Granita di caffè a colazione

Dove eravamo rimasti?

Quale sentimento prevarrà in Gaetano entrando in casa? ansia (50%)

III

«Piacere, Gaetano Andaloro»

Non tese la mano perché ancora stringeva il mazzo di chiavi.

«Posso esser utile in qualche modo?» chiese l’altro.

«No, grazie. Credo che andrò subito a dormire.»

«A domani allora.»

Gaetano abbozzò un sorriso di circostanza e imboccò la scala per raggiungere il piano superiore. La porta di casa per fortuna si aprì facilmente. Un odore di chiuso misto a salsedine subito riportò il suo pensiero alle estati di quando era bambino in Sicilia, ma anche alla prima casa dei suoi a Genova, quella casa di Forte di S. Giuliano, accanto al ponte di Corso Italia, che i genitori avevano lasciato quando lui aveva otto anni. Un odore che solo chi era nato e vissuto vicino al mare riusciva a distinguere. Entrò in cucina e aprì la finestra che dava sulla strada: la poca luce del lampione bastò a rischiarare l’ambiente. Non faceva per niente freddo. Si sentì rassicurato perché in valigia la moglie aveva messo, per il letto, solo le lenzuola e un trapuntino leggero. Tornò alla porta d’ingresso e la chiuse, dopo aver spento la luce delle scale.

Tirò fuori il telefonino dalla tasca e chiamò la moglie.

«Anna…»

«Gae, come va?»

«Belìn, come vuoi che vada? Qui non c’è luce, manco ‘n offiçiêu

«Hai detto che non t’importava.»

«Sì, ma come lo ricarico il cellulare? È mezzo scarico, me ven o magón

«Dai, Gae. Domattina chiederai il piacere a un bar, a un vicino…»

«È nero» fece una pausa e aggiunse sottovoce «Pe zónta…»

«Non ho capito.»

«Lascia stare, ti chiamo domani. Spero almeno di non aver dimenticato il caricabatterie.»

E staccò la comunicazione senza aggiungere altro.

Affacciato alla finestra mangiò il panino che gli era avanzato dal viaggio, più che altro perché doveva prendere le due pillole della sera a stomaco pieno. Il gatto di prima passò, alzò la testa per dargli un’occhiata e proseguì noncurante.

Andò a letto sperando che quelli di sotto – che immaginava fossero almeno una mezza dozzina – non facessero troppo baccano. Almeno il nero che gli aveva aperto il portone non era un energumeno grande e grosso – anzi era basso e mingherlino come lui – e sembrava anche educato. Gli altri chissà.

In capo a qualche minuto si rese conto che tra quelle mura non si sentiva il minimo rumore. Nonostante la stanchezza, o forse proprio a causa di questa, ebbe difficoltà a prendere sonno, soprattutto per colpa di quel silenzio opprimente che lasciava spazio al ritmo dei battiti del cuore e del respiro. Poi finalmente si addormentò, non prima di essersi convinto nel dormiveglia che l’atto del respirare non fosse affatto spontaneo.

-o-

«Signor Gaetano, è sveglio?»

Che ora era? Prese gli occhiali dal comodino, li inforcò e guardò l’orologio: le 8.30 passate da poco.

«Eccomi» rispose.

Aveva riconosciuto l’accento francese di Severino. Si alzò in fretta e andò alla porta. Aprì giusto uno spiraglio.

«Buongiorno» disse e non aggiunse altro.

«Buongiorno. Posso entrare?» disse Severino mostrando un cartoccio.

«Sono ancora in pigiama.»

«Nessun problema. Se mi fa entrare, ho portato la piccola colazione da mangiare subito» e mostrò di nuovo il cartoccio.

Gaetano lo osservò attraverso lo spiraglio aperto. Severino sorrideva, il suo viso tondo messo in risalto dai capelli corti e dalle orecchie piccole, ispirava fiducia.

«Si accomodi» aprì la porta per lasciarlo passare e si diresse in cucina.

«Mi dia del tu, per favore» gli disse Severino poggiando il cartoccio sul tavolo.

Gaetano aprì la finestra. Guardò il cielo senza nuvole. Chissà a Genova.

«Granita di caffè con panna e brioche» disse il giovane uomo alle sue spalle.

Gaetano si voltò e vide sul tavolo due grossi bicchieri di plastica e due brioche in un vassoio di cartone.

«Io… io…» cercò di dire avvicinandosi al tavolo.

«Su, che si sciolgono.»

«Io la… ti ringrazio, ma non ho mai mangiato una granita a colazione. Non so se mi fa male.»

«Qui tutti mangiano granite a colazione e non è mai morto nessuno» disse Severino ridendo.

Quei denti perfetti in contrasto con la carnagione scura attiravano inevitabilmente l’attenzione di Gaetano che però cercava di non darlo a vedere. Severino scostò dal tavolo una sedia in formica, si sedette e con un gesto della mano invitò Gaetano a fare la stessa cosa.

Quando furono l’uno davanti all’altro, Gaetano, quasi a farsi forza, ripeté sottovoce: «Granita di caffè a colazione.»

Severino viene da un Paese africano che ha sofferto la guerra civile

  • Uganda (35%)
    35
  • Congo (18%)
    18
  • Burundi (47%)
    47
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176 Commenti

  1. “Almeno lei ha un loculo che affaccia sulla baia di Ponente e il mare lo guarda dall’alto, non dal fondo.” Brividi, con questa frase.

    Avevi ragione; mi ha lasciato l’amaro in bocca quest’ultimo capitolo. Dopo tanti sorrisi e granite a colazione, dopo aver conosciuto Severino e Carmela e tutti.. questo finale mi è sembrato estremamente triste. E reale.
    C’è tanta gente che quando parla di migranti, si sporca la bocca. Ho sentito spesso, anche da parte dei miei stessi amici/parenti, frasi del tipo “Un’altra barca affondata; meglio, non c’è posto qui per loro.” Figurati, lo dicono a me che sono emigrata in Inghilterra per cercare una fortuna che nella mia terra non ho trovato.
    Mi manca Padova e a volte gli inglesi mi guardano male; il mondo è paese.

    Ciao Napo, a presto.

  2. Io dico: ma scrivi un romanzo. Queste storie brevi e a bivi non fanno per te. Scegli temi complessi e attuali che avrebbero un gran bisogno di aria e di spazio per essere espressi come solo tu sapresti fare; trovo soprattutto in quest’ultimo episodio una corsa contro il tempo per riuscire a condensare attimi ed eventi, scene e sentimenti, tutto corre troppo in fretta sul filo delle 5000 battute e si sente. Peccato, le tue idee non si adattano troppo al formato short. Ovvio però che la tua prosa è sempre impeccabile. Vorrei farti un appunto personale – maturato dopo aver curiosato tra i commenti e le risposte qui sotto – Napo, mettiti in testa che siamo tutti lettori; non esiste il lettore puro e quello che legge “per scambio”; quando uno legge – che partecipi al gioco con un suo scritto o meno – legge. Sei un lettore quando leggi e un giocatore quando scrivi. Tu sei un ottimo osservatore e per questo un gran narratore ma non riesci a essere obiettivo quando devi connotare le scelte altrui, tendi sempre a interpretarle come atti di egoismo; l’umanità si muove sulla base del proprio egoismo anche laddove faccia del bene, perché evidentemente far bene agli altri nutre l’ego e così via, ma ogni volta che per un atto d’egoismo facciamo qualcosa d’altruista evolviamo. Leggerti è un modo per imparare, per evolvere, perciò lasciati leggere senza cinismo aggiunto. 😉
    c.c.c.p.t.

