Maestro e Salvatore

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede adesso? Qualcuno si avvicina al rifugio dove Étienne è nascosto (58%)

«Ti abbiamo trovato»

Un colpo di tosse mi scosse dai miei pensieri: il dolore si irradiò dalla ferita su tutto il petto e si conficcò nella carne come una fila di denti aguzzi, fino a lasciarmi senza fiato. Una fitta improvvisa mi fece pulsare le vene sulla fronte mentre provavo a sollevare il busto vicino alla parete. Sentii la fascia stirarsi e abbassai lo sguardo, ansimante: piccole gocce scure emergevano dalla camicia. Portai la mano al petto, cercando lo strappo. Il sangue caldo incontrò le mie dita mentre scivolano sulla garza. Bestemmiai. Chloé, se avesse saputo…ma Chloé non sapeva. Ne ero certo. Non era lei, non era la mia Chloé ad avermi ridotto in quel modo. Era un automa, uno di quelli che fabbricavamo negli scantinati delle industrie prima che Dubois ci togliesse tutto. Se solo avessi avuto qualche giorno di vita in più, gliel’avrei fatta vedere io a quel maledetto bastardo. E invece ero finito a morire come un ratto in un edificio abbandonato della periferia, l’unico posto lontano dall’isteria che regnava a Sirapolis, l’unico luogo in cui potevo permettermi di morire in pace — ammesso che si potesse, dopo quello che avevo visto e fatto.

Dei passi verso la casa interruppero lo scorrere dei ricordi confusi. Tesi le orecchie per carpire qualche informazione: era più di un uomo, di questo ero certo. Trattenni il respiro; la ferita si vendicò in un istante, ma non potevo farmi scoprire. D’altra parte, però, cosa avevo da perdere? Ero comunque condannato a morire. Né i Ciechi né le guardie di Dubois avrebbero cambiato il mio destino. Portai lentamente la mano alla pistola. Avevo un solo colpo. Sarebbe stato l’ultimo gesto di un disperato, non un atto di eroismo, ma ogni soldato caduto era un passo verso la libertà. Provai a strisciare lungo il muro, verso l’angolo, l’arma stretta nella mano sinistra. I passi si facevano più vicini, sentivo anche il loro parlottare. Forse avrebbero semplicemente superato quel posto ridotto in macerie. Per quale motivo sarebbero dovuti entrare? Non c’era molto da vedere.

All’improvviso le parole si fecero più forti e concitate. «Attento!» riuscii a udire. Il colpo di un’arma da fuoco. «Ce n’è un altro!» Seconda voce, secondo sparo. Un urlo agghiacciante sovrastò il trambusto. Chi era caduto? Uno come me? O una delle guardie? O ancora, uno dei… Come potevo definirli? Vuoti? Solo quello sembravano, corpi vuoti senza volontà propria, macchine non pensanti che si aggiravano per la città come mine vaganti a qualsiasi ora del giorno e della notte. Erano un incubo incontrollabile, o meglio, controllato. Persone che non avevano più coscienza di sé, persone come me che avevano perso la ragione e agivano solo sotto il preciso comando di Dubois. E io che neanche ci credevo all’ipnosi.

Chloé mi diceva sempre di stare attento; il mio scetticismo, diceva, era più irrazionale di quelli che chiamavo creduloni e non tutto si poteva spiegare con la ragione. Ma io ne ero certo, per quanto tutto sembrasse irreale, ci doveva essere una spiegazione a quell’incantesimo. Ed eravamo certi di averla trovata, noi Ciechi, ci stavamo lavorando. Dubois approfittava del movimento di quelle sue mani insidiose e dei suoi gingilli per distrarre le persone e insinuare i suoi pensieri nella loro mente. Era tutto un trucco, nulla più.

La quiete tornò di colpo. Allentai la mano sulla pistola, il vetro rotto della finestra lasciava passare solo il lamentoso scricchiolare di una persiana rotta. Che ore erano? Avevo perso la cognizione del tempo. Inspirai più a fondo. Forse mi era concesso di morire in pace, forse invece potevo sperare ancora. Avrei aspettato un altro po’ e mi sarei avvicinato alla finestra per capire cosa succedeva di fuori, per trovare una via di uscita o un alleato e —

«Burban!» Tuonò una voce fuori. Nello stesso momento qualcosa — o qualcuno — abbatté la porta con un frastuono insopportabile. Schegge e chiodi volarono nella mia direzione. Eppure mi ero assicurato che reggesse, almeno all’attacco di un uomo…

Lo scatto di sorpresa mi causò un grido. Mi piegai in avanti, senza fiato. Gocce di sudore correvano dalla mia fronte fino a perdersi sulla polvere del pavimento. Strinsi la pistola.

