Il fratello di Alberto

Dove eravamo rimasti?

Si torna al presente, dopo la telefonata... dall'ospedale (54%)

Il momento

Spense il motore e rimase fermo con la mano sulla chiave, senza sfilarla dal contatto. Teneva lo sguardo fisso davanti a sé, oltre il vetro: gli stessi alberi, lo stesso pezzo di muro coperto da graffiti mezzo cancellati e macchie scure; li conosceva a memoria. Da settimane si rendeva all’ospedale ogni giorno per rendere visita alla madre e parcheggiava sempre in quella piazzola; non la trovava mai occupata, come se gli altri visitatori la riservassero per lui. Sospirò. Non fosse stato per il fatto che di solito arrivava più tardi, dopo il lavoro, sarebbe stata una visita come le altre. Eppure tutto era diverso, perché con ogni probabilità sarebbe stata l’ultima.

«Lo sa anche lei, non c’è mai la certezza assoluta in queste cose, il corpo umano è una macchina singolare, ma tutto porta a credere… dovrebbe venire subito, se vuole passare ancora un po’ di tempo con lei, darle un saluto, un ultimo abbraccio», aveva detto il medico. Alberto aveva ringraziato e chiuso il telefono, colpito dal cordoglio nella voce dell’uomo: stupefacente come nemmeno il personale del reparto di cure palliative potesse abituarsi a dare certi annunci.

Si riscosse. Uscì dall’auto e si incamminò sul sentiero disseminato di frecce colorate.

Camminava a testa bassa guardandosi distrattamente la punta delle scarpe: su quella destra il cuoio era leggermente rovinato, notò, prima di scacciare il pensiero futile. Tentò di riflettere a cosa avrebbe detto alla madre. In quale modo salutarla? Come trovare le parole per ringraziarla di tutto e renderle il salto più lieve? Aveva paura di non essere all’altezza, di non saperla rassicurare, accompagnare. Ma non era solo questo: una voce dentro di lui, tenue e confusa nella cacofonia di pensieri ed emozioni, ma insistente, ripeteva che era l’ultima occasione per parlare, per spiegare, per chiedere perdono e trovarlo, cancellare le menzogne e i silenzi. Per sentirsi finalmente libero e vero.

La hall dell’ospedale era affollata e rumorosa: visitatori perduti che vagavano in cerca della stanza giusta; degenti in pigiama e ciabatte diretti in passeggiata o al bar; personale in pausa o in transito tra i reparti. Alberto avanzò a passo deciso, tenendo lo sguardo basso, un po’ per non perdere il filo dei suoi pensieri, un po’ per sfuggire a eventuali incontri con pazienti o conoscenze varie. Dopo una breve esitazione, si diresse agli ascensori. Di solito preferiva le scale, un modo per tenersi in forma, ma non questa volta. Si sentiva le ginocchia molli e il respiro corto, temeva di non essere in grado di salire i due piani fino al reparto. Quando le porte scorrevoli si aprirono, si scostò di lato per lasciar passare le persone che ne uscivano. Nel brusio ininterrotto, non prestava attenzione alle voci intorno e non sentì nemmeno quella che lo chiamava per nome.

— Alberto!

Stava per infilarsi nell’ascensore, quando la voce l’appellò ancora e una mano si posò sul suo avambraccio.

Alzò gli occhi e si immobilizzò. Non la vedeva da una vita, vent’anni, forse più, ma la riconobbe senza esitazioni.

— Eliana, che sorpresa! — la salutò. Alle sue spalle, l’ascensore si chiudeva per ricominciare la sua ascesa.

— Ciao.

Rimasero in silenzio alcuni istanti, fu lei a riprendere la parola, con un tono leggermente imbarazzato.

— Sono venuta per stare un po’ con mia madre, si è rotta il femore e, sai, a quell’età… Mi ha detto della tua, avrei voluto andare a trovarla, ma… avevo paura di risvegliare ricordi dolorosi… Alfredo.

L’uomo sussultò impercettibilmente a sentirle pronunciare quel nome, ma sorrise.

— Credo che le avrebbe fatto piacere, ma ormai… mi ha chiamato il medico, dice che… è il momento.

Eliana gli posò di nuovo la mano sul braccio e lo strinse in un gesto d’affetto.

— Io… mi dispiace, non so cosa dire.

Sollevò la mano destra con l’intenzione di posarla su quella della donna, ma arrivato a pochi centimetri non ne ebbe il coraggio e lasciò ricadere il braccio lungo il fianco.

— Non c’è nulla da dire, è la vita. È serena, quasi contenta, pensa che riabbraccerà papà, — spiegò con un sorriso triste, sollevò lo sguardo negli occhi di Eliana, distogliendoli subito. Sentiva la gola secca, quasi dolorante, tossicchiò. — Scusami, io…

— Non scusarti, figurati, io piuttosto che ti trattengo qui in un momento come questo. Vai.

Alberto scosse la testa.

— No, mi ha fatto piacere vederti… non so dirti quanto. Anzi, se resti in città…

— Certo, era mia intenzione venire a trovarti, ho già cercato e registrato il numero del tuo ambulatorio. Avrei anche una cosa da chiederti, ma non è certo il momento, né le circostanze adatte. Vai da tua mamma. Ti chiamerò, — Si avvicinò e lo baciò con delicatezza sulla guancia.

Rimase immobile a guardarla partire, incurante della gente che lo urtava nell’andirivieni dagli ascensori, non si scosse fino a che non la vide attraversare le grandi porte vetrate. Si voltò e tornò a concentrarsi sugli ascensori, con la mano sinistra spinse il pulsante di chiamata, con la destra continuava a lisciarsi piano la guancia.

Nel prossimo capitolo, i gemelli avranno 18 anni o suppergiù. Li vedremo parlare...

