Lucio Senza/tetto.

Dove eravamo rimasti?

Il prossimo episodio inizierà con questa frase: Cecilia mi ha fatto un regalo. (83%)

Tre ragioni per restare

Cecilia mi ha fatto un regalo. Un regalo, si, penso proprio di poterlo chiamare così; un quaderno a righe con la copertina verde ed una penna nera.  Me li ha messi tra le mani e mi ha detto “Scrivi tutte le barzellette che sai, non dimenticarne nemmeno una!”

Non riesco a capire che cosa voglia questa ragazza da me. Perché questa gentilezza? Non sono nessuno per lei e lei non rappresenta nulla per me, se non una delle tante persone che passano di qui e cercano di fare del bene per qualche giorno la settimana.

Non rappresenta niente per me. Niente di niente.

Ho detto niente.

Lucio, ma ti stai ascoltando? Un mare di cazzate. Tu a Cecilia ci pensi, ci pensi spesso. Anzi sempre, ad ogni ora, ad ogni minuto. E il suo regalo ti ha fatto tremare, ti ha fatto quasi stramazzare al suolo. Sei quasi morto dalla felicità e dall’imbarazzo. Avresti forse veramente preferito svenire, cadere per terra, risvegliarti altrove. In un’altra galassia, un altro universo, uno spazio tempo sconosciuto. Avresti voluto saltare, urlare, forse pure piangere.

Ti sei sentito vivo. E’ questo che ti ha fregato Lucio.

Cecilia ti fa sentire vivo. E non dire di no, non ci provare.

Stai provando delle emozioni. Forse le stai provando tutte in una volta e non ne sei più abituato.

Ma non avere paura. E’ decisamente peggio non riuscire a sentirne nemmeno una.

**

Cecilia è piccola e quando la guardo vedo la figlia che vorrei avere.

“Grazie Cecilia, ti volevo dire grazie per il tu regalo. Ho già scritto qualche barzelletta: ogni volta che ne dico una poi la scrivo.”

“Lucio, come stai oggi? Sono felice che tu stia scrivendo.. “

Oggi mi sembra più spenta.

“Sto bene grazie, ho molta fame.”

“Oggi pasta al pesto.”

Non mi ha mai risposto in modo così freddo. E senza sorriso.

“Come stai?”

“Io? Tutto bene Lucio, tutto bene..”

Ok, significa che non ne vuole parlare. Meglio andare via. Vado a mettermi in fila per la pasta al pesto. Due piatti, oggi ne mangio due piatti.

E invece no.

“Hai detto una bugia.”

“Come?”

“Cecilia, mi hai detto una bugia. Hai detto che va tutto bene, ma non è vero. Altrimenti avresti sorriso. E mi avresti portato un piatto di pasta senza farmi aspettare. E avresti chiesto una barzelletta. E … sarebbe stato meglio.”

“Sarebbe stato meglio, hai ragione.”

Cecilia mi guarda con gli occhi trasparenti. Le scendono lacrime grosse come fiumi in piena. Non ho mai visto davvero delle lacrime così grandi.

O forse non ho mai più visto nessuno piangere. Nemmeno me stesso.

Cosa dovrei dire? Non lo so.

“Perché piangi?”

“Non voglio andare via.”

E’ già passata una settimana, come ho potuto dimenticarlo?

“Non andare allora, non andare.”

Cecilia mi guarda, mi sembra spaventata. Posso capirla. Un vecchio barbone che piange per il suo addio non deve essere rassicurante.

Si gira, mi da le spalle e mi fa segno di seguirla fuori.

Arrivederci pasta al pesto. Ho lo stomaco sotto sopra.

**

26 settembre, ore 17:50

Mi chiamo Cecilia, ho 24 anni. Sono milanese ma vivo in provincia. La città mi fa schifo, ho bisogno di aria e di spazio per respirare. Mi piace leggere, mi piace scrivere, non studio all’università e per questo i miei genitori non mi hanno ancora perdonata. Non ho un lavoro fisso e per loro questa è una grande disgrazia. Ma io me ne frego e li amo lo stesso. E’ banale il loro modo di rimproverarmi: la vita evolve, dobbiamo seguirla piuttosto che restare ancorati alle solite convinzioni. Non studio sui libri perché la vita mi ha portata altrove ad imparare le cose. Mi sono lasciata guidare e sono finita in posti meravigliosi, ho scoperto cose che non avrei mai trovato scritte nel migliore dei libri. Eppure credo che un giorno tornerò a studiare. Mi piacerebbe studiare la letteratura, le parole di chi è venuto prima di me. Confrontare il loro modo di descrivere le cose con il mio. Chi lo sa.

Ho passato una settimana facendo volontariato in una Cucina Popolare. Sono venuta qui per caso, invitata da un amico. Non me ne voglio andare.  Per qualche strana ragione sento di dover rimanere, come se ci fosse una voce ad implorarmi di trovare un modo per restare.