    • Alessandra,
      sai che un romanzo l’ho già scritto, l’ho tenuto nel cassetto per anni, solo su pressione di mia moglie l’ho inviato a un concorso nella speranza che lo cestinassero e bla bla bla. Quello che forse non ti ho mai detto è che un editore voleva pubblicarlo in cartaceo e io ho rifiutato perché avrei dovuto impegnarmi nella promozione. Non amo apparire e – dico purtroppo perché so che è un gran limite – scrivo essenzialmente per me stesso, anche se a te questo risulta inconcepibile. Scrivo perché sono essenzialmente un lettore forte, fin da ragazzino, e capita a tutti i lettori forti di volersi cimentare con la scrittura. Sinceramente non credo che tutti quelli che scrivono qui sappiano essere lettori ancor prima di essere autori. Non voglio generalizzare, ma su questo sito il voto di scambio esiste, quindi di un lettore puro mi fido, ma ciò non esclude che io mi fidi anche del giudizio di lettori/autori. Peraltro, dopo anni di frequentazione di questo sito, a me pare che valga la regola che un buon lettore è anche un buon autore e viceversa.
      Rasségnati, siamo diversi e complementari: nella scrittura tu sei l’esplosione che s’irradia tutto intorno, io sono l’implosione che si esaurisce su me stesso.

  3. C’è una frase in questo racconto che mai come adesso sento vera: “Bisogna viverle certe cose per capirle”. Per esperienza personale, che non ha nulla a che vedere con i migranti, il giorno che ti succede quello che fino a quel momento hai solo visto nelle cronache, la prospettiva cambia.
    Finale spogliato del tuo solito fascino narratore, ma sicuramente d’effetto.
    Arrivederci e grazie per questa storia.

      • Avevo capito che lo stile asciutto era voluto (mi sembra che lo dici anche in altri commenti), ma visto che i tuoi racconti mi affascinano e i tuoi personaggi profumano di realtà , mi è dispiaciuto rinunciare alle tue capacità proprio sul finale.
        Sarebbe stata possibile fornire lo stesso messaggio con qualcosa di meno simile all’elenco? Sinceramente non saprei , ma questa è la domanda che mi sono fatta alla fine della lettura del tuo 10.
        Rimani comunque per me un esempio di come si scrive e confermo il grazie per questa storia!

  4. un finale anche questo schiacciato contro il muro dei dieci capitoli, in cui si devono raccontare troppe cose, si rischia di fare la lista della spesa e chiudere con una cronaca troppo asciutta del destino dei vari personaggi; ciononostante napo è sempre napo e non mancano immagini meravigliose (“obliqua, una pioggia leggera cominciò a tratteggiare il vetro”)
    grazie per i tuoi racconti, grazie per la tua scrittura, e grazie per la tua denuncia

  5. Ciao Napo
    Ho letto la tua storia. Racconto di un momento nella vita di un uomo, collegato a un evento tragico di attualità. Scritto molto bene, come ci hai abituati. Per la chiusa però, mi dispiace, sarò una voce dissonante, non mi è piaciuta. Chiaramente non mi riferisco alla serietà dell’argomento, che ci fa riflettere e invita a essere rispettosi, ma al modo in cui l’hai scritto.
    Mi spiego: dopo nove gustosi bocconcini di fingerfood, non ci sta un assaggio di “Cassoeula”. Però, francamente non mi preoccupo se saranno in molti a non essere d’accordo, il commento l’ho scritto per me stessa 😊

    • Ogni commento è ben accetto e non devi preoccuparti di essere dissonante. Io non ambisco a piacere a tutti e soprattutto non sono disposto a venire a compromessi con me stesso per piacere agli altri. Lo sapevo – e lo avevo detto – che l’ultimo capitolo avrebbe fatto storcere il naso a più d’uno.
      Grazie per la franchezza.

  6. Ciao, Napo!

    Finale che fa riflettere. Su quanto sia facile, in un momento, perdere tutto quello per cui abbiamo lavorato, per cui abbiamo lottato. Che sia perché si deve scappare da una guerra, dalla fame, per una disgrazia che sia un ponte, un attentato o un terremoto. E lo dico da migrante pure io, volontario è vero, ma se uno va via un motivo c’è sempre. Che sia amore, mancanza di lavoro o altro. E so cosa vuol dire essere stranieri in terra straniera (nonostante in Russia amino gli italiani e mi abbiano sempre rispettato), dover sottoporsi a documenti, dover sempre dimostrare di essere pulito, mettere alla berlina tutto (in polizia sanno ogni mio spostamento in altri paesi).

    Il racconto è veloce, si legge bene, ma questo non mi stancherò mai di ripeterlo, è grazie alla tua scrittura che ti coinvolge e ti sembra di vivere la storia.
    Spero di leggere ancora qualcosa di tuo da qualche parte!

    • Ciao Diego. Grazie del commento e della tua testimonianza.
      Sai che non sono un autore molto prolifico, ho sempre bisogno di uno stimolo forte per produrre qualcosa, com’è stato per l’idea dei racconti paralleli scritti da te e me.
      Stavolta la molla è stata l’indignazIone per il momento politico, per il rigurgito di razzismo e per la strumentalizzazione anche della tragedia del ponte Morandi. Se potessi me ne andrei via anch’io da questo Paese.

  7. Ciao, Napo.
    Solo alla fine scopriamo, con Gaetano, la chiave del racconto, quanto è facile diventare “migranti”. Facile e doloroso, soprattutto quando dietro non c’è una scelta ma una tragedia.
    Una cosa da tenere sempre a mente.
    Hai scritto per te, non ti importa come la pensino i tuoi lettori, ma
    per me è confortante scoprire che il messaggio che veicoli tramite una storia delicata e narrata con maestria è condiviso da molti.
    Grazie.

    Ciao, a presto

    • Sì, la chiave del racconto è nell’ultimo capitolo ed è proprio quella che tu hai così lucidamente descritto: è facile diventare “migranti”, può purtroppo accadere a chiunque.
      La tragedia di Genova, nel momento in cui il problema dei migranti è stato sfruttato a fini elettorali, mi ha portato a scrivere questo racconto.

  8. Ciao Napo, ottima chiusa. Epilogo di impatto emotivo, il ponte che crolla, i migranti, l’affido.
    E’ un racconto che mi è piaciuto dall’inizio alla fine, forse mi sarebbe piaciuto in una versione più estesa, conoscere meglio i personaggi, però anche così, più sintetico e veloce, devo dire che ha il suo fascino e l’ho letto volentieri.
    Spero di leggerti ancora (e presto). Al prossimo racconto!

