Il fratello di Alberto

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo episodio facciamo un tuffo nel passato e conosciamo i due gemelli... a una decina d'anni, un giorno d'estate (45%)

Fratelli

Era un pomeriggio caldo, troppo per un giro in bicicletta. Ma non per tutti.

— Dai, pigrone, datti una mossa, non si respira qui dentro.

— Credi che sotto il sole farà fresco?

Alfredo avrebbe preferito continuare a disegnare, come sempre. Era la cosa che preferiva in assoluto, aveva un’anima d’artista. Un sognatore, dicevano i genitori. E non amava particolarmente lo sport. Tranne quello di arrampicarsi sugli alberi, soprattutto quelli carichi di ciliegie o di fichi. Ma Alberto non poteva stare in casa in una bella giornata di sole, doveva muoversi, correre, andare. E non sopportava farlo da solo.

— Forza, se fa troppo caldo andiamo fino al fiume a nuotare. Avrai tempo dopo per disegnare.

L’altro sbuffò fingendosi irremovibile, ma già sapeva che avrebbe ceduto, come al solito. Nessuno era capace di dire no ad Alberto, tutti finivano per accontentarlo. Era sempre stato così, fin da piccolo.

Pedalare era quasi un supplizio per Alfredo, il caldo gli mozzava il respiro e le gambe sembravano pesare come pietre.

— Fiume, — disse con un filo di voce.

Il fratello si voltò a guardarlo senza smettere di pedalare.

— Sembri uno di quei dispersi nel deserto, tra sete e allucinazioni. Quelli dei film che piacciono a papà! — Rise e deviò in direzione dello stradello che conduceva all’argine. Accelerò alzandosi sui pedali. Alfredo imprecò sottovoce e lo seguì.

L’acqua era meravigliosamente fresca, pizzicava la pelle surriscaldata e ridava energie ai due ragazzi. Si lanciarono in una gara di spruzzi, poi in una di nuoto. Come al solito, Alfredo fu il più lento. E il primo a stancarsi: uscì dall’acqua e andò a sdraiarsi sui sassi. “Come una lucertola pallida”, secondo l’espressione del fratello.

— Dai, torna dentro, nuotiamo fino all’ansa.

Scosse appena la testa, posata sulle braccia incrociate dietro alle spalle. Era troppo stanco per smuovere un muscolo.

— Sono spompato, vacci da solo all’ansa. Se non dormo un po’ non ci torno a casa in bici.

Alberto sbuffò e gli lanciò copiosi schizzi d’acqua prima di rassegnarsi. Si allontanò con potenti bracciate. L’altro dormiva già.

Si risvegliò di soprassalto, forse un insetto lo aveva punto: il braccio gli prudeva terribilmente. Si massaggiò la schiena. I sassi caldi non erano poi così comodi. Il fastidio non durò a lungo, a undici anni i dolori sono facili da dimenticare. Non c’era traccia di Alberto: possibile che quell’incosciente fosse ancora a mollo nel fiume? Non aveva idea dell’ora, il sole era ancora alto, ma a fine giugno le giornate sono lunghe. Come al solito, non aveva orologi con sé, ma era sicuro di aver dormito più di un’ora, se lo sentiva addosso.

E se gli fosse successo qualcosa? Alberto era un nuotatore provetto, lo dimostravano le quantità di coppe e medaglie che riempivano casa. Ma le correnti possono essere subdole, nel fiume, il nonno lo ripeteva spesso.

«Dovete stare attenti, voi cinni vi credete invincibili, lo credeva anche Gino». Gino era il fratello del nonno, che si era annegato a soli otto anni cercando di salvare il proprio cane. «Il cane è tornato a galla, ma Gino no. Lo hanno trovato a valle molti giorni dopo». Avevano sentito ripetere quella storia decine e decine di volte, senza darle troppo peso. Quel pomeriggio, Alfredo se la sentì rimbombare dentro.

Si chiese se cercare aiuto o provare a risalire la riva, caso mai l’altro si fosse semplicemente fermato più su per tirare fiato. Cercò maglietta e pantaloncini e iniziò a rivestirsi.

— Ehi, pelandrone, ti sei svegliato, finalmente! —, la voce lo colse alle spalle, insieme a un copioso schizzo d’acqua. Si voltò in tempo per vederle il gemello uscire dal greto, un sorriso radioso sul volto.

— Ma sei scemo? — lo apostrofò, — quanto sei stato via? Pensavo ti fossi annegato.

Alberto rise e gli si avvicinò a braccia spalancate.

— Ti sei preoccupato per me, fratellino? Vieni a farmi una coccola, — e gli si stampò addosso con il corpo fradicio.

Alfredo avrebbe voluto serbare intatta la propria rabbia, ma le smorfie dell’altro lo fecero ridere.

— Sei proprio scemo! Ma fin dove diavolo hai nuotato, fino al Po?

— No, sono arrivato all’ansa, sono tornato e tu dormivi. Allora ho nuotato fino alla cascata e ho provato a pescare i pesci con le mani come gli indiani, o gli orsi!

— Da quando gli orsi hanno le mani?

— Ci siamo capiti, puntiglioso. Sono stanco. Ti spiace se dormo un po’ io, ora?

Prese la maglietta stesa al sole per arrotolarsela a mo’ di cuscino sotto la testa.

— E ne hai preso qualcuno? — chiese, senza ottenere risposta. Il fratello si era assopito.

Sbuffò: se almeno avesse preso carta e matite avrebbe potuto approfittare per qualche schizzo di paesaggi. Rifiutava di restare lì a guardarlo dormire, così decise di ispezionare i rovi alla ricerca di more mature. Non aveva un cesto in cui metterle in caso di caccia fruttuosa, ma poteva sempre usare il berretto di Alberto. Ci andava matto: era una sorta di portafortuna per lui e si sarebbe sicuramente arrabbiato, ma ben gli stava. Sorrise afferrando il berretto appeso a un cespuglio.

Nel prossimo capitolo torniamo al presente: dove?

  • a casa dei genitori di Alberto (40%)
    40
  • nell'ambulatorio di Alberto (20%)
    20
  • nello studio del notaio (40%)
    40
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

185 Commenti

  1. Ciao Bef.
    Le ragioni di Alfredo/Alberto non appaiono sufficientemente forti da giustificare una scelta così estrema. Su questo sono abbastanza d’accordo con chi mi ha preceduto nei commenti.
    Se l’idea è quello di ampliarlo il consiglio che mi sento di darti è di lavorare molto su questo aspetto (sempre che tu abbia intenzione di mantenere l’epilogo drammatico, ma mi pare che su questo tu abbia pochi dubbi).
    A proposito di epilogo: mentre leggevo le ultime righe, un brivido intenso mi ha percorso la schiena… ecco, volevo che lo sapessi…
    Bravissima.

    • Dici che le motivazioni non sono abbastanza forti? secondo me non portano ad altre soluzioni possibili. Non lo so, forse, per evitare che tutti capissero dove si andava a parare molto prima dell’epilogo, ho sviato troppo, l’ho fatto fantasticare troppo su eventualità a cui non credeva davvero. Per me, non abbastanza credibili, anzi irrealistiche sono le sue riflessioni sul riprendere la vita di Alfredo. Al punto in cui è, la sola altra soluzione fattibile sarebbe scappare, ricominciare dove nessuno lo conosce, ma è chiaro (o almeno lo era per me XD) che non è nella sua natura. È troppo schiavo di cosa gli altri pensano, si aspettano da lui. Avrebbe voluto una macchina del tempo, per ritornare indietro e non fare gli stessi errori, ma non l’ha.
      Poi è chiaro che questo è solo il mio punto di vista,e poco condiviso, a quanto pare: devo rivedere il mio modo di comunicare le mie idee scrivendo, mi sa 🙂
      Ciao, Lou, grazie mille

  2. Ciao Befana
    Mi unisco ai complimenti. Scrivi molto bene, sai percepire e trasmettere sensazioni e sentimenti in modo credibile ed efficace.
    Confesso però che mi ero fatta un’altra idea su come potesse finire il racconto. Ho pensato che Alfredo trovasse qualche scritto della madre rivelando la propria complicità nello “scambio di figli”. Non a caso lei dice nel capitolo precedente: “Che Dio mi perdoni, ma in tutto questo dolore, sei il mio sollievo. Amavo immensamente tuo fratello, ma ringrazio il cielo che ci sia tu con me, Alberto”, e sottolinea – senza che ci sia bisogno – il nome Alberto.
    Io sono convinta che una madre sa con il cuore molte cose che gli occhi e la testa si rifiutano di vedere.
    A rileggerti.

    • Mio Dio,
      mi sembrerebbe una situazione ancora più orribile di quella che Alfredo ha vissuto. Una madre c he ti ha manipolato, obbligandoti a essere quello che voleva lei. Da brividi.
      La frase che citi per me era solo un modo di scusarsi nel “preferire” un figlio all’latro, ma in realtà solo perché, in circostanze complesse e difficili da vivere, avere accanto il figlio più “concreto”, affidabile, capace di sbrogliarsi nella vita reale, le sembrava meglio.
      In ogni caso, la tua versione non mi era mai venuta in mente: interessante confrontare le visioni della stessa storia.
      Grazie di tutto, ciao

  3. Ognuna delle tre opzioni avrebbe portato comunque a questo finale? Ci hai fatto aspettare tanto, era una decisione sofferta da parte tua?
    Rispetto la tua scelta e non la critico, direi anzi che è coraggiosa perché è sempre traumatico – per chi legge, ma anche per chi scrive – far morire il protagonista.

