COLOR DI CAN FUGGENTE

Dove eravamo rimasti?

Già, cos'è quello? Una lunga striscia nera sul cemento. (47%)

Verde marcio

Fin dove illuminano i fari, il viottolo è un arcipelago di asfalto e rozzi rattoppi in cemento; su uno di questi, al centro della strada, risalta una sgommata lunga e sottile.
Diego si ferma: «Una frenata di mountain bike», sentenzia con sicumera da biker della domenica. Brandendo la torcia, si fionda fuori a perlustrare la cunetta. Invidio il suo entusiasmo, ma è con un sentimento di annoiato scrupolo che decido di scendere a fare la mia parte; da questo lato della strada, oltre il guardrail c’è un canneto, leviamoci il dubbio e guardiamoci dentro.
Non appena scosto le canne, la luce del faro dell’auto si insinua, proietta ombre tremolanti su un’inattesa pozza d’acqua tappezzata di mucillagine verde. Volgo lo sguardo alla sponda di fronte e la mandibola – nel vero senso della parola – mi cade: la bicicletta è lì, immersa per la metà posteriore dentro l’acquitrino.
«È qui!», urlo, e la mia esclamazione si prolunga in uno sciacquio improvviso proveniente da una zona in penombra: qualcosa si muove e increspa la superficie dell’acqua. Qualcosa che indossa un casco chiaro.
Se ne avessi la possibilità, eviterei di saltare nel pantano con tutte le scarpe, ma faccio un passo incauto e ci scivolo dentro, sollevando un bouquet di aromi di cui il più tollerabile è il sentore di vegetazione marcia.
Avanzo con l’acqua a metà coscia, la torcia di Diego arriva a illuminarmi nel momento in cui raggiungo il mio obiettivo: è prono, sdraiato sull’acqua; la testa protesa, le braccia larghe sui fianchi, ricorda una testuggine sulla battigia.
Ancor prima di tastargli la carotide, ho già capito che è inutile affrettarsi: un’asta metallica spunta da sotto il casco. Con lo sguardo la percorro a ritroso, per scoprire che è l’elemento di una rozza recinzione: tondini di ferro piantati nel terreno reggono una rete che segna il confine tra un vigneto e questa palude; le radici di un alto eucalipto li hanno spinti in avanti, col risultato di trasformarli in un temibile cavallo di Frisia.
Sono impegnato a maledire mentalmente l’animale che fuggendo al mio grido mi ha indotto a tuffarmi in soccorso di un cadavere, quando il corpo, che non ha mai smesso di oscillare alle onde limacciose, comincia a ruotare il capo.
Lo sconcerto è una scossa al cervello, un urlo silente che mi supplica di razionalizzare ciò che sto vedendo. Non è morto? I morti non si muovono ma lui è freddo e adesso lo vedo, il ferro gli è penetrato nell’occhio, Dio, l’occhio, non può essere ancora…
Un guizzo confuso, il fischio di una frustata, un colpo, come una randellata appena sopra la fronte.
Realizzo subito cosa è successo: il tondino di ferro è rimasto teso come un arco sotto il peso del corpo fino a che qualcosa, forse io stesso muovendo l’acqua, ha rotto l’equilibrio precario. A quel punto la mia testa si è trovata nel posto sbagliato.
Diego mi toglie la parola di bocca: «‘Orcabbagassa!».
«Non è nulla», lo rassicuro saggiandomi il nuovo bernoccolo.
«È vivo?». Riesco a irritarmi, prima di capire che non sono io il soggetto della domanda. Scruto il corpo che ora galleggia supino e rigido; il capo rovesciato all’indietro fa sì che l’acqua gli copra gli occhi e lo scempio che ho appena intravvisto.
«Direi di no».