  9. Sono di parte: mi piacerebbe che ci fossero più Gaetani pentiti in Italia che sedicenti “ho sempre votato a sx, ma Salvini è in gamba”.
    Ci sono tante cose, per un capitolo finale di soli 5000 caratteri, ma chi se ne frega! Intanto, Genova aspetta e possiamo solo pensarla e sperare che qualcosa si smuova.
    Ciao, Napo, alla prossima. O quando vuoi

    • Anche a me piacerebbe tanto che ci fossero molti più Gaetani.
      È stato un esperimento anche questo racconto: in fondo erano nove episodi preparatori al vero racconto che è tutto compresso nelle cinquemila battute dell’ultimo capitolo. Non potevo scrivere un racconto tutto politico, avrei alimentato polemiche.

  10. Mi hai fatto sentire molto vicina ai tanti Gaetano e Anna di Genova, mi sono immedesimata e mi sono commossa. Uno stile asciutto che colpisce dritto al bersaglio. Spero che tornerai presto a scrivere.

  11. Ciao Napo,
    alla fine è arrivato, duro come un pugno in faccia, il ponte. Io l’ho vissuto, quel giorno, a tre ore dal crollo ho percorso la via prinicpale che porta al mio posto di lavoro. Sono passata tra le macchine incolonnate, le ambulanze, i blocchi di Carabinieri e Polizia, con gli elicotteri che mi passavano sulla testa rendendo la scena, già grigia per via del maltempo, una scena apocalittica. Ho pianto, una volta arrivata sul ponte, ho pianto per le vittime e per il disastro che mi si presentava dinanzi, ma sopratutto ho pianto di rabbia davanti a coloro che davanti a tutto il disastro ridevano facendosi i selfie, come se si trovassero in spiaggia. Mal sopporto la diseducazione civica, il poco decoro e ancor meno sopporto la stupidità, quando prende vita in situazioni di questo tipo.
    Scusa lo sfogo, immagino che te lo aspettassi pure.
    un ottimo finale, la digressione politica ci può anche stare, non entro nel merito, come hai detto tu, questo racconto lo hai scritto per te e per Genova e io ti ringrazio per aver reso omaggio alla mia città.
    Alla prossima Napo, come sempre: ottimo lavoro.

  12. Avevo intuito che in mezzo c’era il ponte di Genova, poi quelle date di Maggio 2012 mi hanno sviato.
    Ad ogni modo, mi è piaciuta la prima parte, che chiude in modo significativo il racconto e i 10 capitoli.
    Mentre la seconda part del capitolo, a parlare sembra ancora “Severino” nelle vesti di un politico dell’opposizione dell’attuale Governo – secondo me, snaturando il racconto o forse l’idea iniziale del racconto –
    Punti di vista che vanno rispettati e che rispetto.
    -Sul commento sotto, (che te ne freghi del gusto dei lettori) mi ha fatto rimembrare la mia riflessione fatta quando iniziai a scrivere il 1 capitolo di : “Ho vissuto mille vite” –
    in cui mi ero proposto di scrivere il racconto per me stesso e per i miei figli, fregandone del giudizio dei lettori. 🙂

    Ciao

  13. Immaginavo il commovente epilogo attuale.
    Certo, intendo la prima parte di questo finale… il resto sono una serie di storie che più che epiloghi sembrano prologhi, chissà…. forse c’è troppa carne al fuoco per così poche righe, però davvero, mi è piaciuto molto. Spero che possa esserci un seguito.
    Complimenti, Napo!!

  14. Credo che la storia terminerà a Genova.
    Attraverso il tuo racconto, apparentemente di fantasia, ho potuto rivedere la cruda realtà attraverso le immagini di chi ci ha lasciato, loro malgrado…
    Le tue scosse fanno bene, nonostante le ammaccature!
    Continua ad emozionarci, Napo!
    Arrivederci a presto…

  15. Visto che l’estate è finita e io non ho neanche fatto in tempo a vederla, voto per la Sicilia, sperando i leggere qualcosa sul sole e sul mare, anche se sono già una minoranza e quindi mi sa che sarà quello a farmi storcere il naso;)

    Bella la battuta della panna che va in cima, in tema col racconto, anche se riesco davvero ad immaginarla a fatica una scena del genere; un anziano apatico che fa una battuta sul colore della pelle con un prete nero!

      • Purtroppo, o per fortuna, sono tremendamente ignorante in materia perchè non solo vivendo all’estero ho completamente abbandonato la politica italiana e tutto ciò che ci sta dietro, ma non ho nemmeno alcun social network a tenermi informata e in tv ho sintonizzato Peppa Pig e Little Baby Bum a tutte le ore 😉 comunque credo di immainare anche io che cosa accadrà… Per quanto un uomo possa essere benevolo e benvoluto, c’è sempre qualcuno a cui può dar fastidio, specialmente se è del colore “sbagliato”, nel posto sbagliato.

  16. In viaggio. Il racconto sembra finire qui e invece… Se dici che l’ultimo capitolo farà storcere il naso a qualcuno, sarà per il contenuto e non per la tua scrittura. Sono molto curiosa e invece stavolta ci farai aspettare.

  17. Eccoci tornati!
    Ciao Napo,
    quindi Gaetano vive in via Fillak, cioè a Certosa, se sta vicino al ponte… se c’era qualcosa che potevo intuire, non l’ho intuita, quindi non svelerò nulla di sicuro. Molto bella l’immagine delle stelle tra le nubi, Noè ci avrà pensato, come molti di noi dopo le alluvioni degli ultimi anni.
    Non so come andrà a finire, ma visto che si è parlato molto della Sicilia, mi piacerebbe che nel finale si parlasse un po’ più di Genova, quindi vorrei che il racconto si concludesse qui.
    Stamattina vado a lavoro, e per arrivarci fiancheggio (seppur a un paio di chilomentri di distanza) il ponte Morandi; voltando lo sguardo, oltre i monconi, dove si apre una gola che porta giù aria gelida, porgerò anche il tuo pensiero, pensando all’omaggio che con il tuo bel racconto hai voluto fare alla mia città.
    Alla prossima!

    • Grazie, Allegra. Porta il mio saluto a Genova.
      In fondo questi primi nove capitoli, più o meno brevi, altro non sono che un lungo prologo al decimo che, di sicuro, farà storcere il naso a qualcuno.
      Stavolta vi faccio aspettare più di dieci giorni prima di pubblicare, così come nel racconto passeranno più di sei anni.

  18. A Genova. Iniziamo da lì. Poi non si sa dove andrà la fine del capitolo. In viaggio? In Sicilia?

    Mi ha fatto ridere il commento di Jaw sui Ringo Boys che è stata la prima cosa che ho pensato pure io, però il paragone con granita al caffè e panna che sta sopra mi è piaciuto molto.

    Bel capitolo di contrasto tra le grigie piogge di Genova e la bellezza siciliana del sole. Come sempre bel capitolo e personaggi sempre vividi.

  19. Per me, a Genova, Gaetano ha fatto un proprio percorso “spirituale”, anche se in senso molto lato, deve tornare alla vita di tutti i giorni, ma con un animo diverso, più leggero, forse, anche se ho l’impressione che ci riservi una sorpresa.
    E comunque tutto mi sarei aspettato, tranne che Severino e Gaetano facessero i Ringo Boys 😀
    Ciao, a presto

  20. Immagino con nuove prospettive.
    (mi dispiace che Mario t’abbia rubato il meritato podio, non apprezzo chi arriva quando gli pare e pubblica in dieci anni. E tu sei stato pure gentile con lui, boh. Sarà che io prendo sul serio ogni piattaforma e ogni luogo in cui pubblico.)