    • Sì, il finale era questo fin dall’inizio, e credo che sia anche la ragione per cui una versione lunga di questa storia non la finirò mai. Il ritardo (nella scrittura, quella nelle risposte ai commenti solo alla procrastinazione) è dovuto a un po’ di problemi e obblighi nella vita reale e ad altre scadenze in quella virtual-scrittevole. E forse anche un po’ al fatto che mi ero affezionata la personaggio e non mi decidevo a dirgli addio 🙂
      Ciao, Napo, alla prossima

  4. Ciao Befana,
    Alfredo ora non è libero, è morto. Come gli altri, anche a me non aveva convinto la prima lettera; non è facile confessare una cosa del genere e riprendersi in mano la propria vita, ma la seconda mi ha convinta ancora meno. Un uomo che non ha paura di morire deve aver perso la voglia di vivere e Alfredo evidentemente non lo aveva fatto; sognava di viaggiare, di riprendere in mano la propria vita ecc… Fossi stato in lui, io sarei direttamente sparito. Avrei preso un biglietto aereo e me ne sarei andato in qualche isola a godermi il sole e i soldi che il lavoro del dottore mi avrebbero reso in tutti quegli anni, tanto a chi sarebbe davvero importato? Sua madre è morta, non è più sposato, Eliana ha un altro e la signora Morandi può benissimo fare la coda di ore nello sudio di un altro medico.

    Bello comunque, complimenti come sempre e io mi ritiro dalla scena per un po’ perchè non ho più tempo di fare nulla, purtroppo!:( Ma tornerò, promesso!

    • Ciao, Flow,
      ho già risposto in modo più esteso a dubbi simili ai tuoi, un po’ più giù, se ti va di leggerla. Mi limiterò a dire che la soluzione di “scappare”, andarsene dove nessuno lo conosce, non mi sembrava possibile per Alfredo, no per come lo avevo immaginato: è la sua vita che avrebbe voluto riprendersi, quella che non esiste più. Non potrebbe scappare perché è schiacciato da uno strano senso delle responsabilità e non sopporta l’idea di essere giudicato male dalle persone a cui tiene. non ha il coraggio di affrontare le loro reazioni (non ha nemmeno il coraggio di provare a parlare direttamente: passa attraverso l’amico notaio). Insomma, io l’ho immaginato così, prigioniero di costrizioni che si è imposto da solo, fino a farsene stritolare.
      Una storia deprimente, ne convengo,e molto opinabile 🙂
      A quando avrai di nuovo tempo, alora, ciao

  5. Ciao Befana.

    Un po’ troppo libero… oltre le mie aspettative. C’è sempre un motivo per continuare a vivere, lo dico pensando a casi di suicidi tra adolescenti che mi hanno toccato (non personalmente) negli ultimi mesi. Il fatto che un adulto arrivi a questa conclusione mi lascia perplesso, ma in fondo il finale lo abbiamo scelto noi. Dietro a “libero” c’era questo finale, quindi me ne faccio una ragione.

    Quindi, per quanto non condivida il finale scelto, devo comunque ammettere che è scritto bene, senza sbavature. Quindi grazie per averci portato alla fine del tuo racconto e attendo di leggere la tua prossima fatica.

  6. È vero, la lettera consegnata al notaio mi ha fatto storcere il naso, quando ho capito che non era una lettera-testamento. Eppure mi lascia l’amaro in bocca la scelta finale. Descrivi bene il “movente” estremo, l’impossibilità di convivere con il giudizio della sola persona che ancora lo legava alla vita che aveva perso, la sua scelta diventa per noi l’unica decisione possibile. E pazienza, se nella realtà sarei pronto a dire a uno come Alfredo: “Sei morto abbastanza, adesso che non hai più legami (che? La tua ex? Ma quella ti crede morto da sempre!) vivi come avresti voluto!”.
    Ma sì, le cose non vanno mai così, la realtà è sempre più dura è triste.
    Hai scritto una storia triste, e lo hai fatto molto bene. Brava!
    Adesso però sono curioso di sapere se la versione estesa sta prendendo forma.
    Ciao, alla prossima

    • No, la versione estesa l’ho abbandonata: non potevo pensare di far durare centinaia di pagine una storia così desolante. E ne ho una nuova in testa, ma questa volta voglio fare le cose per bene, con calma, con una struttura e delle riflessioni di base, prima di provare a scriverla.
      Sul fatto che ci fossero altre soluzioni per Alfredo, per come lo avevo immaginato, non ne vedevo: si è fatto sopraffare dalla realtà, dai sensi di colpa, da quelle che credeva essere le esigenze degli altri. Si è talmente adeguato ad esse da non sopportare di deluderle. Sicuramente ho una visone pessimista, ma non ne immaginavo di diverse.
      (Detto tra noi, scrivendo pensavo a un orribile fatto di cronaca di anni fa, in cui un tizio, che aveva fatto credere a tutti di essere un medico e di lavorare per la OMS, arrivato al punto di non ritorno, sterminò la propria famiglia (genitori, moglie, figli) piuttosto di sopportare che scoprissero la verità. Secondo me, quando hai vissuto tutta una vita costruita sulle menzogne, non c’è un lieto fine a un certo punto sei andato troppo oltre per tornare indietro. Almeno Alfredo ha ucciso solo se stesso 🙂
      Ma è chiaro che è solo il mio punto di vista, non una verità universale.
      Ciao

  7. Ciao B,
    ho cominciato a leggere la fine, e mi è parso strano che terminasse con un’ammissione scritta e resa pubblica da un notaio, però ho intravisto la felicità di un uomo che, finalmente, riprende in mano la sua vita e ho immaginato che, in fondo, potesse trattarsi della soluzione migiore, anche se un po’ vigliacca. Poi è arrivato il finale, con il repentino cambio di programma e la decisione di uccidersi, e non non sono riuscita a capirne il senso. Capisco che Alfredo si trovi dopo tanti anni davanti alla possibilità di ammettere a se stesso e gli altri di essere una sorta di impostore, capisco il dolore della perdita di sua madre e, in qualche modo, della sua identità, ma non capisco come qualcuno che fino a qualche attimo prima sogna di viaggiare, vedere l’arte (che poi perchè non abbia potuto vederla comunqe anche nei panni di un altro, non mi è del tutto chiaro) decida di punto in bianco di iniettarsi una miscela letale per farla finita. Per vigliaccheria, forse? Avrebbe potuto continuare a mentire, avrebbe potuto lasciare il paese e vivere da un’altra parte. Non so, questo finale pare un espediente per concludere in fretta e furia un racconto molto bello e toccante.
    Perdonami, spero non me ne vorrai, ma mi hai lasciato con un senso di mancanza, mi aspettavo qualcosa di diverso; naturalmente è solo la mia opinione.
    Immagino che avrai avuto le tue ragioni e che, il tuo disegno andasse in questa direzione perchè a te pareva la soluzione migliore. Detto questo, ribadisco che ho trovato molto bello il racconto e spero di rileggerti presto.
    Ti auguro una buonissima giornata.
    Alla prossima, B. 🙂

    • Ciao, Allegra,
      scusa il ritardo nella risposta.
      Per me il finale era scritto dall’inizio: la versione originale di questa storia si svolgeva tutte in un breve lasso di tempo, il giorno del suicidio. Inizialmente deciso a rivelare la verità almeno nel gesto d’addio, cambiava idea e si suicidava conservando l’identità del fratello, dopo aver immaginato le reazioni di chi avrebbe appreso l’inganno, di cosa avrebbero pensato di lui. Nemmeno dopo la morte era disposto ad accettarle.
      Questo per dire che era la mia idea di base e non me ne sono mai scostata, forse, per non svelarlo da subito, gli ho fatto elaborare troppe fantasticherie sul come sarebbe stato e in molti hanno pensato che ci credesse davvero. Per me è tutto scritto nel primo capitolo: è stanco, stanco di tutto, sa di non poter più vivere la vita del fratello e la sua non esiste più. Ci sarebbe la possibilità di scappare lontano e vivere ignorato e felice? Non lo so, non mi sembra una soluzione adatta a lui, è uno che ha vissuto una vita nella menzogna perché credeva che questo facesse piacere alla madre, che non ha mai osato parlare per paura delle reazioni degli altri. Uno con un tale distorto senso delle “responsabilità” che ha sposato la ragazza del fratello perché ci si aspettava che lo facesse. L’unica fuga possibile mi sembrava la morte.
      Ma, naturalmente, è solo la mia opinione. In ogni caso, dopo aver finito il racconto mi sono resa conto di non volerla scrivere la versione lunga: troppo triste, troppo priva di speranza; almeno per ora la storia di Alberto/Alfredo si chiude qui.
      Ciao e grazie di tutto

  8. Ciao BP
    Ho recuperato anche l’ottavo capitolo. Tutti e due scritti divinamente.
    Alfredo l’ha fatta davvero grossa ma dopo tutti questi anni passati a maledire se stesso, credo che la pena l’abbia un po’ scontata…rendiamolo dunque libero…
    A presto.
    Ciao
    Ilaria

  9. Mi piacerebbe restituire ad Alfredo/Alberto un po’ di serenità, quindi sereno.
    Questi 50.000 sono una vera croce! Mi è piaciuto molto il modo in cui, ancora una volta, hai mescolato frammenti di ricordi e riflessioni. Davvero brava.