*

Diego mi ha pulito la ferita e la sta disinfettando; rapido e professionale, solo un lieve arricciamento del naso tradisce il fastidio per il puzzo che emano.
«Sei un ottimo infermiere». La mia è una constatazione.
Mi guarda in tralice: «Perché, come carabiniere faccio schifo?».
Scuoto la testa, accenno un sorriso ma un pulsare doloroso lo spegne sul nascere.
«Forse ci vogliono dei punti», commenta, «Est’unu casinu, i capelli… non si capisce nulla! Che sfiga, marescia’».
«Pensa alla sfiga di quell’altro».
Sbuffa: «Eh, vero! Cadeva altre cento volte, solo un tuffo nella merda, si faceva». Si rende conto della gaffe: «Nell’acqua. Sporca».
Lo levo dall’imbarazzo: «Secondo te, cosa è successo?».
Lui inarca un sopracciglio, gli basta distendere un braccio per aprire il sipario di canne: «Guardi la ruota».
La contemplo: la camera d’aria fuoriesce completamente dallo pneumatico, solo la valvola la tiene attaccata al cerchio; mi evoca l’immagine di un animale ferito, un budello contorto adagiato a terra.
Scrollo le spalle e lo guardo perplesso.
Diego espone orgoglioso la sua tesi: «Ha bucato, la ruota si è afflosciata in un attimo e la copertura è uscita dal cerchio. Hai voglia, a frenare!».
«Può darsi», acconsento, «Come può darsi che sia stato tamponato, abbia perso il controllo e tutto il resto sia venuto dopo».
Due tra mille dinamiche possibili.
Lui mostra una smorfia di disappunto mentre annuisce: «Eh, vero. Bisogna vedere la bicicletta». Si dirige all’automobile e torna con una fotocamera.
No, no. Lo stoppo alzando un palmo: «Guarda in che stato sono». Per rafforzare il concetto, mi sfilo l’unica scarpa che mi è rimasta. «Chiediamo il favore ai colleghi di Dolianova, per i rilievi. Del resto siamo a casa loro».
A noi toccherà comunque la parte più difficile.
Non prima di una doccia, però.

Chi ascoltiamo per primo? Per rendere più interessante la scelta, mi impegno a non riproporre i personaggi delle opzioni perdenti.

  • L' operaio di un caseificio. (13%)
    13
  • Una persona che abita in una villa rurale. (50%)
    50
  • Un agricoltore. (38%)
    38
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72 Commenti

  1. Ciao Jaw
    In effetti, il riferimento a Jessica Rabbit porta a pensare a una dott.ssa prosperosa, anche se tu specifichi “parlerebbe come lei”. Comunque, per me è un dettagliuccio, il capitolo è scritto bene e mi è piaciuto, le azioni e i pensieri sono mostrati altretanto bene.
    una pallonata

  2. Ciao jaw, completamente all’oscuro delle tue trame, ho votato la pallonata, un po’ come tutti, chissà poi perché.Anche il pestone però va forte. Son curiosa più del solito nei riguardi del prossimo racconto proprio per vedere cosa farai del suggerimento vincente. Anche a me la Rabbit non è piaciuta perchè mi è sembrata una immagine superflua e già un po’ abusata. Ma forse è il tuo personaggio che ha un debole per il vintage della sua giovinezza e allora va bene così.

    • Ciao, cactus.
      Mi sono messo appunto il problema se citare un personaggio della mia giovinezza (non infanzia, sigh!) fosse comprensibile ai più. Forse sarebbe stato meglio, se non l’aveste avuta presente, perché tu e altri avete immaginato una dottoressa somigliante alla rossa supersensuale. In realtà volevo solo paragonare la voce (moolto sensuale) della signora Rabbit a quella della dottoressa, ed è questo che pensa il maresciallo. Però non è venuta come avrei voluto. Prendo nota che in fase di revisione dovrei sostituire Jessica Rabbit con Sade, o Adele, o magari Giorgia.
      Grazie, di tutto, anche dell’appunto, mi ha fatto capire una volta di più quanto è importante scegliere le immagini giuste.
      Ciao, a presto

  3. Ciao Jaw.

    Il pestone maldestro mi ispira.

    Mi piace il barista che annuisce, un po’ meno la Jessica Rabbit campidanese. Come direbbero gli EelST: sto diventando forse Riccione? Entrambi sono stereotipi, però sull’infermiera prosperosa hai calcato la mano. Quindi lei è uno stereotipo e me l’hai sbattuto in faccia come tale, mentre lui appare in modo più modesto e mi tira fuor volentierii un sorriso.

    Io giuro che l’ho capito subito che la signora in scooter è la persona della villa rurale, senza chiedertelo e prima di andare a sbirciare i commenti che hai fatto agli altri 😀

    Grazie e alla prossima.

