541 km

Occhi smeraldo

Merda, era tardissimo. Ludovica sarebbe arrivata entro cinque minuti e conoscendola non avrebbe tardato neanche di un secondo. Controllai l’orologio e feci un breve calcolo: erano le 18.20, il concerto iniziava alle 21.00, avrebbero dovuto aspettare almeno due ore.  Non sopporto questo lato di Ludo, da maniaca del controllo. Però dovevo dirlo, non vedevo l’ora. Tiziano Ferro è il mio cantante italiano preferito preferito fin da bambina e ogni concerto è un’emozione più unica che rara. 

Scendi

-Mi metto le scarpe

Una volta parcheggiato fuori lo stadio Olimpico ed essere riuscite ad entrare, decidemmo il posto dove metterci. Eravamo abbastanza centrali e il palco era lì, imponente, di fronte a noi. Tutto sommato eravamo riuscite a trovare un posto decente. 

“Che ore sono?” chiesi a Ludo

“Manca ancora un’ora e mezza, stai calma”

Tirai fuori una sigaretta ma non riuscii a trovare l’accendino, eppure ero convinta di averlo preso!

Chiesi alla mia amica se mi potesse prestare il suo ma, dopo una ricerca nella borsa che sembrò interminabile, si ricordò di averlo lasciato in macchina. 

“Sei davvero pessima!” le dissi, facendole una linguaccia.

Girandomi per intercettare lo sguardo di qualcuno a cui chiedere un accendino, mi accorsi che dietro di noi si erano seduti quattro ragazzi, di cui due mi stavano dando le spalle. BINGO!

“Scusate, avreste, per caso, un accendino da prestarmi?”

Attirai l’attenzione di tutti e quattro e i due girati si voltarono in perfetta sincronia, ma solo di uno rimasi totalmente senza parole.

“Tieni”, fece uno degli altri tre, mentre io e quel ragazzo mantenemmo lo sguardo fisso l’uno verso l’altra per, probabilmente,  qualche secondo di troppo. 

I suoi occhi erano di un verde smeraldo, grandi, pieni di espressività e contornati da una cornice di folte e lunghe ciglia nere, che facevano risaltare ancora di più il colore. Erano sconvolgenti. In un secondo mi avevano trapassata da parte a parte, proprio al centro dello stomaco, lasciando, dietro di loro una scia, una traccia dentro di me. 

“Grazie”, dissi balbettando e diventando paonazza in volto. Non capivo cosa stesse succedendo, io non sono quel tipo di persona che arrossisce!

“Lu, tutto bene? Sembra tu non abbia mai visto una bella ragazza” lo prese in giro un altro suo amico.

Lui si riprese in un attimo dai suoi pensieri e, distogliendo lo sguardo da me, si girò verso di loro e mandò a cagare l’altro ragazzo a voce bassa.

Tutti scoppiarono a ridere, me compresa.

“Vabbè, già che ci siamo, presentiamoci, tanto peggio di così non possiamo fare! Io sono Michele, lui è Davide, Marco”

Sorrisi timidamente ad ognuno di loro fino a ritrovarmi a guardare di nuovo in quegli occhi che mi avevano tolto il respiro un attimo prima. 

“Il mio amico, a cui sembri piacere tanto, si chiama Luca!” 

“Piacere, io sono Giulia!” dissi, sorridendo ancora di più.

Luca mi chiese se fossi sola e gli indicai Ludovica, seduta a giocare al telefono, a qualche passo di distanza da noi. Le feci cenno di avvicinarsi con la mano e le presentai i ragazzi.

“Ciao a tutti! Di dove siete?” chiese lei.

Da brava studentessa di lingue adorava provare ad indovinare lingue, accenti e dialetti. 

“Verona” rispose Marco, “mai state?”

“Io no” dissi io, alzando le spalle

“Neanche io! Ma ho sempre voluto visitare la Casa di Giulietta!” aggiunse la mia amica.

“Beh, dovete venire!” fece, quindi, Michele. 

“Assolutamente!” 

Continuammo a parlare per dieci minuti di Verona, poi ci raccontarono che quella era la loro prima volta a Roma e che sarebbero rimasti altri otto giorni.

“Da quanto siete arrivati?” chiesi, rivolgendomi direttamente a Luca, sperando di non arrossire. 

“Due giorni, abbiamo dieci giorni di vacanza che ci aspetta. Non vedo l’ora di girarmi ogni vicolo, questa città è pazzesca.

Chiacchierammo un’altra oretta tutti insieme quando Ludovica guardò l’orologio e mi disse che mancavano pochi minuti all’inizio. 

Non stavo più nella pelle. Avevo bisogno di cantare a squarciagola, avevo bisogno di piangere dall’emozione, avevo bisogno di musica, di Tiziano Ferro. 

Come guardano il concerto le due ragazze e il gruppo di amici?

  • Giulia propone di guardare il concerto insieme (33%)
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  • I ragazzi domandano alle ragazze di rimanere lì con loro per guardare il concerto (33%)
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  • Giulia e Ludovica si allontanano (33%)
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5 Commenti

  1. Ciao LadyB!
    La storia mi piace, sono curiosa soprattutto di cosa succederà in questi 8 giorni e spero che tu essendo appunto di Roma possa parlare un po’ della città (che adoro).
    Purtroppo poca gente tratta il genere rosa su questa piattaforma, passa pure a vedere il mio!
    Ti seguo!

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