la ventiquattrore

La ventiquattrore. invidia.

Odio Fraboni. Finalmente l’ho detto. Abbasso gli indugi e le reticenze, i se e i ma e la vergogna, sissignori,  la vergogna di odiare qualcuno in tempi di veloci dimenticanze. Peggio ancora: lo invidio. Ancora peggio: invidio più specificamente il possesso del tal Fraboni di una valigia ventiquattrore. A questo punto, qualcuno dei miei annoiati lettori dirà: costui è pazzo da legare e per di più di una pazzia per nulla spassosa, una di quelle pazzie verbose e insulse dalle quali è bene stare alla larga. E invece no. Datemi ancora una manciata di battute e converrete con me che Fraboni merita l’odio e l’invidia e che la sua ventiquattrore non solo è parte integrante dei sentimenti suscitati dall’uomo anzi è la protagonista assoluta e come tale gli ruba la scena ogni momento.  Dirò subito di Fraboni : è alto e bello, porta i baffi e veste all’inglese. Nel ristretto mondo del nostro ufficio, sortisce l’effetto di un volatile esotico, vicino contingente di piccioni domestici avvezzi a briciole e ringhiere. E con ciò? diranno i lettori eventuali. Il mondo è pieno di queste contingenze. E allora passerò immediatamente a parlare della famigerata  ventiquattrore, il suggello sommo dell’eleganza di Fraboni, il segno inconfutabile della sua appartenenza ad una sfera superiore, inarrivabile per noi semplici impiegati e uomini mortali. Immaginatevi un oggetto di squisita fattura, di agile proporzione e di materiale nobile. Una valigetta in pelle color mogano con finiture in metallo brunito. Una creazione perfetta, opera di un artigiano che di questi affari ne sforna al massimo un paio all’anno.

Non l’ho ancora detto: Fraboni è ricco  e lavora per spasso, che niente l’obbliga. Le donne, manco a dirlo gli cascano addosso. Marilisa Bontade, dell’ufficio sinistri (sulla quale avevo fatto un certo disegno), non è guari che l’ho vista scomparire nella sua decappottabile. Immagine finale: il piedino di Marilisa che si stacca dal suolo e balza nella dannata coupè, la portiera si chiude, i sogni (miei) vanno in cocci. Fra noi sfigati circola un sentimento d’invidia color verde assenzio, che però non trova sfogo. Battute e malignerie non toccano minimamente Fraboni, la sua fronte non s’increspa, il suo sorriso resta smagliante. Dispetti? Sembra quasi gli faccia piacere trovare lo specchietto della coupè che ciondola o la poltroncina girevole macchiata d’inchiostro. In queste occasioni s’illumina di gioia segreta e sibila di soddisfazione sotto quei baffi curati. il collega Garavatti, l’altro giorno mi ha dato di gomito ” L’hai notato? la valigetta, il Fraboni non l’apre mai e mai la lascia incustodita. “. Ho alzato le spalle con indifferenza,  ma è vero. la ventiquattrore resta sempre chiusa mentre per le carte d’ufficio, il Fraboni ne usa un’altra, corrente, di pelle nera. “Scommessa!” mi ha provocato Garavatti “il primo di noi che riesce a vedere quello che c’è dentro vince un fine settimana in montagna.Hotel di prima, tutto pagato”. Non ci sono cascato, ho finto indifferenza, noia, altro per la testa. Garavatti è un infido. Capace di andarglielo a raccontare al Fraboni della scommessa. Però l’idea mi solletica e anzi, francamente mi ossessiona.

Cosa accadrà?

  • Lo scrivente potrebbe decidere di scoprire cosa contiene la ventiquattrore (50%)
    50
  • Un improvviso avvenimento potrebbe distrarre lo scrivente dalla sua ossessione (50%)
    50
  • Qualcuno potrebbe consigliare allo scrivente un medico bravo (0%)
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90 Commenti

  1. Ciao Cactus!! Perdonami per il ritardo nel leggere la tua storia, ma ora sono qui. Devo dire che ho trovato molto più scorrevoli e definiti i primi capitoli…e che poi questa scorrevolezza si è un po’ incappata verso il finale. Forse stai perdendo interesse nella storia? O semplicemente può essere un blocco, capita a tutti. Se ti va passa da me, ho appena iniziato il seguito del mio racconto ☺

  2. Ciao cactus,
    la tua è la prima storia che ho letto da quando ho scoperto the incipit qualche giorno fa, mi piace questo horror che si insinua invece di spaventare; ho votato (2 opzione) e aspetto la conclusione della storia, e intanto magari inizio a scrivere qualcosa anch’io…
    Ti auguro di uscirne fuori conservando in qualche modo la sanità mentale!
    A presto!

