Gloria al Re Nero

La nascita di un Dio

Come faceva quella canzone? Dai che lo sai, nel ritornello diceva qualcosa del genere:”I have a jungle in my head…”
Ora, a essere completamente sincero, non ricordo chi l’abbia scritta, o tantomeno cantata, ma so che si sbagliava.
Mi sono sforzato, Dio, o chi per esso, mi è testimone; mi sono immaginato intere vallate, alberi di ogni tipo, palme, scimmie, persino un cazzo di Tarzan personale! Ma è stato tutto inutile… anzi, a dire il vero è stato peggio.
Quando sono arrivato lì, quando ho aperto per la prima volta il velo e ho risposto al suo sguardo, non c’era giungla ad attendermi, ma solo rovine.
Immerse nel buio, illuminate solo da una fievole luce proveniente da chissà dove, quelle rocce aguzze mi fissavano, mostrandomi l’unica cosa che stavo realmente cercando.

Enorme, con il bordo rialzato di pochi centimetri dall’oscurità sottostante, il pozzo si ergeva immobile di fronte a me. Come un coccodrillo affamato e con le fauci spalancate, quel rudere fatto di pietre, umidità e rancore, se ne stava in silenzio, aspettando una mia mossa.
Come lo so? Quel pozzo è mio, di chi altri sennò?
L’ho nutrito, l’ho visto crescere, allargarsi, scavare la carne e divorare centimetro dopo centimetro tutto ciò che lo circondava…
Con cosa l’ho nutrito? Non ricordo, io…
Il perché, mi chiedete? Perché, perché, perché! Perché di sì!
In fin dei conti sono io il responsabile, colui che deve provvedere al loro sostentamento. Se non io chi? Voi? No, voi no. Voi lo avreste lasciato morire, senza cibo, senza volontà, senza amore.
E’ già successo, l’ho già visto!
Giorni spesi ad aspettare qualcosa, anche solo delle briciole, ma nulla; e nel frattempo lui, loro, mi chiamavano, disperati.
Non fu sempre così, lo ammetto, ci fu un periodo in cui il mio intervento non fu necessario: c’erano le risa, gli amici, i dolci baci e il suo profumo.
Il pozzo si era persino rimpicciolito, la fame placata e l’oscurità diradata; quello sì, che fu un tempo sereno, ma come ogni cosa bella, non durò.
La vita dicono sia una ruota, ogni cosa nasce, cresce, per poi morire e scomparire. Ma cosa ci aspetta dopo la morte? Dopo questo ultimo atto? Altra vita? Un’altra nascita? Solo in questo modo il cerchio potrebbe essere completo, ma ne siamo così sicuri?
Io l’ho sentito, l’ho visto e ora ne sono sicuro: la vita non è un cerchio destinato a ripetersi in eterno, è una discesa, un precipizio verso l’oblio e il nulla.

Prima vennero le risa, poi morirono, così come l’amore, così come il suo caldo abbraccio, così come tutto il resto.
D’un tratto non ci fu più nessuno a nutrirlo, nessuno a placarne la solitudine.
L’ho sentito, chiaramente, con queste orecchie! Non sono pazzo, o forse sì, ma sicuramente non sono sordo!
L’ho sentito aprire gli occhi, due rubini in fiamme, immobili nello scrutare tutto ciò che poteva essere visto dal fondo del pozzo.
L’ho sentito picchiettare contro la roccia per saggiarne la solidità, l’ho sentito graffiare contro il buio e urlare per la fame! Ma non lo sentii mai, e dico mai, dire una sola parola, almeno fino a quel momento. Fu un sibilo, ma bastò a gelarmi le vene e ad alleggerirmi l’anima.
“Dallo a me, ho fame.”
La voce mi giunse leggera, come un’illusione trasportata dalla notte.
“Tu non ne hai più bisogno.”
Allungai la mano, mi cinsi il petto e mi accorsi di stringere qualcosa che un tempo mi fu caro.
“Loro non lo vogliono, io sì. Loro non lo meritano, io sì.”
Anche se il fondo del pozzo mi era precluso, divorato com’era da quella notte eterna, in quel preciso momento fui certo di una cosa: dopo quelle parole, lui aprì le fauci e sorrise.

Le paure mi abbandonarono, tutto divenne più chiaro; giorno dopo giorno lui era lì per me, come mai nessun altro prima.
Ora non c’è più alcun bisogno di voi, dei vostri sogni, dei vostri lamenti; lui mangia tutto, accetta ogni singolo brandello della mia anima, accetta ogni parte del mio io che finisce in quel baratro che voi chiamate vita.

Sta salendo, sento le sue dita stridere contro la roccia, vedo i suoi occhi di fuoco farsi sempre più grandi. E’ forse un sogno, o un incubo? Non importa. Quando sarà qui, finalmente starò bene, sarò in pace e la mia mente potrà finalmente essere svuotata da tutta questa sofferenza.

Chi è il Re nero?

