Nero Cilentano

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo: il cadavere di un uomo (58%)

Caccia all’uomo

1.

“Lei gli crede?”

De Cimma continua a tenere lo sguardo rivolto verso l’esterno.

E’ buio ormai e l’aria che entra attraverso il finestrino aperto promette pioggia.

“Ad Ahmed dici? A me me pareva sincero… ma pecchè a te no?”

“Sì, anche a me…”

“Però?”

“Non lo so,” ammetto un po’ a disagio “oii, dice di aver venduto l’unicorno a uno zingaro… un rom insomma… e questo significa che potrebbe essere stato quel rom a rapire la bambina, giusto?”

“Embè?”

“E niente… è che un rom che rapisce una bambina… fa molto stereotipo razzista, non le sembra?”

De Cimma ridacchia a labbra strette.

“E secondo te, prufesso’, come nascono gli stereotipi?”

“Ma vada in mona Dottore! Sta dicendo che la gente ha dei buoni motivi per essere razzista?”

“No, non sto dicendo questo… e nun te mettere a fà ‘o comunista buonista d’ ‘o cazzo cu mme! Lo so pure io che se la notizia arriva ai giornali rischia ‘e scatenà na caccia ‘o zingaro, però chesta nun è na cosa della quale ci dobbiamo preoccupare noi… noi dobbiamo solo pensare a truvà chella criatura… chesto e basta! Ce simmo intesi?”

“Sì, Doc,” replico accostando davanti al cancelletto del suo alloggio “ha ragione…”

“Bravo! Ci vediamo domani mattina qua fuori…”

“A che ora?”

“Facciamo alle otto…”

2.

Prima delle sette del mattino De Cimma non è in grado di reagire ad alcuna frase che non includa la parola ‘caffè’.

Era una cosa risaputa nel piccolo regno in riva al mare dal quale entrambi proveniamo, quel Commissariato di San Giovanni a Teduccio di cui lui è stato, per anni, il vezzeggiato e incontrastato monarca.

Ma qui non siamo a San Giovanni ed è probabile che l’attempato Capo Pattuglia della Agropoli Bis si sia lasciato trarre in inganno dalla sua pressoché totale impassibilità.

Dal modo in cui gli si rivolge, credo sia persuaso di avere la sua completa attenzione e, magari, si aspetta pure che, una volta che abbia terminato di esporgli i fatti, si complimenti con lui per l’ottimo lavoro svolto e…

“… e questo è più o meno tutto!”

De Cimma lo guarda come se gli si fosse appena materializzato davanti.

E’ un buon momento per intromettermi.

“Dottore il vostro caf…”

Non mi lascia il tempo di finire: mi strappa la bottiglietta dalle mani, svita il tappo e manda giù il contenuto bollente con l’avidità di un assetato.

Ha preteso che glielo portassi in una di quelle piccole bottiglie di vetro per succhi di frutta, comme se fà a San Giuvanne ca accussì mantene sapore e calore, fregandosene altamente dei miei se e dei miei ma.

Quando ha finito si ripulisce la bocca col dorso della mano e torna a guardare l’accigliato Capo della Bis.

“Colle’ i dettagli me li racconti più tardi…”

Nel livido chiarore delle prime luci del mattino il volto del poliziotto in divisa si accende di un rosso furente.

Per un attimo temo possa avere una qualche reazione spropositata, ma si limita, invece, a rivolgere lo sguardo verso di me, elemosinando chiarimenti che non posso dargli, se non con un’alzata di spalle di complicata decriptazione.

“Ma chistu averamente faze, allora?” mi domanda con l’indice incautamente puntato contro De Cimma.

“Eh, averamente fazzo,” sbotta De Cimma scimmiottandone il dialetto “e mo cammina: ‘e famme vedè addo stà stu muorto!”

3.

“Trovato qualcosa?”

La domanda non è per me, ma per l’ometto calvo e con gli occhiali schizzati di acqua marina inginocchiato accanto al corpo.

Deve essere l’autista della Bis.

Credo si chiami Nello o, forse, Lello.

“Non ancora… però…”

Nello/Lello appoggia le mani in terra, quasi come se si stesse preparando per fare delle flessioni, poi scende col busto più giù che può, fino a lambire, con il petto, il velo d’acqua che si forma nel flusso della marea.

Il cadavere è disteso su un fianco, e una gamba e una natica sono completamente insabbiate.

Nello lo studia per qualche attimo, poi scava una piccola buca proprio accanto alla natica insabbiata e ci infila dentro una mano, restando appoggiato, con tutto il peso del corpo, sul braccio opposto.

“L’Italia: uno fatica…”

“… e ciento guardano!” finisce Nello sfilando dalla buca un grosso grumo argilloso che somiglia molto alle polpette di sabbia che ci si tirava contro da ragazzini.

“Che cos’è?”

Nello si rimette in piedi con un’agilità che, a quel punto, non sorprende nessuno e adagia il misterioso reperto nel palmo proteso del Dottor De Cimma.

De Cimma attende che ci disponiamo a semi-cerchio davanti a lui, poi schiaccia tra le mani la sfera e comincia a sfregarla energicamente tra i palmi, fino a liberare, dalla sua prigione di rena, un portafogli di cuoio gonfio e spelacchiato.

“Provi a vedere se c’è un documento!” gli suggerisce subito il Capo Pattuglia della Bis come se ce ne fosse bisogno.

De Cimma gli rivolge un’occhiata piccata.

“C’è una patente di guida…”

“Si legge qualcosa?” indago sporgendomi da sopra la spalla di Nello. 

“Sì, pe’ furtuna ‘sti patenti ca fanno mo non si deteriorano facilmente… si chiamava Constantin Petrescu…”

“Un  rom?”

“E’ facile… Emanue’ ccà so’ cazzi amari: me sa ca ‘a caccia ‘o zingaro è già fernuta!”

Nel prossimo:

  • La madre di Anna (36%)
    36
  • Il medico legale (50%)
    50
  • L'unicorno (14%)
    14
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150 Commenti

  1. Mi ero persa un po’, ho dovuto rileggere i cap precedenti.
    Adesso sono in pari e voto campo rom! Il napoletano mi resta ostico, rileggo le frasi, ma caratterizza alla grande i tuoi personaggi, che sono splendidi.
    L’intreccio c’è, i dettagli, tutto perfetto, elegante e bello, vorrei però una volta che tu eccedessi, perdessi la compostezza e facessi perdere ai tuoi personaggi il filo, che vadano po’ oltre…
    Ovviamente è solo un mio pensiero, non dargli importanza!
    Bravo! Alla prossima
    p.s: Adoro il mare, stupenda copertina!