    • Ciao, Achillu.
      In realtà l’infermiera è una dottoressa e non la immagino particolarmente prosperosa. La frase in cui cito Jessica Rabbit vorrebbe suggerire che la voce della dottoressa è particolarmente sensuale, con un marcato accento campidanese a caratterizzarla. Potevo esprimere meglio il concetto.
      Grazie di tutto,

      Ciao, a presto

    • Grazie, MrsRiso 🙂
      Scusa, vedo adesso che non ho mai risposto al tuo commento precedente, penso si sia sovrapposto alla scrittura del capitolo e mi è sfuggito. Grazie anche per quello 🙂
      La “furbata” non è premeditata e mi imbarazza un po’, non mi sono reso conto di quanto fosse corta una corda di cinquemila caratteri e mi sono impiccato 😀
      Sì, la donna in scooter abita lì vicino 😀
      So che non è sufficiente, ma prometto di farla parlare all’inizio del prossimo.
      Grazie di tutto
      Ciao, a presto

  4. Ciao Jaw,
    fermo fermo… mi pare di sentirglielo dire, alla dottoressa.
    Bel capitolo, immagino che l’abitante della casa rurale sia la donna in motorino… vediamo cosa avrà da dire. Il collega, pari grado, pare non avere grande voglia di indagare, metterà i bastoni tra le ruote (della mountain bike) o si adeguerà alla pista del collega? Lo scopriremo leggendo.
    Non ho trovato nulla da farti notare, come al solito 😉
    Aspetto il nuovo e voto per la spinta.
    Alla prossima!

  5. Pallonata!

    Se devo essere sincero, non capisco come il capitolo si riallaccia alle votazioni. Invece mi è piaciuta la dottoressa ed il nostro protagonista che capisce l’errore osservando il pendaglio 🙂
    La parte sulla ruota l’ho dovuta leggere due volte perché non conosco i termini: per me la bici c’ha la ruota e la camera d’aria. Non so neanche cosa sono le forcelle (in realtà sapevo, visto che sono andato a cercarmele) 😉

    Ciao 🙂
    PS: la parte sulla ruota non prenderla come critica: hai fatto più che bene!

    • Ah ah, in effetti, come spiegavo anche a encio (e come dovrò spiegare ad altri pazienti lettori) ho sopravvalutato i caratteri a disposizione, ho impostato il capitolo in un certo modo e lo spazio per il personaggio da voi scelto di è ridotto all’entrata in scena. Vi chiedo scusa e prometto che nel prossimo la farò anche parlare, questa donna in scooter.
      Grazie di tutto!
      Ciao, a presto

  6. Ciao Jaw,
    mi aspettavo di leggere qualcosa sulla persona della villa rurale.. però quello che ho letto mi è piaciuto molto anche questa volta.
    Non so come dire, ma il modo in cui descrivi le situazioni, i personaggi e anche i dettagli mi fa calare completamente nella storia, come se fossi lì. Questo terzo episodio è quello che mi è piaciuto più di tutti per ora: interessante la riflessione iniziale, così come la descrizione del pendente da cui si origina l’illuminazione del protagonista riguardo il cerchione della bici. Anche l’idea di attribuire un colore come titolo di ogni episodio mi piace molto.
    Complimenti!
    Le tre opzioni non mi attirano troppo.. Vada per la pallonata
    Alla prossima 🙂

    • Ciao, encio. Grazie mille per i complimenti, sono felice che il capitolo ti sia piaciuto. Mi spiace di non aver saputo neppure cominciare a farvi conoscere il primo “testimone/sospetto”, ho sopravvalutato lo spazio a disposizione e non volevo rinunciare a ciò che ho scritto. Per la cronaca, so che non è sufficiente, ma è appunto la donna sullo scooter 😀
      Chiedo scusa, onorerò il debito un po’ in ritardo 🙂
      Ciao, grazie di tutto, a presto

  7. Ciao Max è arrivato anche il tuo turno. 🙂
    Un giallo degno di un giallo, i presupposti per ci sono tutti.
    Un appunto sull’inizio del primo capitolo, quella ricerca dell’eclissi lunare mi è parsa un pò troppo macchinosa.
    “”in direzione del baluginio di un televisore immenso che filtra da una finestra aperta””.
    Insomma, l’avrei evitata visto che poi citi che : Tra me e l’eclissi del secolo c’è una palazzina troppo alta, pare.
    Ok detto questo voto per l’operaio.

