La neve si scioglie

Occasione sprecata

La pala si conficca rabbiosa nel fango. Roman si chiede se il cadavere di un assassino valga tutto questo sudore. La risposta – come ogni volta – si porta dietro un’altra domanda: chi, in questo paese, può ancora vantare mani pulite?

«Deficiente.»

Un altro affondo deciso e il cumulo di fanghiglia si fa un poco più alto. Bisogna stare attenti a scavare una fossa – si dice Roman – i cingolati smuovono la terra come trattori. E anche quest’anno il raccolto è abbondante. Gli tremano le mani.

«Al tuo paese dovevi rimanere, a studiare! Borghese viziato del cazzo.» sputa. Stringe forte i denti come un cane rabbioso. «Dio dà il pane a chi non ha i denti. Anzi: tu i denti te li sei strappati da solo.»

Slavko era figlio di avvocati, ricchi di lunga data dal lembo pacifico d’Europa. Nato da genitori istruiti ma non intelligenti, diceva, la scuola non lo stimolava e lo costringeva in una gabbia dorata di divise e feste di primavera coi figli di papà. Per lui, la guerra non era che la chiave per la conoscenza completa dell’uomo: osservazione diretta della “carnalità di vita, morte e violenza”. Il ritorno alla “patria genetica” non era che il comburente per la viziata ribellione che si portava dentro. Un paio di treni, uno zaino e una richiesta di leva in un paese senza più soldati d’ammazzare. Semplice come frantumare uno specchio.

La pala si conficca sul tumulo senza nome. C’è profumo di terra bagnata: è invitante ma triste, sa di famiglia e infanzia. Ha lo stesso odore di Tagoren e del campo profughi, ricorda Roman. Si riposa un attimo di fianco alla tomba con la testa fra le mani. Davanti a sé solo terra brulla, fango e macerie – note di carattere per i palazzoni popolari, grigi, vuoti – e contro il cielo montagne che paiono coltelli. Molgrad è una città morta in un paese di morti.

Una voce di donna lo sorprende alle spalle.

«Mi spiace per il tuo amico.»

Il ragazzo si gira svelto – infastidito, colto nell’intimità di chi sta pensando a tutto e a niente – ritrovandosi di fronte gli occhi verdi e i cenci macilenti di Anita. Una specie di crocerossina, un po’ di parte e un po’ per tutti, Roman l’ha incontrata per la prima volta all’ospedale popolare di Molgrad. Gli avevano sparato. Avevano cominciato a parlare mentre lei smanettava con bende e iodio. Un giorno lo prende alla sprovvista e gli dice: “Voglio andare sul campo pure io.” E lui, da bravo coglione, ce l’aveva portata.

«Non era mio amico.» replica Roman con una punta d’astio, «È solo morto in servizio con me, mi spettava d’obbligo ficcarlo sotto terra.»

Anita va per sederglisi accanto ma lui le afferra l’avambraccio senza guardarla in viso. La sto toccando – si ripete – la sto toccando. Il cuore gli fa uno strano salto nel petto e si sente mozzare il respiro. E’ sbagliato.

«Per terra è bagnato, t’infanghi tutta.»

«E lasciami.» ridacchia Anita «Guarda in che stato ho i vestiti. La vuoi una sigaretta?»

«Grazie.»

Per un po’ stanno in silenzio ad osservare le montagne-coltello. O meglio, è Anita a guardarle: Roman è incantato dal modo in cui le labbra di lei abbracciano il filtro della sigaretta aspirandone il fumo e poi – baciando l’aria – lo buttano fuori. E dai suoi occhi, oh, quegli occhi di foresta, grandi ma stanchi. E i capelli, lunghi e neri come fuliggine di pane, raccolti nella solita treccia scomposta. Ogni volta che le sta intorno si sente ribollire il viso e chiudere la gola. Vorrebbe sorridere e piangere insieme, e routinario si ripete che è sbagliato e deve starle lontano.

«Finiscila di fissarmi, cretino.» sibila Anita, «Piuttosto, mi dici che hai? Sei strano.»

Roman si stringe nelle spalle.

«Io? Niente. Mi hai conosciuto strano.»

«E allora sei più strano.»

«Slavko non c’entra.» si affretta a dire, «Per me potrebbe risorgere e  morire altre mille volte.»

«E allora perché hai la voce di chi deve piangere?»

Roman si tira in piedi, ferito nell’orgoglio e spogliato di un segreto che solo lui pensava di avere. Le dice di farsi i cazzi suoi ma resta fermo. Non vuole davvero andare via. Vorrebbe stringerla forte e confessarle tutte le cose terribili che ha fatto prima di arruolarsi e chiederle perché quando sta vicino a lei gli viene voglia di risvegliarsi ancora vivo un giorno in più.

«E dai, Roman.» lo incalza Anita, «Siediti con me.»

«Sono incazzato. Tu non saresti incazzata per un’occasione sprecata?» Roman alza la voce e gli si infuocano le guance pallide, «Slavko aveva tutto quello che io non ho mai avuto e l’ha distrutto. Anche io volevo studiare, invece ho ventotto anni e sto fermo alla seconda media.»

«E tu sei invidioso?»

Silenzio. Se parlo piango, pensa. Getta lontano la cicca ancora accesa e le volge le spalle.

«Sì.»

«Tu non c’entri niente, è stata la guerra.»

«Eh, lo so.» ringhia Roman «Ma questa guerra proprio io me la dovevo meritare?»

