Il pensiero errante

Dove eravamo rimasti?

Dove era la compagna? Il messaggio era cosi carico di sensazioni, non capì chi l'avesse scritto però le piaceva cosi tanto quella frase che l'aveva appeso li (100%)

L’immagine parigina

L’appuntamento era alle 17.00, guardai l’orologio, erano appena le due meno un quarto, così decisi di farmi una passeggiata. Il clima anche se di fine Ottobre era abbastanza gradevole e cosi mi incamminai per quel lungo viale alberato. Ricordo ancora il nome, Avenue de la Bourdonnais .  Camminavo tra quei palazzi della borghesia parigina, all’ombra di alberi dalle chiome ancora folte.

Mi soffermai dietro la vetrina di quella piccola galleria d’arte, purtroppo chiusa, mi sarebbe piaciuto chiedere informazioni su quel vecchio dipinto che era li poggiato per terra in un angolo. Sicuramente chi aveva dipinto quel volto, il secolo scorso o ancor prima, aveva una grande padronanza dei colori, tale da riuscire a trasportarmi al primo sguardo dentro la tela, dentro quella stanza buia, dove un piccolo lumino ad olio dava forme alle ombre e rendeva incantevole quella ragazza che era intenta nel truccarsi. Pensai che fortunati saranno stati gli invitati a quel ballo di gala. Non avrà avuto più di vent’anni , ma li indossava con un’eleganza tale che l’avrebbe resa protagonista in quel salone delle feste.

Avro’ trascorso una mezz’ora dietro quella vetrina prima di riprendere il passo.  Proseguii diritto fino a vedere all’angolo quei tavolini  sotto quella tenda su cui era stampato a caratteri romantici “Brasserie de la Tour Eiffel”. Mi sembrò il posto adatto per sedermi, prendere un caffè e ascoltare quella melodia dolce che proveniva da altoparlanti posti in alto sotto quel balcone stracolmo di fiori bianchi. Si, ero a due passi dalla Torre Eiffel, ma avevo deciso che ci sarei andato il giorno dopo, volevo salire fino in cima, godermi con calma lo spettacolo, non avrei avuto impegni e il volo di rientro partiva alle 23.00.

Purtroppo non parlavo il francese seppur lo capivo,  preferivo dialogare in inglese avendo vissuto due anni a Londra e quando il ragazzo si avvicino per chiedermi gentilmente cosa prendevo, alla domanda risposi in lingua anglosassone e lui per fortuna senza battere ciglio mi fece subito intendere che capiva lo stesso. Avevo cambiato idea, al caffè preferii un buon bicchiere di vino rosso, mi avrebbe fatto più compagnia  solo a quel tavolino e reso più loquace all’appuntamento che diventava sempre più imminente.

Il tempo passava e le strade si affollavano sempre di più, forse anche gli altri avevano pensato bene di fare una passeggiata in quel caldo pomeriggio di Ottobre. Mi alzai dopo aver pagato e salutato e mi incamminai verso il luogo dell’appuntamento.

Non so, sarà stato il vino ma avevo l’immagine della  ragazza del quadro che mi annebbiava lo sguardo, era come se avessi chiuso gli occhi dopo aver guardato una intensa fonte luminosa e l’immagine era sempre li davanti agli occhi, come un ologramma.

Mentre attraversavo l’ultimo semaforo prima di arrivare all’Ufficio dell’avvocato, non riuscivo a credere a quello che stavo osservando. Dall’altra parte della strada con passo spedito, una figura seppur esile ma elegantemente sinuosa, lei. Si ero sicuro era lei. La ragazza del quadro. Ma come poteva essere, quel dipinto aveva almeno 150 anni ed io forse avevo bevuto troppo vino a stomaco vuoto.

