Sull’onore dei morti

Dove eravamo rimasti?

Chi sta accusando Liese di aver rubato il pendente? Una giovane donna, bella e con abiti di buona fattura (50%)

Lady Lenore

La donna la fissa sorridendo e, per un istante, Liese riesce a pensare solo che è bella. Pare una delle dame ritratte nei dipinti a casa dei Signori, con i suoi capelli d’oro antico, i tratti nobili e gli occhi di rugiada.

Qualcosa in lei ha un sussulto subito soffocato. Sa cos’è. È quel languore che talora la coglie davanti a una fanciulla graziosa, quell’eccitamento interiore a cui non ha mai osato – né desiderato – dar seguito. E allora, turbata, si concentra su altro, sul vestito di broccato rosso indossato dalla giovane, sulle perle che dal collo sottile le scendono fino al seno. Deve essere anche ricca, pensa.

La donna continua a guardarla con l’aria di chi la sa lunga e lei si sente in dovere di difendersi. “Non ho rubato proprio niente” ribatte, asciutta. “È un dono dei miei padroni.”

Quella solleva un sopracciglio elegante in una mossa di studiato scetticismo. “Sì? E dove sono, i tuoi padroni?”

Liese è rapida a rispondere, le bugie nascono facilmente sulla sua lingua. “Al nord, a Porto Vecchio. Mi hanno dato il permesso di andare a trovare la mia famiglia, a Laia.”

Troppe informazioni, pensa, ma ormai l’ha detto.

Non invitata, la donna in rosso le si siede accanto. “Io sono Lady Lanore di Torralta. Ce l’hai un nome, tu?”

“Liese” borbotta. Sente che vuole qualcosa, ma le sfugge l’obiettivo.

Lanore sospira. “Vado a nord a far visita a mio fratello, che ha sposato una signorina locale e ci ha fatto quattro o cinque marmocchi. Brutta come la fame, ma con una dote di tutto rispetto. E, già che ci sono, colgo l’occasione per conoscere il mio futuro marito: il cugino di mia cognata.”

Liese aggrotta la fronte e la donna bionda scoppia a ridere. “Oh! Naturalmente intendo anche rendere omaggio alla Dea Bianca, non pensare male!”

Liese non pensa male: pensa soltanto che la ragazza parla troppo e che l’occhio lungo che ha avuto per la collana le è piaciuto poco. Ma non sono pensieri che si possono dire ad alta voce, quelli.

“Non ti dispiace se viaggiamo insieme, vero? Il viaggio è lungo e io odio viaggiare da sola!”

In verità le dispiace. Però non ha un motivo valido per rifiutare quella richiesta.

Per i tre giorni successivi, Lenore diventa la sua ombra. E parla. Parla sempre. Le offre persino di prenderla a servizio lei, una volta sposata, ma Liese è svelta a rifiutare. Non è più sicura che quella ragazza le piaccia. Forse non la trova nemmeno più tanto bella. Forse.

La quarta notte dormono all’aperto, disposti attorno al fuoco che arde basso. Liese si corica un poco in disparte, è inquieta. Quando sente il rumore, l’alba sta per giungere. È un suono lieve, ma lei ha il sonno leggero e si sveglia. E la vede. È accovacciata tra le ombre, accanto ai suoi pochi averi, al suo grembiule. Fruga, cerca, rivolta. Liese vede l’oro scintillare ed è subito in piedi, ma lei è più svelta. Rapida come una lepre, Lenore scappa via, e in mano tiene gli scialli, il pendente, il pacchetto con la ceralacca.

Liese vorrebbe chiedere aiuto, ma la voce le muore in gola. Vuole davvero attirare l’attenzione? Dovrebbe giustificarsi, spiegare perché non ha rivelato a nessuno quello che è accaduto ai suoi padroni.

Allora corre in silenzio, cercando di non perdere di vista la figura snella di Lenore. Una ladra, pensa. È una ladra. E quasi non ci crede. Ha derubato solo lei o ha frugato anche nelle tasche di altri? Il dubbio la rode: l’ha identificata come una facile preda? Perché?