  • li abbiamo semrpe visti insieme, questa volta ne vediamo solo uno, con... (13%)
    13
  • di progetti per il futuro (25%)
    25
  • d'amore (63%)
    63
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104 Commenti

  1. Al cimitero. Ciao befena.
    Sono stati due capitoli molto belli. Come al solito sei riuscita a condensare emozioni molto profonde in poche righe. Sopratutto mi ha molto emozionato il passaggio in cui Alberto è indeciso se dire la verità o meno alla madre. Però, se non sono indiscreto, mi chiedo se anche tu hai avuto una situazione del genere nella tua vita. Perchè davvero, non è per farti una sviolinata, ma quelle sensazioni che hai scritto sono le stesse che ho provato nella realtà quando mi è capitata una cosa simile. Non trovo cose negative da dirti per ora. Solo, come ti scrissi prima, spero che ci sia una risoluzione nella storia. Come ha detto il buon Jaw, è tempo di quagliare.
    Alla prossima 🙂

  2. Al cimitero, mi spiace per la signora, ma è tempo di quagliare 😀
    Ciao, befana.
    Un capitolo chiarificatore o preparatorio, direi. Bella la narrazione in terza che si adegua a pensieri e linguaggio di Alfredo.
    Questo punto:
    “I loro saluti non durarono più di dieci minuti, ma ad Alfredo sembrarono eterni.”
    non mi ha convinto del tutto. Dieci minuti mi paiono un’eternità “a prescindere”, se sei il terzo incomodo di un certame sentimentale 😀
    L’ho perciò inteso come un pensiero ironico di Alfredo (“solo” dieci minuti), ma a quel punto non avrei aggiunto il “ma..:”.

    Ciao, brava, a presto!

  3. Ciao B,
    quando leggo i tuoi episodi, vedo i protagonisti. Li sento parlare e li guardo muoversi tra le parole, vividi. Hai un dono nel descrivere gli accadimenti, nel mettere a parte il lettore dei sentimenti dei tuoi personaggi, e lo fai con poche pennallate.
    Alla prossima!
    p.s. non sono sicura dell’accento su “dì”, signor posta del cuore… ma, vista la mia ignoranza, potrei sbagliare alla grande… io avrei messo l’apostrofo, per il troncamento.

  4. Povero Alfredo, come lo capisco…! Anche mio fratello è sempre stato utilizzato come unità di misura della perfezione, è una cosa odiosa perchè ognuno di noi è bravo in qualcosa, mica dobbiamo tutti eccellere nelle stesse materie. Chimica poi… puah.

    Cao Befana Profana!
    Bel flashback; io adoro i flashback. E questa cosa di saltare a vedere Alberto uomo e Alberto ragazzino sempre in compagnia del suo inseparabile gemello (e a quanto pare anche di una fidanzatina!) mi piace moltissimo.
    A questo punto, dopo le varie risposte che mi hai dato ai precedenti commenti, io mi chiedo se sono proprio rintronata io a non capire quale possa essere il segreto di Alberto che hanno capito tutti o se il segreto sia appunto QUEL segreto che all’inizio di questa avventura qualcuno aveva svelato tra i commenti…..mmmm… ma anche fosse quello, come riuscirai a renderla una cosa verosimile? Voglio dire… i gemelli possono anche assomigliarsi un sacco, ma non sono uguali. Soprattutto se si considera che uno dei due era un genio (ed è diventato dottore) e l’altro invece era un artista incapace di prendere una sufficienza perchè preferiva trascorrere il suo tempo a fare la cosa che adorava di più, ovvero disegnare.
    Forse qualcuno potrebbe anche pensarci, a rinunciare alla persona che è, a cambiare obiettivi, hobbies, sogni e quant’altro. La domanda però è… ci riuscirebbe davvero? Se hai l’arte nel sangue, riusciresti davvero a non prendere più in mano una matita? Tu, Befana, rinunceresti alla scrittura per sempre?

    Vediamo come continua;)

    • Ahahah, Flow,
      ti prometto che analizzeremo il segreto, le sue implicazioni e verosimiglianze appena salterà fuori. Manca poco: ho previsto il flashback esplicativo all’8 capitolo, dopo la smetteremo con sottintesi, allusioni e supposizioni ^^
      Sulla competizione tra fratelli hai sicuramente ragione, ma pensa che a noi è sembrato di fare ben attenzione ad evitare di mettere i figli a confronto o in emulazione, e mio figlio comunque si sente sempre non all’altezza di sua sorella. Conta molto anche quello che si immagina e si sente; quello che ho scritto nel racconto è la percezione di Alfredo, forse gli altri non si sono mai resi conto di come la viveva lui.
      Ciao

  5. A me piacciono i flashback. Molto brava, Mare’, hai gestito magistralmente la struttura di questo episodio: non c’è nulla che non sia funzionale al plot. Un flashback che ti – e ci – aiuta a seguire Alfredo in questa fase della vita in cui il suo segreto – che è anche stato per anni il suo riscatto – si sta sgretolando per una serie di eventi a cui lui ormai non può e non vuole più opporsi.
    Per il prossimo capitolo salterei direttamente allo studio del notaio, magari dopo che il protagonista ha già avuto modo di iniziare a elaborare il lutto.

    • Grazie, Napo,
      sono contenta, ero molto in dubbio che mi si dicesse che continuavo a ribadire troppe volte gli stessi concetti, il rapporto tra fratelli, mi fa piacere se mi confermi che questo episodio al passato è funzionale alla storia.
      Non ho seguito tutto il tuo commento, soprattutto la cosa del riscatto, mi sa che non abbiamo la stessa interpretazione del segreto. Forse il punto è che non ho mai detto che la cosa l’abbia voluta e costruita lui, gli è successo, ci si è trovato impigliato e non ha mai saputo uscirne.
      Ma, come detto a Flow, ne riparliamo dopo l’8 capitolo. Anche perché continuo a volerne fare una storia più lunga e elaborata e le vostre impressioni, correzioni e suggerimenti mi sarebbero parecchio utili.
      Ciao

      P.S. Sai che invece a me i flashback nella narrazione non piacciono? Però questa struttura un capitolo sull’oggi e uno sull’ieri, invece, mi intriga molto. Sarà colpa di tutti i libri di Camilla Läkberg che ho letto.

