Lo scopriremo solo vivendo

Piacere mio

Sono poche le certezze della vita. Una di queste, almeno per me, è la pausa sigaretta dopo le interminabili due ore di lezione di Cultura Francese, divertente tanto quanto un calcio nelle gengive.
Giusto il tempo di uscire dall’aula, rollare il mio tabacco Senza Nome Bianco e sono all’esterno del polo universitario. Improvvisamente un brivido mi scorre lungo la schiena: stamattina sono uscito di casa senza l’accendino, la più frequente tragedia dei fumatori. 

Tra i soliti volti conosciuti spicca il codino da samurai di Luca, compagno di pisolini tra i banchi, intento a chiacchierare con una sua compagna di corso mentre beve il caffè mattutino accompagnato dall’immancabile Marlboro; la mia pausa ammazza-polmoni è salva. 

– Ti presento Angela, anche lei è volontaria in ambulanza come te!

Strano a dirsi, forse stavolta quel rompipalle ne ha combinata una giusta presentandomi una tipa carina e all’apparenza alla mano, non la solita studentessa di lingue che se la tira manco ce l’avesse d’oro. Eppure, lì per lì, questa ragazza non mi fece nessun effetto, una nuova conoscenza che sarebbe durata non più di 10 minuti. Almeno così credevo.
Parlando del più e del meno, attraverso le solite domande del tipo “che lingue fai?” o “quale esame a scelta dai quest’anno?”, vengo a scoprire che io e Angela abbiamo, oltre a Luca, anche Greta e Jacopo tra gli amici in comune. 
Terminato il mio drum, butto il mozzicone e saluto Angela per poi dirigermi assieme a Luca a lezione di Inglese II. Arrivati in aula, non appena posiamo gli zaini nelle file del blocco dietro (le cosiddette “retrovie”) scopro che anche Angela frequenta la stessa lezione. La cosa non mi stupii più di tanto, anche perché, fra quelli di lingua, il corso di Inglese era quello più gettonato, con picchi di 200 e passa frequentanti; dato che le sue amiche erano ad un’altra lezione, causa sovrapposizioni, ci sediamo nella medesima fila aspettando che Jacopo e Greta ci raggiungessero.

La lezione passa in fretta, anche perché non vi prestai la minima attenzione poiché intento a parlare con Angela. Ero stupito dal fatto che io e lei, oltre ad avere molte cose in comune, ci trovavamo bene o male sulla stessa lunghezza d’onda, c’era una specie di intesa.
Scoccano le 12.30 e i nostri stomaci iniziano a reclamare cibo.

– Se vuoi dopo mangiato puoi venire con noi nel giardino dietro l’aula studio, ci mettiamo lì a cazzeggiare.

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4 Commenti

  1. Ciao Federico, ben arrivato. Un ragazzo che scrive una storia d’amore non me lo voglio perdere!

    Frasi come “se la tira manco ce l’avesse d’oro”, “picchi di 200 e passa”, “ci mettiamo a cazzeggiare”, mi da l’idea che non sarà un mattone schematico scritto da una cinquantenne retro, e soprattutto mi fa capire che avrò modo di vedere l’amore dal punto di vista di un uomo.

    Vediamo come si evolve, intanto visto che inizia ad esserci intesa direi che lui si dovrebbe aggregare al cazzeggio post pranzo.
    Ciao!

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