Alice

Alice in trappola

Appena aprii gli occhi mi resi conto di essere sdraiata su un letto in una stanza di cui potevo vedere solo il soffitto.

Cercai di mettermi in piedi, ma mi accorsi che sia le mie braccia che le mie caviglie erano immobilizzate. Provai ad alzare il collo per comprendere meglio dove mi trovavo ma un improvviso giramento di testa mi fece desistere. Chiusi per un attimo gli occhi e mi addormentai.

Quando li aprii di nuovo, mi accorsi che una benda ora mi impediva di vedere. Istintivamente urlai, una volta, due, poi tante. Gridavo aiuto e piangevo.

Nulla, intorno a me il silenzio.

Anche se ancora stordita, capii di essere stata completamente spogliata. Mi resi anche conto che oltre ai vestiti mi era stato tolto anche l’assorbente.

Cercai di muovere il polso destro. Potei spostarlo solo di pochi centimetri. Ebbi l’idea che fosse assicurato ad un qualche tipo di cinghia, stretta intorno alla mia pelle. Lo stesso legaccio doveva immobilizzare anche le caviglie. 

Rimasi così per molto tempo. Di tanto in tanto provavo a chiedere aiuto ma ad un certo punto, convinta dall’assoluto silenzio che mi circondava, rinunciai.

Immersa in uno stato di dormiveglia, ad un certo punto, sentii qualcosa toccarmi una gamba. In una frazione di secondo tutti i miei muscoli si irriggidirono e cominciai di nuovo ad urlare. Cominciai a sobbalzare cercando di rompere quei legacci che mi tenevano immobile e aperta.

Dopo qualche secondo di vana ribellione il mio corpo si fermò e sentii di nuovo il contatto con la mia pelle. Non capivo cosa fosse, pensai ad una qualche specie di insetto.

Sentii quella cosa muoversi intorno al mio ginocchio, e quindi salire, lentamente, lungo la mia coscia. Poi fermarsi. Pregai che non fosse una blatta.

L’idea che una bestia del genere potesse volare e posarsi sul mio sesso mi procurò disgusto. La immaginai fermarsi sul bordo delle grandi labbra per suggere i miei umori.

Mi resi conto che mi avevano drogato. I miei pensieri erano deviati, erano pensieri insani. Ero stordita da qualche sostanza che mi era stata propinata inconsapevolmente. Questo mi tranquillizzò. Sentii il tocco scomparire per poi tornare. Si muoveva veloce, adesso era sul mio petto e camminava veloce verso un capezzolo. Arrivò sulla punta e si fermò. Poi un dolore, forte, lancinante.

Pensai che mi aveva punta. Urlai di nuovo, per la paura e per il dolore. Quindi svenni.

Constatai con angoscia che aprire gli occhi ancora una volta non serviva. Ma l’angoscia aumentò esponenzialmente quando capii che adesso anche la mia bocca era costretta da qualcosa che la bloccava. Cercaii di calmarmi perchè mi resi conto che, presa dalla paura, rischiavo di soffocare.

Capii che la posizione delle mie gambe era cambiata. Adesso erano costrette più in alto in modo tale che la mia vagina fosse completamente accessibile. Sentivo l’area intorno alle cosce bagnata, ma non riuscii a capire se era per il sangue delle mestruazioni o perchè il mio corpo aveva ceduto al bisogno di urinare.

Mentre alcune lacrime mi scendevano lungo le guance, sentii che una cosa morbida e calda, cominciava a leccarmi. Ebbi un sussulto. Pensai alla lingua di un animale, forse un cane. 

Cercai di urlare, ma l’oggetto che mi costringeva la bocca non me lo permise.

Cercai di muovere il bacino, ma l’effetto fu solo quello di espormi in maniera ancora più oscena a quelle carezze.

Rinunciai. Quel corpo tiepido mi esplorava muovendosi da un inguine all’altro, non disdegnando di leccare il liquido finito tra il solco dei glutei. Sembrava provare particolare interesse a insinuarsi tra le mie labbra, in maniera tale da raggiungere la fonte di quei succhi.

Ad un certo punto il piacere cominciò a superare la paura.

Man mano che quella lingua sbatteva sulla pelle, cominciai a muovere la schiena per guidarla meglio. Sentii che una nuova linfa densa, mi bagnava e colava verso il sedere.

Cominciai a rantolare di piacere, stretta fra la morsa nella mia bocca e quel calore tra le gambe. Sentii i capezzoli crescere, e un dolore, nuovo, provenire dal seno precedentemente ferito.

Nel silenzio della mia prigione sentivo solo il rumore di quella lingua che batteva contro il mio sesso fradicio. Venni improvvisamente. Un orgasmo intenso, mai provato prima, mi fece sollevare la schiena fino a quanto permesso dai legacci. Rimasi in tensione per qualche secondo e poi crollai di nuovo giù.

Ero sicura che fosse un cane quello che stava cibandosi del mio corpo. L’idea mi fece, istintivamente, allargare ancora di più le gambe. Sentivo che oltre alla lingua, tutto il muso dell’animale premeva contro di me. Con il movimento del bacino cercai di assecondarlo. Volevo che quella bestia entrasse dentro di me, volevo essere presa e godere di quell’essere. Poi la lingua cominciò a scendere. Adesso leccava con forza il mio buco posteriore. L’odore lì doveva essere più forte e questo in qualche modo faceva sì che la mia eccitazione si trasmettesse anche a lui. Poi tutto finì. Sentii un rumore di unghie rigare il pavimento e quindi il silenzio.

Cosa succede dopo?

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