  3. Ciao Cactus.

    Hai buttato giù l’episodio senza formattazione, aiuto… a volte ho perso le virgolette, aperte o chiuse? Boh, chi parla? Insomma una grossa confusione.

    In tutta questa confusione, l’episodio è deludente dal punto di vista della trama, a meno che tu non abbia in mente qualcosa di clamoroso per chiudere il racconto. Insomma: “è tutto un sogno / è tutta una finzione” non è qualcosa di originale. Sicuramente non è un climax.

    L’unica cosa che non mi delude è la proprietà di linguaggio. Pollice in su.

    Grazie e alla prossima.

    • Buonaseta Achillu. Ho fatto meglio che potevo per creare un ennesimo falso ritorno alla realta’ e la realta’ e’ parecchio deludente a petto della possibilita’, sia pure orrorifica del meraviglioso. E dopo la spaventosa visione della normalita’ e’ meglio il resto. Meglio l’Ufficio Sinistri possa Arturo non uscirne mai… grazie per l’apprezzamento per il linguaggio. In effetti, e’ il personaggio principale.

  4. Rieccomi, cactus. Cioè, non “presto” come ti avevo scritto, ma comunque ci sono 🙂
    Arrivo quasi alla fine di questo racconto particolarissimo: lo definisci Horror, ma direi che “grottesco” è un termine che gli si addice di più. In alcuni passaggi, più di uno, mi ha ricordato le atmosfere di Edgar Allan (una su tutte “Il seppellimento prematuro”, quando Arturo teme di essere intrappolato nel seminterrato e la voce di Maria lo fa ricredere deridendolo).
    La lettura è sempre piacevolissima e scorrevole e devo dire che sfoggi una non comune ricchezza del vocabolario. Questo e l’accuratezza della scrittura mi hanno sorpreso: non ho trovato un refuso fino al quinto capitolo, nel sesto hai dimenticato un po’ di spazi, poi ancora nell’ottavo qualche problemino più serio, che ti è successo? 😀
    Nell’ottavo c’è anche un altro “errore”, o almeno credo:
    Il battente della porta si spalancò di schianto, la lampadina sfrigolò e tutto scomparve.Cado…
    Passi dal passato remoto al presente, ma senza che riesca a capirne il motivo.
    A dirti la verità, cercavo uno schema nei molti passaggi simili nei capitoli precedenti. Ho concluso che probabilmente il presente è da intendersi come il “diario” che Arturo scrive e di cui si fa menzione nel nono capitolo. Però devo dire che la risposta non mi soddisfa: puoi intenderlo così, ma credo che dovresti farlo capire esplicitamente al lettore. O almeno, al me-lettore piacerebbe capirlo 😀
    Insomma, una bella storia di cui intravvedo ma non immagino il colpo di scena finale.
    Sempre parlando di gusti personali, sono rimasto un po’ deluso dal (probabilmente finto) colpo di scena del nono, mi è sembrato poco originale, un po’ sotto gli standard di una storia che invece è molto molto originale ed è scritta con uno stile personale e maturo.
    Leggendo i primi capitoli avevo l’impressione che dedicassi una cura maniacale ad ogni capitolo: letture, riletture, correzioni. Via via che procedevo, mi sono invece convinto che tu scrivi così (bene!) di getto o quasi. Adesso sarei curioso di sapere se ho indovinato.
    Comunque brava, veramente.
    Ciao, ti auguro una quantità di fantastici giorni pari al numero di bacherozzi brulicanti del settimo capitolo (grande scena, superbamente descritta) 😀