Anita lo guarda severa – quello sguardo a metà tra uno schiaffo e un’insulto – e il ragazzo capisce di aver detto una stronzata. Non si difende.

«E gli altri? Gli altri se la meritano?»

Di che si leggerà nel secondo episodio?

  • Guerra, guerra, guerra! (0%)
    0
  • L'evolversi del rapporto fra Roman e Anita (20%)
    20
  • Il passato buio e segreto di Roman (80%)
    80
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10 Commenti

  1. Ciao Jadranka.
    Prosa personale, evocativa, davvero di grande efficacia, personaggi credibili, resi con crudo realismo, senza concessione alcuna al romanticismo mieloso di genere.
    Di solito non leggo Rosa ma ho letto un paio di tuoi commenti in giro e mi si è accesa la curiosità…
    Peccato tu abbia pochi lettori.
    Non te ne fare un cruccio, siamo in agosto e molti sono in vacanza (io no, io lavoro e nel tempo libero scrivo) e c’è anche da considerare che il genere che hai scelto non è tra i più seguiti… Comunque ottima prova davvero. Seguo.
    Ah, ho votato vendetta, anche se io non sono uno vendicativo… però dopo quello che abbiamo scoperto… e insomma…

  2. Ciao Jadranka,
    sono stata combattuta nel scegliere l’opzione. Avrei cliccato vendetta, per il gesto orribile che Roman ha compiuto, ma ho pensato che potrebbe servirsi della penitenza, non per espiare, lo stupro non è espiabile a mio avviso, ma perché occorre un lungo cammino di dolore per riportare la pace in un cuore corrotto. Odio l’idea di come le circostanze possano agire sull’animo degli uomini, ma so che in determinate circostanze, alcuni accadimenti avvengono naturalmente, la guerra e l’odio portano a guardare l’abisso, tuttavia non tollero il divertimento nel compiere atti orribili. Non perdonerò Roman per quel che ha fatto, ma seguirò il tuo racconto perché è davvero ben scritto.
    Alla prossima!
    p.s. i sentimenti nei confronti di personaggi letterari significano una sola cosa: credibilità. ancora complimenti.

    • Ciao Allegra 🙂 e grazie ancora!
      Neanche io perdonerò Roman né lo perdonerei nella vita reale. Anzi, probabilmente gli spaccherei la faccia. Non so se possa farlo Anita sinceramente (non lo so sul serio, questi fanno il cavolo che vogliono) ma in ogni caso mi muoverò di conseguenza.
      Sono contenta che Roman sia credibile! Ho sempre dei grossi problemi a creare personaggi. Anita mi sta dando parecchi problemi perché ora come ora non la sento né reale né presente. Mi capita sempre con i nuovi personaggi. Roman non è nuovo. Saranno un paio d’anni che lo butto in situazioni scomode, per cui riesco a giostrarlo meglio. Vedremo! 🙂
      Grazie ancora 😀

  3. Ciao Jadranka, a mio parere hai saputo ricreare un’ottima atmosfera. Apprezzo molto come stai costruendo il personaggio di Roman, è un uomo dalle mille sfaccettature, combattuto tra violenza, cinismo, ricerca di affetto, comprensione e amore. È un personaggio reale, con cui io personalmente riesco a empatizzare molto. Per questo, nonostante in genere io sia un amante delle scelte più tragiche, per questa volta voto per redenzione.
    In bocca al lupo per la stesura del prossimo episodio!
    PS ho visto che nel giro di pochi giorni hai già pubblicato due episodi… vorrei essere veloce come te a scrivere; invece finisco sempre per perdermi giorni e giorni a far nulla XD
    Alla prossima e, a quest’ora, buonanotte direi 🙂

  4. Ciao Jadranka, il tuo incipit mi è piaciuto molto. Ero dubbioso perché non sono un amante del genere rosa però sono rimasto piacevolmente colpito perché qui non si parla solo di amore, ma anche di guerra e morte. Belle le descrizioni sia della città che di Anita e bello soprattutto il ritratto che già inizia a delinearsi di Roman, un uomo combattuto, frutto del suo tempo e probabilmente del suo passato, di cui vorrei conoscere di più e per cui ho infatti votato.
    Ci vediamo alla prossima! 🙂

    • Hey hey! 😀
      Dunque, perfino io ero dubbiosa sul genere del racconto. Non sono abituata. Di solito scrivo di guerra e fantascienza – raramente fantasy – e non trovando il genere corrispondente per “La neve si scioglie” mi sono detta che quello più vicino, ahimè, fosse proprio il rosa.
      Mi sto mettendo al lavoro e conto di partorire qualcosa per stanotte (si spera!).
      Grazie mille per avermi letta, ci vediamo alla prossima puntata! *Sigla*

  5. Ciao Jadranka,
    ti sei scusata per un apostrofo dopo questo incipit? Cavolo, ma scherzi? Bravissima, che posso dirti, mi hai lasciato senza parole. Benvenuta!
    Io ho votato il buio passato di Roman, ma avrei potuto votare una qualsiasi delle opzioni, certa che non avresti alcun problema a scrivere di qualsiasi cosa.
    Aspetto il nuovo capitolo e ti seguo di sicuro!
    Alla prossima!

  6. Scusate per l’errore di battitura sul finale, “un’insulto”. L’apostrofo è frutto di una svista e di una mancata rilettura. Avevo intenzione di scrivere altro al posto di insulto e il mio cervello è andato in pappa. Spero che l’incipit della mia storia vi sia piaciuto! A presto.

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