  10. Sì, visto che in effetti ha passato una vita da prigioniero, forse “libero” è la scelta giusta.
    Ciao, befana. Molto toccante e realistico, non è facile condensare in poche parole i moventi psicologici che hanno costretto una persona a condannarsi all’ergastolo 🙂
    A questo proposito, però, ho trovato un po’ forzata la frase della madre, nel senso che lascia pochi spazi alle interpretazioni, è una sentenza, un’ammissione di una preferenza tra i due fratelli, o almeno così la leggo io. Non lo so, ci sta tutto, ci stanno pensieri di quel tipo, perché davvero lo pensa o per una sorta di negazione del lutto, ma trattandosi di una cosa comunque insolita o almeno fondamentale, avrei preferito che ti ci soffermassi un po’ di più. Poi, lo so, i cinquemila caratteri sono tiranni 😀
    Ciao, a presto

    • in realtà la madre doveva dire, e intendeva, che dei due era contenta di avere con sé Alberto in quanto il più concreto, responsabile, affidabile, maturo, eccetera, ci siamo capiti. Uno su cui potersi riposare, fare affidamento, non che lo amasse di più. Da un lato, diventava un discorso un po’ forzato da buttare tra le lacrime, in quei momenti, un po’ mi serviva un a frase più ambigua che il figlio potesse interpretare come “soffrirei di più se fosse morto Alberto”. Sono d’accordo con la tua obiezione: posso svicolare dicendo che abbiamo solo la versione di Alfredo, potrebbe essere quello che lui ha capito, o deformato nel tempo. Quanto ai 5000… pensavo di metterci molto di più ma ho dovuto rivedere i miei piani e cambiate il finale, ma non mi dispiace, darà modo di rifletterci e vedere che ne pensate.
      Ciau

  11. Ciao B,
    un capitolo toccante e denso di emozioni. Il rifiuto ignaro da parte di Eliana e quella frase della madre, detta nel dolore e tra le lacrime, che sul povero Alfredo deve essere piombata come un macigno, per chiacciarlo. Non sto a ripeterti i complimenti per le tue capacità, il capitolo è riuscito, serve a spiegare e a terminare una storia e va benissimo così. Aspetto di leggere l’ultima parola del finale e spero sia “libero”.
    Alla prossima!

    • Credo che libero, in ogni caso, lo sarà. Ti ringrazio, è stato difficile scrivere questo capitolo, soprattutto quando ho capito che come lo avevo pensato non riuscivo a farcelo stare. Eliana è soprattutto la rappresentazione del tempo che è passato, della vita che è andata avanti, si è evoluta. È la vita di Alfredo che si è bloccata il giorno dell’incidente, il suo tempo si è fossilizzato lì, non si torna indietro. ora deve scegliere come andare avanti.
      Grazie

  12. Ciao Befana Profana;
    anche se con meno dialoghi del solito, hai dato vita ad un altro capitolo riuscitissimo. Ho adorato il passaggio ” Avevano pianto insieme, senza che lei sospettasse che versavano lacrime diverse.” Poeticamente triste. Aspetto l’ultimo, e credo che Alfredo dovrebbe finalmente essere libero.

  13. Ciao Befana
    come ha osservato Napo i dialoghi quasi non ci sono ma, dico io, lo “spiegone” è scritto sempre bene.
    La frase mormorata dalla madre «Che Dio mi perdoni, …», mi ha fatto pensare 🙂
    voto sereno (perché si può essere liberi ma inquieti).

  14. Scelgo : Libero

    Salve befana profana, come si dice meglio tardi che mai.
    Sono passato a leggerti, ed ho fatto bene.
    Mi son trovato da subito immerso in questa famiglia tra questi due fratelli diversi, l’ opposto dell’altro. E questa madre morente.
    Molto commovente la sua figura, quella vista nel primo capitolo.
    L’impressione che mi son fatto è quella di un racconto ben strutturato, anzi due racconti (uno dentro l’altro) con delle descrizioni che fotografano benissimo il mondo circostante di Alberto, del fratello Alfredo e della loro mamma. Di una famiglia travolta da un’improvvisa tragedia…
    Per cui complimenti doverosi e meritati

    ps.-Un ultima cosa… la figura di Eliana l’avrei descritta diversamente.

    • Ciao Alex,
      io rincarerei la dose: Eliana è praticamente inesistente, nel racconto, appare solo come ricordo o percezione di Alfredo. Avevo bisogno di lei come “scossa” per dare a Alfredo la voglia di tornare a essere se stesso, ma non aveva lo spazio per darle un vero personaggio: hai perfettamente ragione.
      Sto ancora riflettendo se portare davvero a compimento una versione lunga della storia, e in quel caso Eliana avrà un vero ruolo e personaggio. Forse anche un intreccio secondario tutto suo.
      Grazie a te

    • I dialoghi, essendo da solo, non potevo troppo infilarceli; in realtà, avevo il progetto di riassumere brevemente la delusione dell’incontro con Eliana, la sua decisione di gettare la maschera e il finale, e poi dedicare il decimo a un epilogo che in qualche sorta ribaltasse un po’ il finale. Scrivendolo, però, mi è sembrato impensabile di non mettere almeno un accenno all’incidente, a come si sia invischiato sempre più nell’equivoco fino a non sapere come uscirne per praticamente una vita intera; il che mi prendeva più di 4000 cc. Allora ho deciso di concedere più spazio al tutto, dividendolo in due capitoli e sono tornata alla conclusione del raccontino d’origine, che rende l’epilogo inutile.
      Cercherò di non metterci un secolo a scriverlo, il decimo.

  15. Ciao!
    Ho recuperato tutti i primi 8 capitoli d’un fiato, e ti assicuro che se ce ne fossero stati altri non avrei esitato a proseguire!
    Adoro questa storia, mi ha preso sin da subito, è piena di sentimenti forti e sensazioni che io stessa ho creduto di sentire mentre leggevo. Ho quasi pianto leggendo della tenerezza della madre.
    Ti seguo!

    Passa leggermi se ti va

  16. Nella casa dei genitori.
    Molto brava. Un capitolo che inonda di luce i precedenti.
    Io ero tra quelli che qualcosina l’aveva intuita, questo però non mi ha impedito di godermi l’episodio.
    La ricostruzione di ‘quel giorno’ e di come si sia arrivato allo scambio di identità è ben resa e, soprattutto, verosimile.

  17. Ciao Befana

    No, confesso che non lo sospettavo. Umilmente mi metto in coda a chi aveva capito. Mi consolo pensando che nemmeno nella vita reale mi accorgo delle cose ovvie.

    Pensa che mia mamma una volta mi chiese: ma quel tuo amico Xyz è gay? Io subito: no. Ma convinto. Dopo una settimana vengo a sapere da amici comuni che è gay davvero. Volevo sprofondare!

    Non c’entra nulla con il tuo racconto, mi hai destabilizzato 😀

    Torna a casa dei genitori.

    Alla prossima.

    • Bé, grazie, Achille, almeno uno che non aveva capito tutto subito, mi fa piacere. Nel primo capitolo avevo cercato di restare vaga, anche se qualcuno mi ha sgamato subito, ma poi, un po’ alla volta credevo che il dubbio fosse venuto a tutti.
      In ogni caso, per la versione estesa ho deciso di iniziare dall’inizio della fine, così non ci sono più finti segreti ma solo il come siamo arrivati lì 🙂

  18. Boh, nel suo studio medico.
    Molto ben resi i dialoghi, ci dicono tutto ciò che serve con naturalezza.
    Invidio molto la camera di Alberto e Alfredo, perché se riescono, a diciotto anni,a dormirci entrambi deve essere un po’ più grande dei “moderni” nove metri quadri 😀
    In effetti mi lascia perplesso che due giovani di quell’età, per quanto gemelli, non rivendichino spazi personali. Sì, lo so, osservazione inutile, potrebbero non avere altre possibilità… i gemelli sono molto legati… eccetera. Però mi ha fatto sorridere, perché a casa pure quello di sette anni rivendica una cameretta tutta sua 😀
    Ciao, a presto

  19. Ciao B,
    lo scambio era intuibile, non altrettanto il modo in cui questo avesse avuto luogo. Alfredo ha portato avanti la vita del fratello perfetto, forse per non ferire i genitori, pernsando che gli avrebbero preferito il fratello perfetto; In realtà si è capito che Alfredo, agli occhi dei genitori, era perfetto proprio come Alberto. Hai confezionato una bella storia, eri partita dicendo che non sapevi bene come metterla insieme, be’ hai fatto un ottimo lavoro, ma non ne ho mai dubitato.
    Io dico: nel suo appartamento e vediamo come va.
    Ala prossima!

    • Non lo conosco, non ne avevo nemmeno sentito parlare, l’ho googlato dopo il tuo commento, vedrò di leggerlo prima o poi. Quello dei gemelli è un tema strausato, lo so, mi piaceva usarlo come riflessione (portata all’estremo) sul vivere “la vita di un altro”, quella che gli altri hanno immaginato per noi, quella su cui gli altri contano, investono, quella in cui si è finiti un po’ per caso e non si sa uscirne.
      Grazie di lettura e commento. E del consiglio di lettura! 🙂

  20. Ecco, finalmente il grande segreto è stato rivelato. Povero Alberto, che sfiga…

    Stavo pensando a come possa essersi sentito Alfredo dopo l’accaduto, con che forza puoi continuare a vivere sapendo che tuo fratello che poi era anche il tuo migliore amico, è morto “per causa” tua? E allora ho realizzato che potrebbe benissimo essere vero… Alfredo è morto con Alberto, quella volta, morto dentro e rivendicare il fratello riportando in vita il suo nome, i suoi obiettivi e tutto potrebbe essere stata l’unica cosa ‘giusta’ da fare. Al principio del racconto, quando ormai ci ero arrivata anche io che Alberto era in realtà Alfredo, pensavo che quest’ultimo si fosse impossessato della vita del fratello morto per invidia, stanco di essere sempre il figlio scarso. Invece credo che Alfredo si potrebbe essere sacrificato perchè il mondo non meritava di perdere un bravo figlio, un buon fidanzato, un futuro dottore…

    Bella storia. Nel prossimo li vedo nella casa dei genitori, lui e Liliana.

