Granita di caffè a colazione

Dove eravamo rimasti?

Inizia il viaggio. Gaetano incontra una famiglia napoletana (40%)

I

7 maggio 2012

Quindici ore di treno con partenza alle 5:22 da Genova Brignole, con cambio a Roma Termini. Un viaggio vissuto con lo stesso stato d’animo di chi si aspetta una brutta notizia da un momento all’altro: un’aumentata percezione dell’ambiente circostante e un totale azzeramento di ogni altra attività non strettamente fisiologica. La lunga sosta a Roma lo aveva messo ancor più di cattivo umore. Dopo avere trascinato il trolley fino al bar più vicino dove aveva bevuto un caffè con un pessimo rapporto qualità/prezzo, non aveva trovato altro da fare che aspettare che si formasse l’intercity per la Sicilia, lasciando che quella sensazione di timore per il futuro gli vagasse dentro svuotandolo. Il viaggio da Roma alla Sicilia lo prostrò ulteriormente: il suo posto era nel primo scompartimento della terza carrozza di seconda classe, proprio sopra il carrello. Aveva prenotato il posto lato corridoio, alle spalle della toilette. Già la scelta non era stata delle più felici, per giunta di fianco a lui sedevano due giovani neri americani, con enormi cuffie colorate sulle orecchie, e difronte una famigliola con una gran voglia di parlare. Il più loquace era il bambino.

«Ha sette anni, è ‘mpicciùso…» aveva detto la mamma per scusarsi delle continue domande del figlio e per il fatto che lei e il marito non riuscissero a tenerlo a freno.

Lui non aveva capito cosa volesse dire quella parola, anzi, per dirla tutta, non avrebbe nemmeno saputo dire se gli invadenti compagni di viaggio fossero calabresi o campani. Aveva sorriso alla mamma e aveva ignorato le domande del bambino. I genitori però avevano cominciato a rispondere al posto suo, basandosi su congetture. Quando proprio non riuscivano a dare una risposta al figlio, si vedevano costretti a loro volta a fare domande.

«Noi scendiamo a Paola, lei?»

«Dopo.»

Il primo incontro di Gaetano in Sicilia:

  • una coppia (8%)
    8
  • un uomo maturo (42%)
    42
  • un giovane uomo (50%)
    50
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52 Commenti

  1. Eccomi, ho letto gli ultimi due capitoli di fila e devo dire che apprezzo il fatto che siano diventati via via più lunghi.
    Mi piace il nuovo personaggio africano, secondo me avrà una storia interessante da raccontare indipendentemente dalla sua provenienza.
    Come mio solito, ho messo le tre opzioni in parità. 😛

  2. Episodio fotografico che scorre a meraviglia, senza sbavature.
    Descrivi bene il poco empatico Gaetano (forse lo è più il gatto), alle prese con gli atteggiamenti tipici dell’anziano: prendere le sue pillolette, la paura di prendere freddo e del baccano, la lamentela al telefono con la moglie, per il cell…
    Escludo Uganda perché il ragazzo ha l’accento francese. Dunque, Congo. Mi chiedo che influenza possa avere sul proseguo.

  3. Ciao Napo,
    i genitori di Gaetano dovevano essere benestanti. Una casa in Corso Italia, a Genova, non è per tutti. Un bel riferimento alla mia amata Genova, addirittura in genovese, che io non saprei scrivere, perchè sono figlia di genitori sardi e a casa mia il genovese, a parte qualcosina, non si è mai parlato. Però sono cresciuta ascoltando altri parlarlo e mi commuove il “magòn” di un uomo a cui manca la sua città adottiva. L’odore del mare, soprattutto dopo le burrasche, è come una macchina che viaggia nel tempo e nello spazio e ti riporta, in un secondo, alla tua infanzia, a casa, a quell’attimo in cui stavi facendo quel qualcosa di così importante… Bravo Napo, non occorre dire altro.
    Alla prossima!
    p.s. Uganda.

  4. Ciao Napo, il racconto prosegue bene ed ormai è davvero interessante… ma, sinceramente, mi piace anche leggere i commenti con cui rispondi ai vari lettori! Nulla di ciò che scrivi nei tuoi racconti e quando ci sveli qualcosa del dietro le quinte è davvero affascinante, dovresti misurarti con qualcosa di più impegnativo.
    A presto!