    • Ciao, Alex, benvenuto in questo maldestro esperimento 😀
      Ti dico cosa sapevo io della scena: volevo che il maresciallo fosse all’esterno della caserma quando arriva Carmen. E infatti lui è uscito perché ha una voglia matta di fumare, altrimenti se ne starebbe al fresco dei condizionatori, ma ha fatto finta di convincersi che esce per vedere uno spettacolo imperdibile. Constata subito che c’è la palazzina, ma a quel punto non finge più con se stesso e, piuttosto che fare due passi per godersi lo spettacolo, appena termina la sigaretta è pronto a tornare al fresco. Ho provato a mostrare questo atteggiamento, forse non ci sono riuscito perfettamente 😉
      Grazie di tutto,
      Ciao, a presto!

  8. Per me è una persona in una villa rurale. Potrebbe essere chiunque.
    Ciao Jaw. Bel capitolo. Molto più scorrevole del precedente, ho capito tutto quello che stava succedendo e sono molto curioso di sapere come proseguono le indagini. Se proprio devo fare un appunto a volte usi termini un po’ fuori dal comune. Ad esempio:
    “guardare in tralice”. Un “guardare di traverso”, per quanto abusato, sarebbe stato più leggibile.
    Oppure “sicumera”, che per un lettore di Topolino quale sono avrò letto mille volte detto da Paperone, ma magari una semplice “arroganza” avrebbe chiarito comunque il concetto.
    Per il resto davvero, è bello leggerti. Sei molto fluido e hai descritto benissimo la scena del ritrovamento.
    Alla prossima Jaw 😉

    • Grazie mille, Yaniv, sia dei complimenti che delle osservazioni, e scusa se ti rispondo con questo ritardo. Sulle parole ricercate non hai torto, di certo non guadagno in leggibilità, ma voglio convincermi che sia un rischio calcolato: perdo magari immediatezza ma ottengo una narrazione meno piatta, più riconoscibile. Cioè, questo è l’intento, una mera speranza, ed è vero che ci sono mille modi per ottenere lo stesso risultato. Diciamo che ci provo 😉
      Grazie di nuovo, ciao, a presto

    • Ciao, Louise.
      La tua osservazione mi ha fatto riflettere. Non so, a essere onesto vorrei riuscire a scrivere in scioltezza, ma ogni riga è per me un tormento, insomma, non ho trovato più facile scrivere la seconda parte. Èvero che nella prima parte di questo capitolo la mia preoccupazione era mostrare decentemente una scena insolita, quindi può apparire più “legnosa” per questo motivo… A dirti la verità ho più di qualche dubbio di esserci riuscito come avrei voluto 😀
      Grazie di tutto

      Ciao, a presto

    • Ciao, cactus, grazie mille, sono contento che mi segua con piacere!
      Ma no, la promessa è una sciocchezza: dei tre personaggi possibili svilupperò solo quello vincente. Sai, capita spesso che l’autore proponga delle scelte che, se risultano perdenti, realizza comunque qualche capitolo dopo. Io prometto che non farò così.
      Grazie di esserci e di tutto

      Ciao, a presto

  9. Con il vigneto e i campi, propendo per l’agricoltore.
    Rileggendo, ho notato tutte le cose che mi erano sfuggite ieri, tutto chiaro. 🙂
    Ho un dubbio, e Il buon Treccani mi pare andare nel mio senso: “acconsento” secondo me non può essere usato qui. Significa “dire di sì a una richiesta”, non essere d’accordo con un’affermazione. Vedrei meglio “concordo, concedo, convengo…”. Poi, magari, sbaglio io. Era proprio per trovare qualcosa da dire! ^^

    • Ah ah, grazie, befana, sono sollevato 🙂
      Mi ripeto, non mi è facile capire quanto certe scene, che comunque sono un po’ inusuali, siano facili da immaginarsi per chi legge. In questo capitolo avevo un sacco di dubbi, anche il “tondino di ferro”, non sapevo e non so quanto questa denominazione sia conosciuta. Io la sento da sempre, ma forse è un po’ tecnica, anche se sulla Treccani c’è la giusta accezione 😀
      A proposito di Treccani, forse hai ragione. Ti dico in che senso ho usato “acconsentire”: il maresciallo fa di sì con la testa, ma io non volevo usare il solito “annuire”, quindi ho usato un sinonimo di “dire di sì” (con uso assoluto, è concesso). Sì, avrei di certo potuto trovare qualcosa di più calzante 😀
      Grazie mille dei complimenti, delle osservazioni… e di avermi voluto rassicurare 😀 😀
      Ciao, a presto