Che sia quella di Lucio? E’ la persona che più mi ha colpito qui alla cucina. E’ un uomo dalla dolcezza disarmante. Quando lo guardo vedo un padre, vedo l’immensità dell’amore che un padre dovrebbe riversare addosso ai propri figli.

Eppure non ne ha. Mi hanno raccontato la sua storia. Faccio fatica a digerirla perché mi sembra così dolorosa. Comunque lui potrebbe rappresentare un buon motivo per rimanere.

Ne voglio trovare altri due. Mi sono imposta di trovarne almeno tre perché mi sembra possano giustificare la scelta folle di trasferirmi in una nuova città solo per poter continuare a restare in questa cucina.

Forse potrei inventarmi qualcosa: ho bisogno di far lavorare la mente.

**

“Lucio, oltre a raccontare le barzellette, hai qualche altro talento?”

“No. Mai avuti. Ma dentro la mensa c’è Giorgio che scrive canzoni e Antonia che balla benissimo. Perché?”

“Mi servono tre ragioni per stasera. Tu sei la prima. Forse abbiamo trovato le altre due.”

Andiamo..

  • a casa di Cecilia (80%)
    80
  • dall'altra parte del mondo (0%)
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  • avanti di un mese (20%)
    20

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14 Commenti

  1. (alla parte del veleno da due diversi bicchieri ho tremato: immagine di cristallo)

    Quando dicono che per scrivere ci vuole coraggio… per ballare così dalle barzellette ai temi seri…senza perdere un passo…. mi vieni sempre in mente…. continua così piccola Toss… io sono sempre qui… lo sai <3 bravissima <3

  2. Ho voglia di seguirti Serenamente, con la speranza di ritrovare un riscatto emozionale che faccia del bene al tuo ( e nostro ) Lucio.
    E’ una storia toccante soprattutto per chi, come me, ha compiuto da poco 51 anni e per di più con un lavoro precario. La lettura di alcuni racconti può essere utile per riflettere e caricarsi di coraggio, complimenti!
    Ho votato per il regalo di Cecilia, bisogna sempre avere fiducia in qualcuno…
    Ciao e a presto!

  3. Cecilia mi ha fatto un regalo
    Ciao, serenamente. Parafrasando Lucio: il mio nickname è JAW, ha tre anni e gli piace come scrivi 😀
    Solo una cosa: nella frase “…andare e venire dalle mani con la stessa velocità di una saponetta che scivola sotto l’acqua mentre uno si lava le mani”, l’immagine è molto efficace, ma a mio parere viene appesantita dall’eccesso “didascalico”: avrei omesso il secondo paio di mani 🙂 dal mentre in poi, l’analogia si capisce benissimo lo stesso.
    Ciao, a presto

  4. Ci sono spigoli da limare, è normale…ma una cosa è sicura: sotto uno strato sottile come una velina di nero carbone c’è un piccolo diamante.
    Sai scrivere. E anche questo incipit ne è la conferma.
    Tratti un argomento “noto”… voglio vedere come lo gestisci e quanto ti distaccherai dal banale.

    Ovviamente ti seguo con il cuore gonfio 🙂

  5. Ciao Serenamente,
    ho letto l’altro tuo racconto e sono passata a dare un’occhiata anche a questo.
    La vita di un uomo senza più chiavi di casa da tenere nelle tasche, senza tetto sulla testa e senza più neanche un nome intero è una storia difficile da raccontare, senza cadere nel buonismo o nella commiserazione. Il tuo incipit promette bene, immagino che ci sarà tempo di scoprire come vive oggi, al momento mi piacerebbe sapere cosa lo ha portato fin qui.
    La ragazza nuova potrebbe essere una che presta la sua opera per scontare una condanna ai lavori socialmente utili, magari Lucio potrebbe aiutarla a venir fuori da qualcosa. Non so, è una mia ipotesi.
    Ti saluto e ti auguro una buona domenica.
    Alla prossima!

  6. Complimenti per la storia, ottime descrizioni e i dialoghi li ho trovati davvero divertenti. La personalità di Lucio è ancora da svelare, ma quel pezzettino che hai lasciato come inizio mi ha incuriosita. Ottima anche l’idea di trattare di questo tema, non da molti trattato, appunto. O magari, non ho letto abbastanza, non lo so. In ogni caso, ti seguo, alla prossima!

    • Ciao lividsoul. E’ vero, credo che questo sia un tema poco trattato. Ma mi ha toccato in prima persona nelle settimane passate e quindi ho deciso di farmi coraggio e provare a raccontare un pezettino di mondo che ho scoperto avvicinandomi in punta di piedi ad un mensa di quartiere.
      Spero possa continuare a piacerti.
      A presto!

  7. Ciao! Ho visto la tua storia e mi ha incuriosito il titolo, ho fatto bene a passare. Mi piace molto il carattere di Lucio, e ho votato per il suo passato, vorrei sapere di più su cosa o chi lo ha portato nelle strade. Bella descrizione e i dialoghi li ho trovati anche divertenti, a dirla tutta. Alla prossima!

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