Mi bloccai su quelle strisce pedonali consumate da migliaia di passi, continuai  ad osservarla non potevo distorcere lo sguardo, mi ero quasi impietrito. Solo quel forte frastuono di clacson e le urla di quel fattorino mi risvegliarono da quel sogno ad occhi aperti.

Seduto nella sala d’attesa dell’ufficio, la segretaria che mi aveva chiesto gentilmente di aspettare e accomodarmi era ormai da quasi dieci minuti al telefono a litigare sicuramente con il suo fidanzato, ma io non riuscivo a capire le parole, mi sentivo in una bolla d’aria e continuavo  a pensare a quella ragazza tanto da ripropormi di passare da quella galleria d’arte non appena mi liberavo per chiedere informazioni. Avrei voluto sapere tutto. L’autore, l’anno di realizzazione e magari se non eccessivamente costoso acquistarlo. 

Non aspettai neanche l’ascensore, uscito sul pianerottolo scesi le scale quasi sfiorandole, non vedevo l’ora di tornare dal quadro. Corsi per strada e come raggiunsi la vetrina sovrapposi l’immagine che avevo ancora stampata in testa della ragazza vista per strada con quella raffigurata. Combaciava nei  minimi particolari. Ebbi cosi conferma che era lei. Afferrai la maniglia della porta, respirai profondamente ed entrai in quel mondo dei sogni.

Cosa disse la signora del negozio in merito al quadro.

  • • Che il quadro l’aveva lasciato li in conto vendita una ragazza e che non sapeva come restituirglielo dato che aveva smarrito il numero (33%)
    33
  • Che non sapeva di che epoca fosse, ma sul retro c’era una scritta che non era riuscita a decifrare e forse poteva provarci lui. (50%)
    50
  • Che era un dipinto fatto dal suo bis nonno e la ragazza dipinta nel quadro era appunto la sua bisnonna. (17%)
    17

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9 Commenti

  1. Mi piacerebbe che nella galleria il protagonista nn trovasse indizi da seguire, ma che con quell’emozione nel cuore continuasse per la sua strada, nella speranza di incontrare nuovamente la giovane donna. Lascerei tenere le redini al caso. Credo che la fatalità nella vita come nei racconti porti sempre con sè un po’ di magia. che ne pensi?
    Attendo il prossimo racconto.
    ciaooo

  2. Un calice di vino a Parigi, ammirando quadri è il mio sogno; grazie di avermici portata oggi! scrivi molto bene non c’è che dire; cerca di metterti più in mostra, è davvero un peccato che questa storia vada sprecata così, anche se comunque ci sono io ad attendere ogni nuovo capitolo 😉

    Nel prossimo mi aspetto la scritta misteriosa sul retro del dipinto; staremo a vedere se sarà ciò che accadrà o se i più voteranno per le altre opzioni. Buonanotte!

  3. Inizia ad incuriosirmi il contenuto di quella frase trascritta su una pagina di libro.. bella la parte in cui lui rimpiange di non aver ascoltato la ragazza alla libreria, di aver comunque deciso di comperare il libro e iniziare a leggerlo, di strappare una pagina e scriverci il proprio pensiero per poi trasformarlo in un aereo di carta… una reazione a catena che, in fin dei conti, era destinata ad accadere ed inevitabile:) vedremo come continuerà, buona scrittura!

    Ps-se vuoi far conoscere il tuo racconto comincia a lasciare commenti sotto i racconti altrui; in questo modo ti farai notare e gli altri scrittori passeranno a dire la loro:)
    Ciao!

  4. Ehi grande inizio Noblesoul!
    Anche io tendo a proteggere i miei pensieri in maniera tanto accanita, o almeno lo facevo prima di iscrivermi su The incipit! No, scherzo, certi pensieri li sento talmente miei che farli leggere a qualcuno mi farebbe sentire tradita, da me stessa, ovvero l’unica persona di cuimi fido veramente.

    Vada per la fidanzata che trova il foglio e l”inizio di una nuova vita!
    Ciao!:)

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