  5. Congo, e mannaggia a me mi si e cancellato un commento già scritto!
    Ciao, Napo, andrò a memoria 😀
    Questo è il capitolo che mi è piaciuto di più, per il modo in cui mostri Gaetano attraverso situazioni e sensazioni comuni a tutti (conosco l’odore di quelle case e la penso come Gaetano sul respiro 😉 ), così da renderci il tuo protagonista vero, tangibile e “vicino”.
    Non sono invece d’accordo sulle troppe informazioni toponomastiche, non ne capisco l’utilità: so come la pensi e apprezzo che tu ambienti le tue storie in luoghi reali, è bello, difficile e contribuisce all’effetto “reale”. Però in questo caso mi domando a che ci serva sapere in che via era la casa dei genitori di Gaetano. Anche perché suona un po’ artificioso, voglio dire, in fondo stai raccontando un flusso di pensieri, e chi di noi, quando pensa alla casa dei propri genitori, la identifica come “la casa a schiera in via Rose Luxemburg, all’angolo col semaforo di via San Salvatore”?
    Poi, se queste informazioni ci saranno utili in futuro, ti chiedo umilmente scusa.
    A parte questa nota di gusto personalissimo, complimenti davvero.

    Ciao, a presto

    • Grazie del commento articolato. Quanto alla toponomastica hai assolutamente ragione, in linea teorica. Però.
      Però questo racconto è anche un omaggio a Genova e ai genovesi e il riferimento a via Forte di S. Giuliano è un modo per tracciare il territorio all’inizio di un percorso (che spero diventi chiaro in seguito). L’ulterigore riferimento a Corso Italia serviva solo a far capire – ma anche questo vale solo per chi conosce Genova – che la prima casa di Gaetano era vicino al mare. Ti confesso, a questo punto, che il racconto ha già una traccia ben definita, e in gran parte già sviluppata, che ritocco in funzione dell’opzione vincente. Altrimenti non riuscirei a mantenere un ritmo serrato nella pubblicazione. Se ci sei, ci risentiamo domenica sera qui.

  6. Mi è piaciuto questo capitolo di distensione, se così posso definirlo.
    Molto carina l’idea di riprendere il titolo nel racconto e inserirlo nel testo, in particolar modo metterlo alla fine del capitolo,quasi sospirato è stato un tocco delicato e al contempo quasi aspettato, voluto, cercato.

    Mi piace come stai delineando la casa, i personaggi, e sono piuttosto curioso di conoscere Severino e la sua storia.

    Big up man!

  7. Ciao Napo! Nessuno mi aveva avvisata del tuo ritorno, ti ho visto tra i commenti nei vari racconti, autore di un altro titolo che non è più il pricipe dei vestiti! Eccomi qui.

    Ti confesso che appena ho letto il primo mini prologo ho pensato che fossi scherzoso e non avessi in mente un vero racconto. Con il primo capitolo ho realizzato che iniziava l’avventura, ma non ho capito dove volesse andare a parare e l’ho trovato un po’ privo di interesse. Finalmente il secondo ha movimentato il tutto e adesso posso finalmente dire che seguo interessata. Gaetano è in pensione e la casa apparteneva a suo nonno; deve avere almeno un centinaio di anni, probabilmente centocinquanta! L’avranno ristrutturata tutta? O forse è per quello che non la riescono a vendere, magari il bagno è ancora separato dal casale;)
    Anche mio nonno ha “regalato” metà della sua casa a sua sorella che ne ha lasciata un quarto al figlio che è morto giovane e bla bla bla… e adesso metà è colorata di arancione e ci vive una famiglia di marocchini e l’altra metà è in disuso, in vendita da una vita! Mio padre e i suoi 10 fratelli (o meglio, i 7 ancora vivi) stanno aspettando di guadagnarci qualcosa. Seee!

    Ti seguo, sulla fiducia.

    • Strani casi della vita: la casa di tuo nonno ricorda la casa del nonno di Gaetano (ma almeno lui è erede unico della metà al piano di sopra). Non aggiungo altro, anche perché l’attesa non sarà lunga: domani pubblico.
      Bentornata Flow e grazie per la fiducia (ma non aspettarti grandi cose)..