  2. Voto di… testimonianza: giovani testimoni.
    Ciao, Lou. Nelle tue storie è riesci a incastrare pochi dettagli chiave per rendere più vera tutta la scena. Suonano veri il rituale del caffè, l’improbabile… outfit di Flavian, la stupenda parlata di De Cimma: non so se è il dialetto, forse in parte, ma non ci trovo niente di artificioso o di costruito.
    Un capitolo, lo avrai capito, che mi è piaciuto molto. Per contro, osservo, nell’ordine:
    – La tua ossessione feticista per il caffè, e te lo dice uno che, pur non essendo napoletano, un certo interesse maniacale per la bevanda ce l’ha 😀
    – Quel “è più che evidente” di Emanuele, mi suona un po’ forzato, nonostante sappia che la sua loquela è più “pulita” di quella di De Cimma (in certe situazioni, in genere, ci si livella in basso).
    – Incrociando e andando, due gerundi in una riga, personalmente l’avrei evitato, ma hai il mio pieno sostegno se la scelta è servita a farti risparmiare quella decina di caratteri che proprio ti mancavano 😀
    – riciclo d’aria, forse è meglio ricambio.
    Ecco qui, è più o meno tutto, anzi, è di certo troppo 🙂
    Complimenti davvero,

    Ciao, a presto

  3. Ciao Lou,
    ottimo capitolo, ancora una volta 🙂
    Riesci sempre a mantenere alto il coinvolgimento del lettore anche grazie ai tanti piccoli indizi che sei in grado via via di rivelare a noi lettori. Ora sono curioso di capire meglio il tipo di relazione che ricorreva tra la madre e Costantin.
    Buona serata e alla prossima!

  4. Mi piace questa cosa che alla fine di ogni capitolo mi sento più incuriosita e piena di dubbi rispetto a prima! Questa cosa delle foto di Carmela non presenti mi riempie la testa di domande. Forse chi ha rapito Anna ha rapito la bambina sbagliata? Ma in questo caso i veri artefici di questo dramma sarebbero quindi i genitori? E perchè mai avrebbero dovuto farlo, solo perchè Carmelina non è del tutto normale? Sono mooooolto curiosa di sapere il seguito!

    Ho bisogno di utilizzare nuovamente Lou Translate per questa frase;
    ” comme ce trase, secondo te, ‘sta cosa dinto ‘o quadro… sempre se ce trase!”
    Il fatto che ti chieda di tradurmela non significa che non mi piaccia il fatto che De Cimma parli napoletano, anzi, devo dire che lo trovo molto interessante nel suo essere così diretto e sboccato.

    Va bene. Nel prossimo rivedremo quel simpaticone del medico legale!

    • … E a me piace il fatto che cominciate a fare ipotesi, cercando di mettete insieme i pezzi del puzzle… è un ottimo segnale, significa che in qualche modo la storia vi ha preso.
      Quanto alla traduzione, ti accontento subito:
      “… come entra questa cosa nel quadro… sempre se c’entra!”
      In altre parole dove ci porta questa osservazione? Sempre che da qualche parte porti… e se ci portasse fuori strada?
      Grazie del passaggio Flow.

  5. Vorrei notizie da un gruppetto di giovani testimoni. Dipende da quanto siano giovani, ma spesso bambini e adolescenti sono quelli che quando si trovano invischiati in queste brutte situazioni, sono la chiave per risolverle. Mi è piaciuto. Riesco a capire di più De Cimma ora, non so se hai cambiato tu registro oppure sono io che mi sono abituato. E’ anche bella la possibilità di aprire due piste, e gli intrecci che stai creando. Bel lavoro.
    Alla prossima 🙂

  6. Vorrei notizie dal campo rom, per sapere cosa aveva da spartire la signora con il giovane zingaro.
    Piaciuto molto. L’unica cosa che ho trovato un po’ ridondante e artificiosa è la scena della sedia, tra artigli di rapace e pullo: la metafora avicola è un po’ troppo calcata. Ma è una cosa mia.
    Se ogni scrittore ha una sua firma stilistica, la tua è sicuramente il dialogo al caffè ^^
    Hai messo in campo due piste diverse, in questo capitolo; e se nessuna delle due conducesse alla soluzione del mistero principale?

  7. Ciao Lou,
    I gialli di questo calibro, ben scritti e ben strutturati, mi piacciono un sacco. Hai daro vita ai personaggi con piccoli difetti, tratti somatici e di intonazione; sembra di vederli e di sentirli parlare. Bravo, un lavoro ben fstto. Vorrei avere notizie dal laboratorio, occorrono altri indizi per arrivare al colpevole e al ritrovamento della piccola.
    Alla prossima!

  8. lasciami dire che De Cimma che parla esclusivamente in napoletano rischia di appesantire il racconto non solo perché il dialetto non è immediatamente comprensibile ma soprattutto perché è innaturale. Ho colleghi di tutte le parti d’Italia e il nostro capo è napoletano, usa più parole dialettali solo quando è incazzato o se parla con napoletani, con gli altri si limita a un vabbuo’ e un jamme bello ogni tanto ma non di più. Insomma la sensazione che ho è che De Cimma sia estraneo al contesto.

    • Ciao Perla. Prima di risponderti ho riletto l’episodio e, in effetti, stavolta, temo di aver esagerato un tantinello.
      Di solito cerco di essere più accorto ed equilibrato, proprio per non creare troppa difficoltà ai miei lettori non napoletani. Tuttavia il fatto che De Cimma ricorra al dialetto non è così insolito, né completamente avulso dal contesto, in fondo siamo ad Agropoli, non a Mestre o a Cuneo, e i dialetti campani si somigliano quanto basta da risultare comprensibili agli altri campani. Certo Emanuele non è campano, ma vive e lavora in Campania da un po’ ed è perciò perfettamente in grado di capire il napoletano… almeno ora. Nel precedente racconto (‘E mille culure e mille paure’) spesso chiedeva il significato di alcune parole od espressioni a De Cimma, un espediente che mi consentiva di aggirare il problema. A distanza di qualche anno dal suo arrivo a Napoli, immagino però non abbia più bisogno di traduzioni e ricorrere allo stesso espediente, benché avrebbe potuto risparmiarmi qualche critica, mi sembrava poco onesto.
      C’è poi una seconda ragione. Caratterizzare il linguaggio in qualche modo (dialetto, dialettismi, intercalari, etc.) è un buon modo per indicare, senza esplicitarlo, chi sta parlando in quel momento. È un piccolo trucco, molto utile soprattutto quando in scena ci sono più di due personaggi.
      Grazie per il preziosissimo appunto. Al prossimo cercherò di fare più attenzione.

  9. Avevo il dubbio che la famiglia Acampora potesse nasconderci qualcosa, ma come da prassi
    riuscirai a togliere dal tuo cilindro un’evoluzione che ci spiazzerà, e questo mi piace!
    Andrei in laboratorio, probabilmente ci è sfuggito qualcosa…
    A presto Lou!

  10. Ciao Lou.

    Allora… se i genitori non hanno il coraggio di tenere foto di Carmela, non vedo per quale motivo potrebbero esserci dei giovani testimoni. Flavian lo abbiamo appena visto, per cui saltiamo le notizie dal campo Rom. Vada per il laboratorio.

    Comunque è davvero strano che non ci siano foto di Carmela. Sono curioso di vedere dove porta questa intuizione.

    Grazie e alla prossima.

  11. La disperazione può far commettere degli errori, anche ingenuamente, e la famiglia Acampora potrebbe averne commesso uno, quello dettato dalla fiducia.
    Forzare la mano su Flavian porterebbe l’indagine verso interessanti evoluzioni, almeno questa è la mia umile opinione.
    Capitolo dopo capitolo riesco ad immergermi sempre di più nei luoghi che riesci a descrivere
    con disarmante semplicità.
    Spero di leggerti presto e buon lavoro!
    Ciao Lou…

    • Ciao Alexander. Ammetto che il fatto che sia in vantaggio Flavian non mi sorprende, anche se il netto vantaggio mi costringe a immaginare un’evoluzione non scontata, che però non dia l’idea di essere studiata per il solo gusto di spiazzare il lettore… una bella sfida, insomma, alla quale non ho intenzione di sottrarmi.