    • Flow,
      è bellissimo averti come lettrice! Molto interessanti le tue riflessioni, sono andate anche oltre quello che ho immaginato io… ti dico solo che, nella mia idea, Alfredo non ha scelto davo, si è ritrovato incastrato in un ruolo, incapace di svelare la verità al momento e più passava il tempo, più gli risultava difficile parlare. Però, se davvero riesco a scrivere una versione estesa di questa storia, credo che c’entrerà un po’ anche di tutto quello che hai detto tu.
      Un grazie enorme

  21. Ciao Bef e scusa se non sono passato per il sesto, non ho controllato ma credo di non aver ricevuto notifica. Poco male ho recuperato il sesto (bene) e letto questo settimo (benissimo). Sui dialoghi ha assolutamente ragione Flow, davvero ben fatti, sai che è una cosa che apprezzo e molto.
    La parte iniziale del settimo con quei frammenti di ricordo richiamati dalla familiarità del luogo mi è piaciuta molto.
    Io sarei andato sulla prima notte dopo l’incidente ma sono in minoranza…

    • Ha vinto l’opzione che rispecchia la mia idea di base, ma poi mi ero detta che inserire anche i momenti dopo l’incidente sarebbe stato interessante, ma sembra che resteremo alla versione iniziale.
      Sono contenta che ti sia piaciuto, volevo parlare del funerale senza metterlo davvero nel capitolo, e mi sembrava una buona cosa inserire il confronto con il passato.
      per i dialoghi, come ho detto a Flow: grazie, grazie, grazie.

  22. Si, decisamente, appena prima dell’incidente. Sono innamorata del modo in cui stai raccontando questa storia; so che spesso hai spiegato che usi i dialoghi per inserire più informazioni in meno spazio, ma sarà che io amo i dialoghi, quando leggo i tuoi ne sento le voci! Preoccupante? Forse, però è una cosa grandiosa.

    Non vedo l’ora di leggere il prossimo. Ciao!

    • Non sai che piacere mi ha fatto il tuo commento. Passo un sacco di tempo a riflettere e ritoccare i dialoghi perché quando leggo una storia i dialoghi inverosimili, piatti o totalmente artificiosi mi infastidiscono parecchio.
      Ho sempre grossi dubbi sugli esiti dei miei ritocchi, feedback come i tuoi fanno bene all’anima.
      Appena posso faccio un salto a leggere il tuo incipit.
      Ciao

  23. Ciao Befana, complimenti ancora per questo capitolo. Ormai devo per forza sapere questo segreto:-):-):-) voto per la notte dopo l’incidente! Di solito di notte si riflette e ci si sente più vulnerabili facendo emergere lati di noi spesso nascosti. Quindi potrebbe essere interessante! Aspetto il prossimo:-)

  24. Ciao B,
    non so come funzioni da te, ma qui gli operatori cimiteriali, o becchini che dir si voglia, la mancia la vogliono eccome anzi, in alcuni casi, la pretendono prorpio.
    Ma bando alle polemiche, bel capitolo. Aggiunge qualcosa e a quel qualcosa si unisce altro mistero… Interessante e coinvolgente, aspetto l’ottavo per avere altri indizi.
    Ben fatto, come sempre.
    Alla prossima!

    • Sai che non ne avevo idea? È molto tempo che non assisto a un funerale. La questione mi è venuta in mente scrivendo l’inizio del capitolo e mi sembrava prestarsi bene a introdurre l’altro funerale, quello duplice del passato. Però, se è come dici tu, i due operatori andranno a chiedergliela prima che parta con Eliana e avrà la sua risposta.
      Grazie mille

  25. Appena prima dell’incidente.
    Decisione saggia, quella di Alberto con la mamma, ma l’averla presa potrebbe forse aumentargli la pressione quel tanto che basta da esplodere davanti a Eliana? E lei ne sarebbe davvero sorpresa?
    Bel capitolo.

    Ciao, a presto

  26. Ciao Befana.

    Sì, suona un po’ come infodump, rompe il ritmo all’interno di un capitolo che, per il resto, fila via liscio. Se non ci fai caso non te ne rendi quasi conto.

    Questo capitolo invece è pieno di mistero e cose non dette. Chissà di cosa parleranno nel capitolo nove? Mi resta la curiosità. Per il capitolo otto ho scelto “appena prima”.

    Grazie e alla prossima.

  27. Ciao Befana.

    Giusto per fartelo sapere: a scuola non avevo un gemello, però ci siamo ritrovati in due con lo stesso cognome nella stessa classe. Nessun prof ci ha mai chiamati “Astolfi” in quel periodo, te lo posso assicurare. 🙂 Grazie per avermi tirato fuori, anche se involontariamente, questo ricordo.

    C’è un’unica infodump o almeno io l’ho vissuta come tale mentre leggevo questo paragrafo:

    Le odiava, quelle ramanzine tutte uguali, ma aveva taciuto e subìto. Poteva prendersela solo con se stesso: conosceva la data del compito da una settimana, ma aveva sempre avuto troppo da fare con il progetto per il murales della vecchia cartiera. I suoi erano stati chiari: poteva lavorarci solo se i risultati scolastici non ne risentivano. Ma come al solito si era lasciato sfuggire il tempo.

    Tutto il resto scorre, soprattutto la scena davanti scuola (a parte i dieci minuti che ti hanno già fatto notare) più che l’incidente per la strada.

    Grazie e alla prossima.
    PS: cimitero

  28. Al cimitero. Ciao befena.
    Sono stati due capitoli molto belli. Come al solito sei riuscita a condensare emozioni molto profonde in poche righe. Sopratutto mi ha molto emozionato il passaggio in cui Alberto è indeciso se dire la verità o meno alla madre. Però, se non sono indiscreto, mi chiedo se anche tu hai avuto una situazione del genere nella tua vita. Perchè davvero, non è per farti una sviolinata, ma quelle sensazioni che hai scritto sono le stesse che ho provato nella realtà quando mi è capitata una cosa simile. Non trovo cose negative da dirti per ora. Solo, come ti scrissi prima, spero che ci sia una risoluzione nella storia. Come ha detto il buon Jaw, è tempo di quagliare.
    Alla prossima 🙂

    • Ciao, Yaniv,
      sei molto gentile, il tuo commento fa davvero piacere. Posso risponderti: no, non mi sono mai trovata in quella situazione. Ho già visto i miei in un letto d’ospedale, anche per cose gravi, ma per fortuna ne sono sempre usciti. Ho cercato di immedesimarsi in qualcuno in quella situazione, che prima o poi capiterà. Anche se già so che non sarò mai preparata per il momento in cui dovrò dire addio ai miei. Ma è una cosa positiva, significa che ho avuto, e ho, dei genitori meravigliosi.
      Tornando alla storia, la risoluzione ci sarà, è prevista fin dalle prime battute del racconto, ma non arriverà nel prossimo capitolo. Temo un po’ le vostre reazioni sia allo svelamento del mistero che alla soluzione della storia, ma sono entrambi ben chiari nella mia testa. Intanto prendo i commenti positivi, poi prenderò anche quelli meno positivi, se verranno.
      Ti ringrazio molto, a presto

  29. Al cimitero, mi spiace per la signora, ma è tempo di quagliare 😀
    Ciao, befana.
    Un capitolo chiarificatore o preparatorio, direi. Bella la narrazione in terza che si adegua a pensieri e linguaggio di Alfredo.
    Questo punto:
    “I loro saluti non durarono più di dieci minuti, ma ad Alfredo sembrarono eterni.”
    non mi ha convinto del tutto. Dieci minuti mi paiono un’eternità “a prescindere”, se sei il terzo incomodo di un certame sentimentale 😀
    L’ho perciò inteso come un pensiero ironico di Alfredo (“solo” dieci minuti), ma a quel punto non avrei aggiunto il “ma..:”.

    Ciao, brava, a presto!

    • Sì, sì, qualunque sia il luogo in cui si svolgerà il prossimo capitolo, la signora sarà dipartita, però temo che si “quaglierà” davvero solo al 9 capitolo; anche se il dunque uscirà prima.
      Sappi che la frase in questione è stata rigirata non so quante volte “solo 10 minuti e gli sembrarono eterni; che gli sembrarono eterni…” avevo persino pensato a ridurli a 5, ma facevano corto per una pomiciata tra adolescenti innamorati ^^ . Alla fine mi sono detta che, trattandosi di narratore esterno, il ma ci stava, perché qualunque sia la percezione, dieci minuti in assoluto sono un breve lasso di tempo. Ammesso che l’assoluto, in termini di tempo esista, ma questo è un altro discorso.
      Ma ci rifletterò ancora.
      Vi ringrazio tutti dei vostri bei commenti, ho paura che quando arriveremo alla fine della storia, mi prendiate a male parole, ma saranno utili anche quelle!
      Ciao

  30. Ciao B,
    quando leggo i tuoi episodi, vedo i protagonisti. Li sento parlare e li guardo muoversi tra le parole, vividi. Hai un dono nel descrivere gli accadimenti, nel mettere a parte il lettore dei sentimenti dei tuoi personaggi, e lo fai con poche pennallate.
    Alla prossima!
    p.s. non sono sicura dell’accento su “dì”, signor posta del cuore… ma, vista la mia ignoranza, potrei sbagliare alla grande… io avrei messo l’apostrofo, per il troncamento.

  31. Povero Alfredo, come lo capisco…! Anche mio fratello è sempre stato utilizzato come unità di misura della perfezione, è una cosa odiosa perchè ognuno di noi è bravo in qualcosa, mica dobbiamo tutti eccellere nelle stesse materie. Chimica poi… puah.

    Cao Befana Profana!
    Bel flashback; io adoro i flashback. E questa cosa di saltare a vedere Alberto uomo e Alberto ragazzino sempre in compagnia del suo inseparabile gemello (e a quanto pare anche di una fidanzatina!) mi piace moltissimo.
    A questo punto, dopo le varie risposte che mi hai dato ai precedenti commenti, io mi chiedo se sono proprio rintronata io a non capire quale possa essere il segreto di Alberto che hanno capito tutti o se il segreto sia appunto QUEL segreto che all’inizio di questa avventura qualcuno aveva svelato tra i commenti…..mmmm… ma anche fosse quello, come riuscirai a renderla una cosa verosimile? Voglio dire… i gemelli possono anche assomigliarsi un sacco, ma non sono uguali. Soprattutto se si considera che uno dei due era un genio (ed è diventato dottore) e l’altro invece era un artista incapace di prendere una sufficienza perchè preferiva trascorrere il suo tempo a fare la cosa che adorava di più, ovvero disegnare.
    Forse qualcuno potrebbe anche pensarci, a rinunciare alla persona che è, a cambiare obiettivi, hobbies, sogni e quant’altro. La domanda però è… ci riuscirebbe davvero? Se hai l’arte nel sangue, riusciresti davvero a non prendere più in mano una matita? Tu, Befana, rinunceresti alla scrittura per sempre?

