Sull’onore dei morti

1. La Promessa

Apre gli occhi e non sa cosa sia successo, né come. Apre gli occhi, e tutto è ancora buio. Tutto è silenzio. O no. C’è un ronzio che si fa sempre più vicino – ma forse è nelle sue orecchie. C’è qualcosa che cigola, qualcuno che geme, ma nessun movimento.

Liese contrae le dita delle mani. Una, due, tre, quattro e cinque. Anche a destra, uguale. Muove i piedi, poi il collo, flette le ginocchia. È viva. Perché non dovrebbe esserlo?

Fa caldo, c’è odore di polvere e di tuberi schiacciati. Perché è così buio? Ricorda la carezza del vento estivo, l’ondeggiare del cavallo, l’ombra verde delle piante che coprivano il tracciato su cui stavano viaggiando. E poi cos’è successo?

Chiude gli occhi, raduna i pensieri. Ricorda un istante sospeso nel tempo e nell’aria, quando il mondo ha trattenuto il fiato. E poi le urla, il nitrito del cavallo, la scossa, il tutto che si rovescia e il buio. Il dolore e l’incoscienza.

Si è ribaltato il carro, comprende, e lei vi è rimasta intrappolata sotto. Sono stati attaccati – da chi, non lo sa.

Le sembra che manchi l’aria. Mossa dall’istinto, striscia verso lo spiraglio di luce che ora riesce a intravedere davanti a sé. Le sue mani toccano la stoffa ruvida di un sacco pieno di qualcosa che non riesce a riconoscere. Vi affonda le unghie, lo sposta di lato e all’improvviso è libera.

La nausea l’assale e quasi la spinge a tornare nell’oscurità asfissiante da cui è appena uscita. È strano, per prima cosa nota che i cavalli non ci sono più. Li hanno rubati, pensa. Poi vede i corpi a terra. Solo uomini, le donne sono sparite. 

Non vorrebbe, ma sa che deve. Le gambe si muovono da sole e lei si accuccia accanto a uno scudiero di cui non ha mai saputo nemmeno il nome. Vent’anni, forse meno. Ne ha già visti, di morti, ma mai nessuno che fosse morto ammazzato. Quell’espressione. Il sangue che non è rosso, è nero. Qualcosa le stringe la gola e lei inspira con forza. Un suono liquido, alieno.

La ragazza si alza, non abbassa più lo sguardo sugli altri corpi che giacciono sul terreno polveroso della strada, sul tappeto morbido del muschio e dell’erba.

La portantina in cui viaggiavano i Signori è abbandonata una decina di metri più in là. Liese conta i corpi di tre guardie e cerca di ricordare se ce ne fosse stata una quarta. Probabilmente c’era, si dice. Non s’è mai visto che una portantina sia scortata da sole tre guardie. 

La stoffa color borgogna, pesante, cela ciò che è avvenuto dietro a essa. Non sa perché vi si avvicina. Abitudine. Dovere. La devozione della bestia che torna dal padrone, anche quando questo si dimostra avaro d’attenzioni.

Scosta il drappo e vede il Signore. Gli hanno tagliato la gola, un taglio preciso, netto, sottile. Un po’ le dispiace. Non che lo amasse. Non che lo apprezzasse. Ma le sembra comunque un peccato. E poi vede una donna: forse è l’unica rimasta, a parte lei. Non è la Signora giovane, bella, con i suoi boccoli dorati e i suoi occhi di zaffiro. No, è la madre del Signore. La vecchia strega, pensa, e le sue labbra si piegano in una smorfia di disgusto. Non se la sono mica portata via, lei.

La vuole vedere da vicino. Sembra seduta sul cuscino imbottito, appoggiata alla parete della portantina come se stesse dormendo. E invece è morta. C’è del sangue, all’attaccatura dei suoi capelli ingrigiti dal tempo, rivoli rossi che le colano sulla pelle, che riempiono le rughe profonde.

Mentre Liese la guarda, gli occhi della vecchia si aprono e la ragazza sussulta. Oh. Non è morta. 