  • Il Re Nero non avrebbe mai potuto albergare in nessun altro essere vivente. I due sono destinati a collaborare, legati da un fato comune. (0%)
    0
  • Il Re Nero è un essere esterno, che utilizza i propri poteri per soggiogare le sue vittime, in modo da assumerne il controllo. (60%)
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  • E' l'uomo che racconta la storia, ad avere già insito in sé questa 'cosa'. Non c'è nulla di alieno che lo minaccia, è lui a essere speciale. (40%)
    40
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43 Commenti

  1. Questo capitolo mi è piaciuto veramente tanto! Forse è quello che ho preferito tra tutti. Complimenti, l’ho letto tutto d’un fiato, sperando che Amanda riuscisse a salvarsi. Per fortuna è stato così.
    Non vedo l’ora di leggere il prossimo capitolo, ero indecisa tra i discepoli e il re nero in persona ma alla fine ho votato per il re nero. Sono curiosa di vederlo in azione.

  2. Ciao Lorenzo. Voglio sapere di più sul Re Nero… al sesto credo sia doveroso da parte dell’autore svelare qualcosina in più su questa terrificante entità.
    I sei capitoli scorrono bene e sono scritti altrettanto bene.
    Benché sia scritto in prima e impostato come un lungo monologo io avrei limitato un po’ le escursioni oltre la quarta (fanno un po’ troppo Poe secondo me, non che Poe sia male, anzi, ma quel modo di scrivere è un po’ – scusa il gioco di parole involontario – superato).
    Meglio, molto meglio, quando ti dai alla descrizioni macabre e da stomaci forti, la mano insanguinata e via dicendo. In ogni caso una buona prova fino a questo momento. Te lo dico da appassionato del genere.

  3. Ciao Lorenzo,
    mi sono persa un capitolo, l’ho recuperato oggi.
    Interessante il monologo, va a toccare temi all’esistenza in cui molti di noi possono riconoscersi, per questo o quell’altro verso. Il lavoro, la casa, la macchina, le vacanze, fare una vita monotona che non ti piace e che, nella migliore delle ipotesi, ti porterà a invecchiare e a gioire del rimborso al netto di una vita intera dei contributi versati.
    Se non fosse per l’anima che si tinge di nero e il cuore che ghiaccia nel petto, il re nero sarebbe la soluzione a molti mali, purtroppo non vi si può fare ricorso oppure sì?
    Aspetto il nuovo capitolo e ti saluto.
    Alla prossima!

  4. Ciao Lorenzo, sto seguendo questa storia dall’inizio e innanzitutto volevo farti i miei complimenti, mi sta piacendo molto!
    Questo capitolo era cosi scorrevole e coinvolgente che l’ho letto in pochissimo e, arrivata in fondo, ero dispiaciuta che fosse finito. Ci tenevo a farti i complimenti per le descrizioni perchè, mentre leggevo, la scena si formava nitida nella mia mente e questa cosa non mi succede spesso con i testi che leggo.
    Ho molto apprezzato la presenza di una figura femminile, mi ha aiutato a entrare ancor di piu nella storia.
    Aspetto impaziente il seguito 😀 Nel frattempo ho votato per ‘evolvere l’umanità’!

  5. Ciao Lorenzo,
    ottimo episodio, carico di terrore. Mi ha ricordato FRAGILE. A GHOST STORY. Lo hai mai visto?
    Molto azzeccata anche la canzoncina (l’hai inventata tu?), le musiche per bambini negli horror rendono sempre molto bene. Vedi THE NIGHTWATCH nella scena quando Nick Nolte… Ops stavo per spoilerare 😉
    Bene, dunque, hai fatto un buon lavoro.
    Aspetto il nuovo capitolo, ho votato per l’essere umano speciale.
    Alla prossima!

  6. Ciao Lorenzo,
    ho votato le mani, mi ha colpito la descrizione della mano che si apre, molto convincente.
    Hai fatto un bel lavoro, la ricerca della porta, quasi si stesse cercando l’indirizzo di un medico, il fondo di un pozzo. L’unico appunto è sul dialogo tra il fratello e il protagonista, non ho capito subito chi avesse ucciso chi, non sempre occorre specificare, ma a volte farlo rende più comprensibile il testo.
    Alla prossima!

    • Prima cosa: grazie mille per avermi seguito sin qui. Apprezzo davvero i tuoi consigli e sì, una delle mie problematiche, con questo tipo di scritti così brevi, è la difficoltà di dare chiarezza a pensieri che necessitano di un più ampio respiro. Grazie ancora, farò del mio meglio.

  7. “La notte era buia e senza stelle, fredda come il ventre di una donna sterile”
    Questa è la frase che mi è piaciuta di più.

    Dato che mi immagino il Re Nero come una creatura che si nutre di “energia psichica”, non ha senso che abbandoni la sua attuale “vittima”, che costringerà a cercare una nuova persona da soggiogare e avere più fonte di cibo.

  8. L’incipit promette bene, attenzione che ci sono dei passaggi abbastanza confusi tra le riflessioni del protagonista. Sebbene tutto faccia pensare a una creatura esterna, mi ricorda un cortometraggio molto bello che mi fa pensare che la storia possa farsi più angosciante se il Re Nero fosse nell’uomo che parla.

  9. Ciao Lorenzo,
    mi piacciono gli horror, quindi mi sono fiondata a leggere il tuo incipit. Direi che il re nero è un essere esterno che riesce a soggiogare le vittime, che poi sarebbero i carnefici… Perché sono assassini, o no?
    Il protagonista lo conosce in tenera età, in fondo è alle porte dell’adolescenza che cominciano i tre sintomi. Vediamo dove ci porta il tuo racconto, intanto ti saluto e alla prossima!
    p.s. ottima esposizione, una sola cosa: prima di “Tarzan”, all’inizio, manca una preposizione?

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