Lucio Senza/tetto.

N. 123

“Lucio Palmieri… sono il 123.”

“Centoventitre… Ciao Lucio, buongiorno! Porti a casa anche qualcosa per cena?”

“No, è una giornata di merda.”

“Anche nelle giornate di merda bisogna mangiare. Oggi lo Chef ha dato il meglio di sé.”

“E’ una giornata di merda.”

“Dai Lucio.. Buon appetito!”

Mi chiamo Lucio, ho 53 anni, vivo per strada. Per strada significa che non ho un tetto sotto il quale passare la notte, non un fornello per cucinare, non una doccia per lavarmi la mattina: niente di tutto ciò. Non ho un mazzo di chiavi a farmi pesare le tasche perché non ho niente che sia solo mio, niente che una serratura debba proteggere. E’ difficile spiegare l’assenza, soprattutto a chi non ne ha mai sentito parlare. Sarebbe molto più semplice elencare tutto ciò che si possiede: fare una lista di ciò che non si ha, invece, può diventare parecchio difficile.

E’ per un bambino che ho inventato la storia delle chiavi. Passeggiando con la madre qualche anno fa un bambino magrettino, trovandomi disteso sotto i portici del centro aveva chiesto:

“Perché questo signore non dorme a casa sua?”

“Perché una casa non ce l’ha.”

Cara mamma, avrei voluto chiedere, pensi che la curiosità o forse la preoccupazione di tuo figlio si possano esaurire così? I bambini non sono mai sazi e soprattutto, vedono dove i nostri occhi non sanno più guardare.

“E cos’altro gli manca? Forse lo potremmo aiutare…”

Silenzio.

“Un mazzo di chiavi” avevo risposto io, togliendo la signora dall’imbarazzo che suscita la verità.

“Ho perso il mio mazzo di chiavi chissà dove ed ora non riesco più a tornare a casa. Ma lo troverò prima o poi, non ti preoccupare.”

“Ti aiuterò a cercarlo, anche io una volta ho perso la chiave della mia bicicletta.Per fortuna il papà ne aveva una di scorta.”

Già, per fortuna. Anche a me servirebbe una vita di scorta. O forse no Lucio, che cazzo dici, forse stai meglio così. Devi solo imparare a smettere di lamentarti.

**

Dicevo, sono Lucio, ho 53 anni, vivo per strada e mi piace molto raccontare barzellette. Non so fare niente di speciale: non so suonare, tanto meno disegnare o scrivere. Spesso per strada ho incontrato artisti mancati: io non faccio parte di questa categoria. Mi piace raccontare barzellette, ne so a centinaia. Riesco a ricordarne di nuove ogni giorno ed è per questo che sono conosciuto fra la gente. Non so fare niente di buono però almeno qualche volta regalo un sorriso.

Sono un vagabondo, un senzatetto, un barbone, un clochard, un… non so più nemmeno io quale nome dovrei scegliere per me.

Vengo qui a mangiare ogni giorno all’ora di pranzo perché tutti in questa cucina mi chiamano Lucio e basta, senza per forza dover specificare che cosa io sia o a quale categoria io appartenga.

Non importa ciò che mi manca, non contano i miei “senza”: qui sono Lucio e questo può bastare. O meglio, sono anche il numero 123, ma ormai ci sono così tanto affezionato che lo sento quasi come un cognome.Mi ha fatto sempre e solo bene.

**

“Buongiorno, oggi di primo fusilli al sugo di pomodoro e melanzane. Metto anche del formaggio?”

E questa chi è? Tutti sanno che odio il formaggio.

“No, il formaggio mi fa schifo. E oggi è una giornata di merda.”

“Mi dispiace, non lo sapevo. Domani me ne ricorderò.”

Torna con un piatto di pasta fumante ed un sorriso che poche volte mi era capitato di intravedere tra questi tavoli. Forse non conosce i miei gusti, ma inizia a piacermi.

“Ora le porto anche un po’ di pane… e del melone, ne abbiamo in abbondanza.”

Mi piace sempre di più: è attenta alle piccole cose. E’ molto giovane, chissà cosa ci fa qui.

“Ecco, buon appetito a lei.”

“Mi chiamo Lucio. Sei una nuova volontaria?”

“Piacere, Lucio. Io sono Cecilia. Sono una volontaria si, ma solo di passaggio. Mi fermo una settimana.”

Ora che la guardo mi sembra che sorrida ancora di più. Potrebbe essere mia figlia, avrà circa vent’anni. Le sono grato per questi piccoli gesti di gentilezza ma non sono capace di farglielo notare. Così, ancora una volta, gioco la carta che più mi appartiene.

“Posso raccontarti una barzelletta?”

“Sentiamo!”

Con la mente cerco qualcosa che la possa divertire. Niente di volgare,è una ragazza per bene,si vede.

“Come si chiama il direttore delle poste di Dublino?