Vecchia cagna, pensa, poi. Perché dev’essere lei, a essere viva, tra tutti? Non è mai stata generosa, con lei. Liese ricorda ogni insulto, ogni pizzicotto, ogni compito ingrato, ogni occhiata malevola.

La vecchia Signora la sta fissando anche ora. Non dice niente, ma fa un sospiro tremulo. Lentamente, la sua mano si muove e si infila tra le pieghe del mantello che indossa. “Tieni” le dice.

Liese non capisce. Le sta porgendo un pacchetto, piccolo, rettangolare, ricoperto da una carta spessa. C’è un sigillo, c’è della ceralacca. “Che cos’è, Signora?”

La vecchia fatica a parlare, lo vede bene. “Devi portarlo al Duca. Consegnalo a lui e a nessun altro. È importante.” È la prima volta che le parla quasi con gentilezza, ma è troppo tardi. “E prendi anche questo” dice ancora la vecchia. È un ciondolo che Liese conosce bene. Riproduce lo stemma della casata dei Signori. “Servirà per farti riconoscere. Di’ che ti mando io. Si fideranno. Loro sanno.”

Liese non lo sa, cos’è che sanno, ma non lo chiede. Il tempo sta per finire, lo avverte. Prende il ciondolo, se lo rigira tra le mani, ma non riesce a sostenere lo sguardo della Signora.

“Prometti che lo farai!” insiste la vecchia. “Promettilo sull’onore dei tuoi morti!”

Liese vorrebbe dirle di andare all’Inferno, lei e il suo pacchetto, ma non lo fa. C’è qualcosa, nello sguardo della vecchia, che la spinge ad annuire, a chinare il capo, a sussurrare un “sì”.

Anche se non ci crede. Anche se pensa che, forse, l’ultima promessa fatta alla vecchia padrona è una promessa vuota.

Cosa farà Liese con ciò che le è stato affidato dalla sua padrona?

  • Al diavolo la vecchia! Liese getta via il pacchetto, ma decide di tenersi il ciondolo: è prezioso e prima o poi potrebbe venirle buono. (0%)
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  • Al diavolo la vecchia! Liese decide di vendere pacchetto e ciondolo ad alcuni contrabbandieri. (17%)
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  • Farà ciò che le è stato chiesto e si metterà in viaggio per consegnare il pacchetto al Duca. (83%)
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34 Commenti

  1. Avevo scelto che il cane sparisse e lei tornasse indisturbata all’accampamento, immaginavo la bestia come una sorta di angelo/totem custode che sorveglia da lontano e interviene solo in casi estremi, ma sono la sola, mi sa 🙂
    Un fantasy ben scritto e che sembra cercare la strada di originalità, nonostante rispetti tutti i must del genere: società feudale, boschi, segreti e gioielli misteriosi, creature sovrannaturali.
    Mi incuriosisce l’accenno all’attrazione, repressa, di Liese per le donne: mi chiedo se sia solo un dettaglio decorativo o avrà un’importanza futura.
    Alla prossima

  2. Il cane segue Liese.
    Ciao, Beatrice. Il capitolo mi è piaciuto molto, in realtà mi pare che ogni capitolo mi piaccia più del precedente. Hai uno stile interessantissimo, lo trovo molto efficace e personale, non saprei come altro descriverlo. A me sembri brava, parecchio 🙂
    Non ho alcuna osservazione sulla forma ma anche se ne avessi trovato, non mi appiglierei a refusi quasi inevitabili. L’unico neo, in un capitolo che mi pare costruito benissimo, è, a mio personalissimo parere, la sensazione di “riassunto” che ho avuto nel leggere di Liese e la ladra: sarà che pennelli dettagli e suggestioni e per questo crei (almeno in me) l’aspettativa che ci sia moltissimo da scrivere, mentre invece tutto finisce tragicamente dopo poche righe. D’altra parte, se lo vedi da un altro punto di vista, il fatto che in poche righe riesca a farmi immaginare una storia intera, è un sintomo di bravura.
    Brava, appunto 🙂
    Ciao, a presto

