Il destino.

Un destino intralciato.

Gli esseri umani si sa, hanno vita breve. Non sanno quando questa sarà portata via da loro, e allora, tentano in tutti i modi di viverla al meglio, facendo sì che questa si allunghi. Si mantiene la salute in buono stato, e nel mentre si ottiene qualche piccola gioia o qualche grande soddisfazione, magari dei figli o una semplice promozione al lavoro. E’ davvero bella la monotonia, tanto che si odiano gli imprevisti spiacevoli, magari un guasto alla macchina o la sfortuna in sè.

Ma le tragedie, oh, quelle non sono all’ordine del giorno per il singolo: ecco perchè l’agonia supera l’odio in quei rari casi La bambina di appena cinque anni se ne rese conto troppo presto per la sua giovane età. 

Rimase ferma, in piedi in mezzo alla stanza sentendo il suo fragile corpo tremare, neanche il pupazzo che abbracciava strettamente riusciva a calmarla con quel suo colore rosa opaco, il suo preferito. Glielo regalò la sua mamma vincendo ad un gioco della fiera locale, era davvero la migliore. Non si scomponeva mai, desiderava essere come lei. Però, in quel momento persino la sua mamma stava piangendo mentre cercava qualcosa nei cassetti. Il papà era occupato a tenere la porta.

Uno sconosciuto era entrato all’interno della casa, voleva far loro del male. Voleva portare via i suoi amati genitori, forse voleva fare del male anche a lei. Al solo pensiero le lacrime imperversarono ulteriormente, ma non ebbe il coraggio di urlare. Era letteralmente paralizzata, sentiva di voler gridare e andare da sua madre, che con le sue braccia l’avrebbe stretta a sè sussurrando di seguito il suo piccolo “va tutto bene”, ma la mamma non poteva. 

-Non la trovo!- urlò la madre allo stremo, quelle poche ciocche di capelli che si liberarono dalla coda fatta male ricaddero sulla fronte sudata, mentre il suo sguardo ricadde sul marito che oramai a stento riusciva a sostenere la porta e infine sulla sua piccola. Oh, quanto la amava, la sua piccola Jane. Era così fragile, come avrebbe fatto senza di lei? Il solo pensiero di doverla lasciare le strappava il cuore e lo riduceva in cenere, però lei doveva sopravvivere. Lanciò un breve sguardo al marito che lo ricambiò subito. Era tempo di dirle addio, le avevano davvero tentate tutte. La tragedia era inevitabile, ma loro dovevano salvarla a tutti i costi.

-Amore, vieni, vieni…- le sussurrò, mentre il marito lanciò un urlo di disperazione. Qualcuno doveva pur averlo sentito, sarebbe arrivata la polizia, c’era ancora speranza? La bambina si avvicinò alla mamma, chiamandola per nome, singhiozzando sul suo petto. 

-Devi farmi una promessa, e devi giurarmi che la manterrai assolutamente. Se non lo farai la mamma si arrabbierà, molto.- la donna tentò di esser forte, ma la sua voce rotta la tradì. Fece finta di niente, mise su il sorriso sereno che la figlia le vedeva sempre in volto. Credeva che Jane non capisse davvero cosa stava accadendo, ci sperava almeno. Aveva solo quella vana speranza. 

-Karen!- urlò l’uomo, rimettendo le sue ultime forze per tenere la porta ancora chiusa. I boati si fecero sempre più forti, il tempo scorreva. Stava per finire. Jane si voltò per vedere il padre impegnato nello spingere ancora la porta, non lo aveva mai visto così tanto in difficoltà: era un grand’uomo, davvero robusto, ma non aveva mai fatto simili sforzi. Però suo padre doveva farcela, sì. Era forte, lui. Ma non quanto bastava.

La bambina venne di nuovo strattonata dalla madre, che la trascinò nell’armadio, indicandole col dito sulle labbra di stare zitta. -Amore, adesso dovrai rimanere qua- – sussurrò velocemente la donna guardandosi freneticamente dietro a sè, ma Jane le prese la camicia sudata, e finalmente trovò le parole.