    • Sarà che io non mi prendo sul serio come autore, ma per me Mario è un vero artista e il podio lo merita anche se torna dopo due anni. Anche perché a me del podio non me ne frega veramente niente, ma nessuno mi crede e continuano a votare in silenzio facendo l’opposto di quello che avevo chiesto.
      Un altro discorso sono in generale le regole di theincipit che dovevano cambiare da tempo anche sulla base del sondaggio lanciato dalla redazione (al quale partecipammo entrambi). Purtroppo ho l’impressione che i gestori abbiano perso interesse al sito perché non è remunerativo. Come dargli torto? Perdere il loro tempo in una sorta di onlus per quattro eterni aspiranti scrittori. Cerchiamo di essere realisti ogni tanto, dai.

      • Realisti è prendersi sul serio anche in un contesto sottovalutato o preso sotto gamba. Realisti è fare le cose come si deve anche tra gente che le fa come capita. E talento non è solo scrivere bene e mostrare vivido, talento è anche perseveranza e costanza, impegno e rispetto dei lettori.

        • Posso essere d’accordo con te sui primi due punti, ma il talento è talento. Quello che dici tu è professionalità, conoscenza della tecnica, studio e gestione: tutta roba che serve a emergere se c’è talento, anche solo un po’ come nel caso di alcuni scrittori che con un pizzico di fortuna – altro elemento indispensabile – sono riusciti a pubblicare con grandi editori.
          Non posso farci niente se adoro quelli che hanno talento e se ne fregano di essere professionali, di conoscere le tecniche di scrittura creativa e di curarsi dei lettori.

  21. In questa frase c’è qualcosa che non mi torna: “gli disse di aver scoperto di avere una cognata era una lontana cugina di suo padre.” Forse una virgola dopo cognata o un che.
    Unica pecca di un capitolo troppo corto, dove i caratteri mancanti (molti) gridano vendetta. Transizione verso il ritorno. Non ho ancora deciso cosa votare. Certo che ci sono nuove prospettive, ma quali? Lasciare la casa nelle mani di Severino? Bello ma non è una nuova prospettiva. Me lo vedo di più a fare la sua solita routine, anche se si è aperto di più. Però scelgo probabilmente l’opzione con… dove il con, secondo me, è con nuove emozioni e un tormento interiore causato da qualcosa che non riesce a capire, “come un ovo sodo che non va né in su e né in giù”.

  22. questa tua piccola ossessione per il caffè sta diventando un po’ la tua nota caratteristica… ad ogni modo, questo racconto mi è piaciuto fin da subito, fin dalla prima frase:

    «Erano anche i suoi primi due giorni da pensionato, due giorni dietro i vetri a guardare la pioggia che veniva giù.»

    bellissima
    ho apprezzato anche la brevità di alcuni capitoli: laddove quasi tutti lottano per utilizzare tutti i caratteri a disposizione, tu – almeno questo è quello che appare – hai utilizzato solo lo spazio necessario; avresti potuto utilizzare lo spazio a disposizione per descrivere ad es. il suo viaggio così lungo, ma forse questa brevità non è casuale; tutto infatti, inclusa l’assenza dei titoli dei capitoli, contribuisce a raccontarci chi è gaetano, un tipo di poche parole, una persona – almeno per ora – di poco slancio nella vita, uno che forse si era arreso
    per il penultimo capitolo opto perché torni a genova con la decisione di attuare un’idea che ha covato per tutta la vita, ma che ha tenuto ben chiusa in un cassetto perché gli sembrava irrealizzabile, o sciocca, o impossibile da accettare

  23. Ciao Napo,
    il passaggio da Corso Italia a Sampierdarena è stato senza dubbio traumatico per il padre di Gaetano; anche se, fino ai primi anni novanta, anche Sampierdarena non era male, soprattutto via Cantore e tutto il belvedere su, nei pressi dell’ospedale.
    Un genovese, che sia nativo o d’adozione, non lascerebbe mai la sua Zena, quindi immagino che la casa del padre, in Sicilia, diventerà una casa per le vacanze o il rifugio per una famiglia bisognosa.
    Staremo a vedere. Complimenti, anche per le ricerche fatte. Io ti avrei consigliato Cornigliano per lo spostamento da Corso Italia, ma forse sarebbe stato troppo.
    Alla prossima!

  24. Sempre più breve… ma bello.
    Direi che Gaetano torna alla routine della solita vita… ma il richiamo delle granite lo riporterà presto in Sicilia, magari accompagnato da sua moglie stavolta, a cui non vede l’ora di presentare Severino e Carmela…

  25. …un sorriso sereno, spontaneo e contagioso.
    Non ci sono dubbi, il dott. Gaetano, baby pensionato scampato alla Fornero, è stato folgorato sulla via di Severino.
    Ritorna a Genova con un’idea in testa.

    PS le date all’inizio di alcuni capitoli, mi fanno pensare…

  26. Ciao Napo, ti seguo da poco, siamo in tanti e mi piace buttare l’occhio su quelli che iniziano e hanno pochi commenti e non sei certo tu. Bene, benissimo, mi sono subito affezionata a Padre Severino, un prete che vorremmo tutti conoscere nella vita. Anche così, prete”di carta”, emana una luce primaverile che da conforto. Immagino però chein lui ci siano anche delle ombre, come a tutti succede, con le qualii deve combattere e confrontarsi; la luce si deve conquistare. Ho votato per le
    decisioni. A presto

  27. Un giorno dedicato alla Primavera! Se la dedica, visto il bel lavoro che fa.

    Una cosa sola non ho capito. Quando immaginavo Severino, fino al momento della scoperta, me lo immaginavo vestito con una maglia beige tipo sacco di yuta bucherellata e pantaloni neri, su gambe magre.. Insomma… Tipico immigrato povero che ha occupato una casa abbandonata. Adesso però è emerso che lui è il parroco, quindi di sicuro non poteva essere vestito così, ma Gaetano non si è accorto che era vestito ‘bene’?
    E allora qui la domanda. Lo hai fatto apposta a non descriverlo mai troppo dettagliatamente, in modo che il lettore potesse dar retta al proprio modo di vedere le cose, nel mio caso per esempio in modo pregiudizioso? Per farmi capire meglio, una volta ho letto un articolo che trattava di un chirurgo che si era rifiutato di operare a cuore aperto la figlia, per questo chiamava il padre della figlia, per farsi dare man forte. Vabbè, era in inglese quindi non c’erano molti sostantivi maschili e femminili. L’articolo era una sorta di esperimento sul fatto che un’alta percentuale dei lettori non sarebbe riuscita a concepire all’istante che il chirurgo era in realtà una donna, ed effettivamente così è stato; io per prima ho fatto confusione chiedendomi se la figlia non avesse in realtà due padri. Spero si capisca cosa intendo, anche se ne dubito fortemente;)

    Attendo i prossimi capitoli. Ciao!