    Vediamo come continua;)

    • Ahahah, Flow,
      ti prometto che analizzeremo il segreto, le sue implicazioni e verosimiglianze appena salterà fuori. Manca poco: ho previsto il flashback esplicativo all’8 capitolo, dopo la smetteremo con sottintesi, allusioni e supposizioni ^^
      Sulla competizione tra fratelli hai sicuramente ragione, ma pensa che a noi è sembrato di fare ben attenzione ad evitare di mettere i figli a confronto o in emulazione, e mio figlio comunque si sente sempre non all’altezza di sua sorella. Conta molto anche quello che si immagina e si sente; quello che ho scritto nel racconto è la percezione di Alfredo, forse gli altri non si sono mai resi conto di come la viveva lui.
      Ciao

  32. A me piacciono i flashback. Molto brava, Mare’, hai gestito magistralmente la struttura di questo episodio: non c’è nulla che non sia funzionale al plot. Un flashback che ti – e ci – aiuta a seguire Alfredo in questa fase della vita in cui il suo segreto – che è anche stato per anni il suo riscatto – si sta sgretolando per una serie di eventi a cui lui ormai non può e non vuole più opporsi.
    Per il prossimo capitolo salterei direttamente allo studio del notaio, magari dopo che il protagonista ha già avuto modo di iniziare a elaborare il lutto.

    • Grazie, Napo,
      sono contenta, ero molto in dubbio che mi si dicesse che continuavo a ribadire troppe volte gli stessi concetti, il rapporto tra fratelli, mi fa piacere se mi confermi che questo episodio al passato è funzionale alla storia.
      Non ho seguito tutto il tuo commento, soprattutto la cosa del riscatto, mi sa che non abbiamo la stessa interpretazione del segreto. Forse il punto è che non ho mai detto che la cosa l’abbia voluta e costruita lui, gli è successo, ci si è trovato impigliato e non ha mai saputo uscirne.
      Ma, come detto a Flow, ne riparliamo dopo l’8 capitolo. Anche perché continuo a volerne fare una storia più lunga e elaborata e le vostre impressioni, correzioni e suggerimenti mi sarebbero parecchio utili.
      Ciao

      P.S. Sai che invece a me i flashback nella narrazione non piacciono? Però questa struttura un capitolo sull’oggi e uno sull’ieri, invece, mi intriga molto. Sarà colpa di tutti i libri di Camilla Läkberg che ho letto.

      • Ora posso chiarire il concetto del riscatto. Per Alfredo – intendevo – diventare in tutto e per tutto Alberto, il fratello perfetto, è stato anche una forma di riscatto dal suo passato giovanile di eterno secondo, di copia non conforme.
        Per l’ottava opzione scelgo la casa dei genitori.
        Brava Marè

        • Il riscatto non so. Tieni conto che nella prima idea il tutto nasceva da uno scherzo: a lui toccava la biciclettata punitiva, l’altro si offriva di andarci al suo posto più che altro per sfottere i genitori convinti di saperli distinguere al volo. Per una versione lunga però ho dovuto riflettere ai caratteri dei due gemelli e approfondire il perché non sia riuscito a uscire dal qui pro quo. Il fatto che si sia sempre sentito meno amato e apprezzato mi sembrava valido. Però lo vedo più come un “mia madre soffrirebbe di più sapendo di aver perso lui che me, se le dico che Alberto è morto la faccio troppo soffrire”: una cosa tremenda, un’auto flagellazione continua.
          Il che è anche uno dei miei dubbi: ammesso che riesca a scriverlo fino in fondo, chi vorrebbe leggere un romanzo così triste e deprimente? 🙂
          Ciao? Roberto, grazie dei feedback sempre intelligenti e interessanti

  33. Quando capita di ritrovare in un libro un pensiero che ci è appartenuto o un ricordo doloroso, accantonato, magari, per legittima difesa, il contraccolpo è forte e sembra quasi che l’autore ce lo stia cavando a forza dalla memoria, dove l’avevamo lasciato a decantare, in attesa di un momento più adatto per affrontarlo… Gli scrittori bravi sono capaci di comunicare emozioni, quelli eccellenti, più semplicemente, le condividono… Brava davvero.

  34. Di progetti per il futuro.
    Mi aggiungo all’elenco di quelli che leggendoti hanno rivissuto qualcosa di singolare: “… stupefacente come nemmeno il personale del reparto di cure palliative potesse abituarsi a dare certi annunci…”: quattro necrofori, alti, grossi, eleganti, che piangono insieme ai parenti, mentre tumulano una persona che non hanno mai conosciuto. Un episodio vissuto ormai molti anni fa, che mi aveva riconciliato per qualche secondo con l’umanità.
    Sei bravissima a parlare di sentimenti.
    Comunque, se posso permettermi, Alberto non deve dire proprio nulla: le persone dicono di volere la verità, forse ne hanno anche diritto, ma quando gliela metti a disposizione scelgono sempre la menzogna.

    Ciao, a presto

    • Ciao Jaw,
      sono molto felice che quel “passaggio” ti abbia parlato, mi ero chiesta se non fosse superfluo, una sorta di “fuori tema” per diluire la trama, ma non ho voluto rinunciarci. Mi sembrava spiegare bene lo stato d’animo di Alberto, il suo interrogarsi a come non ci si abitui mai alla perdita. Ma ho rigirato il periodo un migliaio di volte: non mi sembrava mai fluido,e non lo è ancora, ma non sapevo fare meglio. Tornando alla realtà, per fortuna che non ci si assuefà mai al dolore degli altri, che siamo ancora in tanti a restare umani. 🙂
      Ti do ragione, Alberto, ancora una volta, non dirà niente a sua madre, ma non tanto perché lei non la vorrebbe, è lui che teme di sapere come reagirebbe e ha paura di uscire dalla sua menzogna. Spesso sembra più facile continuare ad alimentare una menzogna, che svelarla. Per fortuna la maggior parte delle menzogne sono molto più piccole di quella in questione! 😉
      Ciao, ciao

  35. Io questo segreto di Alberto proprio non riesco ad immaginare quale possa essere! A quanto pare sono l’unica. Un altro splendido capitolo, Befana, incantevole.

    Facciamoli parlare d’amore,i due fratelli. Eliana piaceva ad entrambi? E’ stata motivo di conflitto tra loro? vedremo!

    • Ma sì, Flow, credo che il segreto lo sospetti anche tu, forse l’ho anche un po’ troppo “telefonato”, ma in realtà non è tanto lui il succo del racconto, quanto come Alberto ne sia finito prigioniero fino a non sapersene liberare e cosa succederà nel momento in cui deciderà di farlo.
      Di Eliana se ne riparlerà in ogni caso, anche se non dovesse apparire nel prossimo capitolo.
      Grazie della tua preziosa partecipazione

  36. Ciao B,
    “renderle il salto più lieve” … il salto, mi ha incantato questa frase. Si è abituati a pensare a un viaggio, a un volo (il galleggiare sopra il corpo e tutto il resto), il salto mi fa venire in mente un salto nel vuoto, nell’ignoto a cui nessuno può dare un nome certo per quanti sforzi ed esperimenti si facciano. Eppure tu gli hai dato un tocco leggero con una parolina piccola, piccola.
    Molto bello, intesnso e vero. Quando capitano cose così grandi, spesso ci si ferma a notare particolari inutili a cui subito si sottrae il proprio interesse perchè timorosi di poter paragonare una sberciatura su una scarpa all’ultimo momento con una persona cara.
    Brava B, come sempre.
    Alla prossima!
    p.s. voto per un solo gemello e vediamo che succede.

    • Ciao A.
      sono felice che lo trovi riuscito, perché quel passaggio l’ho riscritto un sacco di volte: volevo rendere l’idea dello stato d’animo di Alberto, ma non volevo cadere nel patetico. Ho fatto un sacco di varianti del “ringraziarla per tutto l’amore; accompagnarla nel viaggio”… il salto mi sembrava adatto, soprattutto per qualcuno nella situazione della madre, senza speranze di guarigione e con troppo dolore, la morte può apparire come solo un piccolo salto verso la pace. Ed è un salto nel buio per chi lo compie e per chi resta.
      E hai apprezzato il particolare delle scarpe: è una cosa che mi stupisce sempre, come nelle situazioni di grande stress, dolore o paura, la mente cerchi di aggrapparsi a immagini e riti quotidiani (“non ho preparato il pranzo”, “oddio, mi sono strappato i pantaloni”…).
      Quella del gemello solo è l’opzione più “rischiata” per me: non ho ancora previsto nulla, ma forse per quello è anche la più interessante 🙂
      Grazie di tutto

  37. Ciao Befana.

    “Da settimane si rendeva all’ospedale ogni giorno per rendere visita alla madre” Ho riletto almeno cinque volte prima di capire che “si rendeva” era un refuso per “si recava”.

    A parte questo, direi tutto bene, è sempre un piacere leggerti.

    Lì abbiamo già visti parlare del futuro, facciamoli parlare d’amore.

    Grazie e alla prossima.