  3. Qualcuno la vede…
    Voto fuori dal coro nelle tue storie, ma vorrei che ci fosserro altre occasioni per il cane, capire bene cosa rapresenta perchè in un fantasy un’apparizione non è mai il caso. Concordo con Lou, anche a me il cane fa pensare a Conan Doyle e al mio “amato” Sherlock.
    Confermo la mia prima impressione sulla tua capacità di scrivere e di una trama lineare che si fa leggere senza grossa difficoltà, ma da qui in po’ vorrei di più!! 🙂
    Brava, veramente brava da adesso osa!
    Alla prossima

  4. … il cane inizia a inseguire Lisie. Buon terzo. Benché sia un fantasy l’apparizione del mastino più che al Worlf de Il cavallino Bianco della Gudge mi ha fatto ripensare al più celebre mastino dei Baskerville di Conan Doyle. Riferimenti letterari a parte trovo che tu abbia una notevole padronanza degli strumenti e una precisa idea di narrazione, che passa tutta o quasi attraverso i pensieri di Lisie, le sue impressioni, i giudizi, le riflessioni; è una buona cosa e denota una certa personalità. Mi piace.
    E adesso passiamo ad altro.
    Per rispondere alla tua domanda, sì li allevavo e no, non li allevo più, limitandoti a godermi la compagnia della mia lupacchiotta. L’ultima cucciolata risale a due anni fa.
    Allevatori seri in giro ce ne sono, ma c’è anche altro… e in mezzo a questo altro c’è pure chi è molo abile a vendersi come allevatore serio, ma di serio ha veramente poco. Chi lo da seriamente non può che vendere i cuccioli a un prezzo che tanti considerano incongruo, esagerato e motivato da un forte desiderio di speculazione, mentre nella realtà i guadagni coprono a stento i costi. Chi lo fa meno seriamente ci guadagna, ma a danno della selezione e, sopratutto, della salute dei cuccioli. Diciamo che io non ci ho guadagnato quasi niente…

  5. Ciao Beatrice. Sei proprio brava. Niente di banale in questo racconto nonostante i”capelli d’oro antico e le labbra di rugiada” della bella dama. Il mastino desta la mia curiosità. Come avrà fatto a sottrarre i beni a Lenore? sembra più intelligente dell’Orca Assassina del film omonimo. Bando alle ciance. Apprezzo molto il gioco sottile che hai saputo instaurare con noi lettori. Lieta di essere spiazzata e attendo nuovi spiazzamenti.

    • Ahah, l’orca assassina XD Il cane è sicuramente intelligente: in teoria, il motivo della sua intelligenza potrebbe gia intuirsi, ma verrà comunque esplicitato più avanti, a seconda di come evolverà la storia.
      Per la verità, non c’è nulla di particolarmente originale in questa storia, visto che ho preso e prenderò ampiamente spunto da vari miti e racconti… Più che altro è un esercizio di stile.
      Però mi fa piacere sapere che non è troppo imprevedibile!

  6. Mi sembra il genere di accusa che potrebbe muovere un soldato. Ah, finalmente un fantasy ben scritto.
    Il genere è tra i preferiti dagli esordienti e troppo spesso capita di leggere robe davvero poco dignitose, a voler essere buoni.
    Meriti molti più lettori di quanti ne hai al momento.
    Uno l’hai trovato… ma per puro caso (la foto del profilo è di un cucciolo di svizzero, vero? Che c’entra? Niente, è solo che li ho allevati in passato e ho ancora una splendida femmina).
    Visto che sei nuova mi permetto di darti un piccolo consiglio: il sito è costruito per favorire lo scambio di pareri e di opinioni, perciò se vuoi che altri ti leggano, devi leggero loro. Questo non significa barattare pareri positivi in cambio di pareri altrettanto positivi (anche se qualcuno lo fa). Soprattutto tra quelli che sono qui da un po’ c’è la sana abitudine di dirsi le cose senza troppe remore, nell’intento di aiutarsi reciprocamente a migliorare nella scrittura… anche se nel tuo caso, almeno a mio parere, c’è ben poco da migliorare. Seguo.