L’affanno presto toglie il fiato ai pensieri e Liese si accorge che Lenore sta guadagnando terreno. La perderà, comprende all’improvviso. Nella sua mente si staglia il volto rovinato della vecchia, i suoi occhi neri e il viso insanguinato. Un brivido l’attraversa: sa che non manterrà la promessa.

Nei minuti che precedono il sorgere del sole, l’aria si fa grigia e Liese si ferma, una mano sul petto e gli occhi che setacciano la boscaglia in cui si è infilata. Dov’è andata? Non ode altro che un lieve stormir di foglie, il canto dei primi uccelli. Poi, all’improvviso, un grido. È là, oltre i larici. Perché ha gridato?

Un passo alla volta, Liese solca l’erica e mughi, le radici contorte che brillano argentee. Tra i pini bassi, tra le vestigia di un’antica frana, riversa tra la vegetazione primordiale, vede Lenore. La gola pallida è sporca di sangue, le dita sottili sono contratte nello sforzo di una difesa vana.

Sopra di lei, la bestia attende. Un mastino, pensa. Possente, dai muscoli scolpiti, il pelo lucido, nero come l’abisso. Vede scintillare le zanne d’avorio, vede la bava – il sangue – colare dalle fauci socchiuse. Più di tutto, però, vede gli occhi. Che sono occhi di brace, di fuoco, occhi di demone immortale e non di bestia terrena.

Il suo cuore si ferma, e così il respiro. Un capogiro, e alla mente si affacciano antichi racconti, echi di anime dannate e di spiriti malevoli. Non pensa a fuggire, no: non v’è fuga, non v’è salvezza.

Poi, però, la bestia si scuote, si ritira. Ed è allora, che Liese vede che, tra le zampe, cela la collana, il pacchetto e persino gli scialli rubati.

Nel prossimo capitolo, Liese recupererà il maltolto. E poi?

  • Il cane si rifiuta di allontanarsi e inizia a seguire Liese. (75%)
    75
  • Il cane se ne va e Liese torna all'accampamento. Qualcuno però l'ha seguita e racconta agli altri ciò che ha visto. (13%)
    13
  • Il cane se ne va e Liese torna all'accampamento: nessuno ha visto nulla. (13%)
    13

Voti totali: 8

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34 Commenti

  1. Avevo scelto che il cane sparisse e lei tornasse indisturbata all’accampamento, immaginavo la bestia come una sorta di angelo/totem custode che sorveglia da lontano e interviene solo in casi estremi, ma sono la sola, mi sa 🙂
    Un fantasy ben scritto e che sembra cercare la strada di originalità, nonostante rispetti tutti i must del genere: società feudale, boschi, segreti e gioielli misteriosi, creature sovrannaturali.
    Mi incuriosisce l’accenno all’attrazione, repressa, di Liese per le donne: mi chiedo se sia solo un dettaglio decorativo o avrà un’importanza futura.
    Alla prossima

  2. Il cane segue Liese.
    Ciao, Beatrice. Il capitolo mi è piaciuto molto, in realtà mi pare che ogni capitolo mi piaccia più del precedente. Hai uno stile interessantissimo, lo trovo molto efficace e personale, non saprei come altro descriverlo. A me sembri brava, parecchio 🙂
    Non ho alcuna osservazione sulla forma ma anche se ne avessi trovato, non mi appiglierei a refusi quasi inevitabili. L’unico neo, in un capitolo che mi pare costruito benissimo, è, a mio personalissimo parere, la sensazione di “riassunto” che ho avuto nel leggere di Liese e la ladra: sarà che pennelli dettagli e suggestioni e per questo crei (almeno in me) l’aspettativa che ci sia moltissimo da scrivere, mentre invece tutto finisce tragicamente dopo poche righe. D’altra parte, se lo vedi da un altro punto di vista, il fatto che in poche righe riesca a farmi immaginare una storia intera, è un sintomo di bravura.
    Brava, appunto 🙂
    Ciao, a presto