    • In realtà, dei progetti per il futuro di Alberto non sappiamo nulla.
      Caro Achille, potrei dirti che avevo scelto con cura l’uso arcaico e letterario di rendersi nel senso di recarsi (usato, di certo, almeno dal Foscolo e il Pindemonte), ma confesso umilmente di essermi ancora lasciata scappare una francesata! Il che mi scoccia oltremodo, giacché ne avevo scorta e corretta un’altra, ma questa mi è passata tranquillamente davanti agli occhi una grossa decina di volte, senza che ne fossi minimamente turbata. 🙂
      Ciao

    • Sì, credo che il segreto di Alberto sia intuibile da subito, ma non importa, non solo perché non è un thriller, ma soprattutto perché la storia non è il segreto ma come ci si sia trovato imprigionato e non sappia uscirne.
      Ma con la madre non ne parlerà, perché se non ci è riuscito in tutti questi anni non vedo come possa trovare il coraggio di tormentarla proprio negli ultimi attimi con nuovo dolore; e soprattutto perché la mia storia necessita che non si confessi! 😉
      Se riesco davvero a portare avanti la versione lunga, non ho ancora deciso, ma forse il “segreto” lo svelo subito, come il finale, e poi ritorno indietro al come ci siamo arrivati, nei capitoli dopo.
      Vedo già come e quanto sarà accolto il finale, qui.
      Ciao, Napo

  38. Ciao Befana. Come al solito, sei riuscita benissimo nell’intento di descrivere realisticamente e intimamente un rapporto così delicato come quello fra due fratelli. Fra l’altro fra un fratello “modello” e l’altro scapestrato. Veramente molto intima la scena, e sopratutto molto fluido da leggere. C’è questa strana “leggerezza profonda” nei tuoi capitoli. Riesci a spiegare cose difficili con parole semplice. Brava. Non vedo l’ora di sapere cosa accadrà nel prossimo capitolo. Io ho votato per una conoscenza, anche se vedo che l’ospedale sta andando per la maggiore.
    Alla prossima.

    • No, dai, non è scapestrato, è un artista, la scuola e il posto fisso non lo affascinano e si sente poco compreso e apprezzato. Ma avere troppo la testa sulle spalle a 15 anni non sarebbe del tutto sano, no?
      Anche se il capitolo si svolge sull’opzione ospedale, la “conoscenza” si è annunciata lo stesso, ne riparleremo più a fondo più in là. 🙂
      Grazie del bel commento

  39. Ciao B!
    Un altro capitolo ben scritto e si, come ti hanno già detto gli altri, i dialoghi stanno aiutando il racconto a filare liscio e a rivelare più cose usando meno caratteri.
    Continuo a non immaginare che cosa ti frulli in testa riguardo a questa storia e quindi continuo a seguire entusiasta. Voto l’ospedale; forse la mamma sta per imbarcarsi nel suo ultimo viaggio e Alberto ha ancora qualche conto in sospeso con lei prima che questo accada. Alla prossima 🙂

  40. Ciao. È il primo racconto che leggo da quando sono approdata su questo sito, e devo dire che mi ha preso molto. Sai scrivere molto bene, e stai caratterizzando molto bene i due fratelli, uno all’opposto dell’altro. Ho votato per una chiamata dall’ospedale, oddio, non vorrei mai che la mamma muoia, ma mi sa che è giunto il momento…per il racconto intendo.
    Seguo molto volentieri, a presto.

  41. Ciao B.F.
    Questo capitolo mi è piaciuto tantissimo.
    Non fa una piega, è lineare, leggero, fluido, ben scritto in ogni dettaglio.
    Mi sono nuovamente rispecchiata nei dialoghi tra i due fratelli. Credo non ci sia cosa migliore dell’empatia tra il lettore e i personaggi di un racconto.
    Si crea un ‘contatto”

  42. Brava Bef. Davvero. È incredibile quanto si riesca a tirar fuori della storia e dell’indole dei personaggi lasciandoli semplicemente chiacchierare un po’… Tutto molto naturale, tutto molto vero. Stavolta ti risparmio la nota autobiografica, ma anche in questo capitolo ci sono dei passaggi in cui mi ci sono rivisto un po’.
    Una chiamata dall’ospedale.

    • Grazie, Lou,
      in realtà avrei voluto poter fare un capitolo un po’ meno “tutto dialogo”, ma con solo 5000 caratteri a disposizione, è inutile negarlo, il modo migliore di far procedere le storie e i personaggi senza fare troppe didascalie sono i dialoghi.
      Sul biografico, ti dico solo che evito di mettere persone reali nei miei racconti, perché si rischia sempre di ferire o urtare, ma metto più o meno sempre situazioni, frasi, scene, luoghi, eccetera che si rifanno a eventi vissuti davvero, è l’unico modo che conosco per poterli descrivere con realismo, per sapere di ciò che scrivo.
      Ciao

  43. Ciao B,
    come sempre un capitolo ben scritto. Ti è scappato un “ora” di troppo e c’è una piccola incongruenza sul contenuto del sacchett,o che Alberto porta al fratello, ma non posso dire nient’altro, e sono comunque piccolezze.
    La storia di questi due fratelli scivola fuori con naturalezza, viene facile leggere e aver voglia di sapere ancora, quindi non posso che farti i complimenti.
    Aspetto il seguito dopo la chiamata dall’ospedale.
    Alla prossima!

    • Ero così in ritardo con la scrittura che questa volta ho riletto un po’ meno volte: quel doppio era mi è proprio sfuggito, ora vedo se lo staff può toglierlo.
      Per il sacchetto non ho capito l’incongruenza: non posso chiamare paste le focaccine all’uvetta? Forse avrei dovuto chiamarle briosce, non so, per me qualsiasi dolcetto può essere definito pasta, ma in effetti non ho verificato se l’italiano è d’accordo con me! XD
      Sono felice che tu dica che si ha voglia di leggere ancora, devo ammettere che l’idea di questa storia mi piace molto e il mio dubbio più grosso è come renderla interessante sulla durata senza travestirla da trama suspense, che non è.
      Ciao e grazie

  44. Ciao Befana! Capitolo molto profondo, spesso i genitori faticano a seguire le inclinazioni dei figli. Con conseguenze a volte disastrose! Spiare nel rapporto tra i gemelli ha fatto emergere bene la loro complicità e diversità! Voto per la ex moglie per avere un quadro più completo della vita di Alberto! Alla prossima:-)

  45. Ciao Befana.

    Questo capitolo ha qualcosa in più rispetto agli altri, almeno la sensazione che ho è che vibri più in sintonia con le mie corde. I gemelli hanno sempre qualcosa di particolare nel loro rapporto e mi sembra che sei riuscita a tirarlo fuori.

    Ho scelto “una vecchia conoscenza”.

    Grazie e alla prossima.

  46. Ciao BF
    Ho scelto Litigio. Perché? Perché è quasi normale pensare ad un fatto negativo avvenuto con chi adesso non c’è più.
    A volte ti daresti degli schiaffi per aver detto o fatto qualcosa di sbagliato nei confronti di una persona cara che non c’è più. A volte vorresti ritornare indietro nel tempo per cancellare akcuni atteggiamenti,

    • Scusa ho schiacciato involontariamente l’invio del commento 😂😂😂
      Dicevo….che appunto vorresti tornare indietro nel tempo per cancellare degli atteggiamenti che hai avuto nei confronti di chi non c’è più. E a volte ti soffermi a pensare che avresti potuto agire diversamente… O meglio ancora capire…ma non l’hai fatto e ora…. questa verità fa male…. Soprattutto se non ti sei neanche impegnato per cercare di risolvere un litigio rimasto in sospeso…
      Scusa mi sono persa.
      Ho un fratello e mi sono bisticciata con lui un mare di volte… È per questo che mi è venuto spontaneo scegliere “litigio”.
      Ma vedremo il risvolto del prossimo capitolo.
      A presto
      Ilaria

    • Ilaria, so di cosa parli, faccio parte di quelle persone “psicolabili” che dopo ogni litigio con figli/marito/parenti/amici vari pensa sempre: oddio, e se succede qualcosa e l’ultime parole che ci siamo mai potuti dire sono degli ingiuri?
      Penso che per chi, come Alberto qui, ha perso padre e fratello in un modo del tutto improvviso, i rimpianti e i non detti devono essere tanti. A maggior ragione perché…
      A presto

  47. Ciao Bef. Molto ben costruito il dialogo tra Enea e Alberto, giusti i tempi, efficace, benché non forzato, il modo in cui attraverso la chiacchierata riesci a far emergere particolari e dettagli interessanti, e certamente in parte anche utili, ai fini del progetto. Parte finale struggente.
    Recentemente ho perso mia nonna. Era molto anziana e mio nonno era venuto a mancare già da qualche anno. Dopo il funerale siamo andati tutti a casa di nonna (eravamo quasi una trentina tra figli, figlie, generi, nuore nipoti, mariti e mogli di nipoti e bis-nipoti).
    Abbiamo pranzato, riordinato, guardato vecchie foto, riso e scherzato. Pian piano sono andati tutti quanti via e dei pochi rimasti nessuno se la sentiva di rimanere per chiudere per l’ultima volta quella porta. Così ho mandato tutti via, sono rimasto qualche minuto solo con la casa, ho chiacchierato con il nonno e la nonna e ho chiuso quella porta promettendo loro che non sarebbe rimasta chiusa per sempre…

    • Ciao Lou,
      c’è sempre una miscellanea di sentimenti strani, nostalgia ma non solo, nei luoghi che ci ricordano le persone che amavamo e che non ci sono più. Come negli oggetti che hanno appartenuto loro. Per una senzadio come me, quella nei ricordi è la sola vita dopo la morte che esista, forse non eterna, ma lunga quanto l’amore che si lascia.
      Sui dettagli, ci sto provando: cerco di buttare qualche accenno di informazione mentre provo a fare una presentazione dei personaggi, nel passato e nel presente. Spero di creare se non proprio una suspense almeno un po’ di domande e di non svelare tutto troppo presto.
      Mi scuso per il ritardo: quando ho visto che persino tu pubblicavi due capitoli prima che io riuscissi a scriverne uno, è stato un elettroshock! 😉