  10. Ciao Jaw.
    Anche su questo secondo avrei ben poco da osservare. Ma un impegno è un impegno e ti dirò, molto onestamente, cosa mi è piaciuto meno di un tutto che mi è piaciuto molto.
    – L’arcipelago di rozzi rattoppi avrebbe funzionato meglio come immagine senza il riferimento al cemento (anche perché i rattoppi si fanno, molto più semplicemente, con asfalto nuovo ed è il contrasto cromatico con il molto più chiaro asfalto vecchio a creare l’effetto arcipelago).
    – Anche viottolo mi piace poco, ma qui andiamo sul parere personalissimo
    – Quel leviamoci il dubbio e guardiamoci dentro, benché risponda alla necessità di mostrare con un linguaggio appropriato l’annoiato scrupolo che muove il nostro, ha un tono un po’ troppo confidenziale
    – Per la mandibola meglio un casca che un cade.
    – Se ne avessi la possibilità etc. è una premessa superflua, forse meglio descrivere subito ciò che accade: Faccio un passo incauto e scivolo dentro al pantano (con tutte le scarpe)
    – quel fuggendo al mio grido andrebbe tra le virgole, ma te ne sarai già accorto, te lo segnalo solo per darti prova della mia lettura attenta, critica e tutt’altro che superficiale.
    La seconda parte rasenta la perfezione e non mi è riuscito di trovare niente da segnalare, nemmeno in modalità Vaitra. 😉

    • Ciao, Lou.
      Non posso fare altro che ringraziarti, perché, credimi, trovo tutte le tue osservazioni interessantissime, mi hanno davvero fatto riflettere. Abbozzo una mezza difesa d’ufficio solo sull’arcipelago, perché nella prima stesura (o solo nella mia testa, non ricordo) chiarivo che i rattoppi in cemento erano opere estemporanee di chi su quella strada transitava di solito. Il fatto è che mi capita spesso di vedere situazioni del genere, qui intorno: gli agricoltori riparano le strade come possono, in modo creativo 😀
      Però è sacrosanto che sarebbe stato più universale e diretto ciò che scrivi, asfalto nuovo e vecchio, però… non ci ho proprio pensato! 😀 😀
      Grazie davvero, dei complimenti che accetto con imbarazzo e delle osservazioni che cercherò di tenere a mente 🙂
      Ciao, a presto
      P.S.: VaiTra è la negazione assoluta del commento costruttivo, ma a me faceva ridere un sacco 😀 😀

  11. Ciao Jaw,
    ottima continuazione direi. A mio modesto parere hai un lessico e una capacità descrittiva davvero notevoli, complimenti! Sono curioso di scoprire qualcosa di più su quello che al momento sembra tanto un semplice incidente.
    Votiamo per l’agricoltore… Il proprietario del vigneto magari?
    Buona giornata e alla prossima 🙂

  12. Ciao Jaw.

    Quindi non c’entra nulla il vestito della moglie? Ah… o boh… In realtà mi piace questa ricchezza di particolari, forse anche inutili. In un giallo tutto può essere utile, soprattutto se il giallo è pensato in stile “Agatha Christie”, ossia un racconto che coinvolga anche il lettore nella parte investigativa.

    Non ricordo cos’ho votato, so che non era l’operaio del caseificio 🙂

    Grazie e alla prossima.

    • Ma ti pare che uno che spera di scrivere un giallo decente possa rispondere alla tua domanda? L’abito della donna? In che modo dovrebbe entrare nelle indagini? Se hai un’ipotesi, scrivimela, magari in privato. Grazie di esserci e di avere votato… qualcosa 😀

      Ciao, a presto

    • Grazie, Allegra. Onestamente ti dico che qualche pennellata in più, poter dare qualche dettaglio ulteriore, questa volta non mi sarebbe dispiaciuta. Però ho dato retta ai caratteri tiranni, e forse hanno avuto ragione loro 😀 perché tutto sommato sono soddisfatto del risultato.
      Ciao, grazie di tutto, a presto