  6. Quando capita di ritrovare in un libro un pensiero che ci è appartenuto o un ricordo doloroso, accantonato, magari, per legittima difesa, il contraccolpo è forte e sembra quasi che l’autore ce lo stia cavando a forza dalla memoria, dove l’avevamo lasciato a decantare, in attesa di un momento più adatto per affrontarlo… Gli scrittori bravi sono capaci di comunicare emozioni, quelli eccellenti, più semplicemente, le condividono… Brava davvero.

  7. Di progetti per il futuro.
    Mi aggiungo all’elenco di quelli che leggendoti hanno rivissuto qualcosa di singolare: “… stupefacente come nemmeno il personale del reparto di cure palliative potesse abituarsi a dare certi annunci…”: quattro necrofori, alti, grossi, eleganti, che piangono insieme ai parenti, mentre tumulano una persona che non hanno mai conosciuto. Un episodio vissuto ormai molti anni fa, che mi aveva riconciliato per qualche secondo con l’umanità.
    Sei bravissima a parlare di sentimenti.
    Comunque, se posso permettermi, Alberto non deve dire proprio nulla: le persone dicono di volere la verità, forse ne hanno anche diritto, ma quando gliela metti a disposizione scelgono sempre la menzogna.

    Ciao, a presto

    • Ciao Jaw,
      sono molto felice che quel “passaggio” ti abbia parlato, mi ero chiesta se non fosse superfluo, una sorta di “fuori tema” per diluire la trama, ma non ho voluto rinunciarci. Mi sembrava spiegare bene lo stato d’animo di Alberto, il suo interrogarsi a come non ci si abitui mai alla perdita. Ma ho rigirato il periodo un migliaio di volte: non mi sembrava mai fluido,e non lo è ancora, ma non sapevo fare meglio. Tornando alla realtà, per fortuna che non ci si assuefà mai al dolore degli altri, che siamo ancora in tanti a restare umani. 🙂
      Ti do ragione, Alberto, ancora una volta, non dirà niente a sua madre, ma non tanto perché lei non la vorrebbe, è lui che teme di sapere come reagirebbe e ha paura di uscire dalla sua menzogna. Spesso sembra più facile continuare ad alimentare una menzogna, che svelarla. Per fortuna la maggior parte delle menzogne sono molto più piccole di quella in questione! 😉
      Ciao, ciao

  8. Io questo segreto di Alberto proprio non riesco ad immaginare quale possa essere! A quanto pare sono l’unica. Un altro splendido capitolo, Befana, incantevole.

    Facciamoli parlare d’amore,i due fratelli. Eliana piaceva ad entrambi? E’ stata motivo di conflitto tra loro? vedremo!

    • Ma sì, Flow, credo che il segreto lo sospetti anche tu, forse l’ho anche un po’ troppo “telefonato”, ma in realtà non è tanto lui il succo del racconto, quanto come Alberto ne sia finito prigioniero fino a non sapersene liberare e cosa succederà nel momento in cui deciderà di farlo.
      Di Eliana se ne riparlerà in ogni caso, anche se non dovesse apparire nel prossimo capitolo.
      Grazie della tua preziosa partecipazione

  9. Ciao B,
    “renderle il salto più lieve” … il salto, mi ha incantato questa frase. Si è abituati a pensare a un viaggio, a un volo (il galleggiare sopra il corpo e tutto il resto), il salto mi fa venire in mente un salto nel vuoto, nell’ignoto a cui nessuno può dare un nome certo per quanti sforzi ed esperimenti si facciano. Eppure tu gli hai dato un tocco leggero con una parolina piccola, piccola.
    Molto bello, intesnso e vero. Quando capitano cose così grandi, spesso ci si ferma a notare particolari inutili a cui subito si sottrae il proprio interesse perchè timorosi di poter paragonare una sberciatura su una scarpa all’ultimo momento con una persona cara.
    Brava B, come sempre.
    Alla prossima!
    p.s. voto per un solo gemello e vediamo che succede.

    • Ciao A.
      sono felice che lo trovi riuscito, perché quel passaggio l’ho riscritto un sacco di volte: volevo rendere l’idea dello stato d’animo di Alberto, ma non volevo cadere nel patetico. Ho fatto un sacco di varianti del “ringraziarla per tutto l’amore; accompagnarla nel viaggio”… il salto mi sembrava adatto, soprattutto per qualcuno nella situazione della madre, senza speranze di guarigione e con troppo dolore, la morte può apparire come solo un piccolo salto verso la pace. Ed è un salto nel buio per chi lo compie e per chi resta.
      E hai apprezzato il particolare delle scarpe: è una cosa che mi stupisce sempre, come nelle situazioni di grande stress, dolore o paura, la mente cerchi di aggrapparsi a immagini e riti quotidiani (“non ho preparato il pranzo”, “oddio, mi sono strappato i pantaloni”…).
      Quella del gemello solo è l’opzione più “rischiata” per me: non ho ancora previsto nulla, ma forse per quello è anche la più interessante 🙂
      Grazie di tutto

  10. Ciao Befana.

    “Da settimane si rendeva all’ospedale ogni giorno per rendere visita alla madre” Ho riletto almeno cinque volte prima di capire che “si rendeva” era un refuso per “si recava”.

    A parte questo, direi tutto bene, è sempre un piacere leggerti.

    Lì abbiamo già visti parlare del futuro, facciamoli parlare d’amore.

    Grazie e alla prossima.