  3. Qualcuno la vede…
    Voto fuori dal coro nelle tue storie, ma vorrei che ci fosserro altre occasioni per il cane, capire bene cosa rapresenta perchè in un fantasy un’apparizione non è mai il caso. Concordo con Lou, anche a me il cane fa pensare a Conan Doyle e al mio “amato” Sherlock.
    Confermo la mia prima impressione sulla tua capacità di scrivere e di una trama lineare che si fa leggere senza grossa difficoltà, ma da qui in po’ vorrei di più!! 🙂
    Brava, veramente brava da adesso osa!
    Alla prossima

  4. … il cane inizia a inseguire Lisie. Buon terzo. Benché sia un fantasy l’apparizione del mastino più che al Worlf de Il cavallino Bianco della Gudge mi ha fatto ripensare al più celebre mastino dei Baskerville di Conan Doyle. Riferimenti letterari a parte trovo che tu abbia una notevole padronanza degli strumenti e una precisa idea di narrazione, che passa tutta o quasi attraverso i pensieri di Lisie, le sue impressioni, i giudizi, le riflessioni; è una buona cosa e denota una certa personalità. Mi piace.
    E adesso passiamo ad altro.
    Per rispondere alla tua domanda, sì li allevavo e no, non li allevo più, limitandoti a godermi la compagnia della mia lupacchiotta. L’ultima cucciolata risale a due anni fa.
    Allevatori seri in giro ce ne sono, ma c’è anche altro… e in mezzo a questo altro c’è pure chi è molo abile a vendersi come allevatore serio, ma di serio ha veramente poco. Chi lo da seriamente non può che vendere i cuccioli a un prezzo che tanti considerano incongruo, esagerato e motivato da un forte desiderio di speculazione, mentre nella realtà i guadagni coprono a stento i costi. Chi lo fa meno seriamente ci guadagna, ma a danno della selezione e, sopratutto, della salute dei cuccioli. Diciamo che io non ci ho guadagnato quasi niente…

  5. Ciao Beatrice. Sei proprio brava. Niente di banale in questo racconto nonostante i”capelli d’oro antico e le labbra di rugiada” della bella dama. Il mastino desta la mia curiosità. Come avrà fatto a sottrarre i beni a Lenore? sembra più intelligente dell’Orca Assassina del film omonimo. Bando alle ciance. Apprezzo molto il gioco sottile che hai saputo instaurare con noi lettori. Lieta di essere spiazzata e attendo nuovi spiazzamenti.

    • Ahah, l’orca assassina XD Il cane è sicuramente intelligente: in teoria, il motivo della sua intelligenza potrebbe gia intuirsi, ma verrà comunque esplicitato più avanti, a seconda di come evolverà la storia.
      Per la verità, non c’è nulla di particolarmente originale in questa storia, visto che ho preso e prenderò ampiamente spunto da vari miti e racconti… Più che altro è un esercizio di stile.
      Però mi fa piacere sapere che non è troppo imprevedibile!

  6. Mi sembra il genere di accusa che potrebbe muovere un soldato. Ah, finalmente un fantasy ben scritto.
    Il genere è tra i preferiti dagli esordienti e troppo spesso capita di leggere robe davvero poco dignitose, a voler essere buoni.
    Meriti molti più lettori di quanti ne hai al momento.
    Uno l’hai trovato… ma per puro caso (la foto del profilo è di un cucciolo di svizzero, vero? Che c’entra? Niente, è solo che li ho allevati in passato e ho ancora una splendida femmina).
    Visto che sei nuova mi permetto di darti un piccolo consiglio: il sito è costruito per favorire lo scambio di pareri e di opinioni, perciò se vuoi che altri ti leggano, devi leggero loro. Questo non significa barattare pareri positivi in cambio di pareri altrettanto positivi (anche se qualcuno lo fa). Soprattutto tra quelli che sono qui da un po’ c’è la sana abitudine di dirsi le cose senza troppe remore, nell’intento di aiutarsi reciprocamente a migliorare nella scrittura… anche se nel tuo caso, almeno a mio parere, c’è ben poco da migliorare. Seguo.