  13. Ciao, ho votato per l’agricoltore: magari il proprietario del vigneto che confina con la palude in cui è stato trovato il corpo.
    Vista così, la morte del ciclista sembra davvero frutto di un incidente, di una caduta casuale… ma immagino che le cose si riveleranno un po’ più complesse di così.
    Buon capitolo che getta le basi per quelli che saranno poi gli sviluppi della vicenda. Ho notato che hai inserito diversi dettagli che apparentemente sembrano un po’ fine a se stessi (per esempio la botta che il nostro protagonista si prende in testa)… mi chiedo se dobbiamo leggervi qualcosa o se, invece, servono solo a dare maggiore spessore ai personaggi.
    Alla prossima!

    • Ciao, Beatrice. Per rispondere alla tua domanda, direi un po’ è un po’; insomma, dei dettagli inseriti, qualcuno è utile a dare un po’ di “profondità” a scena e personaggi, su altri, prima o poi, qualcuno si farà domande 😀
      L’importante è che non sia subito troppo evidente quali sono di un tipo e quali dell’altro 😀
      Ti ringrazio del commento e dei complimenti!
      Ciao, a presto

  14. Ciao
    ho scritto un commento che è ancora in moderazione, forse perché riportavo una frase del testo in dialetto che non avevo compreso.
    Scrivi bene. L’inizio dell’incipit è quasi un prologo, poi i dialoghi sono scorrevoli.
    al prossimo.
    striscia nera

    • Ciao Louise, benvenuta.
      Nel frattempo è apparso anche il commento in moderazione.
      La frase che citi significa è un’apprezzamento, si può tradurre con “quanto è bella!”, “è bellissima”… anche se la traduzione letterale è un po’ più ruspante 😀
      Ciao, grazie di tutto, a presto

  15. Ciao Jaw. Sono passato a renderti la cortesia. Beh, le premesse per un buon giallo ci sono: un uomo scomparso, un detective (?) ingaggiato, e un giallo un po’ ai limiti del mistero. Sono curioso di sapere cosa è successo al marito di Carmen. Scrivi veramente molto bene, però, se devo fare un appunto, sei stato un po’ caotico. Forse sono io che non ho dimestichezza con i gialli, ma ho trovato un po’ difficile seguire gli eventi narrati.
    Beh, io ho votato per la striscia nera sull’asfalto. Potrebbe essere qualsiasi cosa.
    Alla prossima Jaw 🙂

    • Ciao, Yaniv.
      Grazie per i complimenti e grazie soprattutto per l’appunto che mi fai. Per l’autore non è sempre facile capire quanto sia “lineare” ciò che ha scritto, quindi ben vengano osservazioni come la tua che mi spingono a fare uno sforzo (o molti!) in più per riuscire a essere più chiaro.
      Grazie di tutto,

      Ciao, a presto

  16. La borraccia del ciclista.
    Ciao Yang (se non dovessi capirla, non è colpa tua: son sbilenca io e il mio umorismo), avevo letto il tuo incipit non appena ricevuta la notifica, ma in questo momento sono sempre in ritardo anche per l’ultimo tram e arrivo solo ora a votare e commentare. In realtà non commento nulla, mi è piaciuto tutto (mi hai anche evocato il recente ricordo del peregrinare in famiglia su una buia stradina della campagna olandese in cerca dell’eclissi di luna rossa, tra abbaiar di cani e frinir di grilli, disturbati dalla presenza umana).
    L’unico dubbio che ho è perché lei non possa andare a cercare il marito a causa del bambino, ma sia potuta venire in commissariato. Ma forse il pupo dorme nell’utilitaria.
    Alla prossima puntata.

    P.S. è una voglia che ho da un po’ di scrivere una storia con un protagonista positivo con passato da bullo ragazzino. Il fatto che tu mi abbia preceduto non me l’ha fatta passare 🙂

    • Ciao, Yin! Mi ritengo ufficialmente offeso, visto che metti in dubbio la mia capacità di cogliere riferimenti a battute da me stesso fatte! 😀
      Grazie per i complimenti, sono sicuro che tu sia troppo buona ma mi fanno molto piacere 😀
      Riguardo al bambino: sì, in una delle mille versioni Carmen faceva un cenno verso la macchina mentre diceva “non so a chi lasciare il bambino”, poi, vista la tirannia dei caratteri, ho deciso di lasciare un vuoto che il lettore riempisse autonomamente 😀
      Grazie di tutto,

