Rose avvizzite

La prima rosa

Tra noi non è finita quando ci siamo lasciati, anche dopo siamo stati insieme: senza baciarci e stringerci, ma con il cuore pieno di battiti. Tra noi è finita quel giorno che ho cercato il tuo sguardo, ma era rivolto altrove e lì ho capito che niente sarebbe stato più lo stesso. Ho cominciato ad avere paura, a sentire il vuoto dentro me, a balbettare nel dirti un semplice ciao. Proprio io, da non crederci, io che la timidezza l’avevo chiusa in gabbia e l’ho ritrovata nuovamente. Ho ricevuto il silenzio, mi ha fatto male, ma nell’assenza delle tue parole ho trovato l’assordante boato dei pensieri malefici. Sai, credevo che prima o poi saremmo tornati assieme, mi ero convinto che saresti stata la mia sposa o almeno la compagnia notturna e diurna che mi avrebbe accompagnato in questa effimera vita.

Com’è strano un pezzo di carta: dapprima è vuoto, pronto a fare da tela ai pensieri; poi cominci ad odiarlo perché di ciò che adesso è colmo è proprio quello di cui hai maledettamente bisogno. Vorrei strapparlo, sai, come fosse una foto da spezzare in due per maledire un ricordo: ma adesso non le stampiamo e non so se ciò sia un bene o un male.

Questo pezzo di carta è come le fotografie attuali, digitale. Con la pressione di un tasto potrei cancellare ogni frase, ma quel tormento in me resterà nella mia testa ad ogni modo. Più lo ignoro e più si fa cattivo, vorrei addomesticarlo ma è esso che manovra me.

Tutto cominciò nel modo più banale, ma esplosivo: un tuo sorriso, non a me rivolto ma comunque bellissimo. Non ti sei nemmeno accorta della mia presenza, stringevi lui che da poco ti aveva donato una rosa rossa. Eri felice, ti ho osservato scattare tante foto. Poi via via, i vostri passi si sono sempre più allontanati. Sono rimasto lì nel lungomare, all’imbrunire del giorno ma all’alba di un sentimento in quel momento sconsiderato. Ho comprato una rosa, l’ho portata a casa sperando che nel suo periodo naturale di avvizzimento sarebbe appassito anche quel mio nuovo battito.

Non sapevo chi fossi, se avessi avuto l’opportunità di vederti una seconda volta: anche se sarebbe stata apparentemente inutile dato il tuo legame sentimentale.

Ho trascorso molto più tempo con il telefonino in mano sui social, scorrendo tra tanti profili sperando di scovarti tra tanti visi sconosciuti. Ma la mia è stata una ricerca vana, una missione quasi impossibile poterti trovare senza sapere il nome ed altro di te.

L’Estate trascorse più veloce del dovuto. Più volte mi recai a quel lungomare galeotto, a svariate ore, senza trovarti mai. Quella rosa avvizzì, ma non il mio battito. Mi sentivo uno stupido a provare un sentimento per una sconosciuta vista per una manciata di minuti, con la quale non ho nemmeno parlato e sentimentalmente impegnata.

L’Estate terminò con il mio canarino perdere la vita all’improvviso. Tutto stava morendo, tranne quel vuoto per qualcosa che ancora non avevo avuto.

Nei commenti suggeritemi un nome italiano femminile. Dove la incontrerà per la seconda volta?

  • Take me out (trasmissione televisiva). (0%)
    0
  • Tramite un particolare incidente. (60%)
    60
  • Sarà assunto dal fioraio sotto casa sua, la vedrà passare di lì per caso. (40%)
    40

Voti totali: 5

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4 Commenti

  1. Non so perché, ma mi viene in mente il nome Ambra. Boh. Io, comunque, ho votato per l’incidente, perché sono curiosa di vedere cosa ti inventerai.
    Capitoletto scritto molto bene, con poche imperfezioni. Ti seguo, anche se il genere introspettivo non è esattamente il mio preferito.

  2. Ciao JohnGobrik, il rosa in letteratura non è il mio colore preferito ma nel tuo racconto ho sentito battere un cuore vero. Allora eccomi qui. Il nome più romantico e misterioso che mi è venuto in mente è: Althea. Vediamo un po’ se ti piace. A presto.

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