    • Buonasera Erri e grazie per il chilometrico post. Che dire? Comincio dalla frase al passato: e’ voluta e assai “sofferta” cioe’ scritta al presente e poi riportata al passato, per ragioni di ritmo e introduzione all’atmosfera straniante (la lampadina sfrigola e la luce si spegne non mi suonava) . Quasi mai sono benedetta dalla capacita’ di scrivere di getto e provo sempre a cercare il ritmo. Trovata banale ma non finisce ancora… c’e’ anche un po’ d’ironia e di gioco volto al grottesco in tutto cio. Grazie per tutti i bacherozzi. Ho la ventiwuattrore pronta

  5. Allora, voto per esclusione: la storia non è finita, quindi escludo l’opzione. Se non è finita, Arturo deve voltarsi indietro, la storia è narrata dal suo punto di vista e deve terminare con questo.
    Quindi la storia comincia ora 😀
    Sì, mi sembra piuttosto improbabile che non ci sia un colpo di scena, anche se non so immaginare quale. Scorrevole e avvincente come al solito, bravo/a (porca miseria, scusa ma non mi ricordo di che genere sei 🙁 )
    Ciao, a presto

  6. Ciao Cactus,
    e così era tutta una messinscena per fare soldi, un reality nell’ufficio sinistri… ho capito bene? be’, Fraboni, e non solo lui, un po’ se l’è meritata l’aggressione. Insomma, povero Arturo, gliene hanno fatto passare di tutti i colori e poi, guai a far scherzi di cattivo gusto, non si sa mai come può finire.
    Voto per la fine di una bella storia.
    Alla prossima!

  7. Arturo Pradella scrive storie.ma non solo.
    Ciao, cactus. Ok, ci siamo. E’ un orrore sottile, ma c’è. E’ come Uzumaki di Junji Itou. Un orrore fatto di paradossi, situazioni allucinanti e realtà in costante evoluzione. Ci sono un paio di refusi, tipo
    “nellavolezza di” ma niente di che. Ottimo lavoro.
    Sono curioso di sapere come finirà questo incubo.

    • Grazie Janiv, mi fa piacere che un po’ della mia inquietudine resti “appiccicata” agli eventuali lettori. E mi piace “raccattare” altrui inquietudini traendo nuovi spuntli per un horror diverso. Mi pia cerebbe lanciare un appello per un rinnovamento del genere a tutti gli appassionati. Avanti tutta.

  8. Arturo Pradella scrive storie.
    Ciao, cactus. Sempre più psichedelica la tua storia.
    Il refuso iniziale mi ha un po’ confuso (cos’era? Morbida cedevolezza?): il “gommapiuma” seguente mi ha sviato, ho pensato che strane creature sintetiche avessero rimpiazzato i colleghi di Arturo 😀
    Forse è anche per questo (aver indicato con precisione sen0 e gommapiuma) che non ho realizzato immediatamente che la scena si svolge al buio. C’è qualcosa di davvero particolare in questa storia, o forse nel tuo stile, non so, un misto di originalità e capacità di creare immagini che mi piace.
    Ciao, a presto

    • Ciao Alex e grazie per la visita e la paziente lettura. Hai proprio ragione, questo racconto è un serpente che si morde la coda. E’ che dall’ufficio Sinistri non si riesce proprio ad uscire. forse, una realtà concentrazionaria… a presto e non demordere!

    • Ciao Napo e grazie per la franchezza. No, non può finire che Arturo si è inventato tutto e buonanotte. Sto sconfinando, rimescolo i generi, pasticcio e non so proprio dove andrò a parare ma proverò a tenere alta la bandiera dei principianti, restando sulla breccia (o affondando con la nave). A presto!

  9. Ciao Cactus,
    Arturo Pradella fa più che scrivere storie.
    Non dirimi che tutta questa avventura finirà con qualcuno che scrive la parola fine e chiude un quaderno… non ci sarebbe nulla di male, per carità, ma mi aspetto qualcosa di più da questo bel racconto.
    Hai ricreato bene la scena del transito lungo lo stretto corridoio, le voci, i polsi sollevati, la mano di Arturo che cerca di raggiungere Marilì e invece aggancia il naso di qualcuno. Molto suggestivo anche il ritorno all’ufficio o a quello che ne è rimasto.
    Aspetto il nuovo e ti saluto, alla prossima!