  48. Una confessione, perché è chiaro che ci dovrà essere, la preferisco subito.
    Ciao, befana.
    Una cosa non mi è chiara: perde il fratello “alle soglie dell’età adulta” e lui e la madre si devono preoccupare di negozio e rate di macchina nuova? Va bene che per le mamme italiane rimaniamo a vita dei pargoli da coccolare e difendere, ma direi che lo sventurato aveva passato la soglia della maturità già da un po’ 😀
    La curiosità di capire cosa mai sia avvenuto al gemello è sempre più alta. Che c’entri l’enorme giardino della casa avita? 😀

    Ciao, a presto

    • Ma io boh, sono perplessa: era solo un accenno sintetico ma mi pareva non potesse dare adito a dubbi, invece…
      L’incidente risale all’ultimo anno di liceo, Alberto doveva avere 18 anni, 19 al massimo. Materialmente e economicamente tutti quei problemi se li è trovata da gestire la madre, ma essendo lui l’unico membro della famiglia rimasto, ha condiviso il peso morale, l’ha supportata, aiutata a riordinare cose e documenti, accompagnata negli obbighi e negli appuntamenti.
      Si è ritrovato a fare l’adulto perché sua madre aveva bisogno di lui. Era quello che intendevo (ed era quello che di rinfacciava la madre nel primo capitolo, ma dato il lungo ritardo nell’uscita del capitolo mi sa che si è un po’ perso).
      Le opzioni sono in parità, ma credo che la confessione sia un po’ il motivo di fondo del racconto.
      Ciao, Giau

      • Be’, a dire il vero, anch’io rimango un po’ perplesso:
        “Sperduti e sopraffatti dal dolore, dall’incredulità, si erano ritrovati sulle braccia il negozio, il mutuo, le rate dell’auto nuova”. L’ho letto come se gli eredi si sobbarcassero negozio, mutuo e rate di auto nuova del caro estinto, anche perché si sta parlando appunto di problemi nella gestione dell’eredità. Questo intendevo: se era un diciannovenne, come espliciti ora, mi suonava strano che avesse tutte ‘ste robe da lasciare. Ma evidentemente ho capito male.
        Ciao…

  49. Ciao B.P. Non so cosa dirti. Le tue parole trasudano emozioni. Forse è perchè capisco come ci si possa sentire in una situazione che hai descritto nel primo capitolo, ma davvero hai descritto perfettamente cosa si può provare in momenti come quelli. Sino ad ora la tua storia è piena di malinconia, tristezza, e tanti sentimenti che difficilmente è facile ricreare. Non capisco dove voglia arrivare la narrazione, ma leggere tutto ciò sinora è stato molto emozionante.
    Io ho votato per la confessione. Forse qualcosa che aiuterà a capire cosa sia successo nell’incidente o se è successo qualcosa fra i due fratelli.
    Al prossimo capitolo.

    • Ciao, Yaniv, grazie.
      Mi rendo conto di aver toccato un tasto sensibile, in realtà ho scelto il periodo della perdita della madre perché è un momento fondamentale e traumatico nella vita di un adulto, e mi serviva un evento/momento chock per giustificare il fatto che dopo decenni di non detto e menzogne, Alberto decida di voler dare un taglio e uscire dal segreto serbato fino ad allora.
      La confessione del segreto arriverà prima del finale ma non subito. Dovesse vincere quell’opzione, sarebbe un altro tipo di confessione nel prossimo capitolo.
      Ti ringrazio molto, a presto

  50. Ciao Befana, bel capitolo, scritto benissimo come sempre.
    Allegra ha ragione; riesci a scrivere tanto con poco e come al solito hai uno stile molto scorrevole e tuttavia elaborato. Mi piace.

    Son curiosa di sapere cosa ti frulla in testa con questa storia. Anche io avre pensato che Alberto non sia in realtà Alberto, ma il fratello che a madre crede morto, eppure hai già smentito quindi mi chiedo cosa potrà essere questo grande segreto che tormenta Alberto da anni. Mmmm…
    Voto per una confessione 🙂 Alla prossima!

    • Non vorrei smentire di aver smentito, perché ho smentito delle cose, ma senza aver smentito tutto quello che dite io abbia smentito… okay, la smetto! 😁
      Il segreto uscirà un pezzo alla volta, ma prima del finale, però non subito, subito, prima vorrei si capisse bene il rapporto fra i fratelli.
      Ciao e grazie

  51. Ehi. Ho finalmente finito di leggere (per il momento, ovviamente) questa storia. Ammisi che non avevo la più pallida idea di cosa volessi fare in questa vicenda e come volessi strutturarla, ma man mano che leggevo lo scenario era sempre più chiaro (o così mi è parso), e ti faccio i complimenti per le descrizioni e la storia stessa. Alla prossima!

    • Ciao,
      In realtà non era chiarissimo anche a me. ma diciamo che essendo una storia fatta di rimpianti e ricordi, mi piaceva scriverla un po’ attraverso la tristezza della rievocazione al passato e un po’ con l’imediatezza di chi ancora non sa cosa il destino riservi. Vedremo cosa ne vien fuori.
      Grazie di lettura e commento, appena riprendo un ritmo di vita normale e non agostano passerò anche a leggere il tuo racconto e gli altri 🙂

    • Ciao Allegra,
      La promessa per me è importante, credo che se non dovesse vincere, uscirebbe comunque, forse non in forma di promessa.
      Ti ringrazio del complimento, mi ha fatto sorridere perché poche ore prima stavo leggendo il testo di un altro scrittore per passione, su un forum, e mi dicevo esattamente « riesce a dipingere mondi e vite intere in poche frasi brevissime. Che invidia! ».
      A presto

  52. Ciao B.F
    Ogni tanto ritorno su T.I.
    Ti ho beccato per caso!!
    Affronti, questa volta, un tema molto attuale e triste. Il tuo incipit mi ha colpito.
    Scelgo a casa di Alberto perché vorrei sapere di più sull’incidente e che cosa è accaduto….
    Ciao a presto
    Ilaria

  53. Avrei preferito continuare il flashback.. ma la dura realtà incombe… io per complicare le cose.. vorrei vederlo ritornare nel suo studio da solo… a rimuginare il passato da solo… Lì forse nel “monologo interiore” si possono capire più cose.

    PS Ritorno sempre d’estate, ma stavolta prima… così anche la mia storia non rimarrà senza fine!

    A presto!

  54. Ciao Befana e bentrovata.
    Ho votato per lo studio del notaio.
    Credo possa darti l’opportunità di introdurre elementi utili (forse indispensabili) per il prosieguo della storia.
    Poco da dire per ora. Buona narrazione.
    Occhio solo alle ridondanze. Un abbraccio.

    • Accipicchia e io che credevo di stare emendando la mia tendenza alla sintesi eccessiva, invece mi avete già cassato le troppe ridondanze 🙂
      Credo anche io che il notaio sia una tappa importante, ho cominciato a riflettere al capitolo, il caldo ha promesso di attenuarsi a partire da domani, spero anche di riuscire a scriverlo.
      Ciao, Lou

      • … Tranquilla, non è grave.
        Se ti va io sono tornato con un nuovo racconto.
        Non sei obbligata, chiaramente, però mi farebbe molto piacere averti tra i miei lettori… sì, lo so, è agosto e da caldo, caldo assai… vedi tu, io ti aspetto a braccia aperte.
        Ciao Bef.

  55. Mmm, ho votato per la casa dei genitori, e credo di aver fatto un pasticcio perché ho messo la situazione in pareggio. Bel capitolo comunque: credibile e riconoscibile il rapporto tra i due.
    Avendo un fratello che a quell’età è stato per me compagno di giochi e di litigi mi sono immedesimato facilmente.
    A presto

  56. Bellissimo capitolo.
    Ciao B,
    Un capitolo vivo, che trasmette i suoni e i profumi della campagna in riva al fiume. Molto bell, davvero.
    Sono curiosa di sapere cosa succederà ad Alfredo e al tempo stesso me ne dispiaccio, perché con questo secondo episodio me lo hai fatto conoscere, apprezzare, e so che sarà triste perderlo. Dare vita ai personaggi é un gran talento e tu hai fatto un ott8mo lavoro.
    Alla prossima!!

  57. Ma solo a me il titolo sa di mega spoiler? Fratello causa incidente mortale al gemello e ne prende il posto per sempre perchè tutti preferiscono l’altro (o per qualsiasi altro motivo xy).. bah una cosa del genere…
    Non so che dire. E’ sempre un piacere leggerti, ma fin da subito non riesco a vedere altra via che questa che mi si è messa in mente…
    Buona continuazione.
    a.

    • Oh no, Aiels, hai già raccontato tutto e ora devo chiudere qui e smettere di scriverla! Ahahaha
      Tutta questa cattiveria non mi era venuta in mente: ma scusa, questo prima ammazza padre e fratello in un incidente e per di più prende il posto del gemello perché, per spregio? Non ho immaginato una storia di psicopatia sadica. Secondo me, essendo responsabile della morte di padre e gemello/migliore amico la reazione più probabile sarebbe la tentazione del suicidio, più che altro. E poi avrebbe taciuto il misfatto per trent’anni, perché vorrebbe rivelarlo alla madre proprio ora? Sempre per sadismo. Rivelarle l’orrore perché muoia moralmente distrutta? Io non sono io ed è tutta colpa mia? Non lo so: mi sembra strano. E dove ho scritto che tutti preferiscono uno dei due? Ho detto solo che Alberto è sempre stato uno a cui tutti dicono di sì, non che sia più amato. Ti ho risposto, però non ti obbligo a leggere il resto, eh? Anche perché domenica parto in vacanza mi sa che Alberto e il fratello restano in stand by.
      E pensa che a me il titolo piaceva tanto 🙁

      E pensa che a me il titolo piace tanto! 🙁

  58. Ciao Befana, sai una volta ricordo che in un commento, tu mi hai fatto notare che inserivo spesso frasi ‘inutili’ che, in un modo diverso, ripetevano comunque una cosa già scritta e che appesantivano il racconto.
    In questo caso, non è una critica, ma devo farti notare che lo fai anche tu. Me ne sono resa conto perchè effettivamente a leggere certe frasi mi accorgo che il racconto risulta allungato, più di quanto occorrerebbe, Ti faccio un esempio: “Nessuno era capace di dire no ad Alberto, tutti finivano per accontentarlo. Era sempre stato così, fin da piccolo.”
    Se nessuno sa dire no ad Alberto, non è sottointeso che tutti lo accontentino? E se è sempre stato così, sempre, non è chiaro che lo fosse anche quando Alberto era piccolo?