    • In realtà, dei progetti per il futuro di Alberto non sappiamo nulla.
      Caro Achille, potrei dirti che avevo scelto con cura l’uso arcaico e letterario di rendersi nel senso di recarsi (usato, di certo, almeno dal Foscolo e il Pindemonte), ma confesso umilmente di essermi ancora lasciata scappare una francesata! Il che mi scoccia oltremodo, giacché ne avevo scorta e corretta un’altra, ma questa mi è passata tranquillamente davanti agli occhi una grossa decina di volte, senza che ne fossi minimamente turbata. 🙂
      Ciao

    • Sì, credo che il segreto di Alberto sia intuibile da subito, ma non importa, non solo perché non è un thriller, ma soprattutto perché la storia non è il segreto ma come ci si sia trovato imprigionato e non sappia uscirne.
      Ma con la madre non ne parlerà, perché se non ci è riuscito in tutti questi anni non vedo come possa trovare il coraggio di tormentarla proprio negli ultimi attimi con nuovo dolore; e soprattutto perché la mia storia necessita che non si confessi! 😉
      Se riesco davvero a portare avanti la versione lunga, non ho ancora deciso, ma forse il “segreto” lo svelo subito, come il finale, e poi ritorno indietro al come ci siamo arrivati, nei capitoli dopo.
      Vedo già come e quanto sarà accolto il finale, qui.
      Ciao, Napo

  11. Ciao Befana. Come al solito, sei riuscita benissimo nell’intento di descrivere realisticamente e intimamente un rapporto così delicato come quello fra due fratelli. Fra l’altro fra un fratello “modello” e l’altro scapestrato. Veramente molto intima la scena, e sopratutto molto fluido da leggere. C’è questa strana “leggerezza profonda” nei tuoi capitoli. Riesci a spiegare cose difficili con parole semplice. Brava. Non vedo l’ora di sapere cosa accadrà nel prossimo capitolo. Io ho votato per una conoscenza, anche se vedo che l’ospedale sta andando per la maggiore.
    Alla prossima.

    • No, dai, non è scapestrato, è un artista, la scuola e il posto fisso non lo affascinano e si sente poco compreso e apprezzato. Ma avere troppo la testa sulle spalle a 15 anni non sarebbe del tutto sano, no?
      Anche se il capitolo si svolge sull’opzione ospedale, la “conoscenza” si è annunciata lo stesso, ne riparleremo più a fondo più in là. 🙂
      Grazie del bel commento

  12. Ciao B!
    Un altro capitolo ben scritto e si, come ti hanno già detto gli altri, i dialoghi stanno aiutando il racconto a filare liscio e a rivelare più cose usando meno caratteri.
    Continuo a non immaginare che cosa ti frulli in testa riguardo a questa storia e quindi continuo a seguire entusiasta. Voto l’ospedale; forse la mamma sta per imbarcarsi nel suo ultimo viaggio e Alberto ha ancora qualche conto in sospeso con lei prima che questo accada. Alla prossima 🙂

  13. Ciao. È il primo racconto che leggo da quando sono approdata su questo sito, e devo dire che mi ha preso molto. Sai scrivere molto bene, e stai caratterizzando molto bene i due fratelli, uno all’opposto dell’altro. Ho votato per una chiamata dall’ospedale, oddio, non vorrei mai che la mamma muoia, ma mi sa che è giunto il momento…per il racconto intendo.
    Seguo molto volentieri, a presto.

  14. Ciao B.F.
    Questo capitolo mi è piaciuto tantissimo.
    Non fa una piega, è lineare, leggero, fluido, ben scritto in ogni dettaglio.
    Mi sono nuovamente rispecchiata nei dialoghi tra i due fratelli. Credo non ci sia cosa migliore dell’empatia tra il lettore e i personaggi di un racconto.
    Si crea un ‘contatto”

  15. Brava Bef. Davvero. È incredibile quanto si riesca a tirar fuori della storia e dell’indole dei personaggi lasciandoli semplicemente chiacchierare un po’… Tutto molto naturale, tutto molto vero. Stavolta ti risparmio la nota autobiografica, ma anche in questo capitolo ci sono dei passaggi in cui mi ci sono rivisto un po’.
    Una chiamata dall’ospedale.

    • Grazie, Lou,
      in realtà avrei voluto poter fare un capitolo un po’ meno “tutto dialogo”, ma con solo 5000 caratteri a disposizione, è inutile negarlo, il modo migliore di far procedere le storie e i personaggi senza fare troppe didascalie sono i dialoghi.
      Sul biografico, ti dico solo che evito di mettere persone reali nei miei racconti, perché si rischia sempre di ferire o urtare, ma metto più o meno sempre situazioni, frasi, scene, luoghi, eccetera che si rifanno a eventi vissuti davvero, è l’unico modo che conosco per poterli descrivere con realismo, per sapere di ciò che scrivo.
      Ciao

  16. Ciao B,
    come sempre un capitolo ben scritto. Ti è scappato un “ora” di troppo e c’è una piccola incongruenza sul contenuto del sacchett,o che Alberto porta al fratello, ma non posso dire nient’altro, e sono comunque piccolezze.
    La storia di questi due fratelli scivola fuori con naturalezza, viene facile leggere e aver voglia di sapere ancora, quindi non posso che farti i complimenti.
    Aspetto il seguito dopo la chiamata dall’ospedale.
    Alla prossima!

    • Ero così in ritardo con la scrittura che questa volta ho riletto un po’ meno volte: quel doppio era mi è proprio sfuggito, ora vedo se lo staff può toglierlo.
      Per il sacchetto non ho capito l’incongruenza: non posso chiamare paste le focaccine all’uvetta? Forse avrei dovuto chiamarle briosce, non so, per me qualsiasi dolcetto può essere definito pasta, ma in effetti non ho verificato se l’italiano è d’accordo con me! XD
      Sono felice che tu dica che si ha voglia di leggere ancora, devo ammettere che l’idea di questa storia mi piace molto e il mio dubbio più grosso è come renderla interessante sulla durata senza travestirla da trama suspense, che non è.
      Ciao e grazie

  17. Ciao Befana! Capitolo molto profondo, spesso i genitori faticano a seguire le inclinazioni dei figli. Con conseguenze a volte disastrose! Spiare nel rapporto tra i gemelli ha fatto emergere bene la loro complicità e diversità! Voto per la ex moglie per avere un quadro più completo della vita di Alberto! Alla prossima:-)

  18. Ciao Befana.

    Questo capitolo ha qualcosa in più rispetto agli altri, almeno la sensazione che ho è che vibri più in sintonia con le mie corde. I gemelli hanno sempre qualcosa di particolare nel loro rapporto e mi sembra che sei riuscita a tirarlo fuori.