    • Grazie Allegra, sono contenta che ti sia piaciuto. Sto navigando a vista e spesso infilo nel racconto elementi che tiro fuori anche dalle cose che leggo e che ascolto. La scena al buio, me l’ha suggerita il secondo atto de “La finta giardiniera” odi Mozart. Mi è sembrato che tutto quell’agitarsi nelle tenebre facesse al caso mio. Ora vediamo un po’…

    • Grazie lividsoul, confesso che i prossimi due capitoli mi preoccupano non poco. Qualunque finale sarà deludente. Meno male che almeno un po’ d inquietudine sono riuscita a trasmetterla. Mi chiedo, talvolta cosa sia quello che chiamiamo “io” con tanta naturalezza.Questo, mi spaventa per davvero.Aa presto.

  10. E’ una realtà soggettiva.
    Questa storia sta diventando sempre più interessante, Quasi quasi con queste descrizioni trasmetti ansia anche a me, ovviamente prendilo come un complimento! La lettura la trovo scorrevole e piacevole, il che davvero mi fa rilassare e oltretutto la storia continua a piacermi. Alla prossima, e grazie!

    • Ciao Achillu, incasso il “brava” con grande gioia e ti ringrazio. Sto tentando l’avventura in un genere ibrido che tragga spunto da generi diversi
      Niente che altri non abbiano gia’ inventato . Ci sarebbe una lunga lista di maestri. E’ che la realta’ di questi tempi, mi appare fluida impossibile da definire nella sua essenza. Inquietudine, impermanenza, il ciclo della Terra Morente, forse

  11. Ciao cactus. Perdona la mia assenza prolungata. E’ l’ultimo periodo del mio servizio civile, quindi sto un po’ incasinato. Ho notato giusto un errore nel penultimo capitolo (talv olta) ma per il resto, come ho già detto stai migliorando molto lo stile. Però condivido l’osservazione di Alex. Per ora l’unico horror che vedo è quello alla Lynch, molto caotico e molto grottesco. Deve emergere qualcosa di più forse. Ma già il fatto che hai costruito un’atmosfera surreale e inquietante è un’ottimo risultato. Per questo ho votato che l’Ufficio Sinistri è una realtà soggettiva. Immagina cosa puoi fare.
    Bel lavoro.
    Alla prossima cactus.

    • Non ti scusare, Yaniv, il tempo e’ poco e anche io a volte trovo difficile trovare uno spazio per la scrittura e la lettura. Comunque non si abbandonano, anzi, sono uno spazio di liberta’ assoluta..Senza troppe pretese e visto che la pubblicazione non mi interessa, mi lancio in improbabili sperimentazioni al limite dei generi. Sto provando a tirar fuori la mia stessa confusione senza alterarla troppo, L’avventura umana mi spaventa e mi attrae

  12. Ciao cactus
    L’altro giorno stavo leggendo il tuo Horror, ero arrivato al 3° capitolo, poi mi hanno interrotto.
    E adesso eccomi di nuovo qui.
    Tra l’altro avevo trovato molto gradevole la lettura dei 3 capitoli, coi tuoi personaggi molto vivi e presenti nel racconto (con Arturo, Marilia, Fraboni) molto curiosi a tal punto da sembrare un genere “giallo” piuttosto che un Horror.
    Ho notato che il stile particolare è diverso da quello standard, o è una mia impressione?
    E che cmq, risulta efficace.
    A parte il morto nel seminterrato, il povero Salimbeni, poi mi pare che di Horror ci sia ben poco, almeno fin qui. non succede niente.
    Ad ogni modo complimenti

    …. votato per l’ufficio sinistri è tornato e seguo incuriosito per il finale

    • Ciao Alex, grazie per avermi letto e pure commentato. Sarei una bugiarda se ti dicessi di avete avuto le idee chiare e “horror” fin dal princpio … anzi, ho scelto l”etichetta “horror”, principalmente perche’ io stessa non so definire il genere ibrido della mia scrittura, anche lo stile e’ contaminato. Un po’ ricercato e un po’ “basso”, sguaiato. Sperimento, l’obiettivo e’ lo spaesamento