    • Ciao! Io ci provo, a scrivere una roba decente, ma nel capitolo più recente mi sono resa conto di quanto pesi esattamente il limite dei caratteri.
      Sì, ho notato che qui tutto si basa sull’aiuto (o quantomeno sul commento reciproco) e la cosa mi piace. Purtroppo io sono davvero super critica e altrove la cosa mi ha procurato un po’ di antipatie… Non so, sto ancora cercando di capire cosa prevede l’etichetta, qui. Visto che proprio non mi riesce di fare una critica a metà o di trovare un aspetto positivo in ciò che secondo me non ne presenta nemmeno uno, per ora mi sono limitata a leggere i racconti che mi sono capitati sotto agli occhi e che mi sono parsi meritevoli. Però vedrò sicuramente di allargare i miei orizzonti!

      Ps. La cucciola di pastore svizzero non c’entra nulla, è semplicemente l’immagine che ho su Chrome. È il mio cane, 2 anni e 20 chili fa. Davvero li allevavi? Non ti dico i chilometri che ho dovuto fare io, per trovare un allevamento che mi convincesse!

  7. Una giovane donna.
    Ciao, Beatrice.
    Ho ben poco da dire sul secondo capitolo, a parte che mi è sembrato perfetto.
    Ribadisco: prosa coinvolgente, efficace, curata, mi pare che tu stia gestendo al meglio anche la terza al presente, scelta sulla quale avevo avanzato qualche riserva. Invece, come mi hai anche chiarito, è parte di un esperimento (uno fra tanti, immagino 😉 ) che ti sta riuscendo. Complimenti!

    Ciao, a presto

  8. Ciao Beatrice, seconda puntata: in controtendenza voto l’orfanella. Ormai avrai capito che mi piacciono in special modo i risvolti problematici e inaspettati con cui un autore puo’ divertirsi a tirare fuori gli aspetti piu’ intetessanti dei propri personaggi.

    • Ciao! Mi pare di capire che il bello di questo sito è il fatto che ti spinge a prendere in considerazione degli sviluppi di trama che normalmente non si considererebbero… Personalmente trovo che mi aiuti ad andare oltre ai miei soliti schemi narrativi, quindi ben vengano le scelte in controtendenza!

  9. Ciao Beatrice, il tuo e’ davvero un bell’inizio e tanto per complicarti lr cose, ho votato l’opzione conttabnandieri
    Ecco perche’. La tua protagonista puo’ rivelare un aspetto oscuro e inaspettato della sua personalita’.Il pacchetto benche’ ceduto ai contrabbandieri potrebbe misteriosamente tornare nelle sue mani. E continuare a farlo….

  10. Farà ciò che le è stato chiesto.
    Ciao, Beatrice, benvenuta.
    Il tuo incipit mi è piaciuto: ben scritto, molto curato e scorrevole. Le frasi molto brevi nella prima fase di “risveglio” rendono bene i pensieri che si rincorrono, bella ed efficace la narrazione “multisensoriale“, Poi, insieme alla consapevolezza, anche i periodi si allungano, divengono ragionamenti e ricordi.
    Ho qualche riserva sul tempo verbale scelto, il presente, soprattutto in terza persona, lo trovo ostico: a mio parere, per quanto renda benissimo questo incipit, portare avanti tutto il racconto al presente potrebbe essere problematico.
    In ogni caso, mi hai incuriosito parecchio.
    Ciao, a presto

    • Ciao, grazie per il voto! In effetti, questo è un tempo verbale mi è decisamente poco famigliare: di solito scrivo al passato remoto (terza persona) o, al massimo, al presente (prima persona). Ho voluto provare a usare una storia breve per fare un mix tra le due cose e vedere se riesco a far funzionare la narrazione oppure no…

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