  12. Ciao Lou, da inveterata lettrice di gialli, ho letto questa puntata con vero piacere. Ti seguo un po’ a sbalzi per via delle storie nuove che.devono essere lette e commentate. Che dirti che i tuoi molti e affezionatissimi lettori non abbiano gia’ detto? Che il tuo Nero cilentano, sarebbe una bella sceneggiatura, anzi un trattamento, come si usa ora, pet una serie bteve. Tenta con i concorsi Mondadori

    • Proverò anche quelli… ho partecipato a molti concorsi letterari in questi anni, qualcuno l’ho vinto, qualcuno no… ora ho un po’ rallentato, per la verità, anche perché parecchi sono forlocchi e non è che aiutino molto… certo Mondadori è Mondadori… Grazie per essere qui Cactus. Sono felice che il racconto abbia incontrato – almeno fino a questo momento – il tuo gradimento.

  13. Ciao Lou,
    altro capitolo ben scritto. Unico neo, a parte il “quando” di troppo all’inizio del capitolo, la descrizione delle mani della signora Acampora, mi spiego: “troppe notti insonni le hanno tinto le occhiaie di una tonalità più scura, ma sono le mani, con le dita contratte come zampe di ragni morti, il segnale più evidente della sua condizione.” la visione delle zampe di ragni morti ha rovinato, a mio parere, la musicalità del paragrafo. Ma è una mia impressione e il capitolo è incisivo e ricco di spunti che accompagnano il lettore verso la risoluzione del caso, senza svelare troppo però (come un buon giallo richierde).
    Molto bene, io ho votato per un’altro incontro con Flavian e vediamo che succede.
    Alla prossima!

    • Ciao Allegra. Mi sono ricordato che immagini un po’ più forti, come quella a cui fai riferimento, non sono esattamente di tuo gradimento.
      Era successo già in un paio di occasioni nel mio precedente racconto. È certamente una questione di sensibilità e benché mi spiaccia urtarla, tradirei un po’ me stesso non ricorrendovi. È un discorso un po’ lungo, però più che alla musicalità delle parole in quel momento penso alla resa descrittiva della similitudine, al modo in cui potrebbe evocare l’immagine nella mente del lettore.
      Grazie comunque per l’appunto e per i complimenti, sempre graditissimi da parte tua.
      Grazie per avermi

  14. Flavian, ma ero indecisa.
    Ancora un capitolo godibilissimo, gli scambi punzecchiatori tra i due poliziotti sono davvero ben resi, tra le uscite qualunqui/razziste per provocare e i “non sei ancora diventato più furbo di me”.
    Nel paragrafo in fondo, “un sorriso amaro, ecc” mi sa che il primo “che” è di troppo: così manca la proposizione principale, sono tutte subordinate.
    Ciao

  15. Per me Flavian si rifarà vivo. Ciao, Lou.
    Questi due capitoli mi sono piaciuti moltissimo. Davvero, hai una dote impressionatene nel descrivere l’atmosfera che sta in certi posti, le persone ai margini della società e tutte quella sottile linea di demarcazione fra lo Stato e l’illegalità che viviamo ogni giorno in Italia. Così come la bellezza di questo angolo di paese, che però nasconde un mondo sommerso orribile. Tra l’altro, anche l’evoluzione dei personaggi non è per niente scontata, mi piace parecchio Emanuele che si sforza di entrare in un ambiente dove le sue leggi e le sue convenzioni non valgono niente perchè ce ne sono altre in vigore. Davvero, ottimi capitoli.
    Alla prossima Lou

      • Wow, grazie delle belle parole Yaniv.
        Emanuele deve vedersela con una realtà molto diversa da quella che inizialmente si aspetta di trovare.
        Agropoli è una bella cartolina del Cilento, ma di quelle scolorite dal sole, coi margini anneriti e il retro picchiettato di macchie gialle… di quelle che viene voglia di unire tra loro con un tratto di matita per vedere quale immagine viene fuori…
        P.S. al tuo P.S. No, non erano gli scout. Era una colonia estiva per figli di ferrovieri (mio padre era – adesso è in in pensione – macchinista delle allora Ferrovie dello Stato) che si trovava in località Gambarie, nel Parco dell’Aspromonte… a distanza di molti anni ricordo ancora il nostro motto, che urlavamo a squarciagola durante le passeggiate nei boschi: ‘siam forti, siam fieri, siam figli di ferrovieri’… certe cose non riesci a dimenticarle nemmeno volendo 😂

  16. Rivedremo Flavian, mi sembrava un tipo interessante 🙂
    Ciao, Lou.
    Ma il tuo De Cimma non è esattamente uno psicologo, eh?
    “Signora mia, è ancora troppo presto per perdere la speranza”… se uno ti dice così ti aspetti da un momento all’altro che ti possa dire “Ok, perda la speranza!” 😀
    Il capitolp mi è piaciuto molto e mi ha dato l’impressione, tanto era denso, che fosse lungo il doppio del normale. Boh, se usi un trucco me lo dovrai spiegare.
    Mi pare sostanzialmente perfetto, ma non lo posso scrivere, quindi, per quanto vale, ti dico alcune cose che mi hanno dato da pensare:
    Mostri magistralmente il dolore della donna, le occhiaie, le mani, allora perché precedere tali immagini con la frase “Ha l’aria molto stanca”? Ce lo stai per mostrare!
    Nell’ultimo periodo, poi, il doppio “che” è un po’ bruttino e evitabile.
    La stessa immagine delle increspature nello stagno è interessante, ma mi pare meno efficace delle altre nel capitolo, perché mi sembra troppo “dinamica”, insomma, le onde si propagano, fanno vibrare lacqua. Mi rendo conto che forse è proprio il tuo intento, un modo singolarissimo di descrivere un tremito, però non mi convince del tutto.
    Ecco, io ho cercato di non limitarmi al semplice bravissimo che già avrebbe detto tutto… ma quando passi dalle mie parti “pretendo” lo stesso trattamento 😀
    Ciao, bravissimo, a presto

    • Ciao Jaw e grazie per i preziosi appunti.
      Ho affrettato un po’ la pubblicazione stavolta e, in effetti, c’è qualche refuso e qualche passaggio evitabile.
      Colpa mia. Me ne scuso.
      Quanto alla densità credo possa dipendere dal fatto che quando scrivo sforo sistematicamente i 5000 e mi vedo perciò costretto a tagliare tanto in fase di rilettura (in media 800/1000 caratteri ad episodio, con punte di 1500).
      Prometto che già dal tuo prossimo sarò più severo… mi sono lasciato fregare dall’entusiasmo.