  13. Ciao Cactus,
    anche con te ho perso un capitolo… mah, a questo punto mi sa che non è una questione soltanto di notifiche, sono io che sono rimbambita.
    Molto ben reso il travaglio del povero Arturo, il tuo horror è un horror atipico che spaventa e allo stesso tempo diverte, un po’ come i vari “Scream”, non so se hai presente.
    Ho votato per l’ufficio che è e non è, vediamo come va a finire, sperando di non perdermi altri episodi.
    Alla prossima!

  14. Voto per l’opzione che più si avvicina alla sensazione che ho da qualche capitolo a questa parte: l’ufficio è e non è.
    Ciao, cactus. Mi è piaciuto davvero: il sogno, con una scena così dinamica resa davvero benissimo, il risveglio nella dura forse-realtà (la chicca sono i richiami al sogno, il bacherozzo, gli integratori). La chiusa ironica. Un piccolo gioiellino, questo capitolo. Complimenti davvero.
    Ciao, a presto

    • Ciao Jaw, gli animali nei racconti mi piacciono sempre in specie quelli non domestici, un elemento di pura irrazionalita’ non governabile, un po’ come il Fato degli antichi e non.solo , hann anche un pregio visivo importante. Credo che i miei racconti siano piu” grafic novel che altro. Mi piaacerebbe saper disegnare

  15. Non so cosa intendi con “L’ufficio Sinistri è e non è” e perciò opto per questa opzione.
    Questo episodio sa molto di Poe con un finale però iperrealista nella voce femminile che prorompe con quel “Gesù, ecco un altro fesso…”. Mi è piaciuto molto il contrasto tra il sogno repellente, il risveglio claustrofobico con la chicca degli integratori – che comunque ho associato ai bacherozzi – e il ritorno alla normalità… del fesso. Brava.

    • E che ti devo dire,Napo, innanzitutto grazie. Rileggendo il tutto dopo averlo pubblicato, avrei voluto togliere qualcosa, snellire per mettete in risalto alcuni punti chiave.
      Gli integratori in scatola dovevano essere una manciata di pillole… errore che devo rimediare e gli orologi, dove sono finiti? Tornano, per forza o per amore.. A presto

  16. Ciao Cactus.

    “Mentre sorbivo i brodarelli delle suore, decisi, una volta per tutte, che avrei dissipato le nebbie in cui si celavano i presunti misteri dell’Ufficio Sinistri, i quali, amio parere, puzzavano di cialtronaggine molto più che di esoterismo e con viva gioia, mi ripromisi di affrontare Fraboni il giorno stesso del mio ritorno al lavoro, intimandogli, per prima cosa, di mostrare il contenuto segreto della valigetta e poi di dare ragione di quel groviglio di pasticche e orologi in cui aveva imbozzolato così abilmente i miei poveri colleghi.”

    Mi sembra un periodo un po’ troppo contorto.

    La storia è intrigante, ho solo l’impressione che negli ultimi episodi non sei riuscita a fare una revisione di ciò che hai scritto. Mi sbaglio?

    Grazie e alla prossima.

    • Ciao Achillu e grazie per la tua puntuale lrttura. Ahime’, in realta’, la mia elaborazione dei trsti e’ stata addirittura ossessiva, di questo ultimo episodio, ho ben quattro versioni diverse. E’ che sto tentando di trasmettere il senso fi angoscia provato fa Arrturo, proprio mediante “l’ avvitamento” deii lunghi periodi ricchi di subordinate. Una specie di discesa circolare, in cui tutto ritorna senza scampo.

    • Ciao, jaw, grazie per la visita. Il mio obiettivo è il “perturbante”, più che un horror classico. Se fosse un film, il mio raccontino somiglierebbe di più a “La casa dalle finestre che ridono”, che a “Profondo rosso”. Preferisco l’angoscia e lo straniamento alle scene “di paura”.