Frank O’boll!”

Cecilia ride divertita e guarda i miei compagni che sorridendo fingono di tapparsi le orecchie. Questa l’hanno sentita mille volte.

“E’ sempre così simpatico Lucio?”

“A volte è anche peggio. Te ne è capitata una delle migliori.”

A parlare è Mario, seduto all’altro capo del tavolo. Ci conosciamo da quando abbiamo iniziato a frequentare la mensa. Lui a differenza mia una casa ce l’ha, ma gli manca la salute. Siamo amici e vederlo qui ogni giorno mi fa stare bene.

Finisco il mio piatto di pasta: uno dei migliori che io abbia mai mangiato.

Prima di uscire insieme agli altri, Roberto mi ferma poggiandomi una mano lungo il braccio:
“Lucio, come mai oggi è una giornata di merda? Hai bisogno?”

“No Roberto, dimentica tutto. La pasta al sugo ha cancellato i dispiaceri.”

Grazie al cielo esiste questo posto.

Lucio è un personaggio che ha molto da raccontare. Vi piacerebbe sapere qualcosa:

  • riguardo il suo unico punto fisso: la mensa. (10%)
    10
  • riguardo la sua vita passata. (che cosa lo ha portato fino a qui?) (80%)
    80
  • riguardo la sua vita presente (dove vive?con chi?come passa le sue giornate?) (10%)
    10
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12 Commenti

  1. Ho voglia di seguirti Serenamente, con la speranza di ritrovare un riscatto emozionale che faccia del bene al tuo ( e nostro ) Lucio.
    E’ una storia toccante soprattutto per chi, come me, ha compiuto da poco 51 anni e per di più con un lavoro precario. La lettura di alcuni racconti può essere utile per riflettere e caricarsi di coraggio, complimenti!
    Ho votato per il regalo di Cecilia, bisogna sempre avere fiducia in qualcuno…
    Ciao e a presto!

  2. Cecilia mi ha fatto un regalo
    Ciao, serenamente. Parafrasando Lucio: il mio nickname è JAW, ha tre anni e gli piace come scrivi 😀
    Solo una cosa: nella frase “…andare e venire dalle mani con la stessa velocità di una saponetta che scivola sotto l’acqua mentre uno si lava le mani”, l’immagine è molto efficace, ma a mio parere viene appesantita dall’eccesso “didascalico”: avrei omesso il secondo paio di mani 🙂 dal mentre in poi, l’analogia si capisce benissimo lo stesso.
    Ciao, a presto

  3. Ci sono spigoli da limare, è normale…ma una cosa è sicura: sotto uno strato sottile come una velina di nero carbone c’è un piccolo diamante.
    Sai scrivere. E anche questo incipit ne è la conferma.
    Tratti un argomento “noto”… voglio vedere come lo gestisci e quanto ti distaccherai dal banale.

    Ovviamente ti seguo con il cuore gonfio 🙂

  4. Ciao Serenamente,
    ho letto l’altro tuo racconto e sono passata a dare un’occhiata anche a questo.
    La vita di un uomo senza più chiavi di casa da tenere nelle tasche, senza tetto sulla testa e senza più neanche un nome intero è una storia difficile da raccontare, senza cadere nel buonismo o nella commiserazione. Il tuo incipit promette bene, immagino che ci sarà tempo di scoprire come vive oggi, al momento mi piacerebbe sapere cosa lo ha portato fin qui.
    La ragazza nuova potrebbe essere una che presta la sua opera per scontare una condanna ai lavori socialmente utili, magari Lucio potrebbe aiutarla a venir fuori da qualcosa. Non so, è una mia ipotesi.
    Ti saluto e ti auguro una buona domenica.
    Alla prossima!

  5. Complimenti per la storia, ottime descrizioni e i dialoghi li ho trovati davvero divertenti. La personalità di Lucio è ancora da svelare, ma quel pezzettino che hai lasciato come inizio mi ha incuriosita. Ottima anche l’idea di trattare di questo tema, non da molti trattato, appunto. O magari, non ho letto abbastanza, non lo so. In ogni caso, ti seguo, alla prossima!

    • Ciao lividsoul. E’ vero, credo che questo sia un tema poco trattato. Ma mi ha toccato in prima persona nelle settimane passate e quindi ho deciso di farmi coraggio e provare a raccontare un pezettino di mondo che ho scoperto avvicinandomi in punta di piedi ad un mensa di quartiere.
      Spero possa continuare a piacerti.
      A presto!

  6. Ciao! Ho visto la tua storia e mi ha incuriosito il titolo, ho fatto bene a passare. Mi piace molto il carattere di Lucio, e ho votato per il suo passato, vorrei sapere di più su cosa o chi lo ha portato nelle strade. Bella descrizione e i dialoghi li ho trovati anche divertenti, a dirla tutta. Alla prossima!

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