  17. Non ne sono sicura ma credo sia meglio rivedere il medico legale.
    La descrizione del terra-cielo e della finestra della cucina, così come all’inizio dell’episodio le pareti immacolate ( c’è un refuso) che nessuno ha mai calciato, sono state due descrizioni davvero vivide, mostrate con poche parole ad arte. Ma veniamo ai dialoghi: realistici, ben dati, mai esagerati/azzardati/ridicoli, davvero bravissimo sei, Lou. Comunque il personaggio di De Cimma è adorabile, perfetto, virgiliano e poetico anche quando fa una battuta spiritosa.

    • Ciao Ale e grazie mille. Una lunga lista di complimenti che non sono sicuro di meritare.
      Faccio del mio meglio, questo sì, e se il mio meglio per te è buono allora vuol dire che poi tanto male non deve essere… sì, lo so, un po’ arzigogolato come ragionamento, ma più che a te, forse lo sto dicendo a me…

  18. Siamo a metà e il caso si infittisce. Bella la descrizione delle mani della signora Acampora; ha reso perfettamente l’idea della tensione con cui sta convivendo questa povera madre.

    Forse nel prossimo capitolo bisognerebbe vedere un po’ più a fondo uno dei sospettati, quindi voto per rivedere Flavian e avanti così Lou, son sempre più rapita (non è un gioco di parole di cattivo gusto :D) dalla fluidità con cui riesci a raccontare questa storia. Bravo, ancora.
    A presto!

    • Ciao Mrs. Riso e bentrovata.
      So che non è sempre facile leggermi, soprattutto per i non napoletani, però io non rinuncerei mai del tutto al dialetto, soprattutto nei dialoghi… mi sembrerebbe di prendere in giro il lettore e questo perché normalmente la gente si esprime spesso in dialetto, almeno dalle mie parti… Vale il discorso fatto anche per gli altri: se proprio qualcosa non ti è chiaro chiedi pure.

  19. Ciao Lou,
    complimenti anche per questo capitolo; mi è piaciuto come hai descritto il medico legale, mi è stato antipatico fin da subito;)

    Ma senti un po’… che significa ” è asciuto ‘a sotto a mme!”?? Tutto il resto è chiaro e la lettura scivola come olio, è una meraviglia.

    Al prossimo:)

    • Ciao Flow e grazie davvero per i complimenti.
      Il medico doveva in effetti risultare antipatico… o almeno così volevo che apparisse al lettore visto che così appare a Emanuele.
      ‘È asciuto ‘a sotto a mme’ letteralmente significa ‘è uscito da sotto a me’ ovvero si è fatto le ossa sotto la mia supervisione…
      Ancora grazie e a risentirci al prossimo.

  20. Letto tutto d’un fiato, sei davvero bravo.
    All’inizio ho faticato a comprendere le frasi in dialetto, poi con lo scorrere della storia è diventato tutto più facile. Ho votato per una speranza, non voglio che quella piccina venga trovata morta.
    Ciao, seguo volentieri.

    • Ciao LaPatty e benvenuta a bordo. Sono felice che la mia scrittura ti piaccia e, soprattutto, che ti risultino abbastanza comprensibili anche le parti in dialetto napoletano. Cerco sempre di non esagerare… però se hai difficoltà con qualche parola chiedi pure e sarò lieto di fornirti la traduzione.

    • Ciao Encio e grazie.
      Sono felice che storia e stile ti abbiano preso.
      Curo molto il ritmo. Un lettore annoiato spesso diventa un lettore perso e, considerato che la categoria ha numeri da estinzione ormai, è un rischio che chiunque si approcci alla scrittura proprio non può permettersi di correre.

  21. Lou.
    Basta farti complimenti sui dialoghi perché poi risulto monotona ☺️
    E basta farti i complimenti sui personaggi così ben strutturati (riesci a farmeli vedere con gli occhi, non solo con la mente).
    E basta farti i complimenti perché scrivi in maniera eccellente.
    Scelgo speranza.
    Alla prossima.
    Ilaria

  22. Ciao Lou.

    Potrebbe essere arrivato il momento della speranza, siamo quasi a metà del racconto.

    Non so se mi è piaciuto di più il medico legale o Florian. Il primo l’hai descritto più con le sue azioni, mentre per l’altro hai usato una descrizione più fisica. Dando meno giudizi sulla personalità, Florian risulta più simpatico. Dal punto di vista della scrittura preferisco questo secondo approccio.

    Alla prossima.

    • Ciao Achillu e grazie per l’appunto.
      Dunque. Provo a spiegare. Trattandosi di un racconto scritto in prima conta tantissimo il punto di vista del protagonista/voce narrante e il modo in cui lui vede le cose. Se Emanuele racconta l’incontro con il medico in quel modo – dando dei giudizi – è perché è quello l’aspetto che lo ha colpito di più. Flavian non è che gli stia più simpatico, è solo che è frenato nell’esprimere giudizi morali su di lui dal timore di finire vittima dello stesso pregiudizio razziale del medico (e, in parte, anche di De Cimma). Al prossimo.

  23. Speranza, e scusa per il pareggio.
    Scorrevolezza, incisività delle immagini, realismo nei dialoghi… quante perifrasi posso usare per dire semplicemente che mi è piaciuto? Poche parole per incidere immagini: il lenzuolo scostato, il canino e la barba gialla, ma tutto il capitolo: non c’è una parola fuori posto o di troppo.
    Insomma, complimenti… e scusa se questa volta non sono riuscito a trovare neppure un ciglio nell’uovo, sarà per la prossima 😀
    Ciao, a presto

  24. Ciao Lou,
    mi è piaciuto molto questo capitolo. L’atteggiamento di De Cimma, incapace di elergire complimenti e affetto, mi ricorda un po’ l’atteggiamento del commissario Ricciardi (che mi ha fatto scoprire Napo e di cui gli sarò sempre grata) con Maione. Anche se si tratta di personaggi molto diversi tra loro.
    Ho votato per la delusione, mi pareva presto per la disperazione e la speranza rimane finchè la piccola non viene ritrovata.
    Bene così, Lou, stai facendo davvero un ottimo lavoro.
    Ci si vede con il nuovo capitolo.
    Alla prossima!

    • Grazie davvero Allegra. Apprezzo molto i complimenti, specie quando vengono da qualcuno che scrive bene come te e te lo dico con assoluta sincerità e senza aspettarmi per questo niente in cambio. Ci si risente al prossimo (spero presto).

  25. Ciao Lou, le scene descritte rendono bene gli stati d’animo dei personaggi e mi viene da pensare
    che la disperazione possa far emergere il carattere di qualche insospettabile protagonista…
    Ora ti lascio, non voglio rubare altro tempo alle indagini, e ancora complimenti…
    Buon lavoro!

    • Ciao Dante e benvenuto. Sbaglio o sei un rarissimo esemplare di lettorepuro anche noto col nome scientifico di lettoreebasta?
      No perché se fosse così temo che sarai presto invitato a cimentarti con molte altre letture (sul sito ormai i lettoriebasta sono merce introvabile e preziosissima).
      Grazie davvero per i complimenti… anche nel caso fossi un più comune scrittolettore (come me, del resto).
      Ciao e al prossimo.

    • Ciao Dante e benvenuto. Sbaglio o sei un rarissimo esemplare di lettorepuro anche noto col nome scientifico di lettoreebasta?
      No perché se fosse così temo che sarai presto invitato a cimentarti con molte altre letture (sul sito ormai i lettoriebasta sono merce introvabile e preziosissima).
      Grazie davvero per i complimenti… anche nel caso fossi un più comune scrittolettore (come me, del resto).
      Ciao e al prossimo.