    Ho scelto “una vecchia conoscenza”.

    Grazie e alla prossima.

  19. Ciao BF
    Ho scelto Litigio. Perché? Perché è quasi normale pensare ad un fatto negativo avvenuto con chi adesso non c’è più.
    A volte ti daresti degli schiaffi per aver detto o fatto qualcosa di sbagliato nei confronti di una persona cara che non c’è più. A volte vorresti ritornare indietro nel tempo per cancellare akcuni atteggiamenti,

    • Scusa ho schiacciato involontariamente l’invio del commento 😂😂😂
      Dicevo….che appunto vorresti tornare indietro nel tempo per cancellare degli atteggiamenti che hai avuto nei confronti di chi non c’è più. E a volte ti soffermi a pensare che avresti potuto agire diversamente… O meglio ancora capire…ma non l’hai fatto e ora…. questa verità fa male…. Soprattutto se non ti sei neanche impegnato per cercare di risolvere un litigio rimasto in sospeso…
      Scusa mi sono persa.
      Ho un fratello e mi sono bisticciata con lui un mare di volte… È per questo che mi è venuto spontaneo scegliere “litigio”.
      Ma vedremo il risvolto del prossimo capitolo.
      A presto
      Ilaria

    • Ilaria, so di cosa parli, faccio parte di quelle persone “psicolabili” che dopo ogni litigio con figli/marito/parenti/amici vari pensa sempre: oddio, e se succede qualcosa e l’ultime parole che ci siamo mai potuti dire sono degli ingiuri?
      Penso che per chi, come Alberto qui, ha perso padre e fratello in un modo del tutto improvviso, i rimpianti e i non detti devono essere tanti. A maggior ragione perché…
      A presto

  20. Ciao Bef. Molto ben costruito il dialogo tra Enea e Alberto, giusti i tempi, efficace, benché non forzato, il modo in cui attraverso la chiacchierata riesci a far emergere particolari e dettagli interessanti, e certamente in parte anche utili, ai fini del progetto. Parte finale struggente.
    Recentemente ho perso mia nonna. Era molto anziana e mio nonno era venuto a mancare già da qualche anno. Dopo il funerale siamo andati tutti a casa di nonna (eravamo quasi una trentina tra figli, figlie, generi, nuore nipoti, mariti e mogli di nipoti e bis-nipoti).
    Abbiamo pranzato, riordinato, guardato vecchie foto, riso e scherzato. Pian piano sono andati tutti quanti via e dei pochi rimasti nessuno se la sentiva di rimanere per chiudere per l’ultima volta quella porta. Così ho mandato tutti via, sono rimasto qualche minuto solo con la casa, ho chiacchierato con il nonno e la nonna e ho chiuso quella porta promettendo loro che non sarebbe rimasta chiusa per sempre…

    • Ciao Lou,
      c’è sempre una miscellanea di sentimenti strani, nostalgia ma non solo, nei luoghi che ci ricordano le persone che amavamo e che non ci sono più. Come negli oggetti che hanno appartenuto loro. Per una senzadio come me, quella nei ricordi è la sola vita dopo la morte che esista, forse non eterna, ma lunga quanto l’amore che si lascia.
      Sui dettagli, ci sto provando: cerco di buttare qualche accenno di informazione mentre provo a fare una presentazione dei personaggi, nel passato e nel presente. Spero di creare se non proprio una suspense almeno un po’ di domande e di non svelare tutto troppo presto.
      Mi scuso per il ritardo: quando ho visto che persino tu pubblicavi due capitoli prima che io riuscissi a scriverne uno, è stato un elettroshock! 😉

  21. Una confessione, perché è chiaro che ci dovrà essere, la preferisco subito.
    Ciao, befana.
    Una cosa non mi è chiara: perde il fratello “alle soglie dell’età adulta” e lui e la madre si devono preoccupare di negozio e rate di macchina nuova? Va bene che per le mamme italiane rimaniamo a vita dei pargoli da coccolare e difendere, ma direi che lo sventurato aveva passato la soglia della maturità già da un po’ 😀
    La curiosità di capire cosa mai sia avvenuto al gemello è sempre più alta. Che c’entri l’enorme giardino della casa avita? 😀

    Ciao, a presto

    • Ma io boh, sono perplessa: era solo un accenno sintetico ma mi pareva non potesse dare adito a dubbi, invece…
      L’incidente risale all’ultimo anno di liceo, Alberto doveva avere 18 anni, 19 al massimo. Materialmente e economicamente tutti quei problemi se li è trovata da gestire la madre, ma essendo lui l’unico membro della famiglia rimasto, ha condiviso il peso morale, l’ha supportata, aiutata a riordinare cose e documenti, accompagnata negli obbighi e negli appuntamenti.
      Si è ritrovato a fare l’adulto perché sua madre aveva bisogno di lui. Era quello che intendevo (ed era quello che di rinfacciava la madre nel primo capitolo, ma dato il lungo ritardo nell’uscita del capitolo mi sa che si è un po’ perso).
      Le opzioni sono in parità, ma credo che la confessione sia un po’ il motivo di fondo del racconto.
      Ciao, Giau