    • Se fai domande, devo rispondere e interrompere le mancate repliche hai commenti che mi ero imposto. Visto che si sono, ringrazio gli altri lettori per i commenti e anche i lettori, che dai miei conti, che ci sono ma non commentano.
      È vero, ho descritto sommariamente Severino senza mai accennare ai suoi abiti. Gaetano però non ha mai sottolineato che il giovane nero era malvestito e, stanne certa, se così fosse stato l’avrebbe notato e sarebbe stato più sospettoso.
      Padre Severino esiste davvero e viene dal Burundi, è stato davvero vice parroco del paese in cui ambientato il racconto (vi sfido a indovinarlo, visto che tra i lettori c’è più di un siciliano). È la prima volta che in un mio scritto introduco un personaggio reale. Ti assicuro che chi lo vedeva in borghese non sospettava che fosse un prete.
      Cito sempre Joseph Conrad: “si scrive solo metà del libro, l’altra metà sta al lettore” e mi attengo a questo principio, tralasciando volutamente descrizioni dettagliate. Se serve, anche per trarre in inganno i lettori. Lo avevo dichiarato nella sinossi che questo era un racconto contro i preconcetti, no?

  28. Ciao Napo,
    siamo al settimo capitolo, dunque ho votato per “le decisioni”. Io non credo che Gaetano venderà, ma forse te l’ho già scritto…
    Una bella sorpresa, l’ho anche vista, oltre che sentita, la risata di don Severino. Il capitolo è corso veloce e senza alcun intoppo, chiaro e limpido come un ruscelletto di montagna, merito di una scrittura immediata, che dà subito una visione chiara di ciò che si sta leggendo. A me piace girare intorno alle parole quando scrivo, ma devo ammettere che mi piace molto il tuo stile pulito.
    Ottimo lavoro, come sempre.
    Alla prossima!

  29. Io lo avrei dedicato ai ricordi, perché secondo me c’è qualcosa di importante che dobbiamo sapere. Sette capitoli tutti insieme sono stati davvero belli, densi, mi hai trascinato nella tua scrittura, nel tuo mondo, in quello di Gaetano. E mi è piaciuto molto. Alcuni paragoni, i sapori, i gusti, li senti vivi mentre leggi. Questo è il tuo bello, fai diventare poesia le piccole cose.

    Ora ti seguo, a rileggerti!

  30. Io dico ricordi.
    Bellissimo spaccato di vita in tavola e dialoghi davvero efficaci e vividi. Ma che te lo dico a fare.
    Sì, voglio tornare, ma prima devo concludere un romanzo, io non riesco a scrivere due cose insieme. Entro nelle storie anima e corpo.

  31. Non so perchè, ma leggendo questo capitolo le altre proposte non mi piacevano, mi piaceva l’idea della primavera. Di qualcosa che nasce, di qualcosa di nuovo, infondo Gaetano un po’ nuovo è diventato…
    Bel pezzo…l’idea del parroco geniale, mi convince meno Carmela, la sento un po’ troppo cliché…ma solo un mio pensiero…
    Bravo e cerco di starti dietro!

  32. … un giorno dedicato alle decisioni.
    Ormai vado di due in due.
    Esistono molti modi per affrontare certi temi, il modo che hai scelto tu è quello che preferisco.
    Chiusa del settimo ottima; mi ha convinto meno quella del sesto. Al prossimo.

  33. Ciao Napo, davvero un ottimo episodio, coinvolgente e con la “sorpresa” promessa riguardante il buon Severino… la signora è la tipica anziana siciliana, ben dipinta ma senza essere stereotipizzata. La metafora finale è una chicca che mi è piaciuta molto. Complimenti e a presto!

  34. Ma certo, avrei dovuto immaginarlo che Severino era un prete, ma uno si perde dietro lo scorrere delle tue parole. Capitolo che svela la metafora della granita e ci fa fare la figura dei lettori superficiali.

  35. Ma che storia carina, Napo! Piena di dialoghi corti, divertenti e profondi al contempo. Ci vedrei bene un cortometraggio con una trama così; Severino mi è simpatico, Gaetano mi fa un po’ tristezza. Un corto tragicomico. Gli ci voleva un amico, a Gaetano, qualcuno che si curi di lui, ANCHE se viene dal Burundi che confina con il Congo e il Bowhnwahahwa.

    Bravo, tanto, come sempre, ma che te lo dico a fà.

  36. Ciao
    Ho votato scoperta, i ricordi sono presenti in tutti i capitoli precedenti.
    Non commento il capitolo, altri già hanno detto tanto e bene.
    Ti svelo una perplessità: trovo singolare che un autore interessato ai commenti e non agli incipoints, “sconsigli” e/o “dispensi” (nella pratica, come si fa a dispensare?) i lettori della lettura del racconto che sta scrivendo. Come si può commentare senza leggere?

    • Ciao Louise. Lo avevo detto all’inizio, ma non pretendo che tu scorra tutti i commenti fin dal primo capitolo: la mia intenzione stavolta è di pubblicare al ritmo di due/tre episodi brevi a settimana e poi lasciare due settimane tra il nono e il decimo per lasciare tempo ai lettori per lasciare un commento sull’intero racconto. Inizialmente era anche mia intenzione non replicare ai commenti fino al nono capitolo, poi mi sembrava un po’ maleducato.
      Grazie dell’attenzione che poni nella lettura di questo racconto.

  37. Boh, una scoperta.
    Ciao, Napo.
    Dovrei ripetere osservazioni già fatte, ma non mi piace ripetermi, quindi mi limito a constatare che anche questo capitolo mantiene la coerenza dei precedenti e riesce con semplicità a farci sentire veri i tuoi protagonisti.
    Ho solo alcune osservazioni da correttore di bozze da due sold, qualche volta servono anche quellei 😀
    – “… che era oltretutto passato a dargli del tu senza chiedergliene il permesso”
    Non è un po’ intempestivo farlo notare adesso, dopo che per tutto il capitolo precedente si sono dati del tu a vicenda?
    – “Gaetano annuì e tacque, Severino capì che la conversazione sarebbe finita lì.”
    È un’opinione personalissima ma non mi è piaciuto molto: il pdv mi pare ben centrato su Gaetano, sia prima che dopo, questa oscillazione effimera verso Severino l’avrei evitata.
    “… gli tornarono alla mente ripetutamente”. Un po’ troppe mente 😀
    Ciao, bravissimo, a presto

    • Grazie Jaw. Concordo con le tue osservazioni.
      Se dici che già prima erano passati al tu, ti credo. Il fatto che non rileggo mai i capitoli precedenti, ma vado a memoria, mi può giocare questi scherzi.
      Le altre due tue giuste osservazioni si riferiscono a frasi che ho “tagliato” in maniera maldestre e frettolosa in fase di copia e incolla sul sito. Non ho scusanti.
      Grazie e a presto

  38. Mi ero fermata al terzo, ora ho recuperato tutto. All’inizio non mi sembrava davvero una storia, non lo so, più un susseguirsi di situazioni; ora fila invece, al ritmo dilatato di uno che ha appena scoperto la vita in pensione.
    Sai a cosa mi hanno fatto pensare questi due ultimi capitoli? Alla casa del padre lasciata all’abbandono in Caffè al vetro; e mi dico che adesso la si riprende in mano e invece di venderla le si ridà vita, a lei e ai ricordi. Anche se Gaetano non assomiglia affatto al protagonista di Caffè al vetro (ho dimenticato il nome, sarà perché era così scostante 🙂 ).
    Gae mi sembra in vena di ricordi: io continuerei con uno di quelli

    • Non sapevo di averti tra i miei lettori, anche perché – mai come stavolta – i lettori non me li cerco e anzi ho dispensato alcuni autori di racconti che sto seguendo dal leggere questo mio nuovo racconto. Mi fa piacere che tu ci sia perché sei una commentatrice sincera. Questa storia l’ho scritta sull’onda di un’emozione (si capirà alla fine) e, come mi capita sempre, l’ho scritta per me, senza pensare né ai lettori di TI né ai racconti precedenti. Anch’io non ricordo come si chiamasse il protagonista di Caffè al vetro e non andrò a cercare tra le storie che ho scritto su TI perché non amo rileggermi e, dopo aver scritto, dimentico. Caffè al vetro, peraltro, è un racconto che non mi è mai piaciuto perché nella mia prima intenzione doveva essere composto da episodi autoconclusivi, invece i lettori hanno poi preteso una trama.
      Pubblicherò i prossimi tre capitoli entro la prima settimana di ottobre. Ripassa quando vuoi, senza impegno.