      Grazie Ale e scusa per il colpevole ritardo con cui ti rispondo ma sono stato un po’ impegnato in questi giorni.
      Spero di non tardare troppo a pubblicare il prossimo. Ciao

  26. Delusione, per la speranza è troppo presto e la disperazione troppo definitiva.
    Piaciuto molto. Le pennellate che ho preferito sono il “non gli siamo simpatici e non lo nascondono” e De Cimma che si vanta del giovine polentone!
    Sono così a scoppio ritardato, in questi giorni, che ho perso anche il tempo di commentare il capitolo precedente. A proposito di quello, rispetto a alcune dissertazioni su “veneto sì o no” e taluni che parlavano di yin e di yang (hihihi), volevo precisare che non è che intendessi che i veneti non sanno parlare italiano e parlino dialetto con chiunque e dovunque. È soprattutto nei passaggi in cui seguiamo sensazioni e pensieri di Emanuele, tipo durante l’attesa in auto nel primo capitolo, che l’assenza totale di dialetto e espressioni regionaliste mi fa strano. Sono vent’anni che sto in Francia, e quando penso o parlo con me stessa lo faccio in un mix di francese, italiano e modenese. Faccio l’esempio mio, ma so che è così per molti “espatriati”, quindi che un veneto pensi e si lamenti tra sé e sé in un italiano compito mi suona strano. Solo per precisare il mio pensiero, e evitare di offendere i veneti 😉
    Poi, che gli scappi un’imprecazione, soprattutto nei confronti di un superiore che parla e si comporta come De Cimma, non mi sembra troppo inverosimile.
    Ti ho fatto un mezzo papiro, ma avevo pensato di scriverti queste considerazioni via mail, e poi mi sono persa anche lì… finirà agosto!
    Ciao

    • Ciao Befana. E grazie per il papiro; dimostra, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che abbiamo un’idea piuttosto simile della piattaforma e dei motivi per i quali vale la pena scrivere qui. Ti segnalo, visto che facevi riferimento al commento di Jaw, che il nostro comune amico ha cominciato un nuovo racconto e che dovrà vedersela anche lui stavolta con l’insidiosissimo e scivolosissimo universo dialettale (e che dialetto!)… a parte le battute, corri a dargli un’occhiata, se non l’hai ancora fatto, perché ne vale davvero la pena.

    • Ciao Napo e grazie.
      Appena ho letto il tuo commento (e subito sopra quello di Maria) mi sono detto: ecca-là, mi è scappata una fesseria, ma dove cavolo lo sono andato a pescare quel supplementare? Proprio non me ne davo pace, anche perché lo so benissimo che si dice sovrannumerario…
      Nel dubbio me lo sono andato a cercare.
      E ho scoperto che il supplementare è in effetti un tipo di sovrannumerario (anche se non ho capito se è proprio il tipo di sovrannumerario che descrivo).

  27. Ciao Lou,
    Bello questo terzo episodio. I dialoghi sono lavorati molto bene. I personaggi si stagliano netti. Gli atti e le parole gli donano plasticità. Mi piacciono anche i personaggi secondari: l’accigliato capo della Bis e Nello (o Lello). Mi piace come sei riuscito ad evocarli, a renderli tridimensionali con pochi tocchi.
    Ho appena votato per il medico legale. Mi sembra una conseguenza quasi logica. Forse, come lettore, ho troppa fretta di trovare l’incastro tra i vari tasselli. Oppure, ho paura che “la madre”, o “l’unicorno”, ci portino fuori strada.
    Inutile dire che sono molto curioso di conoscere il seguito!
    Grazie, a presto!

  28. Ciao Lou.
    Cosa significa “fernuta”?
    Come al solito ho bisogno di traduzioni 😂.
    Ho scelto l’unicorno ma è l’opzione meno votata…staremo a vedere.
    Attendo pazientemente che salti fuori anche qualche notizia sulla mamma di Anna.
    Ciao alla prossima.
    Ilaria.

  29. Se abbiamo appena scoperto che potremmo avere a che fare con uno zingaro, perché non è presente tra le prossime opzioni?
    Ho votato medico legale, per fare il paio col commento di Napo – che mi ignora da un anno – e perché sulla madre sono sicura che presto arriveremo. 😉

  30. Ciao Lou,
    io ho votato l’unicorno, ma non so perchè sinceramente! Anche secondo me la mamma di Anna dovrebbe essere vista un po’ più da vicino, tra l’altro sarei curiosa di vedere le emozioni che riusciresti a farci provare raccontando di questa povera donna a causa della sparizione della sua bambina.

    Sono tristemente d’accordo con Jaw, quel “vada in mona, Dottore” lo trovo abbastanza inadeguato. Stona, perchè Emanuele non sembra un contadino veneto dalla “ostregheta!” facile ed è ovviamente possibilissimo che un veneto istruito fuori dalla propria regione si limiti a parlare italiano.

    Comunque proprio un gran bel capitolo ancora:)
    Al prossimo.

    • Grazie Flow.
      Mi perdonerai se non mi ripeto, ma sul punto ho già risposto a Jaw.
      Se nel frattempo non hai cambiato idea approfitterei, però, della disponibilità di cui al tuo precedente commento.
      Credi che quell’espressione sia inadeguata rispetto al contesto (e quale allora sarebbe adeguata in quel contesto?) o credi piuttosto che un veneto come Emanuele (non il contadino da ostreghetta) fuori dalla propria regione riesca a limitarsi all’italiano e a far a meno del dialetto anche in condizioni emotive particolari (rabbia, sgomento, etc)?
      Ti sarò infinitamente grato se vorrai rispondermi.

      • Ciao Lou,
        nel contesto ci starebbe il senso di quella frase, magari un più serioso: “Mi faccia il piacere, dottore.” o qualcosa del genere, tra l’altro anche se li vedo affiatati, noto che Emanuele si rivolge in modo formale al dottore. Quello che stona, si, a mio parere è proprio il fatto che Emanuele usi un’espressione così “ignorante” per dire la propria in un momento come quello. Forse è proprio per il fatto che io son veneta il motivo per cui l’espressione ‘va in mona’ mi fa arricciare il naso, così come leggere De Cimma che parla napoletano non mi arreca alcun fastidio, quasi come fosse normale. Probabilmente è perchè noi veneti tendiamo a parlare dialetto solo “in casa”, almeno questo è quello che ho notato vivendo all’estero; i veneti si riconoscono con difficoltà tra loro perchè appunto evitano certe espressioni. Insomma per farla breve a un “va in mona”, preferiamo un italianissimo “vai a cagare”;D Spero sia chiaro cosa intendevo, comunque non ho nulla da insegnare;)

  31. Ciao Lou,
    molto ben scritto, come sempre.
    Salto a piè pari il discorso su etnie e modi di dire e passo direttamente al commento del capitolo:
    trovo che tu abbia la capacità di restituire immagini molto realistiche, con una forma sobria e asciutta riesci a costruire immagini nella mente del lettore, e questo non è poco.
    Direi che ci si rivede dal medico legale, vediamo di scoprire qualcosa di più, anche se credo che già dal portafogli gonfio si possa arrivare a qualche indizio.
    Alla prossima!