      • Be’, a dire il vero, anch’io rimango un po’ perplesso:
        “Sperduti e sopraffatti dal dolore, dall’incredulità, si erano ritrovati sulle braccia il negozio, il mutuo, le rate dell’auto nuova”. L’ho letto come se gli eredi si sobbarcassero negozio, mutuo e rate di auto nuova del caro estinto, anche perché si sta parlando appunto di problemi nella gestione dell’eredità. Questo intendevo: se era un diciannovenne, come espliciti ora, mi suonava strano che avesse tutte ‘ste robe da lasciare. Ma evidentemente ho capito male.
        Ciao…

  22. Ciao B.P. Non so cosa dirti. Le tue parole trasudano emozioni. Forse è perchè capisco come ci si possa sentire in una situazione che hai descritto nel primo capitolo, ma davvero hai descritto perfettamente cosa si può provare in momenti come quelli. Sino ad ora la tua storia è piena di malinconia, tristezza, e tanti sentimenti che difficilmente è facile ricreare. Non capisco dove voglia arrivare la narrazione, ma leggere tutto ciò sinora è stato molto emozionante.
    Io ho votato per la confessione. Forse qualcosa che aiuterà a capire cosa sia successo nell’incidente o se è successo qualcosa fra i due fratelli.
    Al prossimo capitolo.

    • Ciao, Yaniv, grazie.
      Mi rendo conto di aver toccato un tasto sensibile, in realtà ho scelto il periodo della perdita della madre perché è un momento fondamentale e traumatico nella vita di un adulto, e mi serviva un evento/momento chock per giustificare il fatto che dopo decenni di non detto e menzogne, Alberto decida di voler dare un taglio e uscire dal segreto serbato fino ad allora.
      La confessione del segreto arriverà prima del finale ma non subito. Dovesse vincere quell’opzione, sarebbe un altro tipo di confessione nel prossimo capitolo.
      Ti ringrazio molto, a presto

  23. Ciao Befana, bel capitolo, scritto benissimo come sempre.
    Allegra ha ragione; riesci a scrivere tanto con poco e come al solito hai uno stile molto scorrevole e tuttavia elaborato. Mi piace.

    Son curiosa di sapere cosa ti frulla in testa con questa storia. Anche io avre pensato che Alberto non sia in realtà Alberto, ma il fratello che a madre crede morto, eppure hai già smentito quindi mi chiedo cosa potrà essere questo grande segreto che tormenta Alberto da anni. Mmmm…
    Voto per una confessione 🙂 Alla prossima!

    • Non vorrei smentire di aver smentito, perché ho smentito delle cose, ma senza aver smentito tutto quello che dite io abbia smentito… okay, la smetto! 😁
      Il segreto uscirà un pezzo alla volta, ma prima del finale, però non subito, subito, prima vorrei si capisse bene il rapporto fra i fratelli.
      Ciao e grazie

  24. Ehi. Ho finalmente finito di leggere (per il momento, ovviamente) questa storia. Ammisi che non avevo la più pallida idea di cosa volessi fare in questa vicenda e come volessi strutturarla, ma man mano che leggevo lo scenario era sempre più chiaro (o così mi è parso), e ti faccio i complimenti per le descrizioni e la storia stessa. Alla prossima!

    • Ciao,
      In realtà non era chiarissimo anche a me. ma diciamo che essendo una storia fatta di rimpianti e ricordi, mi piaceva scriverla un po’ attraverso la tristezza della rievocazione al passato e un po’ con l’imediatezza di chi ancora non sa cosa il destino riservi. Vedremo cosa ne vien fuori.
      Grazie di lettura e commento, appena riprendo un ritmo di vita normale e non agostano passerò anche a leggere il tuo racconto e gli altri 🙂

    • Ciao Allegra,
      La promessa per me è importante, credo che se non dovesse vincere, uscirebbe comunque, forse non in forma di promessa.
      Ti ringrazio del complimento, mi ha fatto sorridere perché poche ore prima stavo leggendo il testo di un altro scrittore per passione, su un forum, e mi dicevo esattamente « riesce a dipingere mondi e vite intere in poche frasi brevissime. Che invidia! ».
      A presto

  25. Ciao B.F
    Ogni tanto ritorno su T.I.
    Ti ho beccato per caso!!
    Affronti, questa volta, un tema molto attuale e triste. Il tuo incipit mi ha colpito.
    Scelgo a casa di Alberto perché vorrei sapere di più sull’incidente e che cosa è accaduto….
    Ciao a presto
    Ilaria

  26. Avrei preferito continuare il flashback.. ma la dura realtà incombe… io per complicare le cose.. vorrei vederlo ritornare nel suo studio da solo… a rimuginare il passato da solo… Lì forse nel “monologo interiore” si possono capire più cose.

    PS Ritorno sempre d’estate, ma stavolta prima… così anche la mia storia non rimarrà senza fine!

    A presto!

  27. Ciao Befana e bentrovata.
    Ho votato per lo studio del notaio.
    Credo possa darti l’opportunità di introdurre elementi utili (forse indispensabili) per il prosieguo della storia.
    Poco da dire per ora. Buona narrazione.
    Occhio solo alle ridondanze. Un abbraccio.

    • Accipicchia e io che credevo di stare emendando la mia tendenza alla sintesi eccessiva, invece mi avete già cassato le troppe ridondanze 🙂
      Credo anche io che il notaio sia una tappa importante, ho cominciato a riflettere al capitolo, il caldo ha promesso di attenuarsi a partire da domani, spero anche di riuscire a scriverlo.
      Ciao, Lou

      • … Tranquilla, non è grave.
        Se ti va io sono tornato con un nuovo racconto.
        Non sei obbligata, chiaramente, però mi farebbe molto piacere averti tra i miei lettori… sì, lo so, è agosto e da caldo, caldo assai… vedi tu, io ti aspetto a braccia aperte.
        Ciao Bef.