      Ciao a presto

  17. Ciao Jaw, scrivi molto bene e il giallo è un colore che ti si addice. Ho molto apprezzato sia i dialoghi che l’ambientazione sarda. Non ti chiedo spiegazioni sulle espressioni linguistiche perchè mi sono già letta quelle che hai dato. Comunque, un isola (la Sardegna) è un mondo a parte, un’antico linguaggio, anche, e infine c’è l’ambiente ristretto di un commissariato di polizia e i segreti di un giovane maresciallo. Tutto ciò mi piace moltissimo. Ho votato il bagliore, che in una notte di eclissi mi è sembrato una metafora appropriata e un bell’inizio per quello che vorrai.

    • Ciao, Celestebarbara.
      Dal sapore retrò, dici? Come atmosfere? Uhm, non ci avevo pensato, in realtà la storia è pensata ai giorni nostri, come si capirà in seguito… anche se sono ancora in tempo per traslarlo temporalmente… forse ci penso 😀 Grazie del voto e di tutto,

      Ciao, a presto

  18. Una lunga striscia nera, ho votato questa opzione. Ho deciso di leggere questo incipit e credo di aver fatto bene, scrivi meravigliosamente! Mi fa davvero piacere che tu abbia anche introdotto il dialetto sardo (in quanto io stessa sono sarda), e infine sono curiosa. Attendo il prossimo capitolo con impazienza! 🙂

  19. Ciao Jaw,
    incipit curato e gradevole. Nonostante il quadro sia ancora molto generale sei riuscito a catturare sicuramente la mia attenzione. Ti darei consigli se ne avessi, ma la realtà è che il capitolo mi sembra davvero ben riuscito.
    Seguo e voto per la borraccia.
    Ma invece il detto finale che vuol dire? Pagu bona puru, per intenderci. Sono ritornato da poco da due settimane di vacanza in Sardegna, ma di dialetto sardo proprio non ne capisco nulla ^_^

    • Grazie, encio, sono felice che l’incipit ti sia piaciuto. I consigli e le critiche sono ben accette e incentivate, quindi non metterti scrupoli 😀
      La frase che citi ha una parola trasparente (quella in mezzo 😉 ) che speravo ne facesse intuire il senso, il quale è appunto “Quanto è… aggraziata”. Le altre due parole significano letteralmente “poco” e “pure“, quindi come vedi la traduzione letterale non avrebbe molto senso. In dialetto si usa la costruzione “pagu … puru” o “pagu … esti”, per svariate espressioni che attribuiscono a qualcuno/qualcosa il massimo grado di una determinata qualità/difetto 😀
      Alcuni esempi:
      “Pagu arta puru cussu ollastu”, (Quanto è alto quell’olivastro!)
      “Pagu scimpru esti, mancai siara studiau!” (Quanto è scemo, nonostante il suo elevato livello di istruzione!)
      Eccetera 😀
      Ciao, grazie di tutto, a presto

    • Ciao, Barbagianni.
      Ah ah, sapevo che qualcuno avrebbe “colto” il titolo.
      Da bimbetto trapiantato dalla città nel paesello, la prima volta che l’ho sentito me ne hanno dovuto spiegare il senso. Ricordo ancora che lo avevo trovato geniale. Beh, lo so, esagero, però è uno dei pochi modi di dire che mi fa sorridere ogni volta (ultimamente poche) che lo sento.
      Grazie dei complimenti e di tutto

      Ciao, a presto

  20. Eh, però Diego porta un po’ sfiga! Al di là di questo, io ho votato il bagliore oltre il canneto, che mi intriga perché potrebbe essere di tutto e di più.

    Inizio molto ben scritto e coinvolgente. Mi piace il tuo stile, che rimane “leggero” pur essendo molto curato. Una delle cose che mi piace dei gialli “moderni” è la nota di folklore locale spesso inserita dagli autori: io la Sardegna la conosco solo per esserci stata in vacanza (in quelle zone, tra l’altro), ma i piccoli dettagli che hai inserito qui e là me l’hanno ricordata.

    Ti seguo, alla prossima!