«Ti abbiamo trovato, finalmente.»

I nuovi arrivati sono...

  • I "Vuoti" (0%)
    0
  • Alleati di Étienne (100%)
    100
  • Le guardie di Dubois (0%)
    0

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17 Commenti

  1. Ciao Jessica! Bell’inizio; ho iniziato a sudare con
    Étienne, col suo dolore e il calore di quello stanzino ammuffito dall’aria afosa e irrespirabile di Luglio.
    Un flashback è davvero d’obbligo fin da subito; ci sta troppo un passo indietro nei ricordi di quello che abbiamo appena conosciuto come un uomo ferito nel corpo e nel cuore, da chi poi? La sua bambina? Vedremo:)

  2. Qualcuno si avvicina al rifugio, più che altro perché ho una sorta di fobia verso le scene con un solo protagonista 😀
    Ciao, Jessica, benvenuta!
    Tratti genere e temi che mi sono familiari e lo fai con uno stile pulito e scorrevole. L’incipit è interessante e piuttosto intrigante. Adesso sono curioso di scoprire come lo svilupperai.
    Il commento di noi lettori serve soprattutto a osservazioni e critiche costruttive, oltre che per esplicitare giusti complimenti. Non trovo però molte “critiche” da muovere al tuo incipit, se si eccettua forse questo passaggio:
    […] Questo foglio andrà nella mia camicia, sotto la fascia, sul petto […]
    Ecco, l’ho trovato un po’ “raccontato”, una spiegazione che non scorre bene, perché ci dà un’informazione in modo non naturale. Per capirci: chi trova il messaggio sa come e perché l’ha trovato, e chi scrive nasconde il messaggio in un certo modo per nasconderlo solo ai turpi scagnozzi 😀
    Insomma, né chi scrive né l’ipotetico lettore hanno bisogno di quella informazione, che scritta in quella forma, appare fin troppo chiaramente destinata a… noi lettori di theincipit.
    Tutto qui, comunque, la mia è solo una sensazione/opinione personale, o se preferisci, come scrivo spesso, uno spunto su cui ragionare e riflettere, nella speranza che sia utile a noi tutti per migliorarci.
    Ciao, a presto

    • Ciao Jaw,
      Innanzitutto grazie per i complimenti, ma soprattutto grazie per il commento: infatti, nonostante io scriva da dieci anni, la “svolta” e la crescita è avvenuta quando una allora sconosciuta ha massacrato il racconto che le avevo fatto leggere. Me l’ha restituito a brandelli e li ho imparato che prendere coscienza delle critiche significa migliorare. Il fatto che, quasi 6 anni di critiche ed esercizio dopo, tu abbia notato “solo” quello conferma la mia direzione: i commenti così elaborati sono quelli che preferisco, soprattutto quando non c’è paura di offendere, perchè mi aiutano ad addrizzare la mira. E in effetti hai ragione, quel passaggio dev’essere sfuggito alla mia falce, perché a pensarci ora non ha senso nemmeno come pensiero frenetico nella confusione del protagonista. Grazie mille! Vedremo come andrà, ma a quanto pare l’opzione “protagonista unico” non piace molto, quindi verrai accontentato 😂

  3. Ciao Jessica, eccomi qua!
    Il tuo incipit mi ha agganciato, come si suol dire.
    Io opto per un flash dal passato per poi tornare al presente con un po’ di lucidità in più, è un bene non conoscere il tuo racconto già terminato, ci permette di viaggiare da soli con la nostra fantasia.
    Interessanti le varie descrizioni, complimenti!
    A proposito, la mia Dubois può essere anche un’antenata del tuo personaggio.
    Alla prossima!
    Ciao

  4. Ciao Jessica, un incipit decisamente intrigante e che mi ha lasciato incuriosito e spaesato. Per quanto mi riguarda, ti seguirò con interesse. Ho votato per qualcuno che si avvicina al rifugio. Vediamo dove ci porterai con la tua narrazione.
    Complimenti e a presto 😉

  5. Uhm… questa storia può prendere pieghe diverse. Provo a seguirla: magari prende la piega che piace a me 😉
    Di solito voto per conoscere qualcosa di più, eppure questo incipit mi fa venir voglia di rimaner nel presente e quindi voto che qualcuno si avvicina il rifugio.

    Ciao 🙂

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