  39. Ciao Napo,
    con Severino speravo familiarizzasse un po’ di più… E’ un personaggio che mi incuriosisce, forse perché è ancora avvolto da un alone di mistero.
    Ho votato per il ricordo, portando le tre opzioni in parità. Magari puoi fare un bel mix con anche la scoperta e la scoperta può riguardare Severino (suggerimento del lettore 🙂 ).
    Al prossimo capitolo!

  40. Ciao Napo,
    Gaetano potrebbe incontrare un vecchio amico di suo nonno, potrebbero parlare di quel che è stato e di cosa rappresentasse la casa per l’uomo e l’uomo per il paese.
    Un altro stralcio chiaro di quel che avviene nel presente, che si è fatto sfrontato, non solo per i gabbiani. Hai un tocco fermo e, al tempo stesso, delicato; riesci a ricreare ambienti e sensazioni con poche battute ben piazzate. La casa è come una macchina del tempo, più è stata vissuta e più vividi sono i momenti che può mostrare. Non credo che Gaetano la venderà e questo non significa che resterà sua.
    Alla prossima!

  41. Ciao Napo, eccomi…
    Ho letto piacevolmente i 5 capitoli.
    Il tuo racconto è molto interessante perchè (almeno per me) lascia aperta la seconda parte a diverse opzioni su cosa farà Gaetano o cosa accadrà. E quindi il seguito è tutto da scoprire.
    Ho notato che nei tuoi racconti fai viaggiare i tuoi personaggi (sicilia, Genova,Venezia,Parma ecc..), con uno stile semplice ma incisivo, riesci a trascinare il lettore nel tuo mondo, nel mondo dei tuoi personaggi. Per cui complimenti
    Il tuo genere di racconto mi ha fornito uno spunto di riflessione su come e cosa scrivo nei miei racconti, es. a te piace far viaggiare i tuoi protagonisti per le città d’Italia, nel mio caso invece (forse involontariamente) inizio e finisco per dedicare delle pagine a delle persone che non sono più tra noi. Due versioni di scrittura con aspetti e approcci psicologici sicuramente differenti.
    Ad ogni modo complimenti per la tua storia…. ovviamente seguo e voto per entrambi. (anche nel tuo caso ho notato le opzioni incagliate :))

  42. Con il paese del nonno e con Severino…
    così magari ci concedi un episodio un po’ più lungo del solito.
    Scusa se non sono riuscito a passare la scorsa volta, ma la vita vera mi ha tenuto lontano dal sito per qualche giorno (per una bella, bellissima cosa). Ho recuperato gli episodi delle storie che sto seguendo solo oggi, ma il fatto è che tu, rispetto agli altri, vai a velocità supersonica e così mi sono ritrovato a leggere due episodi di seguito; non che la cosa mi sia pesata, anzi, tutt’altro.
    Gaetano mi piace, lo trovo molto vero, autenticamente spaesato, nel senso più letterale della parola, eppure meno chiuso alle novità di quanto ci si aspetterebbe da un uomo non più giovanissimo e che si ritrova ad affrontare, e da solo per giunta, una realtà diversa da quella che magari si era figurato.
    Scrittura sempre molto pulita, di immediata comprensione, e che non necessita di riletture, nemmeno parziali.
    Bello quel ‘perché lo aveva chiesto?’ che dà la misura di una umanità non del tutto consapevole o, forse, solo sopita, che l’atteggiamento spontaneamente amichevole di Severino, aiuta a far emergere – o riemergere -.

    • Lou, tranquillo: era nelle premesse che non tutti avessero il tempo per leggere ogni episodio, visto che stavolta viaggio al ritmo di due/tre pubblicazioni a settimana.
      Grazie comunque di essere un mio lettore.
      Ne approfitto. Mi scuso con i lettori ai commenti dei quali non replico e con quelli a cui, nei miei commenti ai loro racconti, ho chiesto di non leggere quest’ultimo mio racconto (ma che a quanto pare leggono e votano in silenzio). Questa nuova storia su TI non era nei miei programmi, è questa la verità. L’ho scritta per me, ma da qualche parte dovevo conservarla…

  43. Ciao Napo,
    per un genovese, mugugnone e attaccato alle abitudini come un mitile allo scoglio, è difficile farsi convincere a gustre una granita al posto della focaccia inzuppata nel cappuccio… quindi, un po’ lo capisco. A parte questo, credo che questo racconto racconterà di un cambiamento, di una guarigione e di una vita nuova di zecca, non necessariamente in Sicilia.
    Direi che familiarizza con il paese e Severino.
    Ben fatto, come sempre del resto.
    Alla prossima!

  44. Burundi.
    I tuoi personaggi sono la tua forza. Fanno la storia. Cosa è successo infondo niente, un tizio ha preso un treno per la sicilia..eppure c’è di più.
    Il mondo, i colori, i sapori di tutti i giorni che tutti vedono attraversano percorrono e mai si fermano ad analizzare.
    Mi piaciono un sacco le tue pennellate di scrittura!
    Oramai ti seguo sulla fiducia….

  45. Eccomi, ho letto gli ultimi due capitoli di fila e devo dire che apprezzo il fatto che siano diventati via via più lunghi.
    Mi piace il nuovo personaggio africano, secondo me avrà una storia interessante da raccontare indipendentemente dalla sua provenienza.
    Come mio solito, ho messo le tre opzioni in parità. 😛

  46. Episodio fotografico che scorre a meraviglia, senza sbavature.
    Descrivi bene il poco empatico Gaetano (forse lo è più il gatto), alle prese con gli atteggiamenti tipici dell’anziano: prendere le sue pillolette, la paura di prendere freddo e del baccano, la lamentela al telefono con la moglie, per il cell…
    Escludo Uganda perché il ragazzo ha l’accento francese. Dunque, Congo. Mi chiedo che influenza possa avere sul proseguo.

  47. Ciao Napo,
    i genitori di Gaetano dovevano essere benestanti. Una casa in Corso Italia, a Genova, non è per tutti. Un bel riferimento alla mia amata Genova, addirittura in genovese, che io non saprei scrivere, perchè sono figlia di genitori sardi e a casa mia il genovese, a parte qualcosina, non si è mai parlato. Però sono cresciuta ascoltando altri parlarlo e mi commuove il “magòn” di un uomo a cui manca la sua città adottiva. L’odore del mare, soprattutto dopo le burrasche, è come una macchina che viaggia nel tempo e nello spazio e ti riporta, in un secondo, alla tua infanzia, a casa, a quell’attimo in cui stavi facendo quel qualcosa di così importante… Bravo Napo, non occorre dire altro.
    Alla prossima!
    p.s. Uganda.