  28. Mmm, ho votato per la casa dei genitori, e credo di aver fatto un pasticcio perché ho messo la situazione in pareggio. Bel capitolo comunque: credibile e riconoscibile il rapporto tra i due.
    Avendo un fratello che a quell’età è stato per me compagno di giochi e di litigi mi sono immedesimato facilmente.
    A presto

  29. Bellissimo capitolo.
    Ciao B,
    Un capitolo vivo, che trasmette i suoni e i profumi della campagna in riva al fiume. Molto bell, davvero.
    Sono curiosa di sapere cosa succederà ad Alfredo e al tempo stesso me ne dispiaccio, perché con questo secondo episodio me lo hai fatto conoscere, apprezzare, e so che sarà triste perderlo. Dare vita ai personaggi é un gran talento e tu hai fatto un ott8mo lavoro.
    Alla prossima!!

  30. Ma solo a me il titolo sa di mega spoiler? Fratello causa incidente mortale al gemello e ne prende il posto per sempre perchè tutti preferiscono l’altro (o per qualsiasi altro motivo xy).. bah una cosa del genere…
    Non so che dire. E’ sempre un piacere leggerti, ma fin da subito non riesco a vedere altra via che questa che mi si è messa in mente…
    Buona continuazione.
    a.

    • Oh no, Aiels, hai già raccontato tutto e ora devo chiudere qui e smettere di scriverla! Ahahaha
      Tutta questa cattiveria non mi era venuta in mente: ma scusa, questo prima ammazza padre e fratello in un incidente e per di più prende il posto del gemello perché, per spregio? Non ho immaginato una storia di psicopatia sadica. Secondo me, essendo responsabile della morte di padre e gemello/migliore amico la reazione più probabile sarebbe la tentazione del suicidio, più che altro. E poi avrebbe taciuto il misfatto per trent’anni, perché vorrebbe rivelarlo alla madre proprio ora? Sempre per sadismo. Rivelarle l’orrore perché muoia moralmente distrutta? Io non sono io ed è tutta colpa mia? Non lo so: mi sembra strano. E dove ho scritto che tutti preferiscono uno dei due? Ho detto solo che Alberto è sempre stato uno a cui tutti dicono di sì, non che sia più amato. Ti ho risposto, però non ti obbligo a leggere il resto, eh? Anche perché domenica parto in vacanza mi sa che Alberto e il fratello restano in stand by.
      E pensa che a me il titolo piaceva tanto 🙁

      E pensa che a me il titolo piace tanto! 🙁

  31. Ciao Befana, sai una volta ricordo che in un commento, tu mi hai fatto notare che inserivo spesso frasi ‘inutili’ che, in un modo diverso, ripetevano comunque una cosa già scritta e che appesantivano il racconto.
    In questo caso, non è una critica, ma devo farti notare che lo fai anche tu. Me ne sono resa conto perchè effettivamente a leggere certe frasi mi accorgo che il racconto risulta allungato, più di quanto occorrerebbe, Ti faccio un esempio: “Nessuno era capace di dire no ad Alberto, tutti finivano per accontentarlo. Era sempre stato così, fin da piccolo.”
    Se nessuno sa dire no ad Alberto, non è sottointeso che tutti lo accontentino? E se è sempre stato così, sempre, non è chiaro che lo fosse anche quando Alberto era piccolo?

    Tralasciando questo, il capitolo è ben scritto, come sempre. Sarà che preferivo la domenica in famiglia, questa decina di anni prima non mi hanno detto più di tanto, a parte che Alfredo adorava disegnare e che Alberto era un grande nuotatore. Sicuramente ci sarà qualcosa più avanti, un fatto importante, che riporterà agli eventi apparentemente inane di questo capitolo.

    Ho votato per l’ambulatorio di ALberto nel prossimo capitolo, ma questa volta non è una super preferenza come la domenica in famiglia. Cavolo che peccato non abbia visto la domenica in famiglia ;D

    • Ciao Flow,
      figurati se non lo so: di ripetizioni ne scrivo un sacco, alcune le levo, altre mi sfuggono. E mi è molto più facile notarle in testi scritti da altri che non da me, perché lì ritrovo quello che avevo in mente e giudicarlo “dall’esterno” è più difficile. Per il passaggio che citi, però, il problema è un po’ diverso: era un pezzo più lungo, in origine, che spiegava come tutti cedessero davanti a Alberto, ma non perché fosse arrogante o dispotico, semplicemente perché tutti finivano per trovare buona la sua idea o a voler fargli piacere. Fin da piccolo aveva questa sorta di carisma, o semplicemente era la sua personalità che era irresistibile. insomma il pezzo era più o meno così e secondo me aveva senso, ho dovuto tagliare per rientrare nei 5000 e forse hai ragione tu, così risultano tre frasi per dire la stessa cosa.
      È complicato: per la prima volta sto cercando di scrivere una storia “lunga”, con situazioni e personaggi secondari, passaggi di contorno, poi cerco di adattarne una versione qui e devo tagliare… chiedo venia, sto pasticciando assai! ^^
      hai ragione: il capitolo serve solo a presentare i due fratelli e il loro rapporto; ma anche se li avessimo visti piccoli e coi genitori a quello sarebbe servito 🙂
      Ciao e grazie

  32. Ciao!
    Sono felice di poterti leggere! Avevo curiosato un po’ le altre storie ma sono molto felice di poterti seguire adesso, passo dopo passo.
    Mi piace molto questo incipit, soprattutto perché inizia con un tema che mi tocca molto.
    Ho votato per i quindici anni: è un’età così bella e difficile insieme che spero se ne possa leggere nel prossimo capitolo.
    A presto

  33. A una decina d’anni, un giorno d’estate. Mi pare in tema e ti toglie pure dal pareggio 🙂
    Bentornata, instancabile befana! Vediamo dove ci vuoi portare, anche se il tuo incipit giustifica un dubbio pressante: vuoi farci immergere in una atmosfera da (cit.) “… film strappacuore americano?!!!!!!!!!!” Non è da te!

