Moonlight

Dove eravamo rimasti?

Lo svenimento e il conseguente impatto con il pianoforte ha causato a Di Santo una ferita, sta a voi stabilire cosa ciò comporterà. Lo stordimento ha modificato le sue funzioni celebrali: ogni qualvolta dormirà finirà nel regno dei morti. (75%)

Moonlight parte 1

Tredici minuti, 780 secondi in cui il nulla dominò in lui finché rinvenne. Ancora steso sul pavimento portò la sua mano destra sulla fronte, costatando di essere ferito e sanguinante. Si alzò, i primi passi furono barcollanti, mentre riacquistò l’equilibrio giunto nei pressi del bagno. Da solo si medicò. Strinse i denti per il bruciore dovuto al contatto del disinfettante con la sua sgradita ferita. Tamponando continuò a guardarsi allo specchio, giudicando malamente il suo riflesso. “Sono pazzo. Un uomo senza più il lume della ragione. I segni sul cuore sono adesso accompagnati da altri sul corpo, questi visibili allo sguardo severo di sconosciuta gente. Quando un cuore trema puoi nasconderlo, beh se gli occhi non tradiscono la forza e voglia di camuffarlo, ma quando il corpo muta e mostra le sofferenza allora solo un abile bugiardo può continuare ad illudere sé stesso e le persone.”
Tornò nella sala del pianoforte, notando il sangue sui tasti ricordò il momento in cui vide quell’ombra rapire la moglie: un attimo che lo svenimento cancellò dalla sua memoria parzialmente, ma che in quel momento gli diede un forte dubbio. “Non so se è successo veramente, è stato un sogno o la realtà? Temo che pregare per la sua anima non possa far nulla, come gridare alle stelle nel cielo di spegnersi e pretendere di colpo che il cielo sia totalmente buio!”

Francesco Di Santo trascorse il resto della giornata come di consueto in solitudine. Non provò a suonare nuovamente Moonlight, né desiderare di vederla ancora: dandosi la colpa di aver inavvertitamente causato sofferenza all’anima della moglie.
Prima di addormentarsi lesse alcune pagine sulla vita di Mozart. Poi il sonno lo raggiunse, lo costrinse a socchiudere gli occhi fino ad addormentarsi.

Nei sogni è facile trovarsi ovunque con situazioni affine alla realtà o totalmente surreali senza senso. Di Santo raggiunse una meta che per la totalità della gente è possibile recarsi lì solamente dopo la morte. L’impatto con il pianoforte, dovuto allo svenimento, oltre alla ferita medicata successivamente, gli modificò parte delle sue funzioni celebrali: con uno pseudo decesso durante il sonno, seppure il cuore con battito regolare, illudendo così la sua anima di trasmigrare lì convinta sia giunta l’ora fatidica.
Il professore di Musica si trovò in una stretta stradina di campagna: i muri composti da pietre delimitarono il percorso. Qualche fiaccola lungo il cammino. Scrutò in alto, giudicò quel che vide un cielo senza nuvole, stelle, Luna o altro che potesse dare un colore diverso a quel fitto nero.
Di Santo proseguì a passo tremante, avvertendo freddo per l’aria gelata e vergognandosi di essere completamente nudo: seppure non ci fosse nessuno a guardarlo, con una mano coprì costantemente il suo pene.
“Vorrei credere che sto sognando, ma sembra tutto così reale: avverto il fastidio del suolo pino di sdruccioli sotto la pianta dei miei piedi, pizzica e duole. Dove sono? Questo fuoco serve solo ad illuminare e non riscalda. Ho paura e rabbia allo stesso tempo, è come se io non dovessi essere qui!”