-Mamma, non voglio stare qua!- disse ad alta voce la bambina, ma subito la madre la zittì in modo brusco, ricomponendosi solo dopo. -Te lo prometto, quando tu aprirai le ante di questo armadio, io sarò ancora qua. Però, fino a quando non ti dirò di farlo, tu devi promettermi che rimarrai qua. Facciamolo, okay?- chiese la madre, e con un sorriso così tanto dolce e colmo di speranza, che la bambina non potè far altro se non annuire, impegnandosi nella stessa promessa che le salvò la vita. Il pupazzo le cadde ai suoi piedi da prima, ma non fece a tempo a riprenderlo che la madre chiuse subito le ante, proprio prima di un forte boato. 

Jane sussultò, rimanendo immobile e sentendo il padre gridare. Si tappò le orecchie e si accucciò, ma quelle urla erano troppo forti, strazianti. Il silenzio veniva lacerato proprio come la sua anima veniva segnata da un destino troppo crudele per lei. Quando finì tutto, rimase ancora ferma. Doveva mantenere la promessa, però, dov’era la mamma? Sbirciò, con quella tipica insicurezza di chi non voleva deludere qualcuno, ma vide solo del rosso sul pavimento. Provò orrore, ma di nuovo, non riuscì ad urlare. 

Poi, di colpo vide azzurro. Un azzurro ghiaccio, lo stesso degli occhi della mamma. Però lo riconosceva, quell’occhio non apparteneva alla sua mamma. 

Rivedremo Jane all'età di diciassette anni con una nuova famiglia, come sarà lei?

  • vive la sua vita in modo monotono, ricorda ogni singolo dettaglio ma finge di non sapere agli occhi altrui, non vuole parlarle in alcun modo (60%)
    60
  • ricorda ogni singolo dettaglio e frequenta lo psicologo a causa dei gravi problemi dovuti al trauma (40%)
    40
  • non ricorda quasi nulla dell'accaduto, la memoria ha rimosso quasi tutto a causa del trauma, se non l'occhio e il senso d'angoscia (0%)
    0
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28 Commenti

  1. Ciao Fenice. Non ti preoccupare, anche se la storia sta procedendo lentamente è comunque una bella storia. Ci sono alcuni piccoli errori ortografici, come l’usare la congiunzione “ed” seguita da una virgola, oppure quando scrivi “io vivevo nell’ombra del mio terrore, mentre lui ne parlò con una quasi conoscente”. Avresti dovuto scrivere “io vivevo […] mentre lui ne parlava” e così via.

    Se vuoi un consiglio, per evitare di sentire che la storia non sta andando da nessuna parte pianifica in anticipo il suo andamento. Mi spiego: hai a disposizione tre opzioni. Devi dare opzioni che cambino molto il come andrà la storia. Scrivi già una breve descrizione di cosa accadrebbe se venisse approvata ogni singola opzione. Poi rifallo, stavolta al secondo livello. Da ogni opzione ne nascono altre tre. Anche in questo caso descrivi cosa potrebbe succedere se i lettori scegliessero quella via e non altre. Ovviamente fermati qui, non puoi scrivere 200 e passa opzioni, ma ti aiuterà a tenere il passo della storia e capire come puoi gestirla.

    Dai Fenice, non ti abbattere, puoi farcela. Alla prossima 😉

  2. Salve! Innanzitutto, grazie se siete arrivati fino a qua e intendete lasciare un commento su questo capitolo (un altro, come me). Volevo solo comunicarvi che effettivamente mi sono un po’ ritrovata nel pallone negli ultimi capitoli a causa delle scarse idee e soprattutto di come poterle realizzare al fine di non annoiarvi, quindi spero di aver fatto un discreto lavoro. ^^

  3. Ciao fenice. Era da molto tempo che dovevo passare, ed eccomi qua. I primi capitoli sono molto ben caratterizzati. Si sente proprio l’emozione della protagonista nel dover assistere all’orrore che le si presenta davanti. Però quest’ultimo capitolo non è molto ordinato. Cioè, ho notato un po’ di confusione nell’ultima parte della storia. Sicuramente ora che sei arrivato a metà dei capitoli disponibili sono certo che darai un’accelerata al ritmo e sarà molto più intrigante.
    Ho votato per fare la conoscenza di qualcuno ma…
    Sicuramente potrà aprirti molte possibilità.
    In gamba fenice.
    Alla prossima 🙂

    • Ciao Yaniv! Ti ringrazio per il tuo commento, effettivamente negli ultimi capitoli sto riscontrando molte difficoltà, anche se sto cercando di non far risultare la storia banale agli occhi dei lettori. Grazie per la lettura e il commento, alla prossima!