  48. Ciao Napo, il racconto prosegue bene ed ormai è davvero interessante… ma, sinceramente, mi piace anche leggere i commenti con cui rispondi ai vari lettori! Nulla di ciò che scrivi nei tuoi racconti e quando ci sveli qualcosa del dietro le quinte è davvero affascinante, dovresti misurarti con qualcosa di più impegnativo.
    A presto!

  49. Congo, e mannaggia a me mi si e cancellato un commento già scritto!
    Ciao, Napo, andrò a memoria 😀
    Questo è il capitolo che mi è piaciuto di più, per il modo in cui mostri Gaetano attraverso situazioni e sensazioni comuni a tutti (conosco l’odore di quelle case e la penso come Gaetano sul respiro 😉 ), così da renderci il tuo protagonista vero, tangibile e “vicino”.
    Non sono invece d’accordo sulle troppe informazioni toponomastiche, non ne capisco l’utilità: so come la pensi e apprezzo che tu ambienti le tue storie in luoghi reali, è bello, difficile e contribuisce all’effetto “reale”. Però in questo caso mi domando a che ci serva sapere in che via era la casa dei genitori di Gaetano. Anche perché suona un po’ artificioso, voglio dire, in fondo stai raccontando un flusso di pensieri, e chi di noi, quando pensa alla casa dei propri genitori, la identifica come “la casa a schiera in via Rose Luxemburg, all’angolo col semaforo di via San Salvatore”?
    Poi, se queste informazioni ci saranno utili in futuro, ti chiedo umilmente scusa.
    A parte questa nota di gusto personalissimo, complimenti davvero.

    Ciao, a presto

    • Grazie del commento articolato. Quanto alla toponomastica hai assolutamente ragione, in linea teorica. Però.
      Però questo racconto è anche un omaggio a Genova e ai genovesi e il riferimento a via Forte di S. Giuliano è un modo per tracciare il territorio all’inizio di un percorso (che spero diventi chiaro in seguito). L’ulterigore riferimento a Corso Italia serviva solo a far capire – ma anche questo vale solo per chi conosce Genova – che la prima casa di Gaetano era vicino al mare. Ti confesso, a questo punto, che il racconto ha già una traccia ben definita, e in gran parte già sviluppata, che ritocco in funzione dell’opzione vincente. Altrimenti non riuscirei a mantenere un ritmo serrato nella pubblicazione. Se ci sei, ci risentiamo domenica sera qui.

  50. Mi è piaciuto questo capitolo di distensione, se così posso definirlo.
    Molto carina l’idea di riprendere il titolo nel racconto e inserirlo nel testo, in particolar modo metterlo alla fine del capitolo,quasi sospirato è stato un tocco delicato e al contempo quasi aspettato, voluto, cercato.

    Mi piace come stai delineando la casa, i personaggi, e sono piuttosto curioso di conoscere Severino e la sua storia.

    Big up man!

  51. Ciao Napo! Nessuno mi aveva avvisata del tuo ritorno, ti ho visto tra i commenti nei vari racconti, autore di un altro titolo che non è più il pricipe dei vestiti! Eccomi qui.

    Ti confesso che appena ho letto il primo mini prologo ho pensato che fossi scherzoso e non avessi in mente un vero racconto. Con il primo capitolo ho realizzato che iniziava l’avventura, ma non ho capito dove volesse andare a parare e l’ho trovato un po’ privo di interesse. Finalmente il secondo ha movimentato il tutto e adesso posso finalmente dire che seguo interessata. Gaetano è in pensione e la casa apparteneva a suo nonno; deve avere almeno un centinaio di anni, probabilmente centocinquanta! L’avranno ristrutturata tutta? O forse è per quello che non la riescono a vendere, magari il bagno è ancora separato dal casale;)
    Anche mio nonno ha “regalato” metà della sua casa a sua sorella che ne ha lasciata un quarto al figlio che è morto giovane e bla bla bla… e adesso metà è colorata di arancione e ci vive una famiglia di marocchini e l’altra metà è in disuso, in vendita da una vita! Mio padre e i suoi 10 fratelli (o meglio, i 7 ancora vivi) stanno aspettando di guadagnarci qualcosa. Seee!

    Ti seguo, sulla fiducia.

    • Strani casi della vita: la casa di tuo nonno ricorda la casa del nonno di Gaetano (ma almeno lui è erede unico della metà al piano di sopra). Non aggiungo altro, anche perché l’attesa non sarà lunga: domani pubblico.
      Bentornata Flow e grazie per la fiducia (ma non aspettarti grandi cose)..

  52. Be’, se trovo in casa qualcuno che non mi aspetto, direi che l’ansia mi sale parecchio.
    Ciao, Napo. Si fa interessante. Non ho osservazioni significative e, a parte i complimenti doverosi, ho solo due curiosità: perché “dottore Andaloro” e non “dottor”? E quel “Incomprensibile”’, era necessario?
    Ciao, a presto

    • Jaw, i tuoi commenti sono sempre interessanti e schietti, e di questo ti ringrazio e me ne compiaccio perché dimostri – senza togliere nulla agli altri – di essere un lettore attento.
      Partiamo dalla cosa più facile: dottore e non dottor. I siciliani non elidono quasi mai le parole neppure per eufonia. Non ho usato il dialetto, ma mi sono attenuto alla forma in uso in Sicilia: Dottore Andaloro.
      Quell’ incomprensibile è volutamente brutto, credimi. È un pugno nello stomaco, è secco e stona col periodo precedente. Non ti sarà sfuggito che il racconto è scritto usando il narratore in terza persona con il punto di vista soggettivo di Gaetano e fortemente limitato al protagonista. Avrei potuto aggiungere un “pensò” o avrei potuto descrivere la reazione di sorpresa con una perifrasi: Gaetano scostò istintivamente la gamba e guardò il ragazzo… eccetera eccetera. Ho invece voluto dare il senso dell’incomprensione del gesto, senza nessun’altra reazione da parte di Gaetano.
      E qui mi aggancio bene alla logica delle opzioni. Credo che ognuno di noi su TI si trovi a volte nella difficoltà di scegliere una terza opzione che appare logica nello sviluppo della trama e/o nella psicologia dei personaggi. “Nostalgia” lo avevo buttato lì come riempitivo. Tutta la descrizione della psicologia di Gaetano, fin dal prologo, secondo me mostrava un carattere ansioso. Tutt’al più nelle sue azioni si poteva riscontrare una certa ipocondria che avrebbe potuto vestirsi di tristezza nella vecchia casa del nonno.
      Insomma, non sarà potilicamente corretto che io lo dichiari, ma di notte, in una casa senza luce e gas, ti apre il portone uno sconosciuto… sono d’accordo con te: ti viene l’ansia.