  32. Ciao Lou,
    vorrei poterti dare qualche consiglio, ma la realtà è che anche questo capitolo mi è piaciuto molto e non saprei che dirti. Soprattutto la resa dei dialoghi rimane a mio parere il tuo grande punto di forza. Cercherò di prenderne spunto per il futuro 🙂
    Dopo questa pausa di lettura sotto l’ombrellone torno a fare qualche tuffo in mare 🙂
    Ti auguro buona giornata e alla prossima!!

  33. La madre di Anna, non so bene perché.
    Ciao, Lou. Adesso voglio fare il bastian contrario, o per dirla in modo più new age, “metterò in scena la dialettica Yin – Yang con befana profana”: a me è proprio quella frase “ Ma vada in mona Dottore!” a stonare. Sarà che mi immedesimo nella situazione e io personalmente non penserei mai, fuori dal mio territorio, di usare un’espressione dialettale (e sì che il corrispettivo forse più calzante, “Ba’ [email protected] ” sarebbe abbastanza trasparente per il lettore 😀 ). Insomma, non mi sembra così improbabile che un veneto non indulga in espressioni dialettali… fuori dal veneto. A mio supporto, posso portare prove e frequentazioni di lungo corso. E niente, ho scritto tutto ‘sto “sciaccumannu” di parole solo perché altrimenti mi sarei dovuto limitare a quattro: molto ben scritto, bravissimo!

    Ciao, a presto

    • Ciao Jaw.
      Ci hai preso in pieno, come al solito.
      Il motivo per il quale fino a questo momento avevo limitato l’uso del dialetto al solo De Cimma è perché questi gioca in casa, a differenza di Emanuele, al quale viene più naturale esprimersi in italiano, trovandosi in un’altra regione. Tra l’altro Emanuele, come dovrebbe risultare evidente dalla narrazione in prima – o almeno me lo auguro – è in grado di esprimere un un buon italiano e non gli fa perciò fatica rinunciare al dialetto. Ma allora perché quel ‘vada in mona’?
      L’idea era quella di un’uscita istintiva – io ho vissuto dieci anni a Milano e anche se provavo a parlare sempre o quasi in italiano ogni tanto mi capitava che le espressioni dialettali bypassassero le considerazioni di opportunità -.
      Se non ha funzionato non è certo colpa di Befana, ma della mia scarsa conoscenza del dialetto veneto.
      Benché abbia cominciato a considerare la cosa dopo l’appunto di Bef.
      Che, in sé, rimane sensato. Ciao e grazie per la lettura attenta.

  34. Come speravo, ora le indagini si complicano. Il dialogo fra Emanuele e De Cimma sui buonisti zecche ecc. mi ha fatto davvero sorridere. Anche perchè è estremamente realistica E’ un bel capitolo. Solo, forse la seconda parte non era molto chiara. Sarà che io non mastico bene il dialetto, ma non ho capito lo scambio di battute fra i due.
    Per il resto, anche io sono per il medico legale. L’autopsia potrebbe dare risultati inaspettati.
    Al prossimo capitolo Lou

    • Ciao Yaniv e grazie davvero. L’idea in effetti è proprio quella: lavoro molto sui dialoghi, cercando di renderli realistici nei contenuti quanto nella forma. Il dialetto è, in taluni casi e proprio per queste ragioni, imprescindibile e, a mio modo di vedere, aiuta a tenere in piedi il patto di onestà con il lettore. Se qualcosa ti è poco chiaro chiedi pure. Ciao.

  35. Bene Emanuele, male De Cimma nel dialogo della prima parte perché la tirata sul comunista buonista fa troppo Governo gialloverde. Per il resto nulla da eccepire. Ho votato per il medico legale, ma consapevole che vincerà l’unicorno.
    P.S.: quando ero bambino, con i miei andavamo in vacanza ad Agropoli, per la precisione a S. Marco. Dopo un paio d’anni i miei hanno poi scelto Acciaroli per le vacanze.

    • Ciao Napo. Approfitto del tuo commento per chiarire un punto che, ne sono certo, a te è chiarissimo: io non sono Emanuele e non sono nemmeno De Cimma.
      La battuta di De Cimma è infelice e, senza scendere nei dettagli, molto lontana dal mio sentire.
      Non voglio trasformare l’episodio in un’occasione di sterile polemica politica.
      Anche perché già nella vita reale faccio fatica, avendo una certa tendenza al non allineamento e una forte avversione verso gli sloganeggiatori seriali…
      Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro, ci siamo capiti, giusto? 😉

  36. Immagino il cadavere di una bambina. Ce ne sono state altre, magari, e quando trovano questa tutti si preoccupano, sarà proprio lei? Ma poi non è lei… ma bisogna fare in fretta o ce ne saranno altre… no, scusa, Lou, sono andata a ruota libera per altri lidi….
    Ti rimprovero quella che io chiamerei “l’esca”.
    L’esca è una serie di indizi ancora irrisolti che ci viene proposta da un testimone spesso controverso. In questo caso una bimba con un problema. Lei accenna a coccodrillo, tartaruga e delfino. Questa è l’esca. Apre a una serie di domande interessanti: sono simboli? Animali veri? Il suo modo di descrivere tre uomini mascherati? Ma no. Tu alla riga successiva dici: pupazzi gonfiabili. Cavolo. Era pure una bella soluzione, ma ci potevamo arrivare più avanti. Vabbè, è solo la mia sporca opinione ahahahah Baciooooo

  37. Ciao Lou. Il Sud, sopratutto d’estate, diventa il set perfetto per un giallo poliziesco. Da barese posso garantirlo. Mi piace assai lo scambio di battute fra Emanuele e il suo collega. I dialoghi ti riescono davvero bene. Sono curioso di sapere come si sviluppa la storia.
    Ho votato un uomo, giusto per ingarbugliare ancora di più la faccenda.
    Alla prossima.

  38. Ciao Lou,
    è la prima volta che leggo qualcosa di tuo e sono davvero lieta di essere arrivata in tempo per seguirti in questo racconto. Scrivi divinamente e non lo dico a tutti. Due capitoli che ho letto d’un fiato e sono sincera nel confessarti che vorrei ce ne fosse già un terzo. Bravo.

    Seguo estasiata e voto il cadavere di un uomo, ma solo perchè spero che Anna sia ancora viva; da neomamma che sono la sola idea di un bambino scomparso che non si sappia dov’è mi fa venire la pelle d’oca.
    Buona continuazione e a presto!;)

    • Ciao Flow e benvenuta.
      Wow, grazie davvero per i complimenti.
      Se quello che hai letto ti è piaciuto, in parte è anche per merito di chi mi segue da un po’ e mi onora di critiche e appunti che mi hanno aiutato (e molto) a migliorare la mia scrittura. Perciò ti invito sin da subito a dirmi anche quello che non ti piace, ti assicuro che apprezzo.
      Fatta questa, per me necessaria, premessa, lascia che ti faccia gli auguri per la tua maternità… io sono padre e anch’io fatico a immaginare qualcosa di più terribile della scomparsa di un figlio… e proprio per questo, forse, ho deciso di scriverne.
      Però voglio rassicurarti: conto di mantenere il tono abbastanza leggero…

  39. Ciao Lou.
    Io rimango sempre affascinata dai tuoi dialoghi…che dire…mi fai un po’ di scuola???? Grrrrr invidia pura credimi 😍
    Ho scelto l’uomo….anche perché c’è già una bimba scomparsa…e mi sembra già fin troppo triste…
    Ci vediamo alla prossima!
    Buon weekend 😊
    Ilaria

    • Persino l’invidia può essere una buona cosa se ti sprona a migliorare, ché poi io lo so che è invidia buona la tua 😊.
      Vuoi un po’ di scuola? Impara ad ascoltare quelli che ti stanno intorno. E lascia perdere gli scambi artefatti dei protagonisti di film e serie tv. È il miglior consiglio che ti possa dare. Ti aspetto al prossimo.