  4. Be’, è evidente che qualcuno di molto cattivo vuole comunicare con lei, perciò verrà contattata su internet 😀
    Ciao, feniceantica.
    Un assassino spietato, una bambina e omicidi efferati. Ci sono tutti gli elementi per una storia spaventosa. Ho letto i tre capitoli insieme e devo confessarti che ho preferito i primi due capitoli a quest’ultimo, che mi pare manchi un po’ di organicità, nel senso che il filo narrativo è un po’ spezzato: quando ci racconti dello zio l’impressione è di procedere a balzelli: ci dici che è un investigatore e che è furbo, poi lasci spazio ai pensieri di Jane, quindi ritorni sullo zio e ci racconti qualcos’altro. Ecco, l’impressione è che il tutto si sarebbe potuto ordinare un po’ meglio.
    Tornando al primo capitolo, interessante l’incipit e la riflessione iniziale. Bello anche come rendi il panico e il terrore (anche se farcelo vivere dal punto di vista da una bimba di cinque anni è una scelta molto ardita). Avrei evitato il corsivo per il resto del capitolo, ma sono dettagli.

    Ciao, a presto

    • Ciao Jaw 🙂 innanzitutto grazie della lettura e del commento, soprattutto su quest’ultimo. Effettivamente hai ragione, di conseguenza tenterò di migliorare al fine di evitare questa piccola mancanza! Per il resto, sono davvero contenta che il mio incipit ti abbia interessato. Alla prossima!

  5. Arrivati a questo punto, dubito che Jane parli: sarà qualcun altro a tirar fuori l’argomento contattandola su internet.
    I capitoli scritti fino ad ora mi sembrano interessanti, sono curiosa di scoprire perché hai inserito la storia in horror e non in thriller (o come si chiama) e di avere qualche informazione in più sull’assassino.
    Alla prossima!

  6. Ciao feniceantica, hai messo su una trama che promette molteplici svolte. Voto il messaggio, naturalmente anche se l’opzione di incontrare il killer senza riconoscerlo era interessante. Specialmente se si ipotizza che la ragazza non potesse farlo proprio a causa del suo trauma. Il punto di vista d’altronde è in prima persona e questo riconoscimento mancato era piuttosto difficile da rappresentare. Gioie e dolori della “prima persona”. Ti seguo con vivo interesse.

  7. Molto bene! Capitolo breve, ma d’effetto, si capisce che Jane è cresciuta, è diventata grande, è dolce, ma severa e timorosa, come deve essere una ragazza con un passato traumatico alle spalle.
    Voto anche io per il messaggio e vediamo come procede.
    Alla prossima!

  8. Scrivi davvero bene, personalmente non ho mai pensato di amare particolarmente gli horror, specie quelli troppo paranormali, qui si sente anche un po’ di crossover con il thriller, ma dalle ultime letture qui su The Incipit forse mi devo ricredere… Non so perché, ma anch’io concordo con la maggioranza, la protagonista riceve un messaggio dal killer, forse senza nemmeno che gli altri se ne rendano conto, ma lei sì!

    • Ciao Nahaman, innanzitutto grazie per la lettura ed il commento, mi ha lusingato parecchio. ^^ Gli horror sono un qualcosa di particolarmente difficile da scrivere, soprattutto da descrivere per quanto riguarda emozioni e aspetti psicologici a parer mio, ed effettivamente concordo anch’io riguardo al crossover ahah. Alla prossima!

  9. Ciao Fenice,
    che bell’inizio! Adoro gli horror, anche quelli che non trattano di spiriti, ma di cose più reali, come un assassino in carne ed ossa….
    Mi si è stretto il cuore mentre leggevo della voce rotta della mamma che tentava, sorridendo, di mettere in salvo la sua piccola… Cosa c’è di più forte del mondo dell’amore di un genitore? Nulla, neanche la follia di un pazzo omicida.

    Seguo! A presto;)

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