  17. Ciao Cactus.

    Non amo molto lo stile di scrittura in cui il protagonista (personaggio fittizio) si rivolge direttamente ai lettori (persone reali), te lo dico sinceramente. Questo è un mio gusto personale e non è un giudizio né sul tuo racconto né su di te. Per fare una metafora: potrei dire che a me non piace il pesce ma tu lo cucini lo stesso e magari lo cucini pure bene.

    La trama è interessante. Ti sei focalizzata su pochi personaggi e questo mi piace (più del pesce). Il mondo che hai creato nei primi capitoli è inverosimile, qualcuno ha suggerito “alla Fantozzi” e direi che dà questa idea. La prima cosa davvero inquietante è lo scheletro: non solo nessuno ha sentito le urla ma nessuno ha nemmeno sentito l’odore; insomma è da qui che parte l’horror.

    Le pillole degli integratori di Fraboni sono l’altro elemento inquietante. Infine, il fatto che Arturo fosse l’unico a non essere considerato fa di lui l’elemento chiave per uscire dall’incubo. Sono curioso di scoprire dove porterai questo racconto.

    Grazie e alla prossima.

    • Ciao Achillu, grazie, in primis, per il lungo commento. Ti dirò, neppure io sono una fan sfegatata della tecnica molto antiquata (il dialogo personaggio-lettore)di cui parli, però, in questo caso specifico, ho voluto ricreare l’atmosfera di un horror alla maniera di Poe e di calare i miei eventuali lettori nello stesso abisso di straniamento in cui scende passo dopo passo, il povero Arturo. Non so ancora dove tutto questo mi porterà e cosa potrà succedere…

  18. Ma sì, Marilisa scompare.
    Ciao, cactus. Se il tuo intento era farci vivere il delirio di Arturo, direi che ci sei riuscito: i lunghi periodi, i pensieri nevrotici, interessante…
    Però devo ammettere che sono un po’ spiazzato, perché non ho realmente capito dove comincia il sogno, dove il delirio della febbre… mi sembra di intuire che la malattia fosse già presente nel capitolo precedente, da cui il sogno della discesa agli ipogei 😀 E ovviamente non sappiamo ancora nulla di certo su cosa abbia causato questa misteriosa malattia.
    In ogni caso, mi pare chiaro che tu abbia ricercato questa “confusione” o ambiguità del reale, quindi, bravo!
    Ciao, a presto

    • Ciao jaw, la discesa agli ipogei, per Arturo non e’ sogno. Nemmeno io so se il furto della valigetta sia o meno un sogno. La malattia e’ una polmonite virale di tipo acuto che si e’ manifestata di colpo dopo una incubazione di cui non so nulla… grazie. ancora per l’assidua lettura e l’accompagnamento nella discesa

  19. Ciao cactus. Per me Marilisa è centrale in questa storia. Per ciò deve scomparire 🙂
    Attento agli errori grammaticali e ortografici. Giusto per far qualche esempio “profferiva” va scritto “proferiva” . A volte cambi tempi come nella sequenza del sogno, o ti dimentichi i doppi punti per introdurre discorsi. Comunque hai fatto bene a togliere quel fastidioso “continua la tua storia.”
    Sono piccole cose a cui puoi rimediare facilmente.
    Alla prossima 🙂

    • Ciao Yaniv, grazie per avermi segnalato gli errori. Ho scoperto che “profferire” ha il significato di “donare” . Non lo sapevo! Il due punti-virgolette, e’ stato sostituito dalle sole virgolette o dal trattino e addirittura c’e’ chi non mette niente o delle semplici virgole, per prticolari esigenze di stile, comunque, grazie, e’ un argomento da studiare bene. A presto!

    • Ciao Allegra, non riesco piu’ a visualizzare Incipit sul computer e mi sono atrangiata cil telefonino. E’ un serio problema. Il racconto in origine era piu’ lungo e conteneva una svolta decisiva. Grazie per i complimenti, che stavolts non merito davvero. Come e’ buona lei! Chissa’ se ce la faro’ a continuare…

    • Ciao lividsoul, forse le atmosfere gotiche mi stanno coinvolgendo un po’ troppo e un alito di tomba spira sul mio computer che non si connette piu’ ad Incipit. Mi testa la misera ed esasperante tastierina del telefono. Fraboni, nin avrai il mio scalpo!