    Ciao, a presto

    • Direi che sono parecchio stancabile, in questo periodo afoso. Questo incipit non ha richiesto grande fatica: ho solo dovuto accorciare un capitolo che esisteva già. Il racconto originale data di mesi fa e ricevette diversi “ma come ti è venuta l’idea? Dovresti farne un romanzo, se non lo fai tu lo scrivo io”… All’epoca non mi pareva fattibile ma un po’ di tempo fa mi è venuta voglia di esplorarne gli spunti e farne una storia estesa, magari non un romanzo ma vedremo; però da sola con il mio pc mi perdo, mi chiedo in che senso sviluppare le cose, a cosa dare rilievo… mi sono detta che gli incipittini potevano darmi una mano 😉
      Ma la citazione è mia?! Americano direi proprio di no, film non saprei, ma straziacuore la storia lo è parecchio, ma mi è nata in testa così. (Non sarebbe da me? Io adoro frignare davanti a un film! XD).
      Anche per quello, alternare capitolo presente sofferto/passato spensierato mi sembra una buona idea.
      Ciao, compare e grazie del passaggio

  34. Ciao, la profondità del tuo incipit mi ha davvero colpito, hai saputo affrontare la situazione complessa e tragica concentrandoti sulle emozioni dei personaggi, sui dettagli… Seguo volentieri, a presto!
    Dimenticavo, ho votato per un episodio infantile, in famiglia… Il periodo forse più spensierato, rimasto sicuramente nei ricordi di Alberto.

  35. Ciao Befana,
    questo inizio di storia mi ha messo la pelle d’oca. Non ho mai vissuto una perdita di questo genere, per fortuna, non ancora, ma lo hai descritto talmente bene che per poco non mi son venute le lacrime agli occhi. Come si fa a lasciare andare qualcuno che si ama e che si ha amato fin dal momento in cui si è venuti al mondo? Cosa bisognerebbe dire e cosa invece evitare di dire al capezzale di una madre che sta morendo e ne è consapevole? Perchè siamo sempre pieni di rimpianti, rimorsi, sensi di colpa che ci tolgono il respiro, specialmente quando ormai è tardi ed è ora di andare? Sono curiosa di sapere cosa è accaduto… Ma prima mi piacerebbe ricaricarmi con una domenica in famiglia; è paradossale lo so, ma pur non avendo mai perso nessuno, non ho neanche mai avuto la possibilità di vivere una spensierata domenica in famiglia. Mi piacerebbe viverla con un tuo secondo capitolo.
    Buona scrittura.

    • Ciao Flow,
      nemmeno io, per fortuna, ho ancora mai dovuto dire addio a un genitore. Sono arrivata a un’età tale che so che devo prepararmici, ma mi sembra impossibile.
      Il problema di Alberto è che ha un grosso segreto che gli ha condizionato la vita e di cui non ha mai parlato con nessuno, vorrebbe aprirsi con la madre ma sa che questo la sconvolgerebbe. E continua a protrarre un silenzio che gli asfissia la vita.
      È una storia totalmente di fantasia, nata da un raccontino brevissimo scritto tempo fa e di cui all’epoca più d’uno mi disse “dovresti farne un romanzo”. Un romanzo non so, ma ho iniziato a scriverne una versione estesa e, visto che ogni tanto mi pianto e mi perdo, ho provato a farne anche una versione qui per vedere come svilupparla con il vostro aiuto.
      Grazie delle belle parole, alla prossima 🙂

  36. Ciao e bentornata befana 🙂
    Incipit a dir poco toccante. Hai preso un rapporto così intimo come quello tra un figlio e una madre e ne hai sapientemente veicolato le emozioni sviscerando l’animo umano. Commovente. Ho votato per i 15 anni perché l’adolescenza è una fase della vita che ritengo particolarmente importante.
    Brava e alla prossima

    • “Preferisco ridere” detto da uno che ha iniziato una storia come una sorta di inferno sarcastico/satira gruppi di whatsapp per farla terminare in tragedia che nemmeno un romanziere giapponese coadiuvato da sceneggiatori coreani avrebbe potuto reggere il confronto, mi fa sarcasticamente sorridere .-)
      In ogni caso, non straziarti: quale che sia l’opzione scelta i toni saranno sereni. Il passato era felice per Alberto, è il presente che non lo è. Confesso che la storia è così triste che ho deciso di alternare un capitolo di presente e uno di passato proprio per stemperare. Se no mi deprimo da sola! ^^
      Ciao Fue, e grazie di esserci ancora

    • Ciao Allegra,
      mi sono resa conto dai commenti di aver toccato un tasto dolente, non era mia intenzione; la perdita della madre è “funzionale” nella vita di Alberto per farlo riflettere sul passato e sul futuro, non volevo risvegliare ricordi dolorosi. Ancora non l’ho vissuto questo distacco, anche se alla mia età e a quella dei miei genitori sappiamo bene che è ormai un futuro non più remoto. Loro ne parlano come di una cosa normale, e hanno ragione. Ma io, come penso ogni figlio, credo che non sarò mai pronta.
      Ti ringrazio, a presto

  37. Gioia e tristezza sono facce della stessa medaglia, il tuo incipit mi ha emozionato!
    Hai descritto un vissuto comune a tanti di noi, a parte la storia che ne seguirà, ovviamente, in quanto frutto di fantasia, ma alle volte la realtà supera la fantasia stessa.
    Spero che il tuo racconto possa indurci a fare qualche carezza in più alle persone a noi care.
    Credo che una decina di anni fa sia successo qualcosa al tuo protagonista.
    Ciao e buon lavoro!

    • Ciao Alexander, il “qualcosa” data molto prima di dieci anni, ma è il fulcro della storia.
      Il rapporto con la madre morente è funzionale nella mia storia perché Alberto deve fare i conti con i propri errori, segreti e con se stesso, e questo è sicuramente un momento unico per tutti nella vita.
      Non avevo pensato al tema degli affetti (l’idea di questa storia è molto di fantasia) ma forse hai ragione tu, in realtà è centrale nella vita di Alberto.
      Grazie del commento e a presto

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