  40. Buongiorno, Lou. Ho votato per il cadavere di una bambina. Mi sa che sono l’unico, ma leggendo ho appunto pensato a una tragica fine della bimba. Scorrevole, affascinante, molto ben scritto, che te lo dico a fare? Mi è rimasto incomprensibile il “Quindi è per questo che mi ha fatto aggregare?” fino a che non ho capito che si riferiva alle indagini, quindi alla professione di Emanuele.
    La seconda parte di entrambi i capitoli mi ha dato da pensare: in entrambi c’è una scena che personalmente ho trovato forzata, caricaturale: la dissertazione sul caffè (peraltro ho conosciuto un napoletano pronto a giurare che il caffè di Napoli spesso fa schifo come gli altri 😀 ) e l’ostentata ostilità tra De Cimma a l’Ausiello. Mi sembra però di capire che è esattamente ciò che hai voluto fare: esagerare un po’, forse proprio per “incidere” subito nel lettore i personaggi e il contesto. Molto, molto interessante…
    Ciao, ti auguro ottime vacanze

    • Ciao Erri e benvenuto.
      Commento articolato e sincero, di quelli che piacciono a me, che merita una replica altrettanto sincera.
      Che io abbia una certa tendenza al pittoresco, o al caricaturale se vuoi, è una cosa con la quale faccio i conti fin dai miei primi, timidi approcci con la scrittura e che, normalmente, cerco di tenere a bada.
      Vengo però da uno di quei periodi in cui mi si era un po’ smarrita la voglia di scrivere e non ho trovato di meglio che affidarmi al lato ludico della scrittura, che per me è (anche) medicina dell’anima, un po’ come il gioco lo è per i bambini. La dissertazione sul caffè è parte del gioco, mi perdonerai se non sono più preciso di così ma siamo agli inizi del racconto e non voglio dire troppo.
      In ultimo, ma non meno importante, il fatto che il caffè a Napoli faccia schifo è un’offesa che andrebbe lavata con il sangue… ma, per stavolta, facciamo che se capiti a Napoli ti offro un caffè (e porta pure il tuo amico napoletano che magari a stare lontano da casa gli si sono inquinati i ricordi).
      Ciao e grazie davvero.

  41. Ciao Lou,
    anche questa volta un capitolo scorrevole e molto piacevole da leggere.
    Unico dettaglio che non ho compreso appieno: all’inizio come può Carmela avere un volto rilassato in un’espressione neutra se lo sguardo è inquieto e mobilissimo? Al di là di questo dettaglio, che potrei essere io a non aver inteso, la storia procede con ottimo ritmo.
    Buona giornata e alla prossima 🙂

    • Ciao Encio e ancora una volta grazie.
      L’apparente contraddizione tra gli occhi mobilissimi e i muscoli del volto rilassati di Melina è in realtà piuttosto comune negli Asperger (quando non sono agitati).
      Esistono altre ragioni che spiegano la loro difficoltà nel tenere lo sguardo fisso su qualcuno o su qualcosa ma ho preferito evitare l’effetto elenco e limitarmi a riportare solo la principale. Non sono un esperto, ma ho letto un paio di libri sull’argomento e mi è capitato di incontrare un ragazzo autistico una volta e ne sono rimasto colpito.
      Ti aspetto al prossimo.

  42. Ciao, Lou
    e grazie per avermi segnalato che hai cominciato un nuovo racconto: sono così cotta che non mi ero nemmeno accorta del nuovo titolo sotto il tuo nome.
    Bello, come sempre, poi mare, caldo, in agosto… sfondi una porta aperta, come si dice.
    La sola “critica” che mi viene è quella che credo di averti già espresso al primo racconto con questi due: Emanuele è veneto, e non ho mai conosciuto un veneto che parlasse in italiano senza espressioni dialettali. I veneti sono come i napoletani (i legaioli potrebbero lanciare una fatwa contro di me per questa affermazione, lo so): il dialetto è la lingua di tutti i giorni. Anche ammettendo che Emanuele faccia ben attenzione quando parla con altri, quando pensa o si lamenta in cuor suo, secondo me, il dialetto è inevitabile.
    la cosa dell’unicorno e degli altri animali è assolutamente geniale.
    Ma ancora un magrebino come capro espiatorio? Capisco che sia in sintonia con l’attualità, però già ne hai fatto soffrire uno nel tuo penultimo racconto 😉

    • Ciao Befana! Felicissimo di averti nuovamente tra i miei lettori. Su Emanuele, e sul fatto che i veneti ricorrano spesso al dialetto e sarebbe perciò opportuno infilarci di tanto in tanto qualche colorita espressione idiomatica, mi avevi già punzecchiato a giusta ragione in passato… e pensare che sono uno di quelli che si vanta di tenere in altissima considerazione le critiche che gli vengono mosse.
      Sui magrebini ti assicuro che è solo un caso. Facciamo che per par condicio ci metto un cinese nel prossimo…

  43. Buonasera Lou, questo capitolo ha continuato a darmi la sensazione di corposità, i personaggi
    sembrano reali e questo è talento!
    Le indagini hanno imboccato una strada tortuosa e il cadavere di un uomo, sicuramente coinvolto
    nel rapimento, credo che possa essere un’opzione interessante, a mio modesto parere!
    Sembra di vedere uno di quei gialli ambientati in Sicilia, che adoro…
    Grazie per continuare a scrivere anche ad Agosto.
    Al prossimo step, allora, e buon Ferragosto!

    • Ti ringrazio. Non lo so se è talento, diciamo che cerco di tenermi lontano dagli stereotipi e di divertirmi.
      Se ‘quei gialli ambientati in Sicilia’ sono di un certo signor Camilleri non posso che dirmi lusingato dal paragone, benché sia anni luce lontano da quei livelli.
      Buon Ferragosto anche a te!