  20. Fraboni fa un regalo, un altro, lo vedo come una sorta di pusher dell’occulto che regala le prime dosi per poi chiedere il conto 😀
    Ciao, cactus.
    Molto suggestivo il sogno e molto ben raccontato il capitolo. Piuttosto, non so quale fosse la tua intenzione, ma cambiare il tempo verbale per descrivere il (secondo) potrebbe mettere la pulce nell’orecchio al lettore, ossia potrebbe fargli intuire immediatamente c(molto prima della porta per gli ipogei 😀 ) che Arturo non si è ancora svegliato. Be’, forse è proprio la tua intenzione e comunque, a prescindere dalle mie “dietrologie”, si legge con piacere.
    Ciao, a presto

    • Ciao jaw, grazie pr la lettura. Giusta osservazione la tua. Il cambio di verbo puo’ indicate sia il sogno che un ricordo. Tornato in ufficio, Arturo rievoca. La verita’ e’ che ho costruito un grasso, grosso garbuglio horror.Ma ne usciro’ fuori

    • Ciao celestebarbara, grazie! E’ inquietante si, e sempre più inquietante vorrei che fosse. Sono comunque arrivata a quel punto della storia in cui si deve iniziare a tirare le fila e tutto ciò che si è scritto fin qui deve avere una spiegazione. Molto, molto difficile per me resistere alla tentazione dello spiegone. D’altra parte questa è una palestra di scrittura e spero di imparare qualcosa. ogni consiglio è naturalmente bene accetto. A presto.

  21. Ciao Cactus,
    un racconto godibile, divertente e ben scritto. Mi piace il tuo stile, lo trovo … dinamico e colorato. I tuoi personaggi, vuoi per l’ambientazione e il non-cameratismo da ufficio, mi ricordano un po’ quelli di Fantozzi, anche per l’episodio del morto ritrovato dopo anni in un vecchio scantinato, tuttavia lo ricordano a me, non è detto che questo abbia a che fare con la tua idea.
    Ho votato per un regalo di Fraboni e speriamo che, questa volta, vada al povero Arturo.
    Alla prossima!
    p.s. la frase: “comincia a scrivere la tua storie…” alla fine dei capitoli è voluta?

    • Ciao Allegra e grazie anche a te. A pensarci bene, l’idea del Fantozzi horror mi piace. Vabbé, Arturo me lo immagino un po’ più carino, altrimenti le scene hard non mi vengono bene.Un regalo…se viene da Fraboni è un tantino inquietante. Ho messo in pentola così tanta roba che non so neppure io come me la caverò. Se conoscete trucchi per sbrogliare trame, questo è il momento buono per rivelarli alla sottoscritta. A presto.

  22. Ciao cactus. Sono passato per renderti la cortesia. Sinceramente ho notato un paio di errori nella scrittura. Alcune virgole saltate, maiuscole omesse, l’uso di alcune congiunzioni quando non serve. Cose da niente, però si possono risolvere facilmente rileggendo il tutto. Sinceramente l’idea è molto interessante. Hai uno stile molto particolare di scrittura, usi molti termini ricercati e artifici retorici. Però a volte può essere pesante leggere un intero capitolo così. Dovresti intervallare un po’. L’ossessione per la valigetta può essere un ottimo motore per la storia. Sono curioso di sapere cosa si cela al suo interno (se si cela qualcosa). Vai cactus, ti seguo.
    Alla prossima

    • Grazie, Yaniv ! Ho visto, ho visto tutti gli errori che hai notato e anche altre cose che cambierei volentieri. Lo stile magari no, è il mio tratto distintivo ed è strettamente legato al tipo di atmosfera in cui voglio immergere i miei coraggiosi lettori. Pochini, ma con un po’ di voglia di sperimentare .anche come scrittori, senza paura di perdere punti. Ciao a presto, ti seguo anch’io.