    Tralasciando questo, il capitolo è ben scritto, come sempre. Sarà che preferivo la domenica in famiglia, questa decina di anni prima non mi hanno detto più di tanto, a parte che Alfredo adorava disegnare e che Alberto era un grande nuotatore. Sicuramente ci sarà qualcosa più avanti, un fatto importante, che riporterà agli eventi apparentemente inane di questo capitolo.

    Ho votato per l’ambulatorio di ALberto nel prossimo capitolo, ma questa volta non è una super preferenza come la domenica in famiglia. Cavolo che peccato non abbia visto la domenica in famiglia ;D

    • Ciao Flow,
      figurati se non lo so: di ripetizioni ne scrivo un sacco, alcune le levo, altre mi sfuggono. E mi è molto più facile notarle in testi scritti da altri che non da me, perché lì ritrovo quello che avevo in mente e giudicarlo “dall’esterno” è più difficile. Per il passaggio che citi, però, il problema è un po’ diverso: era un pezzo più lungo, in origine, che spiegava come tutti cedessero davanti a Alberto, ma non perché fosse arrogante o dispotico, semplicemente perché tutti finivano per trovare buona la sua idea o a voler fargli piacere. Fin da piccolo aveva questa sorta di carisma, o semplicemente era la sua personalità che era irresistibile. insomma il pezzo era più o meno così e secondo me aveva senso, ho dovuto tagliare per rientrare nei 5000 e forse hai ragione tu, così risultano tre frasi per dire la stessa cosa.
      È complicato: per la prima volta sto cercando di scrivere una storia “lunga”, con situazioni e personaggi secondari, passaggi di contorno, poi cerco di adattarne una versione qui e devo tagliare… chiedo venia, sto pasticciando assai! ^^
      hai ragione: il capitolo serve solo a presentare i due fratelli e il loro rapporto; ma anche se li avessimo visti piccoli e coi genitori a quello sarebbe servito 🙂
      Ciao e grazie

  59. Ciao!
    Sono felice di poterti leggere! Avevo curiosato un po’ le altre storie ma sono molto felice di poterti seguire adesso, passo dopo passo.
    Mi piace molto questo incipit, soprattutto perché inizia con un tema che mi tocca molto.
    Ho votato per i quindici anni: è un’età così bella e difficile insieme che spero se ne possa leggere nel prossimo capitolo.
    A presto

  60. A una decina d’anni, un giorno d’estate. Mi pare in tema e ti toglie pure dal pareggio 🙂
    Bentornata, instancabile befana! Vediamo dove ci vuoi portare, anche se il tuo incipit giustifica un dubbio pressante: vuoi farci immergere in una atmosfera da (cit.) “… film strappacuore americano?!!!!!!!!!!” Non è da te!

    Ciao, a presto

    • Direi che sono parecchio stancabile, in questo periodo afoso. Questo incipit non ha richiesto grande fatica: ho solo dovuto accorciare un capitolo che esisteva già. Il racconto originale data di mesi fa e ricevette diversi “ma come ti è venuta l’idea? Dovresti farne un romanzo, se non lo fai tu lo scrivo io”… All’epoca non mi pareva fattibile ma un po’ di tempo fa mi è venuta voglia di esplorarne gli spunti e farne una storia estesa, magari non un romanzo ma vedremo; però da sola con il mio pc mi perdo, mi chiedo in che senso sviluppare le cose, a cosa dare rilievo… mi sono detta che gli incipittini potevano darmi una mano 😉
      Ma la citazione è mia?! Americano direi proprio di no, film non saprei, ma straziacuore la storia lo è parecchio, ma mi è nata in testa così. (Non sarebbe da me? Io adoro frignare davanti a un film! XD).
      Anche per quello, alternare capitolo presente sofferto/passato spensierato mi sembra una buona idea.
      Ciao, compare e grazie del passaggio

  61. Ciao, la profondità del tuo incipit mi ha davvero colpito, hai saputo affrontare la situazione complessa e tragica concentrandoti sulle emozioni dei personaggi, sui dettagli… Seguo volentieri, a presto!
    Dimenticavo, ho votato per un episodio infantile, in famiglia… Il periodo forse più spensierato, rimasto sicuramente nei ricordi di Alberto.

  62. Ciao Befana,
    questo inizio di storia mi ha messo la pelle d’oca. Non ho mai vissuto una perdita di questo genere, per fortuna, non ancora, ma lo hai descritto talmente bene che per poco non mi son venute le lacrime agli occhi. Come si fa a lasciare andare qualcuno che si ama e che si ha amato fin dal momento in cui si è venuti al mondo? Cosa bisognerebbe dire e cosa invece evitare di dire al capezzale di una madre che sta morendo e ne è consapevole? Perchè siamo sempre pieni di rimpianti, rimorsi, sensi di colpa che ci tolgono il respiro, specialmente quando ormai è tardi ed è ora di andare? Sono curiosa di sapere cosa è accaduto… Ma prima mi piacerebbe ricaricarmi con una domenica in famiglia; è paradossale lo so, ma pur non avendo mai perso nessuno, non ho neanche mai avuto la possibilità di vivere una spensierata domenica in famiglia. Mi piacerebbe viverla con un tuo secondo capitolo.
    Buona scrittura.

    • Ciao Flow,
      nemmeno io, per fortuna, ho ancora mai dovuto dire addio a un genitore. Sono arrivata a un’età tale che so che devo prepararmici, ma mi sembra impossibile.
      Il problema di Alberto è che ha un grosso segreto che gli ha condizionato la vita e di cui non ha mai parlato con nessuno, vorrebbe aprirsi con la madre ma sa che questo la sconvolgerebbe. E continua a protrarre un silenzio che gli asfissia la vita.
      È una storia totalmente di fantasia, nata da un raccontino brevissimo scritto tempo fa e di cui all’epoca più d’uno mi disse “dovresti farne un romanzo”. Un romanzo non so, ma ho iniziato a scriverne una versione estesa e, visto che ogni tanto mi pianto e mi perdo, ho provato a farne anche una versione qui per vedere come svilupparla con il vostro aiuto.
      Grazie delle belle parole, alla prossima 🙂

  63. Ciao e bentornata befana 🙂
    Incipit a dir poco toccante. Hai preso un rapporto così intimo come quello tra un figlio e una madre e ne hai sapientemente veicolato le emozioni sviscerando l’animo umano. Commovente. Ho votato per i 15 anni perché l’adolescenza è una fase della vita che ritengo particolarmente importante.
    Brava e alla prossima

    • “Preferisco ridere” detto da uno che ha iniziato una storia come una sorta di inferno sarcastico/satira gruppi di whatsapp per farla terminare in tragedia che nemmeno un romanziere giapponese coadiuvato da sceneggiatori coreani avrebbe potuto reggere il confronto, mi fa sarcasticamente sorridere .-)
      In ogni caso, non straziarti: quale che sia l’opzione scelta i toni saranno sereni. Il passato era felice per Alberto, è il presente che non lo è. Confesso che la storia è così triste che ho deciso di alternare un capitolo di presente e uno di passato proprio per stemperare. Se no mi deprimo da sola! ^^
      Ciao Fue, e grazie di esserci ancora

  64. Ciao B,
    bentornata!
    Molto toccante questo incipit, un girotondo di ricordi amari ma a tratti anche belli. Mia madre si preoccupava spesso di lasciarmi sola, spero che da lassù lo veda che non lo sono.
    Mi piacerebbe vedere i gemelli a dieci anni e cominciare a conoscere la storia dei tuoi nuovi personaggi.
    Complimenti e alla prossima!

    • Ciao Allegra,
      mi sono resa conto dai commenti di aver toccato un tasto dolente, non era mia intenzione; la perdita della madre è “funzionale” nella vita di Alberto per farlo riflettere sul passato e sul futuro, non volevo risvegliare ricordi dolorosi. Ancora non l’ho vissuto questo distacco, anche se alla mia età e a quella dei miei genitori sappiamo bene che è ormai un futuro non più remoto. Loro ne parlano come di una cosa normale, e hanno ragione. Ma io, come penso ogni figlio, credo che non sarò mai pronta.
      Ti ringrazio, a presto

  65. Gioia e tristezza sono facce della stessa medaglia, il tuo incipit mi ha emozionato!
    Hai descritto un vissuto comune a tanti di noi, a parte la storia che ne seguirà, ovviamente, in quanto frutto di fantasia, ma alle volte la realtà supera la fantasia stessa.
    Spero che il tuo racconto possa indurci a fare qualche carezza in più alle persone a noi care.
    Credo che una decina di anni fa sia successo qualcosa al tuo protagonista.
    Ciao e buon lavoro!

    • Ciao Alexander, il “qualcosa” data molto prima di dieci anni, ma è il fulcro della storia.
      Il rapporto con la madre morente è funzionale nella mia storia perché Alberto deve fare i conti con i propri errori, segreti e con se stesso, e questo è sicuramente un momento unico per tutti nella vita.
      Non avevo pensato al tema degli affetti (l’idea di questa storia è molto di fantasia) ma forse hai ragione tu, in realtà è centrale nella vita di Alberto.
      Grazie del commento e a presto

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi