

    In ogni caso seguo!

    • Ciao grazie per essere passato.
      Nel primo capitolo un pò volutamente ho cercato di “sensibilizzare” il racconto con alcuni aspetti autobiografici. La descrizione del padre (che io chiamo papà) è una conseguenza a quello che stava accadendo in famiglia in quel periodo.
      Sulle bombe “amiche” (non atomiche) a parte l’aspetto temporale, da aspirante sceneggiatore amo molto questi salti.
      E cmq, volevo sottolineare come a volte la vita e il destino può offrire svolte inaspettate come quella di una bomba non esplosa a pochi metri dalla propria abitazione.
      Se adesso sono qui a scrivere è anche perche il detonatore di quella bomba fece cilecca.

      • Oddio, beneeeee ho letto atomiche al posto di amiche, ti giuro, l’ho letto tre volte xD

        Scusami, sono proprio cieco xD

        In ogni caso wow, la storia personale dietro la storia è veramente…stupenda. Continua così continua, sono sempre più affamato Delle racconto!

        • Figurati le sviste capitano spesso. 🙂
          Certo che sulle bombe amiche degli americani non so sino a che punto si rivelarono utili, di certo so che (nel 1943 qualche notte prima dello sbarco) uccisero 9.000 civili di cui tantissimi bambini.

          Grazie sono davvero compiaciuto per il tuo apprezzamento al mio racconto, spero di far bene sino alla fine.

  8. Direi il preludio di una disavventura, in effetti il capitolo pare interrompersi in questa direzione.
    Ciao, Alex. Come sai, do spesso consigli non richiesti. Spero che sappia anche che il mio intento è proporre spunti di riflessione.
    Del capitolo, prenderei a esempio questa frase:
    “Percorrevamo la salita con dei tratti anche ripidi e di forte pendenza.”
    “ripidi” e “di forte pendenza” sono concetti ridondanti.
    “Percorrevamo una salita a tratti ripida” esprime più o meno lo stesso concetto. Trovo spesso, a mio parere, sottolineature e ridondanze che, a mio parere, ripeto, appesantiscono la lettura:
    … qualsiasi cosa o movimento che avveniva (o cosa, o, meglio, movimento)
    … all’imbrunire del sole… (l’imbrunire *è* del sole)
    … lontano da casa e dalle nostre stradine…
    … Improvvisamente, inaspettatamente…
    Ecco, a mio parere, sfoltendo un po’ queste ripetizioni, la lettura sarebbe molto più scorrevole.

    Ciao, a presto

    • Ciao Max, grazie , sempre utili e preziosi i tuoi consigli.
      Si, si infatti alcune di queste ripetizioni le avevo segnate per eliminarle ( il sole, cose in movimento) e altre invece non avendo perso il vizietto dello sceneggiatore, volutamente ho cercato di focalizzare alcuni punti, per cui li ho lasciati pur sapendo di incappare in ripetizioni.-
      Qui adesso è difficile far apportare delle correzioni in corso d’opera.
      Ad ogni modo grazie .

    • Ops abbiamo inviato contemporaneamente, tu rispondevi e votavi per il primo cap mentre pubblicavo il secondo cap.
      Mah secondo il protagonista di questo racconto pare sia così, probabilmente nel corso dei dieci capitoli capiremo meglio il perché, il problema è arrivarci al decimo. 🙂
      Ad ogni modo grazie per esser passata.

      ps.- Spero di poter rientrare con un nuovo cap sul padre

  9. Ben tornato,
    deve essere questo il mese dei ritorni alla scrittura.
    Ho letto l’incipit che ha il profumo delle cose vissute, mi piace. Sugli errori sorvolo visto che anche tu sai che ci sono, se puoi rileggi e correggi, ma io sono l’ultima a doverlo dire, visto i miei di errori!
    Non me la sono sentita di ingabbiare subito il futuro…a ruota libera!

  10. Un saluto affettuoso a tutti.
    Inizio con una piccola premessa, chiedo perdono per i miei eventuali errori, refusi, punteggiatura errata.
    Come spesso mi capita essendo molto istintivo butto giù tutto in fretta e anche nella rilettura della bozza non mi aiuta molto in tal senso.
    Detto questo non scrivo da un paio d’anni, ho fatto altro.
    Mi sono spostato su un’altro mondo, quello del poker.
    Un mondo dove la virtualità non ha spazio.
    Ad ogni modo, da giorni avevo in mente questa storia, penso che portarla avanti per 10 capitoli sarà difficilissimo, per cui spero nel vostro apporto.
    Ciao a tutti e grazie

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