    • Ciao! Io ci provo, a scrivere una roba decente, ma nel capitolo più recente mi sono resa conto di quanto pesi esattamente il limite dei caratteri.
      Sì, ho notato che qui tutto si basa sull’aiuto (o quantomeno sul commento reciproco) e la cosa mi piace. Purtroppo io sono davvero super critica e altrove la cosa mi ha procurato un po’ di antipatie… Non so, sto ancora cercando di capire cosa prevede l’etichetta, qui. Visto che proprio non mi riesce di fare una critica a metà o di trovare un aspetto positivo in ciò che secondo me non ne presenta nemmeno uno, per ora mi sono limitata a leggere i racconti che mi sono capitati sotto agli occhi e che mi sono parsi meritevoli. Però vedrò sicuramente di allargare i miei orizzonti!

      Ps. La cucciola di pastore svizzero non c’entra nulla, è semplicemente l’immagine che ho su Chrome. È il mio cane, 2 anni e 20 chili fa. Davvero li allevavi? Non ti dico i chilometri che ho dovuto fare io, per trovare un allevamento che mi convincesse!

  7. Una giovane donna.
    Ciao, Beatrice.
    Ho ben poco da dire sul secondo capitolo, a parte che mi è sembrato perfetto.
    Ribadisco: prosa coinvolgente, efficace, curata, mi pare che tu stia gestendo al meglio anche la terza al presente, scelta sulla quale avevo avanzato qualche riserva. Invece, come mi hai anche chiarito, è parte di un esperimento (uno fra tanti, immagino 😉 ) che ti sta riuscendo. Complimenti!

    Ciao, a presto

  8. Ciao Beatrice, seconda puntata: in controtendenza voto l’orfanella. Ormai avrai capito che mi piacciono in special modo i risvolti problematici e inaspettati con cui un autore puo’ divertirsi a tirare fuori gli aspetti piu’ intetessanti dei propri personaggi.

    • Ciao! Mi pare di capire che il bello di questo sito è il fatto che ti spinge a prendere in considerazione degli sviluppi di trama che normalmente non si considererebbero… Personalmente trovo che mi aiuti ad andare oltre ai miei soliti schemi narrativi, quindi ben vengano le scelte in controtendenza!

  9. Ciao Beatrice, il tuo e’ davvero un bell’inizio e tanto per complicarti lr cose, ho votato l’opzione conttabnandieri
    Ecco perche’. La tua protagonista puo’ rivelare un aspetto oscuro e inaspettato della sua personalita’.Il pacchetto benche’ ceduto ai contrabbandieri potrebbe misteriosamente tornare nelle sue mani. E continuare a farlo….

  10. Farà ciò che le è stato chiesto.
    Ciao, Beatrice, benvenuta.
    Il tuo incipit mi è piaciuto: ben scritto, molto curato e scorrevole. Le frasi molto brevi nella prima fase di “risveglio” rendono bene i pensieri che si rincorrono, bella ed efficace la narrazione “multisensoriale“, Poi, insieme alla consapevolezza, anche i periodi si allungano, divengono ragionamenti e ricordi.
    Ho qualche riserva sul tempo verbale scelto, il presente, soprattutto in terza persona, lo trovo ostico: a mio parere, per quanto renda benissimo questo incipit, portare avanti tutto il racconto al presente potrebbe essere problematico.
    In ogni caso, mi hai incuriosito parecchio.
    Ciao, a presto

    • Ciao, grazie per il voto! In effetti, questo è un tempo verbale mi è decisamente poco famigliare: di solito scrivo al passato remoto (terza persona) o, al massimo, al presente (prima persona). Ho voluto provare a usare una storia breve per fare un mix tra le due cose e vedere se riesco a far funzionare la narrazione oppure no…