  23. A questo punto, voto per la strana esperienza. Non so se mi inquieta di più il protagonista con la sua strana ossessione per la valigetta di pelle, o il Fraboni, con i suoi orologi… Tra l’altro, mi chiedo se quest’ultimo non stia tentando di avvelenare l’ufficio.
    Bel capitolo, la storia continua a sembrarmi originale e imprevedibile, il che è sicuramente un bene.
    Alla prossima!

    • Ciao Beatrice, l’idea che il perfido Fraboni abbia in mente di avvelenare tutto l’Ufficio Sinistri è davvero divertente e ora che ci penso potrebbe servirmi nel caso non sapessi come venire a capo di questa storia che sto ingarbugliando sempre di più. La verità è che mi sto divertendo un sacco, grazie ad Incipit e alle vostre letture!

  24. Ciao jaw e grazie, mi sto lasciando prendere, la notte, prima di addormentarmi mi calo nel personaggio di Arturo Pradella e abbandono ogni residuo d’incredulità. Dormo male ma mi diverto. Anche tu, del resto, sei un frequentatore d’incubi un po’ come tutti gli altri da queste parti. mi piacerebbe molto vederti alle prese con un horror non convenzionale.

  25. Arturo vive una strana esperienza, o almeno, questo è ciò che credo di vedere 😀
    Mi è piaciuto molto questo terzo capitolo, nulla da dire. Quello che mi piace di più è il tono tra il sarcastico e il grottesco, ottimo humus per lo sbocciare – imminente – dell’orrore.
    Ciao, a presto

  26. Visto com’è andato l’appuntamento, il riacutizzarsi dell’ossessione per Fraboni è d’obbligo 😀
    Ciao, cactus.
    La tua storia è interessante, soprattutto per l’ambientazione e i toni che tutto farebbero presagire tranne che un Horror: siamo in un ufficio, popolato da la tipica fauna fantozziana (a proposito, è Fraboni o Carboni? 😀 😀 ), un ecosistema dove di norma il più feroce evita di offrire il caffè al collega 🙂
    Eppure, un horror…
    La scrittura è scorrevole e curata, nel primo capitolo sentivo un po’ l’effetto “diario segreto”, ma in questo secondo, complici sicuramente i dialoghi (tra l’altro resi in modo originale ma interessante) non lo avverto più.
    Vediamo in quali abissi di orrore vorrai portarci 😀
    Ciao, a presto

    • Ciao jaw,grazie per il tuo commento e per l’attenta lettura. Gli uffici, come tutti i “piccoli mondi chiusi ” hanno, a mio parete, delle grandi potenzialita’ anche in capo horror. Dietro la mancata offerta di un caffe’, potrebbe celarsi un astio segreto, una invidia assordante
      L’Ufficio Sinistri, e’ un bicchier d’ acqua.dove si scatenano tempeste e dove si muore in modo assai strano…

  27. Ciao cactus! Prima di tutto complimenti per come hai scritto questi due capitoli. Mi piace molto come il narratore dialoghi con chi legge. Quasi fosse seduto al tavolo con noi per raccontarci la sua storia. L’ambiente grottesco dell’ufficio è quasi fantozziano:-) sono curiosa e voto per l’indagine sulla morte di Salimbeni! Aspetto il prossimo:-)

  28. Voto per l’ossessione per il Fraboni, che mi pare un elemento interessante e originale. L’Ufficio Sinistri ha un certo eco fantozziano, ma questa storia della ventiquattrore e degli orologi invece mi ricorda un po’ il buon Buzzati. Mi piace come scrivi (fatta eccezione per un paio di sviste ortografiche, più che altro maiuscole che saltano) e mi piace il soggetto della storia.
    Resto curiosa di leggere dell’altro.

    • Ciao Beatrice e grazie. Ollre alle sviste ortografiche (sono ciecatissima), ci sono parecchie cosucce che cambierei nella scrittura dei racconti e sarebbe bello parlarne con voi. Esempio: i dialoghi con Marilisa a tratti sono un po’ “finti”. A presto e fammi sapere che ne pensi.

    • Grazie lividsoul. Il tuo è il primo commento che ricevo e capirai, sono emozionata.Chissà come me la caverò, comunque me la sto spassando a immaginare una specie di percorso di guerra disseminato di trappole per lettori. spero di non finirci dentro io.

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