Il tombino maledetto.

Dove eravamo rimasti?

Che succede adesso? Cerchiamo nell'armadio se c'è qualcosa che possa tornarci utile. (75%)

La centrifuga del terrore.

“Chi c’è stato?” Chiese ancora il Fato Beffardo.

“Ma nessuno, figuriamoci.” rispose il Rinocestruzzo. 

“Sniff sniff… Tu menti.”

“E perché mai dovrei mentirvi, Signoria? Scusi l’ardire – e se mi permetto – ma non ho sempre dato segno di lealtà nei suoi confronti? Non ho sempre mantenuto fede al nostro accordo? Il nostro accordo fruttuoso per entrambi: lei non mi uccise, e io la servo.”

La discussione andava avanti nella stanza – se si poteva chiamare stanza – mentre Davide e Marco dentro l’armadio cercavano di decidere come muoversi. Lo dovevano fare velocemente, e lo dovevano fare anche in silenzio, dato che fuori dall’armadio i due esseri stavano sì ragionando a voce alta, ma comunque lo stavano facendo a pochi metri da loro.

“Cerca se trovi qualcosa di utile.” Disse Davide a Marco. Lo disse con un filo di voce simile ad un sibilo.

“Vaffanculo: io non cerco proprio un cazzo. Non so se hai notato, ma siamo nella merda fino alle orecchie, e qui mi sa che urge trovare un modo per scappare. Non perdere tempo a rovistare tra le quattro cazzate che ci sono in questo armadio.” Marco era decisamente arrabbiato.

“Ecco!” sussurrò trionfante Davide, impugnando un martello da guerra – peraltro molto simile a quelli dei nani nello Hobbit.

“Si, benissimo: e cosa intendi fare?” gli chiese Marco “Uscire dall’armadio sventolando quest’aggeggio?”

“Sempre meglio che stare qui a vita, no?” rispose Davide.

“Ma non sono mica tanto convinto, sai?!”

SBAM! In quell’istante si spalancò la porta dell’armadio ed i due si trovarono di fronte il testone da cinghiale di Fato. Non sembrava – purtroppo – neanche troppo beffardo mentre sussurrava loro, fra i denti “Eccovi qui, tramezzini.”

Preso dal panico Marco scivolò fra le gambe del bestione, mentre Davide gli scaricava con tutta la forza che aveva in corpo il martello da guerra sul piede. La bestia urlò di dolore e assestò uno schiaffo col dorso della zampa-mano a Davide facendolo volare per tutta la stanza fino a colpire la parete opposta, di fianco al Rinocestruzzo, che dal canto suo stava cercando di liberarsi dalla catena che lo teneva prigioniero.

Marco dette un morso alla gamba del Fato che urlò nuovamente, lo prese e lo scaraventò dove aveva lanciato Davide.

Ci fu un attimo sospeso in cui i quattro si fissarono: il Fato da un lato e Davide, Marco e il Rinocestruzzo dall’altro.

“Siete morti.” disse Fato.

“Parliamone.” disse Rinocestruzzo.

“Fottiti.” Disse Davide.

“Frag-Niggu-SemBlem-figarù.” Disse Marco. E si aprì un vortice in mezzo alla stanza. Un vortice enorme che sprigionava venti e saette, come un buco nero con dentro una collezione di tempeste.

“Andiamo.” Disse Marco.

Davide e il Rinocestruzzo si girarono a guardarlo.

Che facciamo, eh? No, dico: che facciamo?

  • MA io direi che mentre il Fato è distratto dal vortice noi potremmo anche scappare, no? (0%)
    0
  • Ma se invece provassimo a spingerci dentro il Fato Beffardo? (100%)
    100
  • Che domanda del cazzo: Saltiamo nella centrifuga del terrore! (0%)
    0

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12 Commenti

  1. Uhm se il tombino è “maledetto”.. vuol dire che purtroppo i due ragazzi lo scopriranno a loro spese? Sciuramente la curiosità stimola ad andare a controllare cosa succede ma a scendere… forse solo 18enni un po’ troppo spavaldi lo potrebbero decidere così.. alla leggera! Vediamo quindi…

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