    • Benvenuta, Beatrice.
      Grazie dei complimenti, sono felice che l’incipit ti sia piaciuto.
      Le note di folklore hanno questo fascino, non so bene perché, immagino che sia perché tendono a rendere automaticamente più “autentica” una scena. In ogni caso, mi divertiva l’idea di ambientare un Giallo nella mia isola. Insomma, se Camilleri ci ha rotto per anni i *cabasisi* con le sue storie siciliane, voglio dimostrare che *macari* la Sardegna può fare da sfondo a un Giallo 😀
      Ci riuscirò? Boh, secondo me Camilleri parte in vantaggio 😀
      Grazie di tutto

      Ciao, a presto

  21. Vediamo cos’è quel bagliore dietro al canneto.
    Jaw che si cimenta con un giallo non me lo posso proprio perdere. Quando l’ho scoperto credo di aver reagito più o meno come quando appresi la notizia che Francis Ford Coppola avrebbe girato un film sul Dracula di Stoker… wow e doppio wow e lo so che non si fa ma ci metto pure tre punti esclamativi, tiè !!! Incipit splendido, scritto benissimo, poche pennellate per introdurre protagonisti e scenario.
    Giusta la scelta di affiancare al Maresciallo un personaggio come Diego. Attendo di saperne di più del color del can…

    • Lou! Grazie, esagerato! Quando commenti imponiti lo stesso rigore critico che chiedi bonariamente a chi legge te! 😀
      Giallo? Lo spero, diciamo che è un esperimento nato mentre pensavo a tutt’altro.
      L’idea di dare un po’ di voce anche al mio dialetto mi divertiva, ma mi impegno a far sì che gli elementi in comune con… altri racconti di questo genere si limitino a questo 😉

      Ciao, a presto

  22. Ciao Jaw!!!
    Tre punti esclamativi per manifestarti la gioia che mi dà rileggere il tuo nome tra gli autori. Un giallo, ambientato in Sardegna, che bello. A quanto pare la calura estiva non ha portato solo camicie sudate e sventolii di giornali. Mi piace molto questo incipit, mi piace la descrizione asciutta, ma efficace, del paesaggio, della donna e dei due poliziotti. L’incipit vero e proprio con le indicazioni per scovare la luna nascosta é impagabile.
    Qualcosa mi lascia perplessa, e cioè il fatto che lei abbia sentito la necessità dopo sole due ore dalla mancanza da casa, di precipitarsi dal maresciallo a denunciare la scomparsa del marito… Forse è un anziano con problemi di memoria? O é un possidente e lei pensa che possano averlo rapito? Non saprei, so che ci sarà un perché e lo svelerai nei capitoli a venire.
    Essendo di origini sarde so che troverò irresistibile il seguito.
    Alla prossima Jaw, sono davvero felice di poterti rileggere!
    p.s. la borraccia.

    • La gioia, cara Allegra, è tutta mia nel leggere il tuo commento. Grazie, contentissimo che ti piaccia. Uhm, dici che si capisce che è ambientato in Sardegna? 😀
      Be’, dai, è un esperimento, provo a far sentire la voce sui generis (e con molte “U” finali 😀 )di un investigatore sardo. Visto il mio richiamo reiterato ai colori, mi sembra onesto sottolineare che non sono sicuro che, alla fine, sarà proprio un “Giallo Giallo”. Però posso fin d’ora tranquillizzare i più: non sarà Fantascienza 😀
      Grazie di cuore di tutto,
      Ciao, a presto

  23. Ciao Jaw.

    Una lunga striscia nera sul cemento?

    Cioè, una vestita da sera non sa a chi lasciare il bambino e lascia uscire il marito in bicicletta… Hai ingarbugliato talmente tanto la trama che non ho trovato qualcosa da ridire su come hai scritto l’episodio 😀

    Grazie e alla prossima.

    • Ciao, Achillu,
      Prendo nota che avrei dovuto scrivere “abitino estivo di quelli che si usano anche per stare comode in casa e che nonostante ciò ha comunque una generosa scollatura”, ma così non avrei potuto scrivere altro. In ogni caso, va bene anche come l’hai intesa tu: non so cosa dovesse fare la moglie quella sera, so che il marito doveva rientrare molto prima, quindi magari si è preparata nella speranza che il marito tornasse.
      Mi spiace che trovi già la trama ingarbugliata, in realtà la mia intenzione era appena appena pennellare lo sfondo.
      Grazie a te,

      Ciao, a presto

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