  8. Be’, se trovo in casa qualcuno che non mi aspetto, direi che l’ansia mi sale parecchio.
    Ciao, Napo. Si fa interessante. Non ho osservazioni significative e, a parte i complimenti doverosi, ho solo due curiosità: perché “dottore Andaloro” e non “dottor”? E quel “Incomprensibile”’, era necessario?
    Ciao, a presto

    • Jaw, i tuoi commenti sono sempre interessanti e schietti, e di questo ti ringrazio e me ne compiaccio perché dimostri – senza togliere nulla agli altri – di essere un lettore attento.
      Partiamo dalla cosa più facile: dottore e non dottor. I siciliani non elidono quasi mai le parole neppure per eufonia. Non ho usato il dialetto, ma mi sono attenuto alla forma in uso in Sicilia: Dottore Andaloro.
      Quell’ incomprensibile è volutamente brutto, credimi. È un pugno nello stomaco, è secco e stona col periodo precedente. Non ti sarà sfuggito che il racconto è scritto usando il narratore in terza persona con il punto di vista soggettivo di Gaetano e fortemente limitato al protagonista. Avrei potuto aggiungere un “pensò” o avrei potuto descrivere la reazione di sorpresa con una perifrasi: Gaetano scostò istintivamente la gamba e guardò il ragazzo… eccetera eccetera. Ho invece voluto dare il senso dell’incomprensione del gesto, senza nessun’altra reazione da parte di Gaetano.
      E qui mi aggancio bene alla logica delle opzioni. Credo che ognuno di noi su TI si trovi a volte nella difficoltà di scegliere una terza opzione che appare logica nello sviluppo della trama e/o nella psicologia dei personaggi. “Nostalgia” lo avevo buttato lì come riempitivo. Tutta la descrizione della psicologia di Gaetano, fin dal prologo, secondo me mostrava un carattere ansioso. Tutt’al più nelle sue azioni si poteva riscontrare una certa ipocondria che avrebbe potuto vestirsi di tristezza nella vecchia casa del nonno.
      Insomma, non sarà potilicamente corretto che io lo dichiari, ma di notte, in una casa senza luce e gas, ti apre il portone uno sconosciuto… sono d’accordo con te: ti viene l’ansia.

  9. Ciao Napo. Caspita ero convinto di aver cliccato segui la storia e invece no… ho rimediato adesso, spero tu non me ne voglia. Lo stile asciutto dà ritmo alla narrazione e, benché ormai da quel treno ci siamo scesi, la sensazione, fortissima, è di essere ancora a borso; sensazione rafforzata dal rapido incedere della storia, che non lascia tregua al lettore… a questo punto direi che si sente il bisogno di una fermata nostalgica, una pausa dal presente in cui mostrare quale legame univa un tempo nonno e nipote.

  10. “…da anni aveva affidato la vendita della casa del nonno” , mi fa pensare che da tempo voglia liberarsi dalla casa,
    e “Almeno lì non era cambiato nulla”, mi suggerisce che possa provare tristezza nel vedere i cambiamenti.
    dunque, voto tristezza

  11. Ciao Speedy Napo. Si definisce sempre più il carattere chiuso e riservato di Gaetano, ma dalla sinossi ci hai dato l’indicazione che questo viaggio lo cambierà e quindi io mi sono convinta che il sentimento che prevarrà sarà l’ansia. Non credo che la tristezza o la nostalgia possano dare una scossa a Gaetano.
    Se tieni questo ritmo scriverai altri 4 capitoli entro domenica, non sono un po’ troppi?

  12. Ciao Napo,
    proprio ieri, in attesa dal dottore, ho dato una scorta a un bel libro illustrato che percorre la Liguria, da costa a costa, in cartolina. La parte vecchia delle città e delle cittadine, è rimasta invariata negli anni. Si riconoscono le piazze e i palazzi storici, le grandi strade prinicpali e le linee dei promontori. Sono le periferie a essere cambiate, prede o beneficiarie della ricollocazione urbanistica e dell’incremento demografico. Sono sparite le spiagge, il Castello Raggio ha fatto posto all’Italsider (oggi ILVA) e gli orti si sono esauriti intorno a mulattiere fantasma che hanno fatto spazio ai ponti delle Autostrade che accompagnano miriadi di auto in giro per la nostra bella regione. Il progresso porta benessere… forse, chissà. Perdonami, sto divagando.
    Il fatto che Gaetano abbia preso il treno dà una nota di classe in più al racconto, nella cornice che hai creato con i primi tre episodi io vedrei bene la nostalgia, quindi voto questa opzione.
    Grazie per il bel pensiero e alla prossima!