  53. Ciao Napo. Caspita ero convinto di aver cliccato segui la storia e invece no… ho rimediato adesso, spero tu non me ne voglia. Lo stile asciutto dà ritmo alla narrazione e, benché ormai da quel treno ci siamo scesi, la sensazione, fortissima, è di essere ancora a borso; sensazione rafforzata dal rapido incedere della storia, che non lascia tregua al lettore… a questo punto direi che si sente il bisogno di una fermata nostalgica, una pausa dal presente in cui mostrare quale legame univa un tempo nonno e nipote.

  54. “…da anni aveva affidato la vendita della casa del nonno” , mi fa pensare che da tempo voglia liberarsi dalla casa,
    e “Almeno lì non era cambiato nulla”, mi suggerisce che possa provare tristezza nel vedere i cambiamenti.
    dunque, voto tristezza

  55. Ciao Speedy Napo. Si definisce sempre più il carattere chiuso e riservato di Gaetano, ma dalla sinossi ci hai dato l’indicazione che questo viaggio lo cambierà e quindi io mi sono convinta che il sentimento che prevarrà sarà l’ansia. Non credo che la tristezza o la nostalgia possano dare una scossa a Gaetano.
    Se tieni questo ritmo scriverai altri 4 capitoli entro domenica, non sono un po’ troppi?

  56. Ciao Napo,
    proprio ieri, in attesa dal dottore, ho dato una scorta a un bel libro illustrato che percorre la Liguria, da costa a costa, in cartolina. La parte vecchia delle città e delle cittadine, è rimasta invariata negli anni. Si riconoscono le piazze e i palazzi storici, le grandi strade prinicpali e le linee dei promontori. Sono le periferie a essere cambiate, prede o beneficiarie della ricollocazione urbanistica e dell’incremento demografico. Sono sparite le spiagge, il Castello Raggio ha fatto posto all’Italsider (oggi ILVA) e gli orti si sono esauriti intorno a mulattiere fantasma che hanno fatto spazio ai ponti delle Autostrade che accompagnano miriadi di auto in giro per la nostra bella regione. Il progresso porta benessere… forse, chissà. Perdonami, sto divagando.
    Il fatto che Gaetano abbia preso il treno dà una nota di classe in più al racconto, nella cornice che hai creato con i primi tre episodi io vedrei bene la nostalgia, quindi voto questa opzione.
    Grazie per il bel pensiero e alla prossima!

  57. Ciao Napo,
    bentornato!
    Mi stavo giusto chiedendo il motivo di capitoli così brevi, poi ho letto il tuo post, più giù, e ho compreso.
    Il racconto parte dalla mia città, in un momento duro come questo, anche il più piccolo accenno mi riempie il cuore di tenerezza, quindi grazie per aver fatto partire il treno da Brignole. Le piogge primaverili qui non fanno danni, sono quelle d’autunno che portano distruzione, ha ragione la moglie di Gaetano.
    Attendo il prossimo e ti auguro un’ottima settimana.
    Alla prossima!
    p.s. i complimenti per lo stile asciutto ma evocativo li tralascio, tanto che sei bravo già lo sai 🙂

  58. Vada per la coppia.
    Ogni volta che ti ripresenti sulla piattaforma lo fai con un’idea nuova. Quasi come se sentissi il bisogno di dare una ragione al tuo ritorno. O una scossa al sito.
    Non che la cosa in sé sia sbagliata, anzi, da un certo punto di vista ha assolutamente senso, però… ecco, credo che molti ti leggerebbero volentieri anche in modalità classica.
    So benissimo che ti interessano poco incipoints e premi e vetrine e tutta quella roba lì, però la verità è che accelerare i tempi di pubblicazione rischia di tagliare fuori un bel po’ di lettori e con loro i commenti e i consigli che potrebbero darti (e a quelli – e ti credo – dici di essere interessato).
    Va beh, era tanto per dire… anche perché io ti leggo a prescindere e lo faccio perché mi piace come scrivi.
    Il finale è strepitoso. Puro show.
    Se l’intenzione era mostrarci come si fa a descrivere un personaggio senza descriverlo, direi che ci sei riuscito benissimo. Una vera lezione di scrittura.
    E non dire che esagero!

  59. Un secondo episodio, breve anche questo, dopo solo quarantotto ore? Sì, stavolta il mio gioco è di completare velocemente il racconto, pubblicando almeno tre episodi a settimana perché non m’interessano gli incipoints, le classifiche, le copertine. Non voglio sentirmi in gara con nessuno. Episodi brevi e ravvicinati si potranno leggere uno di seguito all’altro senza fatica, se qualcuno vorrà farlo. Mi prenderò una pausa più lunga tra il nono e il decimo capitol(ett)o, così chi vorrà avrà il tempo di lasciare un commento. Che siano critiche o consigli, i commenti sono il mio solo interesse.

    • Lungi da me contraddirti – considerando che la mia opinione non sortirà alcun effetto su di te – però lo spirito del gioco – ovvero le votazioni e la storia a bivi – prevede che si dia il tempo ai lettori di cambiare il corso della storia; tu così facendo stai dicendo che non ti interessa….

      • Ma per scegliere un’opzione piuttosto che un’altra bastano pochi lettori. Non pensare che mi voglia allontanare dallo spirito di theincipit, anzi mi voglio attenere al consiglio della redazione – disatteso da tutti – di pubblicare due o tre episodi a settimana (lo dicono qui sul sito, spiegando le regole del gioco). Semplicemente non voglio aspettare mesi per completare un racconto. D’altra parte, come lettore comincio a non avere la pazienza per aspettare una settimana o più per leggere il seguito di un racconto.

  60. Buon lavoro e buon viaggio…
    I ritorni alle proprie radici, soprattutto da pensionato, sprigionano tenerezza e
    condividerle con altre persone che possano capirle trasforma la solitudine di un viaggiatore in
    allegra compagnia. Anche se sono calabrese credo che la famiglia napoletana sia la più indicata
    per dare una scossa al tuo (nostro) Gaetano.
    Ci vediamo alla stazione, Napo, a presto.

  61. Napoletana. (scusa per il 50 e 50 ma di sicuro si sbloccherà prestissimo)
    BENTORNATO MAESTRO!
    Emozionante poter di nuovo leggerti e giocare una storia a bivi con te.
    Veniamo a questo brevissimo ma intenso primo episodio:
    Ho percepito una pioggia dentro di lui: In fondo è in pensione solo da due giorni, non sarebbe necessario che sua moglie lo spronasse così, ma lei lo conosce e sa che due giorni per uno come Gaetano sono anche troppi. A quest’ora avrebbe già sbrogliato dieci nodi e invece ora di nodi non ne vede più. Piove dentro di lui e finché non smetterà non riuscirà a ritrovarsi e a ricominciare. Forse ricominciare dalla casa di suo nonno è una buona idea, sono le nostre radici che a volte ci svelano chi siamo e riescono persino a fermare la pioggia.

  62. Gaetano detto Gae dalla moglie, siciliano trapiantato al Nord per motivi di lavoro, si appresta, con molta calma, a mettere finalmente mano ai tanti propositi rimandati all’ormai sopravvenuta età della pensione, a cominciare dalla cessione della casa del nonno rimasta misteriosamente invenduta nella lontana Trinacria.
    Nel corso del suo viaggio verso Sud incontrerà una famiglia napoletana che…
    Bentornato Napo. Fulminato dal tuo incipit.
    Preferisco un grande racconto a un racconto grande… un po’ come per il pennello della famosa pubblicità! 😁

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