Dopo ventisei minuti di passi ininterrotti e tremore del corpo arrivò dinanzi ad un grande portone. Su esso delle incisioni di una lingua a lui sconosciuta, ma non si curò di quelle parole che non riuscì minimamente a tradurre.
Il cielo tuonò, simultaneamente all’apertura della grande porta. Francesco di Santo mandò giù la saliva residua in bocca, certo che non sarebbe stato piacevole proseguire. Un gigante di roccia lo attese, subito con la sua mano lo afferrò ancor prima che il professore nudo attuasse il piano di scappare facendo il percorso inverso. L’essere enorme annusò il suo corpo. Ripeté l’azione poiché titubante.
«Tu non dovresti essere qui!» Gli disse utilizzando quel linguaggio a lui sconosciuto, infatti Di Santo non capì ed ancor di più si avvolse nella paura.
Quella voce tenebrosa continuò a parlargli, ma venne fermata da un’altra che lo invitò a desistere di stritolare il povero musicista.

Chi ha fermato il gigante e farà da guida al professore di Musica?

  • Il suo maestro di pianoforte. (100%)
    100
  • Il suo gemello mai conosciuto. (0%)
    0
  • Una sconosciuta. (0%)
    0

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8 Commenti

  1. Ciao Silent,
    un altro bel capitolo, bene. Fai attenzione però, hai riletto di sicuro perché ti sei accorto dell’errore di battitura: pino anziché piano, però non ti sei accorto di questa frase: “Di Santo raggiunse una meta che per la totalità della gente è possibile recarsi lì solamente dopo la morte.” non ti suona un po’ strana? Perdonami se te lo faccio notare ma i consigli possono essere molto utili; con me, le critiche degli altri autori, hanno fatto miracoli. 🙂
    Ciao e alla prossima!

  2. Ciao Silent,
    In che anno è ambiantato secondo te il tuo racconto? Me lo immagino un nobil uomo di fine ‘800, che vive in una di quelle dimore grandi e troppo vuote, troppo silenziose; lui, il pianoforte e il ricordo di sua moglie.
    Mi piace il tuo stile di scrittura, davvero, mi fa venire voglia di leggerti davanti ad un camino, di sera, con la pioggia fuori che batte sui vetri.
    Mi è piaciuta soprattutto questa frase: “Il cielo tuonò, simultaneamente all’apertura della grande porta” ho immaginato la scena e, giuro, sentito il tuono.
    Seguo ancora con piacere. Ciao!

    • Ciao! Ti ringrazio per aver letto quasi subito la nuova parte. Nella mia mente la storia si svolge nel 2006. Traggo ispirazione dal mio professore di Musica alle scuole medie. Comunque sì, non ho specificato quindi fino a questo momento è facile immaginare un periodo diverso da quello recente, dato che non ho menzionato nulla che riconduce agli anni duemila. Ti ringrazio per le belle parole. Ho iniziato da poco con SilentCrypto23 quindi ho ancora messo poco, ti consiglio (data la tua voglia di leggere) di seguirmi su qualche social o sul blog. Ho intenzione di pubblicare altre storie, oltre le poesie che già metto.

  3. Ciao SilentCrypto,
    mi piacciono gli horror, ancor più mi piacciono gli horror che trattano di fantasmi e altri regni. Hai confezionato un bell’incipit, che ricorda i lavori di Poe.
    È chiaro che vuoi parlare dell’aldilà, io ho scelto che il tuo protagonista ci arrivi attraverso i sogni.
    Una cosa: attenzione ai refusi, ce ne sono alcuni, probabilmente sono solo errori di battitura, ti direi di rileggere ad alta voce prima di pubblicare, di solito aiuta. Io avrei utilizzato “scrocchiare” anziché “scricchiolare” le dita, ma è solo una questione di gusti.
    Anche questa frase: “Non fu una quantità eccessiva per definirlo ubriaco, né per dargli una risposta affermativa se quanto visto fosse stata un’allucinazione offerta dall’alcool.” risulta un po’ intricata, si capisce quel che vuoi dire, ma si poteva trovare un modo più lineare per farlo. Scusa se mi permetto, i miei sono solo consigli.
    Ti seguo e aspetto il nuovo capitolo.
    Alla prossima!

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