Il doblone nero

Parte prima

«Portami un’altra bottiglia di kat, ragazzo. E questa volta vedi di fare in fretta se non vuoi assaggiare la mia lama.»
«Certamente Capitan Rubert.» 
Sam era abituato a ricevere quel tipo di minacce dagli avventori della locanda e ormai non ci faceva più caso. Lavorare al Vecchio Scarpone non era poi così male, se si escludevano le risse continue, gli insopportabili odori di cibo graveolente provenienti dalla cucina e le giornate senza tregua. La paga però era buona e Rala, la vecchia proprietaria della locanda, gli permetteva di dormire sul pavimento della dispensa sotto uno scaffale ammuffito. 
In ogni caso, questo era solo un lavoretto temporaneo che Sam avrebbe sopportato fino a quando non avesse messo da parte abbastanza monete per comprarsi un piccolo sciabecco con cui abbandonare per sempre Mant e salpare in direzione di Merita e delle altre isole dell’Arcipelago di Sinset. Mentre questi pensieri scorrevano veloci dietro gli occhi assenti del ragazzo, Sam infilò una mano nella tasca interna della giubba sfiorando la fragile superfice di un piccolo papiro.
Si trattava di una mappa poco più grande del palmo della sua mano. In realtà era un frammento appartenente ad una carta nautica molto più ampia. Una vecchia reliquia che gli era stata consegnata dal padre prima che partisse per il suo ultimo viaggio, quando Sam aveva poco più di cinque lune. 

Il rumore di un bicchiere che si frantumava al suolo riportò il giovane alla realtà: «Allora ragazzo, non sono forse stato chiaro?»
«Certo, eccomi Capitan Rubert.»
La gamba del pirata si mosse rapida urtando il giovane Sam proprio mentre posava una bottiglia di kat sul tavolo. Il ragazzo rovinò a terra nell’ilarità generale, mentre Rubert si chinava su di lui prendendolo per il grembiule e sollevandolo da terra come un sacco di patate: «Sai che cosa succede quando un uomo della mia ciurma osa disobbedirmi, ragazzo?» 
La voce di Sam stava tremando, vacillando tra la rabbia causata da quell’umiliazione e la paura di trovarsi difronte all’uomo più temuto e rispettato dell’intero Mar di Laasur: «No, signor Capitano.»
Il pirata sorrise mostrando i denti d’oro ricoperti di una lurida patina nerastra. Sputò per terrà una poltiglia di saliva e tabacco e si rivolse ad uno dei suoi uomini: «Teuta, vuoi rispondere tu? Se non sbaglio questa lezione dovrebbe essere ancora abbastanza fresca per te.» Gli altri pirati scoppiarono a ridere, mentre la ragazza fissò il proprio sguardo in quello del suo superiore senza tradire alcun segno di turbamento.
«Lo lasci andare, signor Capitano. È solo un cameriere maldestro. Cosa pensa di ottenere in questo modo?»
Il sorriso di Rubert si spense sul suo viso, lasciando spazio ad un’espressione di esagerata indignazione: «Io sono il comandante dei pirati di Maail. Il tuo Capitano! Quello che credo di ottenere con le mie azioni non è affare che ti riguardi, Teuta! Tu devi solo ubbidire ai miei ordini.» Senza rivolgersi a nessuno in particolare aggiunse: «Ragazzi sapete cosa fare!» Così dicendo lasciò cadere il povero Sam a terra, mentre due dei suoi uomini ghermivano la pirata per le spalle e la costringevano faccia al muro. 

Ad un cenno del loro capitano, uno dei due marinai tirò fuori dalla tasca una moneta: «Sarò clemente con te questa volta, Teuta. Del resto, per una donna come te è impossibile controllare l’istinto materno. Lasciatelo dire però, credo tu abbia messo in discussione i miei ordini una volta di troppo a voler proteggere questo sguattero.» Sottolineò le sue parole con un ampio gesto della mano: «È questa la differenza tra noi e te, Teuta. Noi siamo uomini.» Rise. «Una donna non sarà mai un vero pirata. Siete troppo deboli e sentimentali.» Sputò per terra una seconda volta, colorando il pavimento della locanda dello stesso rancido colore dei suoi denti. «Scegli: testa o croce? Se vincerai tu, avrai la possibilità di farti perdonare e dimostrare a me e ai tuoi compagni la tua lealtà nei nostri confronti.» Così dicendo mise mano alla propria cintura, dove una lunga frusta pendeva minacciosa: «Se vincerò io, invece, ti insegnerò a non sfidare mai più il tuo capitano.» Con un calcio in piano ventre si assicurò che Sam non si muovesse dal posto che gli aveva assegnato: «Poi mi occuperò anche di questo giovinastro impudente.»
La ragazza non rispose, guardando il proprio capitano con aria di sfida: «Scegli, ho detto!»
«Testa!»

Decidete voi le sorti di Sam e Teuta. Tirate una monetina e votate.

  • Il doblone è truccato (20%)
    20
  • Croce (40%)
    40
  • Testa (40%)
    40
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23 Commenti

  1. A me è piaciuto molto, l’ho trovato avvincente divertente e parecchio ben scritto. Devo dire che mi hanno incuriosito molto i personaggi e il tuo modo di raccontare, al punto che ho deciso di leggere il tuo libro… Dove lo posso trovare?

    • Ciao e, come sempre, grazie mille per avermi letto e per aver commentato.
      Il doblone nero era già comparso nel capitolo 5 ed era la chiave per leggere la mappa del tesoro, forse era la settimana delle tue ferie.

      Ecco qui l’estratto:
      “Si fermò un istante e si sfilò uno stivale. Lo capovolse e fece saltare via un tacco, ne estrasse un piccolo fagotto e poi aggiunse: «Alla sua morte, le uniche tracce che lasciò furono questo doblone nero e quella mappa.» La moneta, scura e lucida, era forgiata in ossidiana e presentava al suo interno alcuni fori dalla forma irregolare. «Per raggiungere il luogo in cui il tesoro è nascosto, bisogna usarli insieme.»”

      Poi prosegue… 🙂

    • Cioa Red,

      grazie mille per il voto. Per adesso su facebook e instagram sembra esserci una leggera predilezione per fargli svuotare le tasche! 😛 Non è detto comunque che non sia quella la strada più veloce 😉
      Ti auguro buone vacanze. Ci rileggiamo al tuo rientro!

      Ciao, MC

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