  13. Ciao Napo,
    bentornato!
    Mi stavo giusto chiedendo il motivo di capitoli così brevi, poi ho letto il tuo post, più giù, e ho compreso.
    Il racconto parte dalla mia città, in un momento duro come questo, anche il più piccolo accenno mi riempie il cuore di tenerezza, quindi grazie per aver fatto partire il treno da Brignole. Le piogge primaverili qui non fanno danni, sono quelle d’autunno che portano distruzione, ha ragione la moglie di Gaetano.
    Attendo il prossimo e ti auguro un’ottima settimana.
    Alla prossima!
    p.s. i complimenti per lo stile asciutto ma evocativo li tralascio, tanto che sei bravo già lo sai 🙂

  14. Vada per la coppia.
    Ogni volta che ti ripresenti sulla piattaforma lo fai con un’idea nuova. Quasi come se sentissi il bisogno di dare una ragione al tuo ritorno. O una scossa al sito.
    Non che la cosa in sé sia sbagliata, anzi, da un certo punto di vista ha assolutamente senso, però… ecco, credo che molti ti leggerebbero volentieri anche in modalità classica.
    So benissimo che ti interessano poco incipoints e premi e vetrine e tutta quella roba lì, però la verità è che accelerare i tempi di pubblicazione rischia di tagliare fuori un bel po’ di lettori e con loro i commenti e i consigli che potrebbero darti (e a quelli – e ti credo – dici di essere interessato).
    Va beh, era tanto per dire… anche perché io ti leggo a prescindere e lo faccio perché mi piace come scrivi.
    Il finale è strepitoso. Puro show.
    Se l’intenzione era mostrarci come si fa a descrivere un personaggio senza descriverlo, direi che ci sei riuscito benissimo. Una vera lezione di scrittura.
    E non dire che esagero!

  15. Un secondo episodio, breve anche questo, dopo solo quarantotto ore? Sì, stavolta il mio gioco è di completare velocemente il racconto, pubblicando almeno tre episodi a settimana perché non m’interessano gli incipoints, le classifiche, le copertine. Non voglio sentirmi in gara con nessuno. Episodi brevi e ravvicinati si potranno leggere uno di seguito all’altro senza fatica, se qualcuno vorrà farlo. Mi prenderò una pausa più lunga tra il nono e il decimo capitol(ett)o, così chi vorrà avrà il tempo di lasciare un commento. Che siano critiche o consigli, i commenti sono il mio solo interesse.

    • Lungi da me contraddirti – considerando che la mia opinione non sortirà alcun effetto su di te – però lo spirito del gioco – ovvero le votazioni e la storia a bivi – prevede che si dia il tempo ai lettori di cambiare il corso della storia; tu così facendo stai dicendo che non ti interessa….

      • Ma per scegliere un’opzione piuttosto che un’altra bastano pochi lettori. Non pensare che mi voglia allontanare dallo spirito di theincipit, anzi mi voglio attenere al consiglio della redazione – disatteso da tutti – di pubblicare due o tre episodi a settimana (lo dicono qui sul sito, spiegando le regole del gioco). Semplicemente non voglio aspettare mesi per completare un racconto. D’altra parte, come lettore comincio a non avere la pazienza per aspettare una settimana o più per leggere il seguito di un racconto.

  16. Buon lavoro e buon viaggio…
    I ritorni alle proprie radici, soprattutto da pensionato, sprigionano tenerezza e
    condividerle con altre persone che possano capirle trasforma la solitudine di un viaggiatore in
    allegra compagnia. Anche se sono calabrese credo che la famiglia napoletana sia la più indicata
    per dare una scossa al tuo (nostro) Gaetano.
    Ci vediamo alla stazione, Napo, a presto.

  17. Napoletana. (scusa per il 50 e 50 ma di sicuro si sbloccherà prestissimo)
    BENTORNATO MAESTRO!
    Emozionante poter di nuovo leggerti e giocare una storia a bivi con te.
    Veniamo a questo brevissimo ma intenso primo episodio:
    Ho percepito una pioggia dentro di lui: In fondo è in pensione solo da due giorni, non sarebbe necessario che sua moglie lo spronasse così, ma lei lo conosce e sa che due giorni per uno come Gaetano sono anche troppi. A quest’ora avrebbe già sbrogliato dieci nodi e invece ora di nodi non ne vede più. Piove dentro di lui e finché non smetterà non riuscirà a ritrovarsi e a ricominciare. Forse ricominciare dalla casa di suo nonno è una buona idea, sono le nostre radici che a volte ci svelano chi siamo e riescono persino a fermare la pioggia.

  18. Gaetano detto Gae dalla moglie, siciliano trapiantato al Nord per motivi di lavoro, si appresta, con molta calma, a mettere finalmente mano ai tanti propositi rimandati all’ormai sopravvenuta età della pensione, a cominciare dalla cessione della casa del nonno rimasta misteriosamente invenduta nella lontana Trinacria.
    Nel corso del suo viaggio verso Sud incontrerà una famiglia napoletana che…
    Bentornato Napo. Fulminato dal tuo incipit.
    Preferisco un grande racconto a un racconto grande… un po’ come per il pennello della famosa pubblicità! 😁

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