  44. Bene, come sempre. Forse potresti ormai affrancarti da quest’uso diffuso del dialetto nei dialoghi o, in alternativa, visto che scrivi in prima persona, introdurre dei dialettismi anche nel resto del testo, per evitare questo stacco netto che è un po’ straniante e fa sembrare straniero De Cimma: ‘o furastiero ‘e Casoria.
    Certo che scrivere a Ferragosto…

    • Ciao Napo.
      In linea generale hai ragione, pur se nello specifico non avrebbe senso (Emanuele, protagonista e voce narrante della storia, come raccontato nel precedente ‘E mille culure e mille paure, è veronese e il contrasto con il linguaggio di De Cimma un po’ è voluto, anche se l’effetto furastiero ‘e Casoria è una cosa che mi dà da pensare – forse ho un tantino esagerato stavolta 😂 -).
      Magari in un altro racconto potrei provarci.
      Recentemente ho letto un libro di Andrej Longo, L’Altra Madre (Adelphi); l’autore, pur scrivendo in terza, ricorre al dialetto e ai dialettismi tanto nel diretto quanto nella narrazione. Una scelta che rende sì interessante il testo da un punto di vista della sperimentazione linguistica, ma che, al tempo stesso, produce un effetto disturbante, insomma a me non è che mi abbia convinto molto.
      Intendiamoci è un buon libro, crudo, diretto, capace di tenere avvinto il lettore e di renderlo partecipe del dolore, dell’odio e della paura dei protagonisti; c’è però questa scordata nota di sottofondo, questo ‘ma perché?’ che di tanto in tanto tornava a tormentarmi e che mi ha reso impossibile goderne appieno.
      Te l’ho raccontato cosi, giusto per fare due chiacchiere, so benissimo che il suggerimento che mi hai dato era vincolato alla narrazione in prima (e, beninteso, anche per me ha senso solo così).
      E però c’è pure chi se ne fotte e pubblica con Adelphi…

  45. Eccomi!!!!
    Ciao Lou come stai? Spero tutto ok.
    Procediamo per gradi.
    Io scelgo l’indizio.
    Leggere i tuoi lavori è sempre piacevole…tranne quando subentra il dialetto!!! Lo sai che avrò bisogno di Lou-translate 😜
    Comunque per ora tutto ok😌
    Personaggi frizzanti, naturalezza nei dialoghi e una buona trama.
    Buon proseguimento 😊
    Ilaria.

  46. Ciao Lou,
    complimenti per l’incipit. Si lascia leggere che è un piacere. Il dottor De Cimma mi trasmette già una certa simpatia: la battuta finale mi ha fatto sorridere. Poi che dire, il riferimento a quel geniaccio di Lynch è un tocco di classe 😉
    Seguo con piacere, alla prossima!

  47. Ciao Lou,
    Questi dialoghi sono un pezzo di bravura. Complimenti. Vorrei avere la tua stessa capacità di scriverne. Confesso di non conoscere ancora le tue storie e il tuo stile. Posso permettermi un’osservazione? Prendila con beneficio d’inventario. L’inizio dell’episodio è descrittivo, evocativo del caldo della stagione, ma dissemina un gran quantità di dettagli: google maps, la targa di marmo, i vigili, l’aria condizionata, il tarassaco. Una gestione più efficiente del dettaglio (in riduzione) porterebbe dritti al punto, subito. Quando compaiono i personaggi, si ascoltano i primi dialoghi, lì comincia l’azione. Il lettore si ingaggia.
    Ho scelto il sospetto, perché mi sembra complesso da strutturare, ma promettente. Seguo con grande interesse. Un saluto e buon lavoro!

    • Ciao Okapidog e benvenuto. Una volta grazie per i complimenti e due volte grazie per l’acuta osservazione. È esattamente quello di cui ho bisogno (e uno dei motivi principali per cui scrivo su tI). Ho capito perfettamente cosa intendi. Grazie ancora. Felicissimo di averti a bordo.

  48. Un indizio.
    Buongiorno e ben ritrovato Lou.
    L’incipit è chiarissimo, sappiamo con chi e con cosa abbiamo a che fare e dobbiamo cercare una bimba di due anni che se n’è andata con un unicorno. E siccome a dircelo è una sorellina affetta da patologia “della sincerità” non possiamo fare a meno di credere all’unicorno.
    Lo scenario è sempre dei tuoi, una Napoli che s’affaccia persino quando siamo a cento chilometri di distanza, e lo fa col dialetto e col caffè, tanto per essere didascalici ma sempre ironici.
    Io ultimamente ho avuto bisogno di un traduttore per le battute dall’italiano al napoletano ( perdona la cosa) e ho notato che non mi traduce le frasi come tu invece le hai scritte qui; posso sapere come le organizzi? Sono dialetti diversi o adattamenti? Per esempio, quando scrivi: “Pecchè mò gli americani capisceno ‘e cafè?” a me il traduttore dà : perché mo’ e’ americàn capiscòn e’ càffè? …. tu che sei napoletano, dimmi, il vocabolario mente? Magari è un modo diverso di parlare? Dimmi tu…
    Seguo.

    • Lascia perdere i traduttori. Il napoletano è una lingua complessa, come ti potrà confermare Napo. Scriverlo non è affatto facile. Andrebbe studiato. Ehi, hai visto? Ti ho risposto subito stavolta. E prometto di farlo sempre. Sei troppo preziosa per me. Non posso correre il rischio di perderti. Anche perché finito questo racconto avevo una mezza idea di proporti una cosa… per ora è solo un’idea allo stato embrionale, una roba che credo possa essere più nelle tue corde che nelle mie… curiosa? Ah, mi auguro proprio di sì…

      • Se mi dici “lascia perdere i traduttori” e non aggiungi altro, mi metti in ansia; mi servono perché non sempre i miei personaggi sono romani, a volte e spesso sono napoletani…. tu la traduzione che ti ho citato sopra come la ritieni?
        (Sì, parlami di questa collaborazione)

        • Meglio un Dizionario.
          Sulla frase in questione, credimi, meglio la mia di traduzione.
          L’unico dubbio era su quel mo’/mò. Ho controllato e sono sbagliate entrambe: si scrive mo, non accentato e privo di apocope. La ragione (ce ne è sempre una) è che deriva dal latino mox (subito). Poiché l’apocope indica la perdita di una sillaba in finale di parola, trattandosi in questo caso della perdita di una consonante (x) si considera corretta la forma mo priva di apocope.
          A meno che non si faccia derivare quel mo dal latino modo e a quel punto sarebbe corretta la forma mo’…
          Insomma come vedi è una questione abbastanza complicata.

  49. Buonasera e buon lavoro, Lou…
    Essendo iscritto da poco sulla piattaforma non conosco i trascorsi narrativi di molti veterani come te, ma il tuo incipit mi ha stuzzicato e trascinato a bordo. Conoscerò i vari personaggi strada facendo e una volta terminato il racconto, passerò alle tue storie passate, convinto del fatto che è molto stimolante la scrittura soprattutto se arricchita da tanta lettura.
    Non sarà un caso semplice, credo, nonostante l’apparente vantaggio dell’incapacità di mentire di un Asperger, sindrome molto delicata.
    Spero di leggere il prossimo capitolo al più presto!
    Buone vacanze!

    • Ciao Manuel. Approfitto del tuo commento per chiarire che il racconto può essere letto indipendentemente dal racconto di cui non-è il seguito (‘E mille culure e mille paure), col quale condivide semplicemente i protagonisti. Se ne hai voglia naturalmente puoi leggerlo – inutile negare che mi fa sempre piacere sentire l’opinione di un nuovo lettore – ma non è indispensabile. Cercherò di passare da te appena posso. Intanto benvenuto a bordo.
      E sentiti libero di esprimere pareri, fare osservazioni, criticare, costruttivamente e non, suggerire alternative.
      Io non mi offendo. Anzi.

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