Il caso di Lionel Jones

L’arma del delitto non fa l’assassino

25 gennaio 2008

Caro diario,
C’è qualcosa che ancora non mi è chiara.
Fino al mese scorso ero a casa a festeggiare Natale con i miei genitori, ora sono qui dentro ed il mio unico amico sei tu.
Dicono che abbia ucciso una persona: allora perché non sono in carcere a marcire tra i delinquenti?
C’è qualcosa che non mi è chiaro, qualcosa che ho rimosso totalmente dal cervello.
Prima non eri il mio unico amico, sai?
Avevo Dave, era fantastico. Dicono l’abbia ucciso, che gli abbia sparato dodici colpi e che lui si sia accasciato a terra per poi, con le sue ultime forze pronunciare un flebile ‘Perché l’hai fatto?’.
Ho un vuoto nella mente e non riesco a realizzare. Se fosse vero, per quale motivo avrei dovuto uccidere il mio migliore amico? Cosa mi è passato in mente quando ho premuto il grilletto per dodici volte?
Ero forse accecato dalla rabbia perché avevo scoperto di lui e Isabel?
Io non credo, mi ero promesso di perdonarlo, di seppellire ogni mio sentimento per quella ragazza dai capelli color pece, seppellire ogni singolo briciolo di rancore e ritornare ad essere amici come prima, prima che ci allontanassimo.
In fondo nessuno sapeva di ciò che provavo per Isabel, tanto meno Dave. 

Lionel posò il suo diario sotto il letto di legno. Ad ogni suo movimento esso scricchiolava, facendo sobbalzare ogni volta Lionel.
Da quando era lì dentro aveva paura di tutto: della sua ombra, del vento, del buio e del cinguettio degli uccelli. Aveva paura che ancora una volta sarebbe stato colto di sorpresa e portato di nuovo via, in un posto sconosciuto, tra le lacrime disperate della madre e l’espressione dura ed incattivita del padre che lo guardava come fosse il suo fallimento più grande.

Si mise sotto le coperte e sospirò. Aveva così freddo lì, si sentiva così solo e in balia delle cattiverie della vita.

Lui sapeva di essere indifeso e solo, anche se nessuno gli credeva da quando l’avevano trovato con una pistola e le mani sporche del sangue di Dave, accasciato a terra senza vita e con gli occhi verdi spalancati.

Lionel iniziò a piangere. Le lacrime sgorgavano giù lungo il suo viso come una cascata. Urlò forte, o almeno così gli sembrò: aveva la voce rotta, la gola dolorante. Nessuno lo degnava neanche di un minimo sguardo, di un qualche tipo di attenzione.

Aveva un rito che faceva ogni volta prima di addormentarsi, per placare i demoni che piano piano lo stavano divorando. Era grazie a quella sua abitudine che sì, stava impazzendo, ma meno di quanto potesse. 

“È il 2016. Ho ventisei anni. Sono uscito dal centro psichiatrico. Sono una nuova persona. Ho incontrato una ragazza. La amo. Vorrei che lei ricambiasse il mio amore. Sono una persona nuova. Non ho più paura di niente e di nessuno. Mi chiamo Lionel e non ho ucciso nessuno.”

Ripeteva questo rito ogni giorno soffermandosi ogni tre giorni su un anno. Era il secondo giorno dedicato al 2016. Aveva paura richiuso lì dentro, al buio. Aveva paura di essere davvero il mostro che dicevano. Aveva paura che il pensiero di essere un mostro si insinuasse nella sua mente e, come il serpente tentatore con Eva, non gli lasciasse più alcuna via di fuga.

«Lionel» Lui sobbalzò appena sentì quella voce che pronunciava cautamente il suo nome.
«Mi vedi Lionel?» Si guardò attorno, confuso. Aveva appena chiuso gli occhi per addormentarsi, stava riuscendo ad assopirsi dopo giorni interminabili.

«Chi sei?» disse. Era tutto troppo buio per scorgere la persona che stava parlando.

«Mi chiamo Ryan, riesci a vedermi ora?» Lei si spostò appena rivolgendo il viso verso la luce della luna che entrava dalle sbarre della piccola finestra della stanza.
Finalmente vide. Era una ragazza piuttosto formosa, con la pelle ambrata ed i capelli neri pece, come Isabel.
La ragazza, Ryan, aveva un naso aquilino che però veniva addolcito dai tratti morbidi del viso. Era ben proporzionata, lo sapeva bene lui, ma non era il caso di soffermarsi su quella bellezza tipicamente asiatica. Probabilmente stava solo sognando.

«Oh sì. Ciao Ryan.» Cercò di sembrare più cordiale possibile.
«Ciao. Sono nuova qui. Mi hanno messa qui con te, resterò finché non si libererà un’altra stanza.» disse lei.
«Io sono Lionel, ma questo lo sai già. Comunque è un piacere però c’è solo un letto.» Lionel la guardò un’ultima volta: sapeva che sarebbe finito sul pavimento.

«Dormo per terra.» suggerì lei, accasciandosi al suolo. Sembrava avesse perso i sensi. 

Lionel urlò all’impazzata. Vedere Ryan sdraiata sul pavimento gli ricordò la scena di lui che sparava a Dave, quella che gli avevano tanto raccontato sperando che gli ritornasse la memoria e confessasse il suo orribile peccato. 

«Smettila di urlare!» 

Qualcuno bussò alla porta ordinandogli di stare zitto. Lui, però, ne fu sollevato: era vivo, nessuno era in pericolo e qualcuno si era accorto delle sue urla.

Iniziò a tranquillizzarsi e si sdraiò. Precipitò nelle braccia di Morfeo liberando la mente dal terribile pensiero di essere un assassino e lasciando spazio solo ai sogni in cui desiderava di essere libero. 

Cosa sognerà Lionel?

  • Uccidersi (25%)
    25
  • La sua prima partita di basket con Dave (50%)
    50
  • L’omicidio di Dave (25%)
    25

Voti totali: 4

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4 Commenti

  1. Ciao Clavia,
    il tuo protagonista si trova in una casa di cura per problemi psichiatrici, giusto?
    Il tuo incipit non è male però non capisco una cosa, nella frase che segue hai scritto : “Dicono l’abbia ucciso, che gli abbia sparato dodici colpi e che lui si sia accasciato a terra per poi, con le sue ultime forze pronunciare un flebile ‘Perché l’hai fatto?’.” Se qualcuno ha riportato la frase dell’amico morente, deve averla sentita e se l’ha sentita deve aver visto la scena, quindi è un testimone perché Lionel non è in carcere? È troppo malato per essere incarcerato?
    Ryan è una visione, giusto?
    Scusa, io sono la regina della confusione, ma ho bisogno di sapere per capire, perché sono anche un po’ tarda!
    Ti saluto e aspetto il prossimo. 🙂

  2. Ciao, il tuo incipit mi ha lasciato con un senso di vuoto che solo i capitoli a seguire riusciranno a colmare.
    Questo tipo d’atmosfera mi ha sempre catturato, fino all’ultima scena non riesci a mettere a fuoco il vero assassino.
    Complimenti!
    Ho scelto la partita di basket, credo che ci possa essere d’aiuto per conoscere la storia della loro amicizia.
    Alla prossima.

  3. Ormai seguo le tue storie da tempo ed ogni volta mi coinvolgi moltissimo, inoltre il tuo modo di scrivere migliora sempre di più.
    Non sono amante del giallo ma devo dire che questa storia mi ha intrigata tantissimo e non vedo l’ora di sapere come continua, ma soprattutto, non vedo l’ora di scoprire chi ha ucciso Dave!

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